Overdose di debito

La riunione straordinaria dei ministri dell’economia dell’Unione Europea a Bruxelles rappresenta la conferma della gravità della situazione economica attuale, una situazione precipitata nell’ultima settimana. E’ oramai chiaro che ci troviamo dinnanzi alla conclusione di un lungo percorso, un processo distruttivo irreversibile che si tenta di far durare il più a lungo possibile. Nei giorni appena trascorsi, osservando l’andamento dei mercati, abbiamo avuto conferma che dietro le quinte delle transazioni finanziarie si stanno affrontando guerre e battaglie di cui noi osservatori esterni poco riusciamo a comprendere, e le mosse dei governanti e dei governatori tradiscono chiaramente il panico che come una scura e bassa nube aleggia sopra le loro (e soprattutto le nostre) teste. Seguendo quindi l’esempio americano, anche i vertici dell’Unione europea hanno deciso di rispondere all’aggravarsi di una crisi causata dall’eccesso di debito con l’immissione di ulteriore debito; pare che si stia preparando un piano da 600 miliardi di euro, da utilizzare a favore delle nazioni che rischieranno il collasso, come successo alla Grecia nelle settimane scorse. Così, se una persona fa uso di eroina col passare del tempo sentirà il bisogno di assumere una quantità sempre maggiore della sostanza da cui è dipendente. Mano a mano che accrescerà la quantità della dose assunta aumenterà anche le possibilità di andare incontro ad una morte precoce, circostanza a cui non potrà sfuggire. L’eroinomane, quindi, ha solo due possibilità di scelta: può tentare di disintossicarsi, affrontando un percorso duro e doloroso, quasi insostenibile, fatto di lunghe sofferenze ed estenuanti crisi di astinenza, oppure può continuare a drogarsi aumentando costantemente le dosi, andando così incontro a morte certa. I nostri governanti hanno scelto la seconda possibilità, ed hanno deciso di “curare” le sorti dell’economia debito-dipendente con iniezioni di ulteriore debito, in dosi ancora più massicce. E l’economia, come il povero tossicomane, troverà le forze per rialzarsi ancora per un poco, forse, aspettando il giorno della dose letale. si veda anche: - Questo è il picco della crisi, Il Grande Bluff - Il più grande spettacolo della storia umana, Informazione Scorretta - Ordo ab Chao, Il Cigno Nero

materializzato da Santaruina alle ore 01:29 | link | commenti (11) trattasi di: crisi economica

Il Nodo Gordiano, ovvero: Quis custodet custodes?

Pubblicato da Pietro Cambi alle 17:07 in Finanza, Vita quotidiana, politica

soldato

La Banca Europea si accolla l'onore/onore di sottoscrivere fino a 700 miliardi di euro di Buoni del tesoro e/o altri titoli di stato degli stati membri. Il mercato gioisce, esulta, rimbalza, resuscita, i politici si compiacciono, si congratulano, si allietano.

La gente normale tira un sospiro di sollievo, alla constatazione che l'immane tir che stava per spiaccicarla contro il muro è per il momento passato oltre, in un turbinio di foglie morte sollevate.

Certo: qualche moscerino ed addirittura un povero maialino, che voleva vedere il mondo, sono rimasti spiacciati sul parabrezza e(o sotto le ruote del colossale veivolo, ma sono cose che succedono.

Quel che conta è che, alla fin fine il severo guardiano posto alla difesa del sacro graal, secula seculorum, abbia sollevato lo spadone calandolo, novello e redivivo Alessandro, a recidere d'un colpo le tetre spire di un garbuglio di cui non si vedevano i capi. Una cosa del resto ovvia, che avrebbero dovuto e potuto fare un mese fa, evitando cosi il can can di questi giorni.

Quindi?

Tutto bene? Direi di no.

Per il banal motivo che intanto questo si tradurrà ed anzi si sta già traducendo in una maggiore esposizione di TUTTI i paesi europei, compreso il nostro.

Certo: si tratta, in fondo in fondo, di un investimento che può essere ritenuto vantaggioso, almeno fino a che il tapino che accede a questi finanziamenti non collassa del tutto, schiantato dalle rivolte di piazza o dal peso economico sostanzialmente intenibile di suo ed ancora di più per un paese già inguaiato.

Appunto: vedete da voi che le misure draconiane che si vogliono imporre, per intanto, alla Grecia, non sono accettabili e non sono nemmeno funzionali. Distruggono l'economia reale di un paese, perchè sono misure puramente monetarie/finanziarie che di per se non cambiano nulla, ne eliminano, i motivi del dissesto che ha portato quel dato paese in quella situazione.

Il Guardiano, più che calare lo spadone, una volta autorizzato, non può fare.

Ma il guardiano dovrebbe essere guidato e comandato da qualcuno con un poco di visione strategica.

Questa non solo manca, mi pare di palmare evidenza, ma è ugualmente assente anche quella tattica, visto che l'ordine è stato dato quando il nodo era al limite delle capacità di un pur poderoso energumeno.

Il nodo è stato tagliato.

Il debito di pochi viene trasferito sulle spalle di molti.

Questo vale a scala di singoli individui e di singoli paesi

L'America, per bocca del suo Presidente ci applaude, ma in realtà abbiamo appena fatto, alla scala di nazione, lo stesso errore che hanno fatto gli Stati Uniti sulla scala di isituto bancario.

Per difendere una istituzione finanziaria, si fa pagare un prezzo altissima alla Società reale.

Un prezzo ed un conto che verranno presentati in un futuro non lontano, data l'insostenibilità, anche su scale non lunghe, della situazione.

Non si cambiano le regole no nsi fermano le armi di distruzione di massa economica, i CDS e le altre analoghe e piu' complesse.

I mercati rifiatano ma il cancro è sempre li, il nodo tagliato teneva la saracinesca di una gabbia da cui cominciano ad uscire le bleve, ancora più convinte di prima.

