ECONOMIA MONDIALE: VENTI CHE ANNUNCIANO TEMPESTE

di Yonie Moreno In recenti dichiarazioni del Presidente della Federal Reserve, Bernanke, ha sottolineato che l'economia americana è “di fronte a turbolenze formidabili”. Sembra che i 700.000 milioni di dollari in aiuti per evitare il collasso del sistema finanziario globale in seguito al fallimento di Lehman Brothers nel settembre 2008, che ha coperto il buco enorme lasciato dal crollo della bolla immobiliare, il più grande nella storia del capitalismo non sono stati sufficienti a scongiurare il pericolo della crisi. Al contrario, la crisi si è risolta temporaneamente, a costo di trasferire l’enorme debito non pagato del settore privato a quello pubblico. L’indebitamento pubblico è arrivato a livelli sconosciuti e rappresenta un problema per la borghesia in tutti i paesi del mondo. Paul Kurgman, in un recente articolo intitolato “La missione inconclusa di Bernanke” segnalava la necessità di continuare con l’aiuto statale. Questo dicembre, il pacchetto di 700.000 milioni di aiuti, tocca la sua fine. Si rinnoverà? La pressione dei repubblicani e buona parte del banco democratico, non è a favore. Krugman nel suo articolo argomentava che era ancora necessario un nuovo piano per stabilizzare il sistema bancario che è stato colpito. Era anche necessario per porre fine alla grave disoccupazione e la sofferenza di milioni di persone non riescono a trovare lavoro. Di fronte alla visione filantropica di Krugman sembra che una buona parte della borghesia si accostava all’idea di ritagliare l’enorme debito contratto dallo stato e che se non ridotto potrebbe portare al mancato pagamento a medio e lungo termine di obbligazioni e una ripresa dell'inflazione. Cosa farà Obama? In un’intervista a Fox News, Obama ha indicato che “è importante riconoscere che, se continuiamo ad aggiungere debito pubblico, nel mezzo del recupero, la gente può perdere la fiducia nell’economia degli USA, che può portare ad una doppia recessione”. Attualmente il paese ha un debito pubblico di 12,03 miliardi di dollari (8,8 miliardi di euro), secondo i dati ufficiali del Dipartimento del Tesoro. Questa cifra, la più alta del mondo, e rappresenta l'83% del PIL (dati del 2008). Expansion.18-11-00 Intrappolati in un mare di contraddizioni...e di debito Così la borghesia della principale potenza imperialista è intrappolata tra l’iniettare più denaro per stimolare l’economia mantenendo debole la crescita economica e tagliare la disoccupazione o tagliare l’enorme debito che minaccia il futuro. La stabilità economica dopo la recessione più importante dagli anni '30 è piena di incertezze. Come segnalava l' Economist nel suo ultimo numero nell’articolo intitolato “La grande stabilizzazione”, “la cattiva notizia è che la stabilità di oggi, è preoccupatamente fragile, perché la domanda mondiale continua a dipendere dal sostegno del governo e dalla generosità pubblica che ha coperto vecchi problemi, mentre ha creato nuovi fonti di instabilità. I prezzi delle proprietà continuano a scendere più di quanto stiano crescendo, e come mostra la nazionalizzazione del gruppo Hypo dell’Austria questa settimana, l’instabilità bancaria ancora persiste. I segni apparenti del successo, come il ritorno del capitale pubblico prestato dalle megabanche nordamericane, rendono facile da dimenticare che il recupero ancora dipende dall’appoggio governativo. Allontanando gli effetti temporanei della ricapitalizzazione delle aziende, e che gran parte della ripresa della domanda globale è stata attraverso il denaro pubblico, conseguente all'aumento indotto gli investimenti da parte del governo cinese di aumentare la spesa negli Stati Uniti. Questo vuol dire riattivare il recupero nelle grandi economie emergenti, mentre si sta solo rinviando una ricaduta nella recessione nella maggior parte del mondo ricco”. L’indebitamento, il fattore chiave per la crescita degli ultimi 20 anni è diventato il cappio che rischia di strangolare l'economia capitalista. L’imperialismo nordamericano ha combattuto questo lasciando cadere il dollaro del 20% da dicembre 2008. Adesso la borghesia nordamericana cerca l’uscita dalla crisi nel mercato mondiale attraverso questo deprezzamento del dollaro che porta nel resto del mondo prodotti nordamericani a bassi prezzi. Questo nella pratica significa che la borghesia nordamericana esporta disoccupazione. A tutto questo si aggiunge il fatto che i tassi d’interesse, sono a zero. Considerando l’inflazione, i tassi di interesse reali sono negativi. Eppure le banche continuano a non prestare denaro. L’idea che regolando i tassi d’interesse si possa regolare l’economia capitalista si è mostrata come una cortina fumogena per gonfiare la bolla speculativa degli ultimi 20 anni sulla base di credito a basso costo. I tassi d’interesse sono bassi, la caduta del commercio mondiale del 2009 è di circa il 10%, la più grande dalla grande depressione, e le banche continuano a non prestare soldi. Dove investirà capitale la borghesia? Non nelle apparecchiature installate con sovraccapacità nel settore. Dominio del capitale finanziario e anarchia Come una piaga biblica il capitale finanziario sta nuovamente gonfiando il prezzo delle materie prime e dell’oro. Questa è la spiegazione del perché il petrolio non è sceso nonostante la caduta del consumo mondiale, spiega anche come i paesi arretrati che dipendono dalle esportazioni di materie prime siano riusciti ad uscire dalla crisi. Così una nuova bolla, sulla base dei bassi tassi d’interesse, la saturazione dei mercati mondiali frutto della sovracapacità e la caduta del consumo delle masse, sta nascendo. Come i Borboni, la borghesia nella sua senilità, nè impara nè dimentica la recente crisi. Quella bolla cadrà spingendo di nuovo l’economia mondiale verso il basso. Avrà nuovamente classe media la capacità di tamponare il sanguinamento delle risorse dell’anarchia speculativa? Vedremo, il fatto è che la dimensione della perdita della nave dell'economia capitalista è molto grande. Sono state messe delle "tavole" perché non entri molta acqua, anche se ci sono meno travi in una barca traballante che rischia di crollare in qualsiasi momento. Anche così i capitani delle navi, che non sono nè Obama, nè Bernanke, nè i governi capitalisti, ma gli speculatori internazionali, accelerano l’andamento della nave e la portano verso un’altra tempesta spinti dalla ricerca di profitti. Quell' equilibrio instabile con il quale si conduce la catena dell’economia mondiale si può rompere da qualsiasi parte come si è visto negli ultimi mesi, ci sono molti anelli deboli: la possibilità di fallimento di Dubai ha fatto traballare i mercati mondiali, il debito totale di Dubai si calcola in circa 80.000 milioni di dollari; Dubai World, il conglomerato controllato dal settore pubblico ha congelato i suoi impegni di pagamento, quasi 60.000 milioni sono impegnati con la banca europea. O il timore del fallimento in Grecia a causa dell’elevato debito pubblico. Nell’epoca del declino capitalista, come segnalava Lenin, è schiacciante il dominio del capitale finanziario che segna il ritmo dell’economia capitalista, un ritmo anarchico che approfondisce invece di attenuare gli squilibri e lancia dalla finestra l’illusione fittizia della regolamentazione del mercato. La concentrazione del capitale nelle mani di pochi, paradossalmente, approfondisce l'anarchia economica. La rinascita della lotta di classe I tremori nella struttura economica, se manifestano come forti scosse nella superstruttura della società capitalista. Le ripercussioni nella lotta di classe sono evidenti: la politica di taglio del deficit si fa alle spalle della classe operaia in tutto il mondo. La Grecia è lo specchio in cui si possono guardare il resto dei paesi capitalisti avanzati. Si sta preparando uno sciopero generale contro le misure fiscali del governo di Papandreou che pretende di tagliare il deficit pubblico del 12,7% del PIL stimato per il 2009 a meno del 3% del PIL nel 2013, ad un ritmo annuale del -2% a partire dal 2011. Tra le misure per ottenere questa riduzione delle spese, Papandreou ha proposto di tagliare di un 10% le spese pubbliche, congelare gli stipendi superiori ai 2000 euro e frenare i contratti fino a tutto il 2010. Senza uscire dalla crisi, l’Europa ed il resto del mondo sono di fronte a una recrudescenza della lotta di classe e del movimento dello sciopero contro i piani della borghesia per far pagare la crisi ai lavoratori. Sì, soffiano formidabili venti a sfavore, venti che sono il preludio della nuova tempesta che si avvicina. Fonte: http://www.aporrea.org/internacionales/a92769.html Tradotto per Voci Dalla Strada da Vanesa

