Numeri al lotto

A Napoli si giocherebbero sicuramente il terno: 35- 28 -22. Sulla nuova ruota di Washington, D.C.. Siamo infatti alla terza revisione, al ribasso, del PIL statunitense nel terzo trimestre 2009. Ricordate quando a fine Ottobre venne annunciato dal governo il PIL in crescita del 3,5%, notizia salutata come il segnale della ripresa economica e con il rumore dei tappi di champagne che saltavano a Wall Street? Bene, dopo qualche giorno arrivava la prima correzione, allegramente ignorata dal mercato. Scusate, ci siamo sbagliati, la crescita è del 2,8%. Ma chi se ne importa? Nemmeno se vuol dire che a questo tasso di crescita ci vorranno altri 10 anni per tornare ai livelli pre-crisi, con tutto quel che ne consegue per l'occupazione.Ma non è finita qui. Perchè oggi siamo alla terza e forse nemmeno ultima revisione del dato, anche questa caduta nell'indifferenza generale dei mercati. OK, abbiamo scherzato, il PIL è cresciuto solo del 2,2%, giusto pari all'apporto dello stimolo governativo. Altro che il peggio è passato. La ripresa è debolissima, in coma farmacologico. E i farmaci, gli stimoli del governo, stanno esaurendo il loro effetto. Una ricaduta sarebbe pericolosissima, anche perchè è poco credibile che Obama osi chiedere al Congresso altri stanziamenti per un nuovo piano di stimoli. http://ildiariodiperestroika.blogspot.com/2009/12/numeri-al-lotto.html

Separati alla nascita

Wednesday, 23 December, 2009 in Economia & Mercato, Italia XAppena arrivati su Phastidio.net? Se il sito è di vostro gradimento, potete sottoscrivere il nostro feed RSS. Grazie per la vostra visita! Powered by WP Greet Box google_protectAndRun("ads_core.google_render_ad", google_handleError, google_render_ad); Sul suo blog, Nicola Porro riporta alla luce una sua intervista del 2006 a Giulio Tremonti, nella quale l’attuale ministro dell’Economia lanciava un solenne anatema contro la distrazione, a favore di investimenti e progetti infrastrutturali del fondo Inps sul Tfr inoptato, deciso dall’allora governo Prodi. Tremonti scolpiva, all’epoca: «Primo: se è vero che il Tfr è dei lavoratori e non delle imprese allora è anche vero che come non è delle imprese non è neanche dello Stato. Secondo: quella del Tfr non è una partita di giro, ma è un partita di raggiro. Per le imprese il Tfr è al passivo. Risulta misterioso come per lo Stato possa essere all’attivo. (…) La fiscalizzazione del Tfr è in realtà acquisizione di nuovo debito. Ogni diversa configurazione sarebbe scorretta» Conclusione di Porro, e di quanti hanno un minimo di buonsenso: «Sono passati tre anni e il nuovo governo in carica, grazie alla mossa prodiana tanto criticata, preleva più di tre miliardi per finanziare la spesa pubblica corrente, così come si legge nella finanziaria approvata oggi.Urca: tutti uguali nel raggiro» Proprio così, anche se a voler essere pignoli la spesa corrente è di qualità inferiore a quella in conto capitale, almeno a livello teorico. Con i migliori auguri per quanti in questo paese si ostinano a dividersi in tribù, e a dirsene di santa ragione argomentando sull’aria fritta, mentre “quelli del piano di sopra” sono serenamente attovagliati. Il problema con la maiuscola resta l’analfabetismo economico. Quello che ad esempio fa dire a Susanna Camusso, segretaria confederale della Cgil con delega ai Settori Produttivi che la manovra tremontiana, a differenza di quella del governo Prodi, “crea nuovo debito”. Peccato che il debito si crei in entrambi i casi, però. Oppure (altra perla della sindacalista Cgil, sentita ieri sera a Ballarò) che se l’aliquota sullo scudo fiscale fosse stata fissata al 12 per cento, “ora avremmo sette miliardi di euro in più per pensionati e lavoratori”. Dimostrando di padroneggiare i concetti di costo-opportunità e di elasticità. Se in questo paese le figure pubbliche avessero una conoscenza anche solo di base dei meccanismi dell’economia ci sarebbe maggior silenzio, minor vaniloquio e la dichiarazia non sarebbe mai nata. Per fortuna ci attende un game-changer, la candidatura di una socialista di destra alla guida della Regione Lazio. E come ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, si tratta di: «Una candidatura a forte vocazione sociale e in grado di parlare a tutti i cittadini di Roma e del Lazio proprio per la sua attenzione verso i problemi della gente, dimostrata negli anni della sua attività di sindacalista» Se ne sentiva la mancanza, in effetti. La ‘ggente ringrazia. http://phastidio.net/

MAGIE NATALIZIE!

