FINANZA/ Gli errori di Francia e Germania costeranno cari all'Italia

venerdì 12 marzo 2010

Non ci voleva Nostradamus per prevederlo e, infatti, puntualmente si è avverato: Tim Geithner, segretario Usa al Tesoro, ha chiaramente reso noto che Washington è pronta alla scontro se l’Europa porterà avanti il suo piano di regolamentazione dei mercati finanziari e, soprattutto, l’idea di mettere al bando il naked short sui cds legati ai debiti sovrani dei paesi dell’area euro.

Il passo, gravissimo per le relazioni transatlantiche, è decisamente ufficiale visto che è contenuto in una lettera inviata il 1° marzo scorso da Geithner al Commissario per il mercato interno europeo, Michel Barnier (quello che una settimana fa si chiedeva chi stesse speculando sulla Grecia, praticamente Diogene), nella quale si denuncia di fatto un intento protezionistico del Vecchio Continente: in base ai cosiddetti “elementi della terza nazione” contenuti nella bozza che gli euroburocrati stanno stilando sotto dettatura di Francia e Germania (con Grecia e, udite udite, Lussemburgo a fare da camerieri dei nuovi potenti), ci sarebbe di fatto il divieto di operare in Europa per i fondi speculativi, quelli di private equity e anche per le banche Usa, a meno che non accettino la nuova regolamentazione: ovvero, addio naked short sui cds.

Come già denunciato ieri, non si sa nemmeno cosa sarà vietato e cosa no, se solo l’attività di naked - ovvero la non disponibilità del sottostante che il cds andrebbe ad assicurare - rispetto ai bond oppure anche ad altri assets collegati al debito sovrano da cui ci si vuole difendere, ad esempio partecipazioni azionarie in aziende del paese “nel mirino”. Ma si sa, per l’asse renano il mercato è il male assoluto, quindi occorre regolare e punire.

Peccato che i primi da mettere in coda per la ghigliottina sarebbero proprio Francia e Germania, visto che stando a dati comunicati in un draft riservato della BaFin - l'ente che regola il mercato tedesco - che ilsussidiario.net ha potuto visionare a Londra, la crescita del rendimento dei bond greci all’inizio di quest’anno ha preceduto la crescita del valore dei cds e non il contrario, come qualche complottista della speculazione vorrebbe far credere.

Di più, fino a fine gennaio gli hedge funds possedevano cds sul debito greco pari a 9 miliardi di dollari, valore rimasto inalterato fino allo scoppio della crisi a fronte di un totale di 300 miliardi di dollari di bond greci emessi e collocati: una goccia nel mare, incapace di mandare a gambe all’aria un paese. Diversa la questione da metà febbraio in poi, quando proprio le banche europee - francesi e tedesche in testa - hanno cominciato a comprare cds sul default greco a man bassa: banche, giova ricordarlo, che se non sono di fatto nazionalizzate, possono comunque operare soltanto perché salvate nei mesi scorsi dal denaro dei contribuenti e della Bce.

Inoltre, va ricordato che quello dei cds è un mercato di puri istituzionali e lo short sui bond lo si fa più semplicemente scommettendo sul rialzo del rischio del paese: quindi si va long di cds. Molte società di brokeraggio, ad esempio, seguono i corporate cds per valutare la rischiosità del titolo e di conseguenza settare i margini. Ma è un’altra la cosa che Parigi e Berlino fingono di non sapere, una vera e propria distorsione che si sta creando sul mercato.

Se tu sei un soggetto istituzionale e sottoscrivi il bond della Grecia al 6.50%, ti puoi infatti coprire dal rischio con il cds: se tu sei invece un povero privato, semplicemente non puoi farlo. Questo perché il mercato lo fanno gli istituzionali e non i privati e, di conseguenza, il tasso del 6.5% non esprime affatto tutta la componente di rischio. Prima dell’avvento dei cds, invece, il tasso di un bond esprimeva risk free rate + rischio paese + inflazione: oggi la componente rischio paese è, di fatto, “prezzata” male poiché i flussi vanno sui cds e non sui bond stessi. Ma non dite queste cose a madame Lagarde, potrebbe aversene a male.