Fuor di metafora ( ed un poco in fretta): ora che la Banca Europea ha posto 700 miliardi di euro a garanzia, viene voglia di fare lo stesso gico di nuovo, senxza paura di macellare la vacca.

http://crisis.blogosfere.it/2010/05/il-nodo-gordiano-ovvero-quis-custodet-custodes.html

E ORA, CHI PAGA ?

Data: Lunedì, 10 maggio @ 06:52:44 CDT Argomento: Economia DI FELICE CAPRETTA informazionescorretta.blogspot.com Euforiche le borse mentre scriviamo rimbalzano tutte in area positiva. Il comportamento ricorda il paziente maniaco-depressivo, probabilmente non a caso. Le borse stanno rimbalzando perchè ieri, nel cuore della notte e dopo 14 ore di riunione, l’Ecofin ha partorito le misure di salvataggio della zona euro. Si tratta di poco più che una grida manzoniana. Il programma di salvataggio vale 720 MLD EUR, praticamente un trilione di dollari. Anche se...guardando nel dettaglio la decisione dell’Ecofin, ci ricorda improvvisamente di qualcosa di già visto su due fronti: da una parte, ricorda molto da vicino il TARP di Hank Paulson, ex Goldman Sachs, all’indomani del crollo di Lehman Brothers. Dall’altra, ci ricorda il salvataggio in extremis delle sponde greche fatto dall’Unione Europea. Si tratta in pratica dell’impegno da parte degli stati a sborsare 440 MLD EUR, più 220 MLD EUR da parte del FMI, più qualcosina dalla Commissione Europea. Più, l’impegno della BCE ad acquistare titoli di stato dei paesi in difficoltà. Tre cose: 1) Gli accordi sono da definire, come per la Grecia, su base bilaterale. Vale a dire che, se il Portogallo affonda, ci saranno Italia e Germania e Francia etc che presteranno soldi al Portogallo. Non c’e’ una istituzione o un fondo unico che si occupa dell’erogazione degli aiuti. Fortunatamente non ci sarà, dunque, un altro capobastone con un enorme potere che esercita con i soldi dei cittadini europei. Questo, per contro, è foriero di una generalizzata lentezza di erogazione dei salvataggi in caso di necessità (mettete daccordo 8 stati, se ci riuscite). Se credete nell’euro, questa lentezza di risposta è uno svantaggio. Se non credete nell’euro, è un vantaggio. 2) E ora, chi paga? Il più grosso dubbio che ci attanaglia è il solito: visto che nessuno ha spiegato da dove spunteranno questi 440 e passa mila miliardi di euro, dobbiamo presumere che arriveranno da altro debito. La qual cosa, come ormai sappiamo, consiste nel scavare una buca più grande per coprire una buca più piccola. Prima o poi tutti i nodi vengono al pettine. 3) E ora, chi stampa? La BCE, contravvenendo al principio del Trattato che sancisce la proibizione di prestiti dalla BCE agli Stati Membri, si impegna ad acquistare titoli di stato e obbligazioni dagli stati e dalle aziende a rischio dell’eurozona. Il che ci riconduce all’affermazione precedente: e ora, chi paga? La BCE percorre la folle strada già percorsa dalla Fed di Bernanke: stampare denaro, tanto denaro. Che tanto, finchè l’economia rallenta e va in deflazione e le banche non prestano, non c’e’ il rischio di avere immediatamente iperinflazione. E’ così, è la solita ricetta già vista. Un’economia affossata dal debito, in crisi di debito, a cui viene addossato altro debito. Solo un modo per rimandare in là di qualche ora cio’ che è inevitabile, e peggiorare ed ingigantire il botto finale o la lunga discesa senza freni. I mercati festeggiano l’Unione che rimette nel congelatore la cena già decotta, congelata nel 2008, scongelata più volte passando per Dubai, e poi ricongelata, infine scongelata settimana scorsa con un odore di marcio che non si sa. Mai ricongelare una cosa scongelata, lo diceva sempre la mamma. Perchè nel frattempo continua a marcire, e quando si scongela è da buttare. Certo, mentre è lì nel freezer sembra normale. Fino a quando non si scongela di nuovo Fino a quando la corrente non salta. Fino a quando... Fino a quando... Finchè dura. Saluti felici Felice Capretta Fonte: http://informazionescorretta.blogspot.com Link: http://informazionescorretta.blogspot.com/2010/05/euforiche-le-borse-mentre-scriviamo.html 10.05.2010 Titolo originale: "Ecofin, i risultati "
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Bollettino di guerra, I. (Do ragione a Uriel, siamo dentro la WWIII zio )