Domenica ho scritto: " Probabilmente il dato relativo alle vendite di abitazioni esistenti di martedi costituirà il canto del cigno di questa breve ripresa statistica, ma importante e fondamentale è il dato relativo alle vendite di nuove abitazioni che pur rappresentando solo una piccola parte delle contrattazioni immobiliari, costituiscono il principale propulsore all'occupazione del settore edilizio. Puntuale come un orologio svizzero a Natale l'associazione degli immobiliaristi americani esulta comunicando il canto del cigno del mercato immobiliare americano, una magia natalizia sostenuta da contributi a pioggia, che il prossimo anno non potranno replicare in alcuna maniera la stessa dinamica. Si tratta di una incredibile crescita, racchiusa in un paio di mesi, una dinamica mai registratasi nella storia del mercato immobiliare americano, il risultato di una spasmodica corsa per ottenere il credito di imposta prima della scadenza iniziale che come ben sapete è stata prorogata. Per il mercato del lavoro, come già osservato, la compravendita di abitazioni esistenti vale come il due di picche e secondo alcuni indicatori i prezzi delle abitazioni stanno tornando a scendere. Sarà interessante osservare come vanno le vendite di nuove abitazioni, visto e considerata la fiducia ai minimi storici dei costruttori americani. " Non è certo una sorpresa che dopo il trend di crescita dal minimo storico di gennaio, la positiva dinamica della fiducia dei costruttori abbia una fase di stallo - ha affermato Joe Robson, presidente della stessa associazione dei costruttori - i nostri economisti ci avevano più volte avvertito avvertito che con la scadenza del credito di imposta di 8000 dollari del 30 novembre e le difficoltà per ottenere un finanziamento finalizzato all'acquisto di una abitazione, potrebbero fare deragliare una fragile ripresa che sta cominciando a prendere forma. " E' semplice, senza gli incentivi governativi, questo rimbalzo non ha storia, vedere salire in maniera spettacolare le vendite e osservare la media dei prezzi di vendita continuare a scendere è un'anomalia, una magia natalizia. Per quanto riguarda invece la magia natalizia della revisione del PIL, nessuna sostanziale novità, un ritocco alle scorte, minori investimenti residenziali e una minore dinamica di crescita dei consumi dovuta ad una minore crescita dei servizi sanitari. Nella sostanza l'anemica crescita del PIL americano permette di confermare la fine della recessione tecnica, dimenticando che oltre il 20 % dei consumi è stato sostenuto dagli incentivi alla rottamazione e che la spesa pubblica ha aggiunto due punti virgola sei alla crescita trimestrale. Inoltre senza i "first time home buyer credit", l'aumento di oltre il 18 % degli investimenti residenziali, rivisti al ribasso, non avrebbe permesso all'economia americana di assistere alla defibrillazione delle vendite di abitazioni esistenti. Tutto ciò nella sostanza ha rappresentato un contributo pari a zero per quanto riguarda il mercato del lavoro. Per gli amanti delle teorie inflative il "core personal consumptio deflator" è stato rivisto al ribasso all'1,2 %, per la seconda volta, significativamente lontano da quel 2 % che permetterà alla Federal Reserve di agitare ancora per molto tempo il fantasma della deflazione, anche se già c'è qualcuno che manifesta una sostanziale irrequitezza sul decennale americano. Nei primi sei mesi del prossimo anno vedremo se la Fed avrà il coraggio di dichiarare concluso il programma di acquisto di titoli MBS, vedremo se avrà il coraggio di lasciare liberi di seguire il loro destino i tassi ipotecari ora che incominciano a giungere a rinegoziazione una marea di mutui option ARMs e ALt-A. E' inoltre meglio non dimenticare, che nonostante la stagione di utili stratosferici, il sistema finanziario mondiale è attualmente sottocapitalizzato e gli ultimi vari financial stability report, parlano chiaro. Come vedremo nei dettagli nel post " dedicato" di fine anno, non è tanto un problema di riserve bancarie quello che può portare all'inflazione ma piuttosto la sostanziale e strutturale possibile insolvenza dello stesso sistema finanziario, che terrà a lungo con noi, il fantasma della deflazione. Se poi andiamo ad osservare le vendite comunicate dal Redbook Research Index nelle prime tre settimane di dicembre, scopriamo che sono si salite dell' 1,9 % rispetto allo scorso anno ( mese nel quale l'economia stava ancora digerendo la probabile fusione del sistema finanziario dopo la scomparsa di Lehman brothers) ma sono scese del 4,9 % rispetto alle vendite del mese scorso. Per essere il mese clou delle vendite natalizie, oserei affermare che è un pessimo risultato. E' importante tenere bene a mente che la capacità produttiva, il livello di utilizzazione degli impianti non potra più tornare per molto, molto tempo ai livelli degli anni 2000 e in maniera particolare a quelli recenti. Come abbiamo visto, di conseguenza gli investimenti delle imprese si sono diretti essenzialmente all'estero anche se continua il gioco di considerare ricchezza nazionale un prodotto magari costituito da una produzione avvenuta per larga parte all'estero. Inoltre credo che la dinamica delle scorte favorirà ben oltre le aspettative degli economisti la crescita del PIL nell'ultimo trimestre. Entro fine anno e i primi mesi del 2010, vedremo insieme a coloro che hanno sostenuto o vorranno sostenere Icebergfinanza, alcune mappe dal punto di vista tecnico e fondamentale che probabilmente ci aiuteranno a comprendere alcune dinamiche per il prossimo anno, per scegliere in maniera consapevole ognuno la sua rotta in " LA_QUIETE_PRIMA DELLA TEMPESTA ". In fondo è Natale e la magia finanziaria continua. Per sostenere ICEBERGFINANZA clicca qui sotto Icebergfinanza come un cantastorie che si esibisce nelle strade e nelle piazze delle città! La "filosofia" di Icebergfinanza resta e resterà sempre gratuitamente a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale! Non solo e sempre economia e finanza, ma anche alternative reali da scoprire e ricercare insieme cliccando qui sotto in .......... --> Postato da: icebergfinanza a dicembre 22, 2009 20:47 link commenti (3)