Leonardo Maugeri, la battaglia delle Ardenne ed il Picco del Petrolio

Gen 1011

Restringi post Espandi post

Pubblicato da Pietro Cambi alle 12:18 in Apocalypse now, Bugie, Energia, Finanza, Mass media

campbell1998

Sul numero di Gennaio di "Le Scienze", edizione italiana di "Scientific American", è stato pubblicato un articolo di Leonardo Maugeri, dal titolo "Più petrolio dalla Terra", con un richiamo in copertina che recita: "E se il petrolio durasse un'altro secolo?". Ad un fissato dei corsi e ricorsi storici, come il sottoscritto, l'articolo di Maugeri ricorda molto da vicino gli ultimi mesi del III Reich, quando, in un ultimo supremo sforzo, cercò di dimostrare l'indimostrabile, ovvero che, grazie alle sue ultime e segretissime armi segrete, sarebbe riuscito a rovescare le sorti della guerra, ormai chiaramente perduta.

Come andò a finire lo sapete bene: nonostante le V1, le V2, i Tigre II, i FW 190 Dora, i Ta 152, i Me 262, nonostante una poderosa spallata nelle Ardenne, con la quale riuscì a fermare per un paio di mesi l'avanzata alleata, la pura e semplice massa, industriale, umana, militare di questi ultimi fu sufficiente ad avere ragione, pochi mesi dopo, delle ultime, ostinate resistenze.

Non che le armi messe in campo non fossero in grado di ribaltare davvero il conflitto.

Solo che furono messe in campo troppo tardi, furono commessi errori nelle priorità dell'allocazione delle risorse, si traccheggiò troppo intorno ad obbiettivi e specifiche tecniche impossibili da raggiungere, etc etc. Una per tutte: il caccia a reazione Me 262 avrebbe potuto essere messo in linea tre anni prima, verso la fine del 1940. Il ritardo fu dovuto alla ostinazione di volere a tutti i costi un cacciabombardiere in picchiata a reazione, cosa che il povero Me 262 non poteva, strutturalmente, essere.

Ovviamente il paragone non ha nulla di morale o politico, ci mancherebbe.

Quel che colpisce, nell'articolo di Maugeri, è un ottimismo talmente disperatamente di facciata da dare, davvero, la sensazione di una cancelleria assediata da forze soverchianti.

Il tenore, riassumo brevemente, magari parzialmente ( che ci volete fare...) è il seguente: vi sono numerosissime zone ancora inesplorate che ci daranno tantissime nuove scoperte; inoltre, punto fondamentale perchè da li prende l'avvio l'articolo, con nuove tecnologie si può raddoppiare la quantità di petrolio estraibile dai giacimenti esistenti. La falla nel ragionamento di Maugeri è dovuta da un lato al fatto ( che tra l'altro ammette lui stesso nell'articolo) che la maggior parte dei giacimenti recenti ( ovvero quelli degli ultimi venti anni) viene sfruttata cosi fin dall'inizio, cosa del resto provata dalla triste storia del colosso Cantarell (e poi Debora dice che non la leggo...) in Messico.

Dall'altro alla infondata speranza che i vari scisti bituminosi, sabbie bituminose, pozzi profondi nelle piattaforme oceaniche, sotto i poli e in ogni "bacino sedimentario" possano invertire la tendenza, ormai quarantennale, che vede in calo inesorabile le scoperte, da più di vent'anni inferori ai consumi.

Non succederà perchè le scoperte "di carta", i contratti di sfruttamento, le quote di produzione allocate, i tetti, etc etc devono poi trovare una realizzazione pratica, tempestiva, efficace e manca, semplicemente, il tempo per invertire la tendenza in atto.

Maugeri, per una tesi tanto ardita avrebbe dovuto interfacciarsi, seriamente, con i "picchisti" e confutarne le tesi. L'ha fatto ma cosi da lontano ed in modo cosi superficiale da risultare fortemente sospetto.

In tutto il suo articolo si trova solo questo grafico

maugeri

da cui risulterebbe che Colin Campbell, nel 1998, aveva torto, che la capacità predittiva dei modelli utilizzati è nulla e che quindi i picchisti non sono da prendere in considerazione. Peccato che le cose non stiano cosi, come potrete vedere da soli confrontando il grafico in apertura di questo post con l'ultimo disponibile da "The Oil Drum", Novembre 2009 , che prende in considerazione anche i pozzi sotto i 600 metri di profondità, i bitumoschifi etc etc.

tod novembre 2009

Per vostra comodità ho sovrapposto, alla stessa scala, i due grafici in questa immagine

campbell-tod

Come vedete la previsione di Campbell era quasi perfetta per la produzione esclusi i pozzi marittimi profondi e comunque anche tenendo conto di questi ( linea rossa e verde) si riesce solo a rallentare il crollo della produzione, posticipandolo di un paio di anni da quanto previsto 12 anni e almeno 300 miliardi di barili fa (il 30% del totale delle riserve per avere una idea). Quando Campbell scrisse il suo storico "The end of Cheap Oil"per Scientific American, nel 1998, il petrolio era ai suoi minimi storici ed ovviamente il concetto stesso di picco del petrolio veniva rifiutato.

Ora i numeri parlano e ci dicono che le previsioni erano molto, molto, vicine alla realtà. Anzi: visto che ovviamente, il prezzo del petrolio è legato a doppio filo all'incrociarsi di domanda ed offerta e questa dipende dalla presenza o meno di un picco, è probabile che quella di Campbell sia una delle migliori previsioni di "carattere economico" mai fatta.

La straordinaria quanto infondata affermazione che Campbell e gli altri teorici del picco abbiano torto avrebbe richiesto prove e confutazioni altrettanto straordinarie. Prove che latitano completamente nell'articolo di Maugeri.

Pare strano che una rivista che aveva a suo tempo pubblicato "The end of Cheap Oil", abbia potuto pubblicare "E se il petrolio durasse un'altro secolo?", vista l'enorme, evidente, differenza di livello scientifico.

Questo senza considerare un vago, potenziale, possibile, conflitto di interesse.

Mai provato a chiedere al responsabile ricerca e sviluppo della Fiat un parere sul futuro dell'auto con motore a combustione interna?

Ancora meglio: dovendo parlare del futuro dell'auto in modo rigoroso e scientifico, affidereste a lui l'arduo compito?

In ogni caso tranquilli, pare che il petrolio irakeno ci salverà tutti, per i prossimi venti anni, superando addirittura la produzione Saudita.

Certo.

Certo, certo, certo, certo, certo.

Pat. Pat. Pat. Pat. Pat.