Insomma, di fatto Parigi e Berlino vogliono vietare agli altri ciò che stanno lasciando allegramente fare alle loro banche in crisi nera, visto che in Germania la bomba a orologeria degli assets tossici è a quota 300 miliardi di euro e il progetto della bad bank in cui scaricarli è allegramente stato messo in ghiacciaia per mancanza di fondi. Ecco la moralità e l’onestà dei nuovi padroni d’Europa, i quali attraverso la Bild ieri hanno lanciato un chiaro attacco all'Italia bocciando la candidatura di Mario Draghi a capo della Bce, poiché «un uomo della Lira non può essere l’uomo dell'Euro», meglio il teutonico capo della Bundesbank, Weber, «persona che ha da sempre avuto a che fare con una valuta forte». Ma che, in fatto di mercato e competenza valutaria, non vale nemmeno la suola delle scarpe del governatore di Bankitalia.

Il quale, però, sconta lo scandaloso silenzio del governo italiano rispetto a questo dibattito chiave per il futuro dell'Europa: capiamo che le idee di Giulio Tremonti siano molto simili a quelle di francesi e tedeschi rispetto alla necessità di regolare determinati strumenti finanziari (e forse questo ha portato Silvio Berlusconi ad assumere una sorta di interim silenzioso sulle scelte economiche), ma ora è giunto il momento di farsi sentire e battere i pugni sul tavolo.

Esattamente come fece Margaret Thatcher a Fontainebleu quando ottenne il rebate: la Bce non può diventare la filiale allargata della Bundesbank, per Draghi è giusto e necessario lottare. Londra, dal canto suo, ha già fatto informalmente sapere di essere al fianco dell’Italia nel sostegno del candidato di Palazzo Koch. Anche perché in questa fase di shock generalizzato per le finanze pubbliche stiamo vivendo un pericoloso processo che vede minate alla fondamenta le rilevanze analitiche rispetto alle classificazioni convenzionali delle nazioni, ovvero i paesi cosiddetti industrializzati stanno - a causa del debito ormai a spirale - peggio a livello macro dei paesi cosiddetti emergenti, il Bric ma non solo.

È un attimo, in una situazione simile, finire ai margini e nel mirino delle società di rating e, questa volta sì, dei raiders pronti a tutto per un po’ di denaro facile e veloce: Roma si svegli e lo faccia in fretta, invece di preoccuparsi per un “buffone” che cerca un po’ di notorietà facendo cagnara alle conferenze stampa.

Diciamo chiaro e tondo a Germania e Francia che invece di invocare misure populistiche e controproducenti al fine di mascherare il fallimento nel bail-out greco da parte dell’Europa, si dovrebbe fare davvero qualcosa di serio e soprattutto condiviso: ripeto, la stessa BaFin certifica che Deutsche Bank, Commerzbank e le loro colleghe transalpine - Bnp Paribas in testa - si sono lanciate come avvoltoi - poi si lamentano degli vulture funds - sui cds del debito greco: questo mentre Sarkozy e Merkel giocavano a rimpiattino con il piano di salvataggio, un giorno negando e l’altro confermando, al fine di rendere instabile la situazione di Atene e far crescere spread e rendimenti: meriterebbero l’apertura di un’inchiesta formale in sede europea, ma essendo “loro” l’Europa, si autoassolveranno come sempre fanno i vincenti alla fine della guerra.