Einstein scrisse che non sapeva come si sarebbe combattuta la terza guerra mondiale, ma di certo la quarta si sarebbe combattuta con le clave. A quanto pare sbagliava: la terza guerra mondiale si sta combattendo con armi finanziarie, e quindi e' probabile che gli arsenali siano ancora li' al momento della quarta. Ciononostante, meglio concentrarsi sulla terza, visto che e' in corso.
Come prevedibile, la Grande Zia tedesca, al secolo Angela Merkel, e' uscita malconcia dalle elezioni qui nella NRW. E' successo, contrariamente a quanto pensano in molti, per motivi storici. Nel dopoguerra, per 39 anni di fila la NRW e' stata in mano ai socialisti, cioe' alle sinistre. Si trattava quindi di una specie di Emilia Romagna. Poi e' stata conquistata dalla CDU, con margini risicati, e le consultazioni dello scorso weekend sono finite 91 seggi per la SPD e 91 per la CDU: poiche' la somma dei seggi con quelli dei verdi permette di governare, di fatto la NRW aspetta i verdi per sapere chi la governera'.
L'equilibrio raggiunto, pero', cambia la ratio di una delle camere , e quindi probabilmente se la Merkel vorra' governare la NRW dovra' per forza concedere qualcosa al governo. Oppure, mollare i liberali e tornare allo stato precedente alle scorse politiche.
Questo blocca gli aiuti alla Grecia? Non si sa. Di per se', in ogni caso le banche tedesche hanno bisogno di aiuto, e il default greco le spaventa.
Di base, l'euro e' quasi destinato a scomparire, o a rimanere una moneta molto debole, a meno che Trichet non riesca a mettere da parte la sua paranoia per l'inflazione e fare cio' che hanno fatto le banche americane per diversi anni: stampare soldi. Quello che potrebbe fare e' stampare qualcosa come 500 miliardi di euro, al prezzo di un'inflazione nell'eurozona sino al 2.7%, e comprare titoli a iosa, come ha fatto la FED americana in passato. Con il contributo dell' FMI si potrebbe arrivare a coprire sino a 750 miliardi. Piu' che sufficiente per Gracia, Portogallo , Irlanda e Spagna, insufficiente per coprire anche Belgio e specialmente Italia. Gli UK, viste le parole di Cameron, dovranno cavarsela da soli, se come penso a breve inizieranno a ballare.
Ma questa guerra pone diverse incognite.
  • Per quanto tempo la guerra rimarra' finanziaria? Gia' oggi diversi governi dell'eurozona, come quello svedese, hanno iniziato a parlare chiaramente: bisogna fermare gli speculatori bloccandoli. Bello, ma si tratta di aziende americane, e quindi l'unico deputato a farlo sara' Obama. Prima o poi, qualcuno avra' il coraggio di alzare la voce e dire "Obama fermi questi idioti prima che ci mandino al disastro tutti, USA compresi" . E siccome Obama dira' di no, le conseguenze politiche saranno inevitabili. Prima o poi e' ovvio un deterioramento delle relazioni diplomatiche con gli USA, perche' se l'euro resistesse troppo il danno avverrebbe dal lato americano.
  • Per quanto tempo saranno credibili i CDS? L'unica cosa certa e' che piu' passa il tempo piu' la speculazione fa danni alle economie nazionali. Ma il danno alle economie nazionali si ripercuote sul rating, e il risultato e' "ancora piu' CDS". Molto bene, ma quanto possono restutuire, i fabbricanti di CDS? Il CDS pretende di essere un'assicurazione, ma perche' lo sia occorre che sia credibile l'affermazione di fondo: in caso di crash, siamo capaci di rifondere i CDS. Come ogni assicurazione, occorre che abbia i soldi per pagare. Ma gli attuali emittenti di CDS sul mercato americano NON hanno le risorse che servono a pagare tutti i CDS che hanno emesso. Ci si puo' illudere di vendere euro per procurarsi dei CDS se si pensa che i CDS siano piu' solidi dell' Euro. Ma non c'e' alcun accordo per il quale la BCE debba rifondere i portatori di CDS, che dovranno rivolgersi su chi li ha emessi. E' abbastanza ovvio che oltre una certa cifra i CDS non saranno credibili. A quel punto, il primo che grida "i CDS sono carta straccia", succede un casino.
  • Quanto dureranno gli inglesi? Una delle peggiori situazioni debitorie al mondo e' quella inglese. Come se non bastasse, il nuovo governo e' , per gli standard locali, straordinariamente debole. Inoltre, ha una moneta forte che si puo' deprezzare anche di molto, permettendo succose speculazioni. Ultimo, non puo' chiedere aiuto all'eurozona per motivi politici.E' abbastanza chiaro (e non sarebbe la prima volta) che prima o poi i cugini americani inizieranno a divorarli. E, se le voci sulla formazione del governo e sul suo futuro sono corrette, sara' piu' prima che poi. Un governo lib-dem + tory ha la possibilita' di vita di un pollo che attraversa la strada, circa. Magari vivra' anche, ma Clegg puo' rimanere libdem solo indebolendo Cameron, e Cameron puo' governare solo annacquando Clegg. E nessuno dei due puo' permettersi una cosa simile. Gli speculatori noteranno la debolezza inglese e inizieranno a cannibalizzare i cugini.
  • Quanto durera' ancora il WTO? Nessuna delle premesse del patto WTO sta venendo mentenuta nel medio e lungo termine, e nessuno dei vantaggi del patto sembra materializzarsi. Qualsiasi contromisura si usi per evitare nuove speculazioni, cosi' come il maxipiano europeo per difendere l'euro, stanno andando contro a tutto quello che il WTO si proponeva. Interventi governativi o sovragovernativi che siano, come l'intervento della BCE, il rafforzamento di Basilea (c'e' il meeting in corso oggi) , la discussione sulle aziende di rating, tutto fa pensare ad un atlantico che si espande, e ad un pacifico che e' sempre piu' una muraglia cinese contro il nordamerica. Non si vede piu' che vantaggio abbiano Russia e Cina nel WTO, e prima o poi qualcuno lo fara' notare ai rispettivi governi.
Sono ancora molti i fronti nei quali la guerra si puo' espandere. Sinora e' semplicemente una guerra USA-UK contro Eurozona. Esistono due scenari possibili, ambedue terrificanti.
  • Gli USA vincono. Dunque, la zona euro crolla. Per gli USA sarebbe una ben strana vittoria. Perche' se si spezza la zona Euro, alcune nazioni si sposteranno immediatamente nell'orbita russa per avere energia e rilanciare l'industria. Con le deboli monete che ne uscirebbero, avrebbe sempre piu' senso comprare dai russi, che hanno una moneta non troppo avvantaggiata. Inoltre, la UE era il bastione dell'ideologia globalizzatrice, e la prima realizzazione pratica di moneta senza stato , banca centrale senza stato, finanza senza stato. Crollata quella, nel coacervo di nazionalismi e di protezionismi che ne deriverebbero, i primi a farne le spese sarebbero proprio i vincitori. Un altro pochino di nazioni europee finirebbero immediatamente nell'area della finanza islamica, e se anche non e' il caso dell' italia (gia' prenotata dai russi) per gli USA non e' certo una bella notizia.
  • Gli USA perdono. Significa che l'euro resiste, e gli speculatori la prendono in saccoccia. In quel caso, ci sara' un grosso calo dei CDS, e le aziende che dovrebbero restituirli non hanno la liquidita' per restituirli. Non e' credibile che la finanza USA sia capace di reggere questo colpo, e il risultato sarebbe il botto degli emettitori di CDS dal loro lato. Oggi i CDS stanno andando a ruba, ma se l'euro dovesse sopravvivere, e il fuoco di fila non puo' durare in eterno, dovranno abbassarsi di prezzo. Il che significa che si cerchera' di capitalizzarli prima. Ma iCDS non possono venire pagati tutti, chi li ha emessi non ha la solvibilita'.
In entrambi i casi, ci sara' una grossa crisi finanziaria, dovuta allo sgonfiarsi improvviso di alcuni dei "master of the universe", che sono guidati da un appetito di breve termine e non capiscono di stare minando il proprio futuro nel medio e lungo termine.
Esiste anche una possibilita' di pareggio? No. Perche' succeda occorrerebbe che gli USA cambino molto la loro etica, che oggi come oggi e' un'etica da gangster della finanza. L'intera economia americana e', ormai, un'economia della frode, e non e' possibile separare la frode dall'economia buona: e' come se gli USA fossero un cane fatto , ormai, solo di zecche: solo lo strato di pelliccia e uno scheletro spolpato lo fanno sembrare ancora un cane. Ma e' solo un sacco pieno di zecche.
Non credo Obama possa fare qualcosa per riformare un'economia che avrebbe bisogno di un "reset", che la struttura paramafiosa del loro parlamento, basato sulle lobbies e quindi sul conflitto di interessi, non puo' reggere.(1)
IN definitiva, quindi, comunque vada all'economia occidentale spetta un decennio di crisi. Ovviamente, nel frattempo tutti gli altri paesi (Cina, India, etc) cresceranno, anche se piu' lentamente. L'occidente si sta cannibalizzando, in definitiva, per colpa di quei gangster con un vestito alla moda che chiamiamo "superpotenza".
E l'Italia?
Berlusconi ormai gira con un giubbotto della marina russa, un corpetto antiproiettile made in Mosca e meta' della sua scorta beve vodka. I patti tra ENI e Gazprom e il resto delle cooperazioni in atto sono di dimensioni tali, ormai, che anche un eventuale prossimo governo non potra' staccarsene. Del resto, non essendoci alternativa, perche' dovrebbero staccarsene?
Se nessuno lo fa cadere e nessuno lo uccide (del resto non si muove piu' nemmeno tanto per il mondo come un tempo, e' chiaro che teme per la sua incolumita': al massimo va a Mosca, il che la dice lunga sulle "rotte sicure") , essenzialmente Berlusconi riuscira' a tenere l'asse orientato verso Mosca quel tanto che basta per compensare l'influenza militare americana, che invece non puo' che diminuire. Entro breve, la Nato iniziera' a soffrire un "minore impegno dei soci", e probabilmente se le cose continuano cosi' inizieremo a vedere il disimpegno degli alleati NATO in Afghanistan gia' quest'anno, con un certo disappunto USA.
Sempre, come penso, che la quinta colonna USA non faccia il suo mestiere. Ma se ho visto bene, evidentemente in italia esiste qualche forza capace di prenderli per il bavero e costringerli a remare dalla parte giusta almeno nei momenti di crisi: nei giorni di Picco, persino i servi del "partito del Times" di Repubblica hanno tenuto il becco chiuso e si sono uniti all'artiglierie contro le agenzie di rating. Quale sia questa mano cje ha cambiato le idee di Repubblica non e' dato saperlo,e mi auguro che non si sia dovuto ammazzare nessun cavallo giusto per infilarlo in un letto.
Dopotutto, al nostro paese i cavalli non hanno fatto nulla di male, voglio dire.
Uriel
(1) E' curioso che i giornali USA, che vivono in un mondo basato sul conflitto di interessi , cioe' sulle Lobby, insistano sul conflitto di interessi di berlusoconi. Negli USA, Berlusconi non poteva entrare in politica: vero, ma poteva fare come tutti, e comprare un pochino di parlamentari per fargli le leggi ad personam. Cosa che negli USA avviene ogni giorno, come parte dell'ordinaria amministrazione: il parlamento USA non e' altro che la rappresentazione degli interessi dei potentati economici, ratificati poi dal cittadino.