Su da bravo, prendi la medicina; è amara ma fa tanto, tanto, tanto, bene...

http://crisis.blogosfere.it/2010/01/leonardo-maugeri-la-battaglia-delle-ardenne-ed-il-picco-del-petrolio.html

Tutte le balle del governo, minuto per minuto

Economiadi Pietro Salvato
pubblicato il 10 gennaio 2010 alle 11:45 dallo stesso autore - torna alla home

Da Berlusconi a Tremonti fino agli scoop de Il Giornale. Ecco solo alcune delle bugie (relative alla sola economia) date in pasto all’opinione pubblica dal governo ed amplificate dalla sua “stampa amica”.

ansa128925130805183133 big Tutte le balle del governo, minuto per minutoQualche giorno fa abbiamo pubblicato un articolo in cui, in sostanza, abbiamo smentito le dichiarazioni, diciamo così, un tantino avventate della ministra del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, sullo stato in cui versa la nostra “industria del turismo”. Se, tuttavia, proviamo ad allargare il campo al governo, a cominciare dal suo premier e dominus, Silvio Berlusconi, le dichiarazioni, diciamo così, azzardate (per non dire palesemente false) risultano, addirittura, numerosissime. Abbiamo deciso, così, di pubblicare una breve raccolta di queste affermazioni.

IPSE DIXIT - Giulio Tremonti: “Abbiamo seguito la stessa strada intrapresa da Roosevelt durante la crisi americana, e per questo pensiamo che l’investimento più importante sia continuare a mantenere il proprio stile di vita. Sommando le cifre, quelle messe a disposizione dal governo italiano sono maggiori rispetto a quelle degli altri Paesi europei. Noi siamo il Paese che per l’economia reale ha fatto più degli altri“. Come emerge dalla seguente tabella del Fondo monetario internazionale (Fmi) non si trova, invece, alcun riscontro alle affermazione del ministro dell’Economia. Abbiamo avuto una modesta iniezione di capitale (1,3 mld colonna A), non si è acquistato alcun asset ne fornito prestiti (colonna B), non ci sono stati aiuti della Banca centrale nazionale coordinati con il governo (colonna C), come pure modeste sono state l’iniezione di liquidità e altre forme d’aiuto della banca centrale (colonna D). Soprattutto, come riporta il documento, non è stata prevista alcuna garanzia (colonna E). La dichiarazione del ministro Tremonti è, quindi, falsa.

BERLUSCONI (1) - “L’industria italiana sta rispondendo meglio di qualsiasi altro paese“. Purtroppo non è vero. I dati dell’Eurostat mostrano che l’Italia si trova al settimo posto nella crescita della produzione industriale. Non solo, come abbiamo già ricordato se consideriamo, per esempio, i tassi di crescita realizzati e previsti per il periodo 2008-2010 in alcuni paesi, emerge che nel triennio considerato l’Italia è il paese che subisce maggiormente la crisi, a causa di una riduzione del Pil già nel 2008 (-1%), un calo del -4,8% nel 2009 e nonostante una ripresa “supposta” dell’1,1% nel 2010.

BERLUSCONI (2) – “Abbiamo fatto molte misure anticrisi, ne cito una per tutte, 34 miliardi di euro per gli ammortizzatori sociali, per garantire chiunque perda un posto di lavoro di essere aiutato dallo stato. Noi abbiamo dato l’esempio, perché prima e meglio degli altri abbiamo esteso, questo aiuto, questa assistenza dello stato, a tutte le categorie, anche agli artigiani, che non l’avevano, anche ai commercianti che non l’avevano. Il tutto senza aumentare l’imposizione fiscale, senza mettere una tassa in più o un aumento di tassa in più“. Considerando l’ultimo Dpef alla voce “Misure volte a migliorare il funzionamento del lavororisulta che le risorse stanziate per il quadriennio 2008-2011 per “estendere questa assistenza dello Stato” assommano a 7,2 miliardi di euro. A questi vanno aggiunti 8 miliardi di interventi a favore dell’occupazione previsti ma finora solo parzialmente stanziati, dall’accordo Stato-Regioni per il biennio 2009-2010. In base a questo accordo lo Stato concorre per un totale di 5,35 miliardi (1,35 derivanti dalla Finanziaria 2009 e 4 miliardi dal Fondo per le aree sotto-utilizzate, il famoso Fas). Al resto pensano le Regioni (2,65 miliardi) con il loro fondo sociale europeo. Adesso se sommiamo tutte queste cifre, previste su 4 anni, otteniamo poco più di 15 miliardi. Meno della metà, quindi, dei 34 miliardi di euro cui ha parlato Berlusconi. Anche in questo caso, come si vede, la dichiarazione è falsa.

SILVIO BERLUSCONI (3) -Con me è cambiato tutto, ho detto primo con chi mi sarei alleato, secondo qual era il programma di governo che ci si impegnava a realizzare, il programma che ho sempre portato a termine, terzo chi era il presidente del consiglio“. Vediamo. Ricordate la famosa “Riforma fiscale”, presente nel programma dell’allora Casa della libertà del 2001, che prevedeva l’esenzione totale dei redditi fino a 22 milioni di lire annui; la riduzione al 23% per i redditi fino a 200 milioni di lire annui; la riduzione al 33% per i redditi sopra i 200 milioni di lire annui? Bene, le due aliquote non sono state mai introdotte. Adesso, guarda caso, se ne riparla quasi 10 anni dopo. Ancora una volta, quindi, siamo davanti ad un’altra palese dichiarazione falsa.

SILVIO BERLUSCONI (4) – In occasione del suo ultimo monologo nel salotto televisivo di Bruno Vespa, ci fu questo un gustoso siparietto. Berlusconi:berlusconio Tutte le balle del governo, minuto per minutoIntanto vorrei ricordare che nel passato, prendiamo ad esempio le risorse impiegate in Irpinia, sono state ben 60 miliardi di vecchie lire, quindi 30 miliardi di euro attuali, e come ricordato paghiamo ancora un’accisa di 75 lire, quindi non ci sono dubbi…Vespa: “Forse 3 miliardi di euro, presidente”. Berlusconi: “No! 60 miliardi di lire sono…Vespa: “3 miliardi di euro”. Silvio Berlusconi: “Nooo, no, 3 miliardi di euro sono 6.000 miliardi di lire, sono 30 miliardi di lire, 60 miliardi di euro. Quindi, credo che i miliardi che sono stati dati all’Irpinia saranno i miliardi che saranno dati all’Aquila per le necessità di ricostruzione del patrimonio artistico“. Meno male che nel 2001 ci aveva mandato direttamente a casa l’euro-convertitore.

IL GIORNALE - “L’Italia traina la ripresa alla faccia dei gufi”. Così ha strillato il quotidiano di famiglia qualche settimana fa. Da dove trova spunto questo titolo? Dal famoso superindice dell’Ocse. Ce ne siamo già occupati. Il superindice dell’organizzazione economica parigina riassume, in sostanza, variabili mensili relative alle aspettative sulla fiducia delle famiglie e delle imprese. Non è altro che un insieme di indicatori compositi, ovvero una miscela di altri indicatori che offrono una possibile interpretazione delle evoluzioni economiche attese per il prossimo futuro. Non può, quindi, in alcun modo sostituire le indicazioni che provengono dai dati statistici e macroeconomici elaborati per esempio dall’Istat, dalla Banca d’Italia e dalla stessa Banca centrale europea. La stessa Ocse, nelle note metodologiche, ammonisce: “they should not be interpreted as providing exact forecasts“. Avvertenza disponibile, tuttavia, su Internet. Evidentemente, nemmeno al Giornale devono aver preso troppo sul serio il premier quando favoleggiava le sue famose tre “I”: “Inglese, Internet ed Impresa”. Figuriamoci.

http://www.giornalettismo.com/archives/46644/tutte-balle-governo-minuto-minuto/

Macché droga, armi e schiavi. Ora la mafia vuole il petrolio.

Gen 1011

Restringi post Espandi post

Pubblicato da Debora Billi alle 12:54 in Current Affairs

hwytankers-z.jpg

La notizia risale al mese scorso (non che ciò la renda "vecchia"), ma a me pare attualissima visti i fatti di cronaca che in Italia hanno riportato la mafia sulle prime pagine.

Ecco cosa raccontava a Dicembre il Washington Post:

(In Messico) i trafficanti di droga, usando sofisticate tecniche di perforazione, chilometri di tubi in gomma ed un'intera flotta di autocisterne rubate, hanno prelevato oltre 1 miliardo di dollari di petrolio dagli oleodotti messicani negli scorsi due anni.