Sono altre, volendo essere seri, le regolamentazioni da fare. Come, ad esempio, quella imposta dalla Fsa, l’ente di vigilanza del mercato britannico, alle banche d’Oltremanica, obbligate - avete letto bene, obbligate, l'Abi tenga a mente - a nuovi, durissimi stress tests per valutare la tenuta rispetto a uno scenario da double dip recession, ovvero la recessione a w: è il cosiddetto caso di “worst case scenario”, ovvero prepararsi al peggio. Che, magari, non arriverà mai, ma che è sempre meglio prevedere: la Bce e gli enti europei cosa dicono? Dormono forse? O sono troppo impegnati a dare la caccia agli speculatori cattivi, gli stessi hedge funds che vendono alle banche tedesche e francesi i cds greci, visto che si trattano su base privata e non in Borsa come le azioni?

Lo scenario inglese da simulare per gli stess tests è da incubo: disoccupazione al 13,3% e contrazione dell’economia di un ulteriore 2,3% che porti il tendenziale annuo a qualcosa come l’8,1% di calo del Pil. Per passare il test la Fsa ha reso noto che la ratio del Core Tier 1, ovvero l'indicatore di riserva degli istituti, dovrà essere superiore al 4%. Questo avviene nei paesi seri, altrove ci si fa dettare le regole da dilettanti allo sbaraglio che non vogliono altro che l’egemonia sulla nuova Europa che va formandosi: è brutto dirlo, ma ora come ora Germania e Francia sono nostri nemici. E come tali andrebbero trattati fino a quando non torneranno a portarci un po’ di rispetto.

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2010/3/12/FINANZA-Gli-errori-di-Francia-e-Germania-costeranno-cari-all-Italia/72319/

Usa, crack Lehman: accuse a dirigenti, altre banche e società di servizi

Usa, crack Lehman: accuse a dirigenti, altre banche e società di servizi JPMorgan Chase e Citigroup hanno favorito il collasso di Lehman Brothers. Ad affermarlo è, questa mattina, Anton Valukas, esperto incaricato dalla giustizia americana di studiare le cause del clamoroso crack...

JPMorgan Chase e Citigroup hanno favorito il collasso di Lehman Brothers. Ad affermarlo è, questa mattina, Anton Valukas, esperto incaricato dalla giustizia americana di studiare le cause del clamoroso crack. L’analista, in un rapporto di 2.200 pagine che è stato reso pubblico dalla corte federale di Manhattan, spiega come chiedendo più collaterali e rivedendo gli accordi per l'offerta di garanzie, i due istituti di credito abbiano contribuito in modo decisivo a far precipitare la crisi di liquidità della banca.

Il rapporto tira anche in ballo numerosi ex dirigenti di Lehman, a partire dall’amministratore delegato Richard Fuld («il cui comportamento è stato per lo meno ampiamente negligente», si legge nel documento), per proseguire con i direttori finanziari Christopher O'Meara, Erin Callan e Ian Lowitt, che avrebbero avallato comunicati fuorvianti sullo stato del colosso bancario. In particolare, si sarebbe effettuata un’ampia manovra contabile che ha permesso «di sgravare il bilancio di 500 miliardi di dollari» nei primi sei mesi del 2008, al fine di mascherare l’ampiezza reale dell’indebitamento di Lehman.

Nel frattempo, arrivano le prime prese di posizione degli altri istituti coinvolti: Danielle Romero-Apsilos, una portavoce di Citigroup, ha spiegato che il rapporto è ancora al vaglio degli esperti del gruppo, ma che ad un primo sguardo «non è stato ravvisato alcun comportamento sbagliato da parte nostra».

Valukas - che ha impiegato un anno di tempo e 38 milioni di dollari per produrre il report, intervistando oltre 100 persone, compresi il segretario al Tesoro Timothy Geithner e il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke - ha poi puntato il dito contro l’inglese Barclays, per le modalità di acquisizione di parte delle attività di Lehman successivamente al collasso, considerate in parte «improprie». Niente sconti, infine, anche alla società di servizi Ernst & Young, «per, tra le altre cose, la sua incapacità di mettere in discussione» le dichiarazioni dei dirigenti della banca.