E alla fine l’Europa sceglie di monetizzare

Come ampiamente sintetizzato nei post degli ultimi giorni, le vie di fuga dalla situazione che ci stava travolgendo erano due: quella di lasciar saltare il più ordinatamente possibile chi non ce la faceva più, oppure quella di monetizzare il debito e provvedere ad un nuovo, ennesimo, bailout.

Si è scelto di monetizzare, e di spostare più in alto ancora l’asticella: l’insolvenza dei debitori sub-prime si è trasformata in debito da crisi per le banche, salvate dagli Stati; i più deboli di questi si sono ritrovati con livelli di debito da crisi, e sono stati salvati dal Fondo Monetario Internazionale e altri enti sovranazionali.

Mancando la possibilità di rivolgersi al fondo intergalattico di Alpha Centauri (che tra l’altro -garantisco io- risponderebbe con una pernacchia) il tutto tornerà all’unico soggetto che potrà compensare il montante debito: l’essere umano.

Ci vorrà ancora qualche tempo, durante il quale la percezione che il rischio premia sempre dovrebbe prevalere. C’è sempre ‘qualcuno’ che ci pensa, che ti salva. Durante questo periodo i blog di chi avvisa dei rischi di questo atteggiamento saranno ricoperti di etichette da “allarmisti” “catastrofisti” “disfattisti”. Vorrei sentire il TG stasera dire che la Borsa è volata oggi per operazioni speculative… ma qualcosa mi fa dubitare che succederà, a vantaggio di rassicuranti descrizioni sulla bontà e l’efficacia del piano di risanamento che ha “convinto” il mercato. Guai a parlare di ricoperture, short squeeze, ecc…

Stultus est dicere putabam. E’ da sciocchi dire “pensavo che…” : il conto continua ad essere spostato, rimandato, ribaltato e gonfiato. Ma se il debito creato è figlio di un livello di vita al di sopra delle possibilità, l’unica via per femare la spirale del debito crescente è abbassare il tenore di vita. Volontariamente. Oppure, forzatamente, il mercato ci costringerà a farlo. Tutto è più semplice se viene imposto, è forse questa la questione?

http://bimboalieno.altervista.org/?p=825

Piano Salva Euro: prima tappa di un lungo calvario

720 miliardi di Euro. Viene deciso lo stanziamento di un grosso capitale a sostegno della crisi europea. ma questa non è che la prima puntata...