FINANZA/ Ecco perché la Cina conviene tanto all’Italia

Mauro Bottarelli mercoledì 23 dicembre 2009 Giornata di dati macro quella di ieri, caratterizzata da Borse che hanno cercato (e ci sono riuscite) di mantenersi in territorio positivo per il secondo giorno consecutivo nonostante lo scarso ottimismo che infonde l'indicatore principale giunto dagli Usa. È stata infatti rivista al ribasso la crescita Usa del terzo trimestre: +2,2% è il dato definitivo a fronte di una stima del 2,8% per lo stesso periodo; un anno fa, lo stesso trimestre aveva segnato un +0,4%. A fronte di questa rivisitazione, è giunto poi il dato sulla vendita di case esistenti salito al livello più alto da 3 anni a questa parte: non fatevi ingannare, il picco è frutto dell’ulteriore crollo del prezzi e dal credito d’imposta offerto dal governo come misura di stimolo. Il dato depurato dal tendenziale stagionalizzato sarebbe tutt’altro che da record ma tant’è. Venendo all’Italia, il dato per noi più interessante rimane quello offerto dalle presentazione dei risultati del commercio estero italiano verso paesi extra Ue che ci invia un segnale di trend molto chiaro: i mercati asiatici trainano l'export italiano. Dopo la flessione di ottobre (-9,1% su dati destagionalizzati), riprendono infatti quota a novembre le vendite di prodotti italiani sui mercati extra-europei (+2,6%): nel periodo gennaio-novembre 2009, si riduce di 17,8 miliardi di euro il saldo negativo verso i Paesi extra-europei rispetto allo stesso periodo del 2008 e si attesta su 3,6 miliardi di euro. Si tratta di un deficit di gran lunga inferiore a quello dei nostri principali partner europei (fatta eccezione per la Germania): fino al mese scorso, infatti, Francia e Regno Unito presentavano un disavanzo rispettivamente di 14,8 e 44 miliardi di euro. «Stiamo verificando che i mercati più lontani, meno colpiti dalla crisi economica e in cui il Pil continua a crescere a tassi di incremento elevati, danno nuova benzina alla crescita delle nostre esportazioni al di fuori dell'Unione Europea - affermava ieri Gaetano Fausto Esposito, Segretario Generale di Assocamerestero, commentando i dati Istat sul commercio estero -. I Paesi extra-Ue detengono infatti una quota del 41% dell'export complessivo e verso di essi si dirige un quarto delle nostre aziende fino a 49 addetti». In particolare, la nostra presenza in India (+22,8%), Turchia (+18%) e Cina (+8,6%) registra, a novembre, gli incrementi più consistenti, tanto che in un anno la quota complessiva di questi Paesi sull'export italiano in ambito extra-UE passa dal 10% al 13%. Nel mese di novembre, il settore che registra la migliore performance è quello chimico-farmaceutico (+21,6% rispetto allo stesso mese dello scorso anno): il dato congiunturale mostra invece, a fronte di un calo generalizzato, la ripresa dei mobili (+4%) e della meccanica (+1,4%). Insomma, la nostra vocazione non cambia. Anzi. E restano i mercati asiatici la piazza migliore verso cui guardare: colgo quindi l'occasione per rispondere, in questa sede, a un lettore che ieri mi chiedeva conto rispetto una potenziale incoerenza di giudizio proprio sul Dragone Rosso e la sua capacità di guidare la ripresa mondiale. Ritengo, infatti, ancora irrealistico il dato di crescita fornito dalle autorità cinesi e penso che, oggettivamente, si stia