http://www.valori.it/italian/finanza-globale.php?idnews=2137

CRISI: SPAGNA; BBVA CHIEDE A GOVERNO URGENTE TAGLIO DEFICIT

(ANSA) - MADRID, 12 MAR - Il presidente della banca Bbva, Francisco Gonzalez, ha chiesto oggi al governo spagnolo di avviare ''urgentemente'' un piano ''credibile e sostenuto'' di riduzione del deficit pubblico e di applicare riforme strutturali ''profonde'' per fare si' che la Spagna non perda la fiducia dei mercati finanziari e riattivi la crescita, riferisce l'edizione elettronica di Expansion. Il richiamo di Gonzalez arriva all'indomani della pubblicazione del bollettino economico Bce, nel quale l'istituto presieduto da Jean Claude Trichet chiede a Madrid di presentare ''misure concrete, specialmente per il periodo 2011-13'' che diano credibilita' al programma di stabilita' presentato dall' esecutivo. Oggi Gonzalez ha avvisato che l'uscita dalla crisi e' resa piu' difficile dal deficit pubblico ''insostenibile'', ora all'11,9%, e dalla crescita esponenziale del debito. ''Dobbiamo affrontare questi problemi urgentemente, ha detto, perche' la Spagna non puo' perdere la credibilita' dei mercati che la finanziano''. (ANSA).

La forza delle argomentazioni – 3

Ci è voluto un po’ di tempo, ma alla fine l’argomentato attacco alla assai ipotetica candidatura di Mario Draghi alla guida della Banca Centrale Europea è arrivato. Il pulpito non è dei più qualificati (il quotidiano tedesco Bild), ma certo di grande presa popolare. Il tema dell’ortodossia monetaria è very pop in Germania, un po’ come quello dell’immigrazione da noi, dove può capitare di leggere titoli del tipo “I negri hanno ragione“, e Bild lo declina a modo suo. Il posto oggi occupato da Jean-Claude Trichet potrà andare solo ad un tedesco, e chi meglio di Axel Weber? Quanto a Draghi, lui è “un uomo della lira”, ma non solo: ha pure lavorato per Goldman Sachs, argomenta Bild.

Quest’ultima accusa, a onor del vero, è molto popolare anche da noi, ad uso e consumo di quanti ritengono che sia possibile ridurre l’ansia trovandosi un capro espiatorio, e poco importa che la parentesi di Draghi a Goldman sia terminata molto tempo addietro, o che egli non fosse (ovviamente) coinvolto in operazioni di finanza strutturata, avendo un ruolo di relationship istituzionale più o meno uguale a quello che nel corso degli anni hanno avuto Mario Monti, Romano Prodi e (udite, udite) Gianni Letta. Tornando ad Axel Weber, all’eroe senza macchia e senza paura della stabilità monetaria (mica come Draghi, che la notte di nascosto stampa banconote nella cantina di casa), potrebbero e dovrebbero essere girate le domande di Simon Johnson.

Weber, nel suo pluriennale ruolo di dominus e custode dell’ortodossia economica e monetaria tedesca, potrebbe ad esempio spiegare dov’era quando Deutsche Bank è diventata una delle banche con la maggior leva finanziaria al mondo, suggerisce Johnson. Oppure potrebbe spiegare il ruolo della Bundesbank, in quanto regolatore del sistema creditizio tedesco, nel caso di Hypo Real Estate, il buco nero di Germania. O ancora, la strenua resistenza tedesca alle proposte di incremento dei requisiti di capitale, e l’aver tenuto rigorosamente segreti i risultati degli stress test bancari europei, per evitare qualcosa di più dello stigma a carico di alcuni istituti non particolarmente virtuosi. E potrebbe forse anche spiegare il ruolo tedesco nel contesto di quella che Johnson definisce la politica monetaria fortemente prociclica dell’eurozona, che ha indirettamente favorito gli esportatori tedeschi.

Weber, è l’argomentazione di Johnson, in quanto ascoltatissimo consigliere economico dei governi di Berlino, è stato determinante nel perseguire un modello di policy basato sull’export e sulla stretta fiscale sistematica. Che notoriamente è cosa diversa da una politica fiscale anticiclica, tale cioè da risultare moderatamente espansiva in recessione e restrittiva in espansione (a somma zero, quindi), ma evidentemente per i tedeschi questi sono dettagli.