Cosa ne hanno fatto? Lo hanno rivenduto oltreconfine a compagnie statunitensi che, pur conoscendone la provenienza illecita, sono state ben felici di risparmiare sul prezzo del greggio. Secondo il governo messicano, i cartelli della droga stanno spostando il loro interesse sul petrolio e rappresentano una minaccia crescente per i già evanescenti introiti petroliferi del Messico.

Sappiamo che non è una novità che il petrolio venga rubato. Succede ogni giorno in Iraq, dove tali traffici sono consentiti dalla situazione di caos perenne; in Nigeria, dove la povertà della popolazione è tale che si spilla petrolio dagli oleodotti per cucinare o scaldarsi. Ma che la delinquenza organizzata si risolva ad investire grandi somme per trafficare petrolio è forse una novità che lascia molto capire della vera situazione.

Dice un governatore locale:

Gli Zetas (un cartello molto potente) rappresentano un governo parallelo. In pratica, sono i proprietari di vasti tratti di oleodotti, dalle autostrade fino alla porta delle compagnie petrolifere.

Certo in Italia non si produce petrolio. Ma a pensarci bene, non si producono neanche cocaina o oppio: eppure, le mafie nostrane ne hanno fatto un business globale. Ci sono molti modi di investire illegalmente nel greggio. Inoltre, non è sufficiente che il petrolio salga occasionalmente di prezzo, per attrarre l'attenzione della mafia al punto da investirci su: occorre che le prospettive di guadagno, come per la droga o le armi, siano buone anche per un futuro a medio e lungo termine.

Persino i mafiosi, allora, sanno qualcosa che noi non sappiamo.

http://petrolio.blogosfere.it/2010/01/macche-droga-armi-e-schiavi-ora-la-mafia-vuole-il-petrolio.html

“Non vi crediamo!”- Un giornale economico tedesco mette in discussione l’11/9

La rivista economica tedesca «Focus Money» (N. 2 / 2010), affronta una narrazione dettagliata sull’11/9 e mette radicalmente in discussione la versione ufficiale. Stiamo parlando del secondo settimanale economico della nazione economicamente più forte dell’Europa, un magazine edito da un colosso dell’editoria tedesca, il gruppo di Hubert Burda. Il signor Burda è un insigne esponente della superclasse globale, un editore-intellettuale di primissimo piano nell’establishment germanico: è leader della VDZ, la “confindustria degli editori”, nonché cofondatore dell’analogo sindacato su scala europea, ma è anche membro del Consiglio del World Economic Forum e ha partecipato perfino a riunioni dell’esclusivo Club Bilderberg. L’uscita di questo articolo è dunque degna di attenzione: è la prima volta che un giornale così ben inserito nel mainstream occidentale si cimenta nel raccontare in modo talmente critico i lati più scomodi dell’evento che ha dato l’impronta al secolo, l’11 settembre, «Focus Money», espone la maggior parte degli argomenti e delle contraddizioni cruciali in cinque pagine patinate. Tra le altre questioni affrontate, l’articolo suppone che il crollo del World Trade Center possa essere stata una demolizione intenzionale. Inoltre, l’articolo solleva seri dubbi circa la “follia” attribuita alle personalità critiche, che di solito vengono stigmatizzate come “teorici del complotto”. La rivista ricorda che «non si tratta solo di politici seri che non vogliono più credere alla versione ufficiale», bensì anche, «di migliaia di scienziati che mettono in discussione l’11/9». L’autore dell’articolo è Oliver Janich. Lavora come giornalista d’inchiesta freelance per «Financial Times Deutschland», «Sueddeutsche Zeitung», «Euro&Finance» e ha una rubrica fissa per «Focus Money». Nel suo blog ( http://www.oliverjanich.de/?m=201001 ) Janich spiega che ha lottato molti anni per convincere la redazione della necessità di pubblicare queste cinque pagine. Si chiede sommessamente perché il mainstream resista, e prova a rispondere: non è necessaria una grande congiura dei media per impedire che si pubblichi questo tipo di storie, soprattutto per i grandi eventi. Ogni redattore, secondo Janich, ha il timore di incappare nella vergogna di ripetere l’infortunio dei falsi diari di Hitler, che nel 1983 danneggiò enormemente il settimanale «Stern». Janich descrive questa riluttanza dei colleghi, dovuta proprio alla grandezza dell’evento, finché, guardando ai fatti, i colleghi ammettono che è sbagliato non porsi dubbi. E così nasce anche l’articolo sull’11/9. La prima pagina dell’articolo mostra le foto di personalità scettiche sull’«11/9 “ufficiale”», tra cui Charlie Sheen, Sharon Stone, Rosie O’Donnell, William Rodriguez (accanto a George W. Bush), l’ex governatore Jesse Ventura, Richard Gage, il giudice federale tedesco Dieter Deiseroth e molti altri. Il resto dell’articolo è denso di accenni a molte informazioni. La prova di una demolizione controllata degli edifici, la critica della teoria dell’incendio, le domande sugli intercettori, sull’Edificio 7 del WTC e sul Pentagono. Si parla delle “manovre di volo impossibili,” delle dimissioni del senatore Max Cleland, che viene citato nel dire «È una truffa, uno scandalo nazionale», sdegnato dalla marea di menzogne alla Commissione, che hanno ostacolato le indagini. Si fa anche cenno alla misteriosa morte di Barry Jennings , un alto funzionario del Dipartimento dei Servizi di emergenza della città di New York. Era un testimone chiave dei fatti accaduti all’Edificio 7. Ancora ricoperto di polvere, Jennings aveva rilasciato un’intervista in diretta alla ABC e poi più avanti nel tempo per il documentario “Loose Change Final Cut ( http://lc911finalcut.com/ ) ” diretto da Dylan Avery. Appena pochi mesi fa, ai primi di settembre, c’era stato già un articolo ( http://www.911video.de/news/020909/ ) corretto e bilanciato sull’11/9 in un settimanale TV tedesco. Le ragioni della pubblicazione dell’articolo di «Focus Money» sono da comprendere. Può darsi che la redazione abbia autonomamente deciso di pubblicare una storia in sé interessante, che ormai anche per una testata giornalistica di quella dimensione risulta difficile “regalare” ai media “alternativi”. E quindi potrebbe essere un caso legato a scelte commerciali contingenti. Non si può ignorare però che la pubblicazione ricade in un momento in cui ha ripreso vigore tutta la retorica legata ad al-Qa’ida, sull’onda dello strano pseudo-attentato di Mutanda Boom sul volo Amsterdam-Detroit. Quella retorica è usata a piene mani dall’Amministrazione USA per sostenere un rinnovato sforzo bellico in Afghanistan. La Germania, troppo militarmente coinvolta in quell’area e assai riluttante a esporsi con ulteriori soldati, potrebbe essere interessata a iniziare a screditare il racconto di fondo, a partire proprio dall’11/9. Qualcosa di simile è accaduta in Giappone con il cambio della guardia nel governo, laddove il Partito Democratico giapponese sfida apertamente la versione ufficiale del governo USA sui fatti dell’11/9 e ne mette in discussione la capacità di giustificare l’intervento in Afghanistan. Può quindi accadere che le redazioni si sentano più libere di riportare i dubbi che non avevano mai osato pubblicare prima, perché temevano la catena di domande radicali che si trascinavano con sé sulla struttura del potere. Anche in seno alle classi dirigenti forse si apre qualche dibattito sul destino del mondo e sulle soluzioni non solo militari. Pino Cabras Fonte: www.megachipdue.info/ Link: http://www.megachipdue.info/component/content/article/42-in-evidenza/2102-non-vi-crediamo-un-giornale-economico-tedesco-mette-in-discussione-l119.html 11.10.2010 “Non vi crediamo!”- Un giornale economico tedesco mette in discussione l’11/9 La rivista economica tedesca «Focus Money» (N. 2 / 2010), affronta una narrazione dettagliata sull’11/9 e mette radicalmente in discussione la versione ufficiale. Stiamo parlando del secondo settimanale economico della nazione economicamente più forte dell’Europa, un magazine edito da un colosso dell’editoria tedesca, il gruppo di Hubert Burda. Il signor Burda è un insigne esponente della superclasse globale, un editore-intellettuale di primissimo piano nell’establishment germanico: è leader della VDZ, la “confindustria degli editori”, nonché cofondatore dell’analogo sindacato su scala europea, ma è anche membro del Consiglio del World Economic Forum e ha partecipato perfino a riunioni dell’esclusivo Club Bilderberg. L’uscita di questo articolo è dunque degna di attenzione: è la prima volta che un giornale così ben inserito nel mainstream occidentale si cimenta nel raccontare in modo talmente critico i lati più scomodi dell’evento che ha dato l’impronta al secolo, l’11 settembre, «Focus Money», espone la maggior parte degli argomenti e delle contraddizioni cruciali in cinque pagine patinate. Tra le altre questioni affrontate, l’articolo suppone che il crollo del World Trade Center possa essere stata una demolizione intenzionale. Inoltre, l’articolo solleva seri dubbi circa la “follia” attribuita alle personalità critiche, che di solito vengono stigmatizzate come “teorici del complotto”. La rivista ricorda che «non si tratta solo di politici seri che non vogliono più credere alla versione ufficiale», bensì anche, «di migliaia di scienziati che mettono in discussione l’11/9». L’autore dell’articolo è Oliver Janich. Lavora come giornalista d’inchiesta freelance per «Financial Times Deutschland», «Sueddeutsche Zeitung», «Euro&Finance» e ha una rubrica fissa per «Focus Money». Nel suo blog ( http://www.oliverjanich.de/?m=201001 ) Janich spiega che ha lottato molti anni per convincere la redazione della necessità di pubblicare queste cinque pagine. Si chiede sommessamente perché il mainstream resista, e prova a rispondere: non è necessaria una grande congiura dei media per impedire che si pubblichi questo tipo di storie, soprattutto per i grandi eventi. Ogni redattore, secondo Janich, ha il timore di incappare nella vergogna di ripetere l’infortunio dei falsi diari di Hitler, che nel 1983 danneggiò enormemente il settimanale «Stern». Janich descrive questa riluttanza dei colleghi, dovuta proprio alla grandezza dell’evento, finché, guardando ai fatti, i colleghi ammettono che è sbagliato non porsi dubbi. E così nasce anche l’articolo sull’11/9. La prima pagina dell’articolo mostra le foto di personalità scettiche sull’«11/9 “ufficiale”», tra cui Charlie Sheen, Sharon Stone, Rosie O’Donnell, William Rodriguez (accanto a George W. Bush), l’ex governatore Jesse Ventura, Richard Gage, il giudice federale tedesco Dieter Deiseroth e molti altri. Il resto dell’articolo è denso di accenni a molte informazioni. La prova di una demolizione controllata degli edifici, la critica della teoria dell’incendio, le domande sugli intercettori, sull’Edificio 7 del WTC e sul Pentagono. Si parla delle “manovre di volo impossibili,” delle dimissioni del senatore Max Cleland, che viene citato nel dire «È una truffa, uno scandalo nazionale», sdegnato dalla marea di menzogne alla Commissione, che hanno ostacolato le indagini. Si fa anche cenno alla misteriosa morte di Barry Jennings , un alto funzionario del Dipartimento dei Servizi di emergenza della città di New York. Era un testimone chiave dei fatti accaduti all’Edificio 7. Ancora ricoperto di polvere, Jennings aveva rilasciato un’intervista in diretta alla ABC e poi più avanti nel tempo per il documentario “Loose Change Final Cut ( http://lc911finalcut.com/ ) ” diretto da Dylan Avery. Appena pochi mesi fa, ai primi di settembre, c’era stato già un articolo ( http://www.911video.de/news/020909/ ) corretto e bilanciato sull’11/9 in un settimanale TV tedesco. Le ragioni della pubblicazione dell’articolo di «Focus Money» sono da comprendere. Può darsi che la redazione abbia autonomamente deciso di pubblicare una storia in sé interessante, che ormai anche per una testata giornalistica di quella dimensione risulta difficile “regalare” ai media “alternativi”. E quindi potrebbe essere un caso legato a scelte commerciali contingenti. Non si può ignorare però che la pubblicazione ricade in un momento in cui ha ripreso vigore tutta la retorica legata ad al-Qa’ida, sull’onda dello strano pseudo-attentato di Mutanda Boom sul volo Amsterdam-Detroit. Quella retorica è usata a piene mani dall’Amministrazione USA per sostenere un rinnovato sforzo bellico in Afghanistan. La Germania, troppo militarmente coinvolta in quell’area e assai riluttante a esporsi con ulteriori soldati, potrebbe essere interessata a iniziare a screditare il racconto di fondo, a partire proprio dall’11/9. Qualcosa di simile è accaduta in Giappone con il cambio della guardia nel governo, laddove il Partito Democratico giapponese sfida apertamente la versione ufficiale del governo USA sui fatti dell’11/9 e ne mette in discussione la capacità di giustificare l’intervento in Afghanistan. Può quindi accadere che le redazioni si sentano più libere di riportare i dubbi che non avevano mai osato pubblicare prima, perché temevano la catena di domande radicali che si trascinavano con sé sulla struttura del potere. Anche in seno alle classi dirigenti forse si apre qualche dibattito sul destino del mondo e sulle soluzioni non solo militari. Pino Cabras Fonte: www.megachipdue.info/ Link: http://www.megachipdue.info/component/content/article/42-in-evidenza/2102-non-vi-crediamo-un-giornale-economico-tedesco-mette-in-discussione-l119.html