ingolfando il mercato con una quantità di denaro potenzialmente a rischio bolla, ma questo vale per la prospettiva - già citata - di guidare la ripresa a livello globale: nel mio articolo di ieri si parlava di una potenzialità di spesa immediata di assets europei a rischio per l'impennarsi dei debiti pubblici da parte dei grandi player cinesi, giudizio che continuo a ritenere coerente perché nel breve-medio termine Pechino può fare la differenza. Far ripartire il motore globale è altra cosa, visto anche il rapporto simbiotico che lega la Cina e gli Usa sotto forma di detenzione dei titoli di debito statunitensi da parte di Pechino: la situazione Usa peggiora continuamente a livello di deficit commerciale e federale. Appare in questo caso sì irrealistico che la Cina - legata mani e piedi ai destini dell'America se non vuole vedere messe a repentaglio le proprie riserve di investimento indicizzate in bond Usa - possa trasformarsi in motore. L'indicatore principale a sostegno di questa tesi è il rally dell’oro, schizzato in alto perché il Fondo Monetario Internazionale, forse nella illusione di abbassarne il prezzo mondiale, ne ha messo in vendita 430,3 tonnellate. Immediatamente proprio Cina, India, Russia e alcune Banche Centrali europee si sono precipitate a comprarlo. Soprattutto l’India, che s’è accaparrata 200 tonnellate del metallo, ben felice di scambiarlo contro i suoi dollari Usa in eccesso: ha pagato 6,7 miliardi di dollari per quell’oro. Il motivo ufficiale fornito dalle autorità indiane è il seguente: «Le economie di Usa e Ue sono collassate». Di più. È di ieri la notizia in base alla quale la China National Petroleum Corp (CNPC) si è assicurata la proprietà e i diritti esclusivi del progetto di oleodotto da 771 chilometri per il trasporto del greggio tra Cina e Myanmar. La sigla dell'accordo è avvenuta nel fine settimana a Naypyitaw, alla presenza del vicepresidente cinese Xi Jinping e di Maung Aye, il numero due della giunta militare della ex Birmania, secondo quanto riferisce sul web la compagnia statale cinese. La “pipeline” partirà da Madeira, sulla costa occidentale del Myanmar e attraverso gli stati Rakhine, Magway, Mandalay e Shan arriverà nella località cinese di Ruili nella provincia Yunnan. Nei primi stadi avrà una capacità di 12 milioni di tonnellate di greggio all'anno: la Cina è il quarto investitore straniero in Myanmar con un totale di 1,3 miliardi di dollari annui e gli scambi commerciali tra i due paesi vicini hanno raggiunto i 2,6 miliardi di dollari nel 2008. Insomma, è ad Est in questo momento la maggiore prospettiva di crescita per economie come la nostra con vocazione all’eccellenza e all’export, motivo per cui nonostante il debito pubblico che ha toccato vertici record l’Italia resta il paese che meno pagherà il prezzo che le agenzie di rating intendono imporre ai paesi Ue con l’anno nuovo. Portarci a una logica di peg con l’euro significherebbe tramutarci nei dominatori del mercato dell’export, logica che non farebbe comodo a nessuno. Qualche via d’uscita dalla crisi - almeno in questo momento di emergenza del credito e della disoccupazione - esiste quindi: occorrerebbe continuare a investire in qualità e lavoro e non in aiuti statali e vecchie ricette desuete. Speriamo che il 2010, anno che si prospetta durissimo, veda prevalere questa strada.