Al di là delle campagne dei giornali popolari, Berlino resta il crocevia dei destini dell’Unione monetaria europea, oltre che della sua evoluzione politica. Spetta ai tedeschi scegliere se continuare a spremere esportazioni dal Sud di Eurolandia (se e quando ciò potrà tornare ad accadere), salvo poi salire in cattedra nel momento in cui gli squilibri diventano insostenibili, oppure se puntare ad un vero coordinamento delle politiche economiche. Sperando che a Berlino riescano a comprendere che gli squilibri macroeconomici sono come il tango (cioè che occorre essere in due per ballare), e che un deficit non è altro che un surplus visto allo specchio.

Update: questi stessi concetti li ritrovate (ovviamente espressi meglio) in questo post di Edward Harrison per Naked Capitalism, che riprende lo schema dei saldi tra settore pubblico, privato e conto capitale, frequentemente utilizzato da Martin Wolf. La morale è che l’Europa, applicando la ricetta tedesca, va dritta ad infilarsi in un double dip.

http://phastidio.net/

BERNASCONI

In questo inverno senza fine anche i cinghiali galoppano in mezzo alla neve. Ieri l'S&P500 ha raggiunto i fatidici 1150 punti e precedente massimo annuale. Ormai anche gli ultimi indecisi partecipano a questo rialzo che rischia ora di restare a corto di carburante.

Ieri in Europa gli indici azionari sono rimasti vittima di prese di beneficio. In mancanza di ulteriori stimoli sono spariti anche i compratori. In America le borse sono rimaste tranquille ed invariate fino ad un'ora dalla chiusura. Poi la tentazione é stata troppo forte ed una breve ondata di acquisti concentrata sui titoli finanziari e sui futures ha fatto fare un balzo agli indici e permesso all'S&P500 di chiudere a 1150 punti (+0.40%). La tendenza a medio termine é rialzista e l'indice dovrebbe essere in grado di superare la resistenza a 1150 punti e salire sul prossimo obiettivo a 1170. I progressi tecnici sono però talmente buoni l'S&P500 potrebbe in aprile salire fino sui 1200 punti. A corto termine l'indice é però ipercomperato, gli investitori troppo euforici e la partecipazione é in diminuzione. Prevediamo quindi nela prossima settimana un sano ritracciamento di un 3% (1120 punti) prima della ripresa del rialzo. Le borse europee seguiranno e si comporteeranno di conseguenza. L'Eurostoxx50 potrebbe ridiscendere sui 2820 punti. Il cambio EUR/USD é salito a 1.3695. Il rialzo del dollaro dovrebbe nei prossimi mesi continuare in direzione del nostro obiettivo a 1.30 ma per ora dovrebbe fare una pausa. Un rimbalzo di alcune settimane verso gli 1.40 é probabile. L'oro oscilla senza trend a corto termine ed é risalito a 1112 USD/oncia. Dopo la buona chiusura a Wall Street ed il balzo del Nikkei (+0.81%) stamattina le borse europee inizieranno la seduta in rialzo del +0.4% cancellando le perdite di ieri. Oggi venerdì non ci aspettiamo ulteriori cambiamenti.

Leggete il nostro avviso o visitate il nuovo sito !!!

Passiamo ora ad esaminare la situazione (charts a sei mesi) dell'S&P500.

L'S&P500 (+0.40% 1150 punti) ha fatto un balzo nell'ultima ora di contrattazioni chiudendo sul massimo giornaliero, massimo annuale e resistenza. La tendenza a medio termine é rialzista ma l'indice non dovrebbe sullo slancio superare la barriera dei 1150 punti. Prevediamo una pausa ed un ritracciamento fin verso i 1120 punti. Il rafforzamento degli indicatori a medio termine mostrano però un potenziale di salita dell'S&P500 nei prossimi mesi fino ai 1200 punti.