BERNASCONI

Turisti (chi é così pazzo da fare una cosa del genere?) stanno scalando una duna di sabbia. Esercizio faticoso visto il terreno friabile. Arrivati in cima non hanno molte alternative: possono fermarsi a riposare e guardarsi in giro, o ritornare verso il basso. I mercati azionari sono faticosamente arrivati ad un nuovo massimo. La scalata é stata lenta ma costante. Ora potremmo essere in cima ma non esiste nessun elemento per dirci che inizia la discesa.

La settimana scorsa il trend rialzista é preseguito seguendo la tradizione dell' "effetto gennaio". Arriviamo ora ad un punto tornante in una situazione tecnica di ipercomperato e fondamentale di sovravalutazione. Non abbiamo ancora indicatori tecnici che mostrano un possibile cambiamento di tendenza ma con l'inizio di questa settimana i rischi verso il basso aumentano. L'S&P500 ha terminato la settimana esattamente sul nostro obiettivo a 1140 - 1150 punti. La chiusura di venerdì a 1145 punti corrisponde ad un massimo a 52 settimane ed é stata confermata dagli altri indici azionari (Dow Jones e Nasdaq). Teoricamente l'S&P500 potrebbe proseguire la sua corsa verso la prossima resistenza a 1200 punti mentre l'Eurostoxx50 (3017 punti) ha ancora spazio verso l'alto fino ai 3100 punti. Gli indicatori tecnici non mostrano segni di un possibile cambiamento di tendenza - per ora otteniamo unicamente conferme per una continuazione del trend rialzista. Solo la partecipazione al rialzo é in diminuzione con il numero di nuovi massimi a 20 giorni scesi giovedì a 1690 e venerdì a 1865. D'altra parte i nuovi minimi ristagnano a bassi livelli e mostrano la mancanza di pressione di vendita. A livello di sentiment notiamo una certa euforia ed eccesso di fiducia. La volatilità VIX é scesa nettamente sotto i 20 punti fissandosi a 18.13. Sapete che nel 2009 solo per brevi periodi la VIX é scesa sotto i 20 punti - poi é sempre seguita una correzione o almeno un ritracciamento. Il trend rialzista é ancora valido e bisogna restare long - nei prossimi giorni dobbiamo però osservare il mercato in cerca di eventuali debolezze strutturali. Solo se l'S&P500 rompe il supporto a 1085 punti avremo un segnale tecnico per l'inizio di una correzione a medio termine.

