Finisce la garanzia ai fondi pensione USA!

 

Spinti da un calo dei jobless claims settimanali da 570 a ‘soli’ 550 mila e da un buon outlook di Procter & Gamble, i tre principali indici azionari hanno registrato una seduta positiva, con rialzi intorno al punto percentuale, mentre il dollaro continua a occhieggiare la soglia di 1,46 contro l’euro, ma la notizia del giorno è che l’amministrazione Obama farà scadere il prossimo 18 settembre la garanzia prestata in favore dei fondi pensione, organismi caratterizzati da assets per 3 mila miliardi di dollari, una garanzia necessaria dopo che uno di queste entità aveva segnalato che le quote erano andate sotto l’unità a causa di un perdita da poco meno di un miliardo di dollari legata al fallimento di Lehman Brothers, un evento che aveva fatto correre un brivido per la schiena dei tanti che basano buona parte della loro pensione a queste entità e che aveva costretto la precedente amministrazione a intervenire per non minare anche un altro pilastro del sistema, dopo i tracolli nel mercato immobiliare e in quelli finanziario, per non parlare del tema scottante della disoccupazione, sia di quella ufficiale oramai giunta al 9,7 per cento, sia di quella reale che tocca livelli non lontani dai 30 milioni di persone in carne e ossa.
Si tratta comunque della quinta seduta consecutiva a Wall Street, una serie positiva innescata proprio dal mantenimento del mix di misure eccezionali che hanno evitato il tracollo dei mercati finanziari deciso a Londra e che sarà certamente confermato dal prossimo vertice dei capi di Stato e di Governo che si terrà prossimamente negli Stati Uniti d’America in quel di Pittsburgh in Pennsylvania.
Ovviamente, tale intervento straordinario non rientrava tra quelli che i ministri economici e i governatori delle banche centrali del G20 si erano impegnati a mantenere almeno sino a che la ripresa non fosse divenuta autosufficiente, cosa che, almeno al momento, evidentemente non è, una eccezione al principio di non staccare la spina legata al fatto che si tratta di una situazione limitata agli Stati Uniti d’America.
Come ricorderanno i più attenti tra i lettori del Diario della crisi finanziaria, le previsioni di perdite formulate dal Fondo Monetario Internazionale collegate alla tempesta perfetta da ieri entrata nel suo ventiseiesimo mese di vita vedono negli investitori finanziari quali i fondi pensione e i fondi di investimento i soggetti maggiormente colpiti, ancor più delle stesse banche, perdite che, peraltro, non sono ancora emerse in pieno.
Oggi ricorre l’anniversario del primo attacco straniero portato sul suolo americano, un azione messa in atto da quattro gruppi di dirottatori aerei legati ad Al Qaeda, l’organizzazione integralista islamica guidata da Osama Bin Laden, un personaggio che un tempo era alleato degli Stati Uniti d’America nella guerra contro i russi in Afganisthan, ma poi è ne divenuto acerrimo nemico, un avvenimento tragico che ha provocato non solo migliaia di vittime, ma ha anche innescato una reazione statunitense che si è concretizzata in due conflitti ancora irrisolti prima in Afganisthan e poi in Iraq.
Anche se non si più ripetuta un’azione offensiva sul suolo americano, i fatti dell’11 settembre resteranno nell’immaginario collettivo con le immagini in diretta della distruzione delle Torri Gemelle di New York, in una delle quali aveva la sua sede quella Lehman Brothers che sopravvisse a quei tragici eventi, ma che è stata poi spazzata letteralmente via da uno dei più alti marosi della tempesta perfetta.

Pubblicato da marco sarli a 0.01

 

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