Scenario 2010 (aggiornato a marzo 2010) Nel corso del 2010 ed al termine di alcuni mesi di distribuzione prevediamo una sostanziale correzione delle borse dopo il rally di marzo 2009 - gennaio 2010. Probabilmento l'S&P500 toccherà nel corso di quest'anno un minimo tra i 740 ed i 820 punti. La performance annuale dovrebbe essere negativa e l'S&P500 dovrebbe terminare il 2010 intorno ai 900 punti. Ora che la recessione sembra alle nostre spalle, le stime ufficiali per per gli utili operativi 2009 (al 3 novembre 2009) delle societâ dell'S&P500 sono risalite a 56.22 USD. Quelle per il 2010 sono addirittura al'incredibile livello di 74.99 USD. Capitalizzando gli utili 2009 con un P/E normale di 15/16 si arriva ad un valore teorico dell'S&P500 di 900 punti. In questi dati é però scontato un recupero marcato dell'economia ed un forte aumento degli utili delle imprese. Ricordiamoci che gli utili operativi 2008 delle società dell'S&P500 sono stati di 15.09 USD. Debitiamo inoltre che i dati relativi al 2010 siano realistici. In America si differenzia tra Operating Earnings (i guadagni ripuliti da tutti quelli che il Management definisce perdite o guadagni straordinari) e i Reported Earnings (che sono i soldi guadagnati o persi dalla società indipendentemente dalla loro provenienza o causa). Fino all'inizio del 2000 tra questi due valori le differenze erano trascurabili. Poi é arrivata la moda di definire tutte le grandi perdite come eventi straordinari che non vengono più attribuiti alla normale attività della società. Il risultato é una sovrastima sistematica dei guadagni. Una prova? Le stime ufficiali per i Reported Earnings 2010 per l'S&P500 sono a 45.50 USD (contro i 74.99 USD di Operating Earnings). La capacità delle società di generare profitti viene sistematicamente gonfiata. Se un giorno gli investitori aprissero gli occhi si renderebbero conto che una oggettiva valutazione dell'S&P500 con i tassi d'interesse sul USTB a 10 anni al 3.70% (stato ad inizio marzo 2010) é sui 790 punti (nostro calcolo). Immaginatevi cosa potrebbe succedere se i tassi d'interesse aumentassero! Ammettiamo che stimare ora correttamente gli utili delle società e determinare un giusto rapporto P/E per capitalizzare questo valore é un'impresa ardua. Troppe sono le variabili e le incognite. La nostra valutazione tecnica e fondamentale é però che i 1150 punti di S&P500 raggiunti a gennaio 2010 corrispondono ad una sopravalutazione. La prossima dovuta sostanziale correzione ci dirà a quale punto si trova la congiuntura mondiale.

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Bernasconi Consult, gestione patrimoniale e consulenza finanziaria Rütistrasse 13, CH-8702 Zollikon Tel. +41 43 499 63 84 EMail: bernasconi@longshortinvest.com

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Decreto interpretativo del default