Il dollaro americano si sta nuovamente indebolendo. L'USD Index é a 77.47 punti mentre il cambio EUR/USD stamattina é salito a 1.4505. L'oro é stamattina a 1153 USD/l'oncia - pensavamo che il prezzo del metallo giallo dovesse scendere fino ai 1000 USD prima che il rialzo riprendesse ma forse ci siamo sbagliati. Precedentemente avevamo previsto che: "la correzione in atto ha il potenziale di far ridiscendere il valore del metallo giallo sotto i 1000 USD. Il trend a lugo termine é però rialzista ed i 1000 USD potrebbero costituire un'interessante livello d'acquisto." Non sembra che la forza del dollaro americano abbia un'influsso diretto sulle borse. Il rialzo della moneta americano prosegue però di pari passo con l'aumento dei tassi d'interesse sulle obbligazioni. Questo trend dovrebbe presto o tardi causare un collasso delle borse. Non abbiamo ancora segnali tecnici in questo senso ma seguiamo da vicino gli sviluppi della situazione.

Passiamo ora ad esaminare la situazione (charts a sei mesi) sui singoli mercati.

L'S&P500 (+0.29% a 1145 punti) si é fermato esattamente in mezzo al nostro obiettivo a 1140-1150 punti e su un massimo a 52 settimane. L'indice ha fatto fatica a salire fino a questo livello ed ora il rialzo sembra troppo esteso. Pur non avendo ancora segnali tecnici per un cambiamento di tendenza, una pausa a questo livello é d'obbligo, una correzione o ritracciamento auspicabili. È anche possibile che l'indice venga catturato in un trading range tra i 1120 ed i 1150 punti. Una continuazione del rialzo in direzione 1200 punti é possibile ma noi favoriamo l'inizio di una correzione a medio termine che verrebbe sancita da una rottura del supporto a 1085 punti.

Il Nasdaq100 (+0.85% a 1892 punti) ha chiuso su un nuovo massimo. Fino a prova contraria il trend resta rialzista e l'obiettivo verso l'alto é invariato: "Se l'indice riesce ad accelerare al rialzo sembra tecnicamente aver spazio fino ai 1950 punti." Solo una rottura del supporto a 1820 punti innescherebbe la dovuta ed attesa correzione.

L'Eurostoxx50 (+0.35% a 3017 punti) si é rafforzato riavvicinando il precedente massimo a 52 settimane a 3025 punti. L'indice ha raggiunto il nostro obiettivo ma in teoria ha ancora spazio verso l'alto fino ai 3090-3110 punti. Dubitiamo però che questo livello venga raggiunto e favoriamo una pausa o un ritracciamento. Supporto é a 2975 punti. Solo una decisa rottura di questo supporto potrebbe innescare una correzione.

Il DAX (+0.30% a 6037 punti) é salito sfiorando il precedente massimo a 6058 punti. Prossima forte resistenza é solo a 6150 punti, supporto é sui 5850 punti. Il trend é rialzista e per ora non esistono segnali per un cambamento di tendenza. Noi però favoriamo a breve l'inizio di un periodo negativo ed attendiamo sviluppi in questo senso.

L'SMI (+0.95% a 6617 punti) ha finalmente recuperato dopo due sedute deludenti. Nel corso della giornata l'indice ha toccato un nuovo massimo a 6635 punti. Il trend é positivo e l'indice potrebbe salire verso la prossima resistenza a 6850-6890 punti. Come per gli altri indici e malgrado la mancanza di conferme tecniche, noi favoriamo però l'inizio di una fase negativa. Supporto é a 6500 punti.

Scenario 2010 Per i prossimi mesi prevediamo una sostanziale correzione delle borse dopo il rally di marzo - dicembre 2009. Probabilmento l'S&P500 toccherà nel corso di quest'anno un minimo tra i 740 ed i 820 punti. La performance annuale dovrebbe essere negativa e l'S&P500 dovrebbe terminare il 2010 intorno ai 900 punti. Gli analisti fondamentali stanno continuamente rivedendo le stime degli utili delle società. Ad un certo momento erano scesi fin sotto i 30 USD. Ora che la recessione sembra alle nostre spalle, le stime ufficiali per il 2009 (al 3 novembre 2009) sono risalite a 56.22 USD. Quelle per il 2010 sono addirittura al'incredibile livello di 74.99 USD. Capitalizzando gli utili 2009 con un P/E normale di 15/16 si arriva ad un valore teorico dell'S&P500 di 900 punti. In questi dati é però scontato un recupero marcato dell'economia ed un forte aumento degli utili delle imprese. Ricordiamoci che gli utili operativi 2008 delle società dell'S&P500 sono stati di 15.09 USD. Debitiamo inoltre che i dati relativi al 2010 siano realistici. Di conseguenze stimare ora correttamente gli utili delle società e determinare un giusto rapporto P/E per capitalizzare questo valore é un'impresa ardua. Troppe sono le variabili e le incognite. Se gli utili risalissero solo a 50 USD e la ripresa fosse anemica (come ritiene una buona parte degli economisti), un P/E di 12 sarebbe più adeguato portando il valore teorico dell'S&P500 a 600 USD. Riassumendo, tecnicamente e fondamentalmente i 1115 punti di S&P500 raggiunti a fine 2009 corrispondono secondo noi ad una sopravalutazione del mercato. La prossima dovuta sostanziale correzione ci dirà a quale punto si trova la congiuntura mondiale.

Richiedete informazioni a analisi_tecnica@longshortinvest.com Non rispondiamo a mails anonime.

Bernasconi Consult, gestione patrimoniale e consulenza finanziaria Zollikerstrasse 1, CH-8702 Zollikon Tel. +41 43 499 63 84 EMail: bernasconi@longshortinvest.com http://www.longshortinvest.com/4603.html

Usa, arriva il primo crack bancario del 2010

Usa, arriva il primo crack bancario del 2010

L'anno nuovo non porta novità per il sistema bancario americano. Almeno per ora. Se il 2009 si era chiuso con sette istituti di credito chiusi dai regolatori nel corso del weekend prenatalizio (il che aveva portato il totale dei default registrati dall’inizio dell’anno a 140, cifra mai raggiunta negli ultimi 17 anni), il 2010 si apre con un altro addio. A chiudere i battenti, stavolta, è un piccolo istituto di credito regionale, la Horizon Bank, affossato anch'esso dal peso dei prestiti legati al mercato immobiliare.

A dichiararne il fallimento è stato il Dipartimento di istituzioni finanziarie dello Stato di Washington, che ha così bloccato le attività delle sue 18 filiali. I depositi che i risparmiatori custodivano nella banca (pari a circa 1,1 miliardi di dollari) e gli asset in suo possesso (del valore di 1,3 miliardi) saranno rilevati dalla Washington Federal Savings and Loan Association di Seattle.

La Federal Deposit Insurance Corporation, inoltre, dovrà sborsare 539,1 milioni di dollari per far fronte al costo assicurativo del crack.

http://www.valori.it/italian/finanza-globale.php?idnews=1920

Cina, la bolla immobiliare fa sempre più paura

Cina, la bolla immobiliare fa sempre più paura Non si fermano i timori sulle condizioni del mercato immobiliare cinese...

Non si fermano i timori sulle condizioni del mercato immobiliare cinese. Anche il Washington Post, questa mattina, delinea un quadro tutt’altro che rassicurante del comparto, spiegando a chiare lettere come i rischi della crescita di una pericolosa bolla speculativa siano chiaramente visibili. A preoccupare, specifica il quotidiano americano, sono soprattutto i prezzi degli immobili, in netta crescita in molte città cinesi: timori condivisi, per altro, dallo stesso governo di Pechino. Quest’ultimo proprio ieri ha parlato di «eccessiva crescita dei prezzi» in alcune località, sottolineando come sia necessario un monitoraggio continuo dei flussi di capitale, al fine di «fermare soprattutto i fondi speculativi».