10 maggio 2010, ore 1:31
48 Commenti »

Inutile negarlo. E’ solo una questione di ore. Il piano che definirei “salva Euro” è la cosa più normale che possiamo aspettarci dall’incontro di Bruxelles, un incontro che probabilmente sarebbe già terminato se non fosse arrivato l’incidente del rappresentante tedesco, preso da malore e prontamente sostituito. Un intervento da 600 miliardi di Euro, diviso tra garanzie, prestiti vari garantiti da e linee di credito. Una valanga di soldi. Chiamiamolo pure il europeo, se preferite. Ma è una cosa che arriverà. Il motivo è molto semplice. Quanto sta accadendo in Europa ora, è la versione “governativa” della crisi subprime vista dodici mesi fa negli USA. L’Europa lo ha capito e vuole intervenire con lo stesso metodo. Innanzitutto con un segnale chiaro: l’, anche se non esiste nella pratica, anche se è stata fatta senza tenere in considerazione tutto quanto poteva accadere, anche se è lacunosa e guidata da un Patto di Stabilità da rivedere completamente, dicevamo l’ c’è e vuole continuare ad esistere. La cifra messa in gioco, 600 miliardi, proposta dalla presidenza (ma tu guarda…) spagnola, è un po’ maggiore diquella proposta invece dalla Germania e sta anche a significare che si farà il possibile per evitare il crack finanziario europeo. Questo Fondo dovrebbe poggiarsi su un articolo del famoso Trattato dell’Unione Europea , il 112, dove si dice chel’UE può aiutare gli stati in difficoltà. Quindi non viene esclusa la possibilità di creare un serbatoio dove andare a depositare i fondi necessari per sorreggere i paesi in crisi. Quindi tutto sembra quadrare perfettamente. L’intenzione dei paesi di sorreggere l’Euro e l’ sembra più che chiara. I fondi sembrano ormai decisi. L’indebitamento dei paesi membri lieviterà ulteriormente. ma che ci volete fare. non può volere l’uovo e la gallina… La Gran Bretagna si è detta subito fuori e ha preferito (…diciamo così) chei panni sporchi si lavassero nelle case dei Paesi Membri. Forse sarebbe meglio dire che la Gran Bretagna ha già tanti problemi a casa sua e non potrebbe permettersi grossi sforzi.

Aggiornamento: ore 08.00

Varato piano da 720 miliardi di Euro

Oltre le previsioni! Nella notte arrivata la conferma. Un piano da 720 miliardi di Euro, compartecipate dal Fondo Monetario Internazionale, con un obiettivo primario: proteggere l’Euro dalla specualzione e difendere i paesi più deboli.

Inoltre vengono chiesti anche nuovi sacrifici a Spagna e Portogallo, i due Paesi considerati maggiormente a rischio in questa fase. E annunciate ”misure significative” da parte della Bce. Si tratta di un piano di salvataggio senza precedenti, a cui si e’ arrivati dopo una giornata in cui si sono susseguiti i contatti tra le varie capitali europee, con decine di bilaterali e due conference call a livello dei Paesi del G7.

Prendiamo la notizia direttamente dal sito dell’Ansa:

Nel pacchetto ci sono poi 440 miliardi che dovrebbero prendere la forma di prestiti bilaterali da parte degli Stati membri della zona dell’euro, sul modello del piano salva-Grecia. Nel dettaglio, si prevede che la quota dell’Fmi rappresenti la meta’ di quella messa in campo dagli Stati membri, cioe’ fino a 220 miliardi. Per questo l’ammontare complessivo del fondo potrebbe arrivare fino a 720 miliardi. (…) “Un lavoro fato bene”: così il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha commentato l’accordo raggiunto all’Ecofin sul piano per venire incontro agli Stati della zona euro in difficoltà. Tremonti ha anche annunciato che è stata anticipata a mercoledì prossimo, 12 maggio, la prima riunione della task force Ue che dovrà riformare il Patto di stabilità e di crescita, guidata dal presidente della Ue Herman Van Romouy e composta dai ministri delle finanze di 27 e dai vertici di Commissione Ue e Bce. “Fino a due ore fa – ha spiegato Tremonti – hanno partecipato al negoziato anche i capi di Stato e di governo collegati telefonicamente. Alla fine è stata trovata una soluzione, soprattutto – ha sottolineato – grazie al contributo di Francia, Germania e Italia. E’ stata trovata una soluzione – ha concluso – che adesso vedremo se funzionerà con le Borse”.

Comunque sia, questa notizia darà sicuramente fiducia ai mercati e all’Euro. Ma non illudiamoci. La strada da fare è ancora lunga e tortuosa. Questa è una prima toppa messa dall’ per arginare le falle. Ma ce ne vorranno altre. Intanto rilassiamoci e vediamo che succede oggi sui mercati.

Allegato: la reazione del future SP 500 alla notizia (ore 08.30)

STAY TUNED!

Euro a 1,80?

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Molti si stanno affannando a celebrare la morte dell’euro. Noi non siamo d’accordo e andiamo controcorrente. Con l'ipotesi che circola attualmente, l’euro verrebbe meno al ruolo per cui è stato creato, cioè traghettare i potenti, gli speculatori, i mafiosi, su di un’altra valuta perché il dollaro ormai non è più sostenibile a causa delle cure di Greenspan prima e di Helicopter Benrnanke, soprannominato così per la sua famosa dichiarazione di stampare e distribuire dollari dall’elicottero se fosse stato necessario. A giudicare dalla incredibile produzione di massa monetaria dell'ultimo periodo, ha tenuto fede alle promesse.