In internet si parla di “default” della Grecia e prossimamente dell’italia. E sempre con il pressapochismo tipicamente italiota. Diciamolo subito. All’italia, stato MAI sovrano, non verrà concesso un “decreto interpretativo” sul debito pubblico. “Fottere” il mondo intero a mo’ dei napoletani con i mattoni garantiti come autentici videoregistratori. Alla minuscola Islanda, non essendo nell'euro, hanno permesso di tenere un referendum. Giusto per dare un contentino ai “democratici” di tutto il globo. Un po’ come convocare Balotelli in nazionale. In Grecia non la avrebbero consentita un’espressione popolare. Tuttavia, come ho già scritto, la salveranno. In fondo l’economia ellenica pesa veramente come uno scricciolo sul PIL dell’intera zona euro. Diverso per noi. L’ex belpaese raggiungerà a breve i 2000 MILIARDI di euro di debito statale. Ciò che taluni faticano a capire è che quanto un debitore fa default evidentemente il creditore non rivede più i suoi soldi. Esiste un “legittimo impedimento” a che il resto del mondo rinunci a DUE TRILIONI DI EURO per salvare il deretano italico. Se qualcuno vi dovesse una grossa cifra e vi dicesse “stiamo votando in famiglia se ridarti i soldi o no”, voi come reagireste? Cavalieri erranti nel cyberspazio propongono referendum come in Islanda. Da noi? Ma se in italia neanche sui campi nomadi e sulle moschee si possono tenere! A Vicenza il centrosinistra vinse d’un soffio le “comunali” sulla promessa di fare svolgere una consultazione cittadina sulla questione dell’allargamento della base Dal Molin. Subito dopo UN TRIBUNALE composto da giudici eletti da nessuno, quindi fedeli a Washington più che al “popolo italiano”, decretò che il referendum NON si poteva svolgere (1). Per finire, in Val di Susa non si è potuto tenere il referendum sulla TAV nonostante la palese opposizione dei FALSI RIVOLUZIONARI del web artatamente teleguidati dai petrolieri. Una corte costituzionale infiltrata come non mai dai poteri occulti (alla faccia della legge Anselmi sulle società segrete!) casserebbe qualsiasi proposta referendaria in tal senso. Notorio che in italia è “incostituzionale” sottoporre a giudizio popolare i trattati internazionali cui lo stato ha aderito e le leggi di spesa. Mi si consenta di disapprovare chi finge di ignorare questo fatto. Postulando a cuor leggero un “referendum” significa, a mio avviso, essere “fuori di cotenna”. E nemmeno lontanamente immaginabile una fuoriuscita dall’Euro da parte di checchessia. In quest’epoca il fiume della Storia scorre impetuoso verso la globalizzazione. Pensare di tornare indietro sulla moneta unica europea significa “remare” furiosamente controcorrente. Equivarrebbe a bloccare l’immigrazione, innalzare dazi, chiudere internet, dimenticare gli OGM, ravvivare dialetti e culture locali a scapito del “pensiero unico” angloamericano. Del tutto improbabile. Inoltre vi è altro fatto da evidenziare con cura. Le note “elite” conservano molta della loro ricchezza sotto forma di rendita finanziaria anche del debito pubblico italiano. In caso di default questa gente ci rimetterebbe assai di più dei poveracci con 10mila euro in BOT e CCT. Vi pare “ben fatto”? Lasciate che vi dica due o tre cose sul POTERE. Le classi dominanti prima di perdere un solo centesimo (specie dopo il caso Madoff ) sarebbero disposti a scatenare l’”inferno” in terra. Il potere, in italia e ovunque, piega ogni parlamento a legiferare in proprio favore, impedire l’elezione di capi di stato sgraditi, OTTENERE CIFRE IMMENSE di denaro pubblico senza che alcun autorevole “columnist” di organo d’informazione “mainstream” batta ciglio. Filibustieri globali depredano le finanze di stati grandi e piccoli, incamerando ingentissimi guadagni, mettendo all’angolo i governanti costretti a rimediarvi utilizzano le risorse sottratte ai loro cittadini contribuenti. La gente assuefatta agli stravizi, credete possa rinunciarvi a causa di un “referendum”? C’è chi è abituato a fare una cippa dalla mattina alla sera cullandosi nel lusso senza ritegno. Combriccola ”intrippata” negli sport da