A “pompare” aria nella bolla ci sono poi i tassi di interesse, fissati dalla banca centrale cinese ai minimi storici, come risposta alla crisi economica globale. Una miscela esplosiva, che ha portato il costo del mattone a Shanghai e Pechino a raddoppiare in meno di 4 anni. E le aspettative sono di un’ulteriore crescita. Per questo, secondo molti analisti, si potrebbe riproporre la situazione già sperimentata in Giappone negli anni 80 e negli Usa nel 2008, anche se c’è chi getta acqua sul fuoco parlando di «bolla supportata per ora dalla forte capacità di acquisto nel mercato interno».

http://www.valori.it/italian/finanza-globale.php?idnews=1917

OCCUPAZIONE: UNA FORESTA PIETRIFICATA!

"Foresta pietrificata" non poteva esserci miglior similitudine con la situazione attuale dell'occupazione americana e mondiale, una foresta pietrificata che come abbiamo più volte visto vede all'opera un vero e proprio cambiamento strutturale nel mercato del lavoro dei paesi occidentali.

Molto difficilmente l'occupazione potrà rivedere i livelli antecedenti alla madre di tutte le crisi, probabilmente occorrerà un decennio, sempre che non sia l'ennesimo decennio perduto. Ricordo a tutti che in America il decennio perduto nell'occupazione è stato un decennio di crescita zero. Secondo i dati del BLS alla fine del 1999 si contavano 1,2 milioni di lavoratori in più di oggi, nel settore privato. Si tratta di un declino del 1,4 % da mettere a confronto con una crescita demografica di almeno il 9,8 %.

Credo che non ci sia da aggiungere alcun'altra considerazione.

Avevo previsto un aumento del tasso di disoccupazione, in seguito alla speranza offerta da un dato, quello di novembre, rivisto a più 4000 nuovi posti, ai milioni di disoccupati, che inevitabilmente uscivano dalla condizione di disoccupati scoraggiati aumentando il tasso di disoccupazione.

Si la favola di novembre e dei suoi 4000 posti creati, dovrà passare altre revisioni, tra un mese, tra un trimestre, tra un anno quando tutto sarà dimenticato e solo allora chissà, la sorpresa non sarà poi tanto grande. ll paradosso americano ci dice che chi non ha cercato un lavoro nelle quattro settimane antecedenti all'indagine non vengono considerato.

In realtà questo non è avvenuto. Ben 661.000 anime sono uscite dal radar del BLS, dalla forza lavoro, se non fosse stato per loro il tasso di disoccupazione sarebbe schizzato ben oltre l'immaginazione del mercato. Dal luglio di quest'anno oltre 1,3 milioni di americani hanno lasciato la forza lavoro, ecco perchè il tasso di disoccupazione ufficiale non è ben oltre il 10,5 %.

Quando avverrà, quando questo fiume di anime deciderà di tornare alla ricerca di un lavoro, non mancherà di tenere elevato il tasso di disoccupazione per molto tempo.

Nel frattempo il lavoro temporaneo aggiunge ulteriori 47.000 posti di lavoro, lavoro decisamente temporaneo come temporanea sarà l'illusione dei nuovi assunti per il censimento generale 2010. Questo è il quinto mese consecutivo che si aggiungono posti di lavoro temporanei.

Ripresa statistica, ripresa una tantum, lavori temporanei, disoccupati scoraggiati, uomini e donne che escono in massa dalla forza lavoro, chi non cerca lavora da almeno quattro settimane non viene più considerato, in fondo le statistiche sono solo un'opinione.

Il prossimo mese, come ho più volte sottolineato, il 5 febbraio, avremo una nuova realtà quella di una revisione che, al momento, come anticipato dal BLS, vedrà un aumento di 824.000 posti persi nei dodici mesi antecedenti al mese di marzo 2009.

Ecco quanto comunicato in ottobre dal BLS:

" The Labor Department today also published its preliminary estimate for the annual benchmark revisions to payrolls that will be issued in February. They showed the economy may have lost an additional 824,000 jobs in the 12 months ended March 2009. The data currently show a 4.8 million drop in employment during that time. The projected decrease was three times larger than the historical average, the Labor Department said. Most of the drop occurred in the first quarter of this year, probably due to an increase in business closings, the government said. "

Aumento che corrisponde in sintesi all'aggiunta di posti di lavoro operata dal modellino statistic/stagionale CES/NET BIRTH/DEATH sul quale per chi si fosse imbarcato su Icebergfinanza da poco potrete trovare maggiori informazioni in QUESTO post.

Anche a dicembre il modello in questione ha aggiunto bel 59.000 posti di lavoro, riproponendo tale e quale la situazione del dicembre 2008 ( 60.000 ). Ecco perchè questo modello non è assolutamente in grado di individuare non tanto le variazioni stagionali, ma quelle cicliche. Non è possibile alcuna similitudine tra la situazione di dicembre 2008 e quella attuale. Il mese di gennaio vedrà una delle revisioni annuali e non mancherà di esercitare una notevole pressione al ribasso sulla realtà.

Inoltre mi attendo che come ha amplficato la realtà nell'attuale ciclo economico, quando nella realtà vi sarà anche una parvenza di ripresa, non mancherà di ammortizzarla negativamente.

Oltre due milioni di anime senza lavoro non sono conteggiati come disoccupati. Settori quali l'industria manifatturiera e edile continuano nella loro dinamica negativa. Aumentano significativamente le perdite nel settore governativo, mentre istruzione, servizi sanitari e professionali costituiscono la dinamica positiva.

Nulla cambia nel computo delle ore settimanali lavorate, ma non possiamo dimenticare che prima di assumere le aziende reintegreranno i lavorati a part-time, dinamica invariata che vede ormai 9,2 milioni di lavoratori a tempo parziale. Sottolineo non per scelta ma per le mutate condizioni del ciclo economico.

Quindicimilioni e trecentomila disoccupari ormai quasi il doppio dai 7,7 milioni del dicembre 2007, mese di inizio ufficiale della Grande Recessione, con un tasso di disoccupazione al 5 %.

Nella Table A-12. Alternative measures of labor underutilization ovvero le misure alternative per evidenziare nono solo la disoccupazione ma anche la sottoutilizzazione avete uno scorcio più reale della dinamica del mercato del lavoro americano.

Se non vi sarà una ripresa reale dei consumi, se la finanza ed in particolare il sistema bancario continuerà ad alimentare inflazione da trading sulle materie prime, alle imprese per mantenere i margini non resterà che continuare a ridurre l'occupazione, tagliare investimenti e costi. In fondo questo è il dogma odierno, utili a qualunque costo.

Proprio venerdi mentre il mercato festeggiava i dati di una grande azienda americana come UPS, la stessa comunicava l'intenzione di licenziare ulteriori 1800 anime nel 2010.

Ma il dogma del breve termine, della massimizzazione del profitto, è un tarlo che piano, piano distrugge, il futuro.

Secondo la Household Data, almeno 843.000 anime non sono più nella forza lavoro.

Mal comune mezzo gaudio si direbbe, ma la situazione europea ed italiana, ci consegna una situazione giovanile allarmante e una disoccupazione che è arrivata sino al 10%.

Come scrive il grande John Mauldin nel suo ultimo post, ricordando il mitico Pau Simon in The Boxer...un uomo ascolta ciò che vuole sentire e trascura tutto il resto.

Probabilmente è quello che sta accadendo nelle mie analisi, in quelle di alcuni analisti di frontiera, decisamente controcorrente, probabilmente sto seguendo solo la rotta che voglio seguire, rischiando di trascurare tutto il resto.