Adesso l’impero di carta sta per crollare sui suoi stessi abusi, non prima però che chi conta si sia messo in salvo e a questo scopo è stato creato l’euro.

Per la sua creazione si è pagata una cambiale alla Germania, data dalla ricompensa per aver accolto la Germania dell'Est a sue spese e aver così fatto crollare l'Unione Sovietica, consentendogli di annettere gli altri paesi, non militarmente, ma finanziariamente agganciando le valute nazionali ad un euro costruito come un guanto sul marco tedesco e mettendo parametri strettissimi ai paesi in modo che le quote di esportazione sarebbero cadute tutte, come pere mature, nelle mani della Germania.

In questo periodo però si doveva ultimare il passaggio all’euro, ma il dollaro stava sprofondando e nessuno dava più credito alla valuta americana, ed era chiaro a tutti che l’America non poteva continuare a farsi finanziare dai creditori, Cina in particolare e allora si è spostato l’attenzione su alcuni paesi più deboli nell'area euro a causa del loro debito e dell’affanno per mantenere assurdi parametri imposti dai trattati. il tutto naturalmente per permettere di ultimare il traghettamento verso l'euro; finita questa fase si lascerà il dollaro alla sua sorte.

Il temporaneo indebolimento dell'euro incontrava anche il favore della Germania che così aumentava il suo vantaggio riuscendo ad esportare in tutto il mondo e prendere così risorse importanti per il proprio risanamento. Questo può spiegare anche l'atteggiamento intransigente della Germania che così facendo ha protratto e aumentato l'indebolimento dell'euro favorendo i suoi conti con l'estero. La bce dal canto suo ha trovato il modo, vedi i pacchetti per salvare l’area euro, per imporre misure draconiane a quei paesi in difficoltà indirizzandone le scelte e quindi di fatto impossessarsene definitivamente.

Secondo il nostro parere oggi siamo molto vicini alla fine del passaggio dal dollaro all'euro e prossimi ad un nuovo e potente rafforzamento dell'euro.

Questo lo deduciamo dal fatto che molto probabilmente è finito il ciclo decennale dell’euro e il doppio minimo costituisce una poderosa figura rialzista che, se confermata, farebbe iniziare il nuovo ciclo decennale per l’euro.

Questo molto probabilmente porterà anche beneficio temporaneo alle borse europee che beneficeranno di investimenti da chi detiene dollari a causa del beneficio del cambio e permetterebbe alle borse di mettere in atto una distribuzione, in parole povere vendere agli ultimi allocchi, con tutto il rispetto per il simpatico animale, prima di un nuovo e definitivo crollo.

In questa fase si prospettano anni in cui questo sistema economico basato su debito, avidità, egoismo, paura e sopraffazione vedrà il suo termine. A noi la difficile responsabilità, data dalla conoscenza dei meccanismi economici e finanziari, di creare i presupposti, partendo dal basso e specialmente agendo sulle nostre economie locali, affinché il nuovo ciclo che inizierà presumibilmente nel 2013, abbia fondamenta totalmente diverse.

Sì, fermiamo la speculazione. E sospendiamo pure la legge di gravità

Non è solo il dibattito pubblico sul dissesto degli “anelli più deboli” dell’euro a lasciare sorpresi: sono anche e soprattutto le interpretazioni che i governi e le istituzioni comunitarie ne danno che lasciano davvero basiti.

Oggi il Corriere della sera apre con un articolo di Federico Fubini intitolato “Il piano della Banca centrale per fermare la speculazione”. Nel pezzo viene spiegato che la Bce intende agire, d’ora in poi, come una sorta di settimo cavalleggeri finanziario, “disposto a comprare sui mercati i titoli di Stato sotto attacco”. Se i Pigs spendono e spandono, in altre parole, ci sarà sempre l’Europa – tramite i propri apparati – a usare i nostri soldi per andare in soccorso di falsificatori di bilanci e demagoghi di ogni risma.

Perché, stando alla versione dei fatti oggi prevalente, i maggiori problemi sono frutto della speculazione capitalistica, che – ça va sans dire – è un male in sé. Forse, a ben pensarci, è il “male assoluto”. (In Spagna si sta lavorando perfino per modificare il Codice penale…).

Nessuno intende negare che investitori istituzionali e uomini di affari stiano giocando la loro parte in quanto sta avvenendo. E può darsi anche che in qualche caso la giochino utilizzando informazioni provenienti dagli stessi ambienti politici, lo facciano su loro delega, abbiano obiettivi misteriosi, e via dicendo. Ogni ipotesi cospirativa è in qualche modo legittima, anche se in sé non vale nulla fino a quando non si fanno nomi e date, non si descrivono fatti, e via dicendo. Attaccare “la speculazione” in generale, però, significa replicare i comportamenti di quanti, nella Milano manzoniana, accusavano gli untori di diffondere la peste e denunciavano i fornai per il “rincaro” del pane.

L’uomo è speculatore per natura, perché si sforza di conoscere la realtà (non si perdano i vari significati del termine: la specula è un luogo che favorisce l’osservazione, e l’attività del filosofo è detta speculativa) e di trarre beneficio da tutto questo. Quanti oggi contribuiscono a far crollare l’affidabilità dei titoli di Grecia, Spagna, Portogallo ecc. si muovono sulla base delle loro informazioni e previsioni: tendono a pensare che questi Paesi siano in condizioni difficili, e ne traggono le conseguenze. Se gli interessi che Atene e Madrid dovranno pagare sul loro debito cresceranno, siamo sicuri che la colpa sia da addebitare alla speculazione e non, invece, a chi ha gestito in quel modo quelle economie pubbliche, insieme a chi – certamente – ha messo in piedi quell’autentica scomessa mancata che è l’euro?