abbiernti, adusa sbronzarsi con champagne da 5000 euro la bottiglia, giocare in bische privatissime da 25mila euro a puntata (non m’invento nulla). Costoro rinunceranno a tale ebbrezza? I ricchi pretendono i soldi dei miserabili senza pudore, sappiatelo. Non bisogna certo scomodare Ezra Pound per intuire che i politicanti sono al servizio dei banchieri e dei benestanti. Il trucco è semplice. Di questi giorni la notizia che un gruppo di “ricercatori” ha proposto di tassare pizza e bevande gassate per combattere l’obesità (2). Anziché, come parrebbe logico, promuovere l’educazione alimentare oppure costringere i fabbricanti a introdurre sul mercato prodotti con meno grassi, questi “scienziati” auspicano l’introduzione di un’IMPOSTA. Idem la farsa del “riscaldamento globale”, null’altro serviva che a escogitare nuove tasse sull’inevitabile consumo dei combustibili fossili. Gli OGM stessi a consentire l’esistenza solo di sementi “brevettate” dalle multinazionali agroalimentari. Gli introiti incassati attraverso l’entità statuale ben tenute al guinzaglio, tramite diversi meccanismi, giungono a riempire le tasche dei soliti potentati. La Fiat ha incassato l’equivalente di DECINE (forse CENTINAIA) DI MILIARDI di euro ad oggi per aprire stabilimenti al Sud italia. Poi altre valanghe di quattrini VOSTRI per la CASSA INTEGRAZIONE E MOBILITA’. Adesso sta chiudendo gli impianti per trasferire le produzioni in Serbia e Russia. E i lavorati che, sentendosi traditi, hanno inscenato proteste come a Pratola Serra, sono stati fatti prendere a manganellate dai celerini. Il POTERE E’ FINE A SE STESSO, per antonomasia. Guardate in America. Obama ha dato 787 MILIARDI di dollari alle banche, forzieri dei miliardari. “Bonus” milionari a dirigenti e dipendenti continuano a fioccare “fuori stagione” come questa neve marzaiola. Niente sollievo per gli intestatari di mutui subprime, che inesorabilmente perdono la casa, o per i titolari di carte di credito che si vedono affibbiare tassi sempre più alti. E solo a 18 MILIARDI gli stanziamenti per stimolare l’occupazione. Però, badate bene, non si tratta in effetti di soldi disponibili al ceto operaio, ma di “tax break” per le aziende che assumono inoccupati da più di 60 giorni (3). Un risparmio per le imprese, non un vantaggio per i lavoratori. Perfino la Nasa, fiore all’occhiello della tecnologia universale, ha un budget preventivo di soli 18,7 MILIARDI di dollari per il 2010, pure con un incremento del 5% su anno. Tanto da dovere rinunciare ai propagandati piani di “ritorno” sulla Luna. Una piccola idea di cosa è il POTERE. Ciò che succederà in italia è che il “too big to fail” funzionerà finché sarà servito ai poteri forti. Manterranno a galla lo stato-zombie per il tempo necessario ai topi grassi di “abbandonare” la nave che affonda. Abbandonare sta per reinvestire in oro, immobili di prestigio, cliniche private, miniere, terreni agricoli, boschi cedui, partite di metalli rari e simile cosa. Senza dare nell’occhio. Per non provocare una “corsa al bene rifugio” che ne farebbe incrementare violentemente il prezzo generando quella che si suol chiamare “bolla”. Poi la nave affonderà. E VOI ancora a bordo! Con il vostro gruzzoletto di “solidissimi” fondi comuni monetari o obbligazionari che rendono da anni assai meno dell’inflazione! Certi plebei si sentono “aristocratici” della finanza poiché tengono un blog. Dovrebbero astenersi dal diffondere illusorie speranze circa fantomatici “referendum” e invece dare buoni consigli al popolino web-dipendente. Su come procurarsi una “ciambella” di salvataggio prima del naufragio. Sicchè a questo andiamo incontro (4). F. Maurizio Blondet 1 ) http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/base-vicenza-tar/consiglio-stato/consiglio-stato.html 2 ) http://it.reuters.com/article/entertainmentNews/idITMIE62806I20100309 3 ) http://www.infowars.com/house-approves-18-billion-job-bill-returns-it-to-u-s-senate/ 4 ) http://www.reuters.com/article/idUSTRE62A2SB20100311

http://falsoblondet.blogspot.com/2010/03/decreto-interpretativo-del-default.html