Questa non è una rotta superficiale, passo notti e qualche giorno a cercare di scavare nelle profondità della realtà macroeconomica. Prima o poi la Verità è figlia del Tempo, ma come dice John, se siete alla ricerca di un motivo per essere ottimisti, vi sono tutte le ragioni per esserlo, basta non esaminare in profondità i dati sottostanti.

Come mi ha ricordato il caro Gianluca Bocchi riportando alcuni passi dell'ultimo libro di Armando Massareti, "Il filosofo tascabile" ... per cercare la verità, si può procedere solamente a partire dalla confutazione dell'apparenza, a partire dalla confutazione logica di ciò che illogico, a partire dalla dimostrazione delle contraddizioni. Camminare sulla strada della verità significa confrontarsi dialetticamente con l'apparente illusione dei sensi ed utilizzare la logica. (...) Camminare sulla strada della verità significa utilizzare la regione nello smascheramento dell'apparenza. Ma cercare la verità non è conoscerla.(...)

Nessuno ha oggi convenienza ad osservare in profondità i dati macroeconomici, perchè potrebbero rivelare una realtà difficile da accettare. Noi invece continuamo a farlo, perchè non ci affascinano le sirene del mercato e perchè sino ad ora la realtà fondamentale ci ha dato ragione, dalla depressione finanziaria a quella immobiliare, dalla grande recessione alla deflazione dell'economia reale.

Si deflazione, perchè senza voler continuare a fare discussioni accademiche che lasciano il tempo che trovano, una depressione immobiliare, associata ad una depressione finanziaria, con un crollo della capacità produttiva, un crollo dei consumi, dei redditi, degli investimenti, un aumento del risparmio e un congelamento del credito non possono provocare che deflazione, una imponente deflazione da debiti correlata.

Certo, contemporaneamente si sta cercando di inflazionare le materie prime, di avviare svalutazioni competitive, di reflazionare come ai vecchi tempi, ma non appena l'inflazione da materie prime raggiungerà i prezzi al consumo, allora la deflazione si farà ancora più violenta, perchè se qualcuno crede che con il petrolio a 100 dollari al barile l'economia non ritorni in recessione a fatto male i suoi conti. Sarà interessante osservare quanti rivenditori o produttori avranno il coraggio di trasferire il costo delle materie prime al consumatore finale, disintegrando una ripresa effimera.

Lasciamo perdere quanto avviene in Italia, terra di monopoli, cartelli e dominio assoluto di una filiera della distribuzione che erode il potere di acquisto di un popolo che non si accorge di quanto in realtà avviene.

La settimana scorsa è stato comunicato che il credito al consumo è crollato ai minimi storici, un collasso da 17,5 miliardi di dollari quando il solito consensus se ne aspetta solo 5, il peggior dato dal dopoguerra. Dieci mesi consecutivi di rifiuto del debito, perchè se qualcuno non l'ha ancora capito non si tratta solo di congelamento del credito, ma anche di rifiuto del debito, di debitofobia.

E questo crollo è avvenuto nel mese principe dell'economia mondiale, in dicembre, ma vedrete le vendite al dettaglio sono volate, la fantasia non ha limite, nei paese dei balocchi.

Come ha ricordato Mauldin, possono raccontare la favola di qualunque magia dei consumi, ma le imposte sulle vendite, quella che in Italia chiamiamo IVA racconta un'altra realtà. Quando le imposte aumentano allora i consumi sono in aumento e allora per quale motivo, gli stati americani denunciano un crollo delle imposte sui consumi, non solo sui redditi, ma sopratutto sui consumi.

Per quanto riguarda i sussidi, infine la realtà è un'altra. Nei primi giorni del 2010, navigando nell'oceano di internet, tra i siti di Zero Hedge e Barry Ritholtz, ho intravisto che il tasso di esaurimento delle indennità di disoccupazione, è aumentato al punto massimo del 53,78 % a partire dal 30 novembre dello scorso anno, un nuovo massimo storico. ( Ritholtz.com/blog ) Nella settimana conclusa al 19 dicembre, 10,42 milioni di americani ricevono sussidi di disoccupazione. 5,44 milioni, una loro estensione e 4,9 milioni di sussidi continuativi.

Ma come spesso accade, tra le cifre di questa crisi, i NSA jobless claim mostrano una storia estremamente diversa. I dati non destagionalizzati, quelli che non tengono in considerazione la volatilità dei dati dei sussidi durante le feste di natale e fine anno, sono stati pari a 645.571 unità con un incremento di 88.000 unità al 2 gennaio, mentre il dato ufficiale comunicata un sostanziale nulla di fatto con un aumento di 1000 unità.

Una'ltra realtà è data dai sussidi realmente pagati ( Initial, Continuing e EUC claims ) Emergency Unemployment Compensation (EUC al nuovo record di 11,268 milioni che hanno raggiunto il loro nuovo record storico. Massive Jump In Emergency Unemployment Compensation (EUC) Benefits - Up 43% In One Month!

(...) Camminare sulla strada della verità significa utilizzare la regione nello smascheramento dell'apparenza. Ma cercare la verità non è conoscerla.(...)

E ora una storia affascinante alla First Fed Financial, prima banca fallita del 2010, affascinante in quanto è riuscita a sopravvivere sino ad oggi in condizioni di portafoglio e patrimonialità a dir poco incredibili. Vi ricordate i famigerati mutui "njnia" no job, no income, no asset, un esplosione di demenzialità pura, nessun lavoro, nessuno reddito, nessun patrimonio, nulla di nulla!

Ma siccome tutto ciò non bastava ecco che le concessioni di mutuo era decisamente ad "negative amortization" ovvero ammortamento negativo, non solo non paghi la quota capitale, ma ti lasciamo scegliere la percentuale di quota interesse che intendi pagare. Risultato finale, il mutuo residuo aumenta e il valore della casa crolla! Ebbene, il 68,4 % del loro portafoglio era decisamente ad ammortamento negativo rispetto al 1,3 % del 2004. Affascinante decisamente, affascinante.

Domani vedremo insieme un'altra storia, la storia di un granellino di sabbia, che è finito negli ingranaggi della madre di tutte le crisi. La Banca dei Regolamenti Internazionali, se ne è accorta, come in alcune versioni, se ne era accorta ben prima dell'inizio della crisi epocale e strutturale in atto e ha chiamato a raccolta tutti i monelli che continuano a scorazzare liberamente nelle piazze e nelle vie dell'economia reale, giocando con le fionde della leva finanziaria, esplodendo petardi che fanno trasalire i mercati, tradando l'impossibile e l'incredibile. Sembra che i capi banda della Goldman Sachs e di JPMorgan, abbiano deciso di declinare l'invito. In fondo si sa loro, in particolare Goldman, lavorano per Dio, ma questa è un'altra storia che vedremo insieme domani, un'altro iceberg, come quelli che abbiamo visto insieme nel post dal titolo la " Quiete prima della Tempesta!".

Inoltre non dimenticatevi di dare un'occhiata qui sotto, cliccando sul banner, perchè per molti giovani laureati e lavoratori, potrebbe essere l'occasione per esplorare una reale alternativa di lavoro futuro, in un settore che con il tempo assumerà sempre più un'importanza strategica nella vita del nostro paese, ovvero quello dei servizi alla persona, nella reciprocità e nella prossimità, quotidiana

Per sostenere ICEBERGFINANZA clicca qui sotto

Icebergfinanza come un cantastorie che si esibisce nelle strade e nelle piazze delle città!

La "filosofia" di Icebergfinanza resta e resterà sempre gratuitamente a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!

Non solo e sempre economia e finanza, ma anche alternative reali da scoprire e ricercare insieme cliccando qui sotto in ..........

Postato da: icebergfinanza a gennaio 11, 2010 06:41 | link | commenti (6)

banca regolamenti internazionali, mercato del lavoro occupazione, jobless claim sussidi disoccupaz

http://icebergfinanza.splinder.com/post/22028027/OCCUPAZIONE%3A+UNA+FORESTA+PIETR