Un grande economista vivente, Israel Kirzner (si veda ad esempio il volume Concorrenza e imprenditorialità, edito da Rubbettino), ha più volte evidenziato come l’essenza dell’agire imprenditoriale sia speculativo: il bravo imprenditore intuisce che vi sono opportunità di profitto in uno scarto tra quanto spenderà da un lato (per lavoro, materie prime, organizzazione, ecc.) e quando incasserà. Se nel comprare la seta in Cina e poi nel venderla a Parigi realizza profitti, vuol dire che la sua intuizione era buona. Diversamente, ne pagherà le conseguenze. (Per una lettura assai acuta, e non priva di qualche appunto critico, alla teoria kirzneriana si veda ad esempio questo saggio di Enrico Colombatto, dell’università di Torino: “Dall’impresa dei neoclassici all’imprenditore di Kirzner”).

In linea di massima quanti operano in borsa non agiscono in maniera troppo diversa e la loro attività è anche fondamentale a renderci consapevoli di cosa sia il mondo economico di fronte a noi. È il sistema dei prezzi, quale deriva dall’azione degli speculatori, che fa circolare informazioni e riduce, in tal modo, le incertezze.

Un’ultima considerazione. A tutti dovrebbe essere chiaro che le economie europee oggi stanno pagando gli errori della cieca e irragionevole determinazione politica della sua leadership, da decenni orientata a unificare il continente all’interno di un unico Super-Stato e quindi vogliosa, proprio per accelerare tale processo, di avere una sola valuta. Avere imposto ai mercati europei una sola moneta entro un’area tanto differenziata – altro che zona monetaria ottimale à la Robert Mundell! – invece che un sistema di valute in competizione ha prodotto gli esiti che stiamo osservando. Ma errore chiama errore, e quindi ecco l’idea dei bond europei. Il prossimo passo: il primo embrione di una tassazione centralizzata.

Se l’economia ha le sue leggi, e normalmente i risparmiatori tendono a comprare titoli che a loro appaiono affidabili e destinati a crescere (speculando), anche la politica ha le sue. E i processi di unificazione in linea di massima non producono buoni risultati, dato che riducono la concorrenza istituzionale, alzano i costi di exit da un ordinamento all’altro, favoriscono il parassitismo, moltiplicano gli effetti perversi di norme e contratti di lavoro uniformi entro aree diverse.

L’Italia sta per apprestarsi a “celebrare” i 150 anni di un’unificazione nazionale che ha solo creato tensioni tra le varie aree della penisola, trascinato il Paese in una guerra sanguinisa (la “Quarta guerra d’indipendenza”) e ha danneggiato gli italiani nel loro insieme, ma ora si trova già a fare i conti con le prime dolorose conseguenze di un’unificazione di dimensioni ben maggiori (e quindi i cui effetti saranno perfino più dolorosi).

Siamo però su un piano inclinato: le élite europee – unica importante eccezione, i britannici – vogliono creare questo “cartello” politico con il suo centro a Bruxelles, e quindi l’avremo. Poiché anche la fisica ha le sue leggi, a partire da quella di gravità, è difficile che – data la pendenza del piano inclinato e la velocità che già abbiamo assunto – ci sia ancora il tempo per riuscire a salvarsi.

http://www.chicago-blog.it/2010/05/09/si-fermiamo-la-speculazione-e-sospendiamo-pure-la-legge-di-gravita/

ELEZIONI/ 2. I liberal di Clegg fanno tremare Borsa e sterlina

lunedì 10 maggio 2010

Londra. Le Borse europee come il Labour: crollati in un venerdì che merita davvero l’appellativo di “black Friday”. La prima vittima dell’instabilità generata dalle elezioni britanniche di giovedì scorso non è infatti la democrazia britannica, ferita nel suo dna bipolare, ma la sterlina, finita sulle montagne russe fin dalle prime assegnazioni di seggi la notte scorsa.

I mercati, infatti, temono che un possibile governo di coalizione tra Labour e LibDem, l’opzione lanciata da Gordon Brown, non faccia altro che dilazionare i tempi per una stagione di tagli e austerità. E, infatti, non appena il primo ministro “uscente” ha aperto la porta a Nick Clegg nel tentativo di bloccare un governo conservatore, il pound è immediatamente sceso nei confronti del dollaro mentre due ore prima, quando il leader dei LibDem, aveva ammesso che i Conservatori avevano il diritto di provare a formare un governo, la divisa britannica si era ripresa sensibilmente nei confronti del biglietto verde.

Il listino Ftse 100 della Borsa di Londra, in apertura di conrattazioni, ha toccato il suo minimo da tre mesi, per scendere fino al -4% e assestarsi al -2% in chiusura, segnale chiaro di un nervosismo che si è riverberato anche sui titoli di Stato britannici, normalmente “sensibili” all’inflazione e questa volta, invece, colpiti dall’instabilità politica che ha visto lo spread con i Bund tedeschi toccare livelli poche volte conosciuti in tempi recenti.

Anche i cds sul debito sovrano, ovvero i contratti di assicurazione sul rischio di default, hanno subito un’impennata nelle trattative over-the-counter, cioè non regolamentate e questo appare un chiaro segnale di sfiducia nei confronti di un possibile arroccamento di Gordon Brown: l’altra notte, quando i primi tre seggi assegnati vedevano il Labour mantenere il controllo degli stessi, la flessione sui mercati valutari è stata netta.

Nella City la speranza è quella che le pressioni politiche sul primo ministro, non ultime quelle auspicate della Regina, pongano fine a questo andamento “flip-flop” della sterlina, fino a oggi garantita sui mercati dalla debolezza dell’euro ma, di fatto, messa ufficialmente nei portafogli di investimento dei fondi speculativi nella lista “short”, ovvero contro cui scommettere avendo toccato venerdì mattina il suo minimo da un anno.

Gli operatori del valutario operavano sulla sterlina in modalità “high-speed”, ovvero con la massima priorità e la massima volatilità visto che ogni minima parola, ogni minima dichiarazione politica faceva oscillare in alto o in basso la valuta. «Brown, per il bene del paese, dovrebbe liberare al più presto la scrivania», si fa sfuggire un trader della City e la netta, chiarissima proposta di coalizione offerta da Cameron a Clegg parla questa lingua: prima cosa, sfrattare il premier.

Il problema è che i mercati, alla notizia di una possibile alleanza giallo-blu, non hanno affatto festeggiato. Anzi, l’ipotesi di un’influenza LibDem sul governo viene valutata come un freno all’azione di contenimento e riduzione del debito pubblico e i cds hanno cominciato ad essere trattati con un certo volume: un brutto segnale, soprattutto per chi deve rifinanziare un debito da 890 miliardi di sterline.

Unica nota positiva, per ora, è giunta da due agenzie di rating, Fitch e Standard&Poor’s, secondo cui l’ipotesi di hung parliament non comporterà un automatica apertura della procedura di downgrade del paese, attualmente giudicato AAA, ovvero solidissimo. Vista però la polemica che sta investendo queste istituzioni, con cotè di accuse speculative, la City non pare particolarmente tranquillizzata: serve stabilità e nessuno, ora, pare poterla garantire. Tantomeno un governo di coalizione Tories-LibDem.

Dio salvi la sterlina. A parlare chiaramente questa lingua è quanto accaduta all’indice secondario della Borsa di Londra, l’Ftse 250, protagonista di una svendita di titoli selvaggia nel pomeriggio di venerdì: essendo questo indice direttamente legato alle prospettive dell’economia interna, il segnale è di quelli davvero poco confortanti.

Di più, per Philip Isherwood della Evolution Securities, «i titoli di Stato e la sterlina, a causa del risultato di questo voto, stanno per perdere il loro tradizionale ruolo di bene rifugio per gli investitori». Il rendimento dei bond inglesi è schizzato di 16,8 punti base raggiungendo un interesse del 3,96%, mentre il titolo peggiore, in Borsa, è stato quello di Royal Bank of Scotland, banca nazionalizzata e quindi più esposta alla volatilità politica del momento: perdere il 4,3% quando si è tornati in profitto dopo aver toccato l’orlo del fallimento significa che le prospettive dei mercati, ora, sono focalizzate sul 10 di Downing Street più che sui bilanci e la solidità dei soggetti quotati.

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La "matrioska" dei Debiti

  • 19:55 09/05/10
  • Il pubblicitario è un lavoro ? fino a metà '800 la pubblicità era vietata, considerata un pretesto per mentire e ingannare la gente, ci furono dibattiti seri per decidere se consentirla. Oggi è un business enorme, Berlusconi i soldi li ha fatto soprattutto con la pubblicità ad esempio" Perchè mai prestare soldi e chiedere un interesse dovrebbe essere un lavoro e ben remunerato, specialmente prestare denaro agli Stati e alle famiglie ?. Prestare alle imprese in effetti richiede anche capire come va il business, ma prestare agli stati e alle famiglie è puramente parassitario perchè sono entità che non hanno investimenti, nuovi business e mercati e crescita economica su cui scomettere ma solo un bilancio annuale più o meno sempre uguale. Lo stato dovrebbe semplicemente stampare denaro in una percentuale limitata, tipo +4% annuo per finanziarsi e prestarlo alle famiglie all'1% di interesse con restrizioni e limitazioni, ma solo in casi particolari. E le banche fuori dalle balle Questo mese i mercati e le economie sembrano in pericolo per via di questi debiti di Grecia, Portogallo, Spagna e forse Italia, ma che senso ha che questi stati siano indebitati con banche degli stessi paesi più o meno, stile "Matrioska" le banche portoghesi hanno 10 miliardi di bonds greci, le spagnole 40 miliardi di bonds portoghesi, le francesi ed italiane 200 miliardi di bonds spagnoli, le francesi 400 miliardi di bonds italiani, le tedesche 300 miliardi di bonds francesi e 200 miliardi di bonds italiani... ...in questa "Matrioska" alla fine non si capisce nemmeno il saldo netto dei crediti e debiti, chi è indebitato veramente con chi ? Sono solo i tedeschi che hanno un credito netto verso altri se consolidi tutto ? Ma intanto ognuno paga rate ed interessi alle banche di altri paesi e in totale sono miliardi di interessi. I mercati e tutti questo weekend aspettano di vedere se i governi europei ed americano garantiranno di nuovo con soldi dei contribuenti o stampandoli tutti questi debiti verso le banche in modo che non soffrano perdite, perchè se poverine dovessero soffrire "il mercato crolla". Ma siamo matti ? Dovremmo preoccuparci di produrre beni e merci, di avere energia rinnovabile o di qualche genere, di rivitalizzare l'agricoltura mica di pagare interessi avanti indietro e del benessere delle banche e degli usurai Tutte queste banche con debiti intrecciati a Matrioska a loro volta i soldi poi dove li prendono ? Quando comprano bonds o fanno un mutuo o danno un fido non li hanno in cassa, solo una parte li hanno ricevuti da depositanti, per il resto vanno dalla banca centrale, BCE o Banca d'Italia la quale stampa moneta e gliela presta e al momento all'1% in modo che loro possano prestare al 3% o 5%. In confronto al mestiere del banchiere oggi un trader indipendente è un eroe Prestare denaro è stato strettamente limitato o anche vietato per duemila da quasi tutte le civilità dall'islamica alla cristiana alla cinese all'ebraica e condannato da 9 filosofi e pensatori su 10 da Aristotele a Dostojesky a Shakespeare (ricordi Shylock del "Mercante di Venezia", il personaggio più malefico che appare nell'opera di Shakespeare, che persino Riccardo III mostra segni di dubbi di coscienza ed umanità ma non il banchiere/usuraio) ? Aristotele ( 1258b, Politica) "la specie più odiata della ricchezza e con maggior ragione è l'usura, che crea il guadagno dal denaro stesso e non dall'oggetto naturale su cui il denaro si basa. Perchè il denaro dovrebbe essere destinato ad essere utilizzato nello scambio, non a crescere su se stesso grazie all'interesse.
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