Ecco come funzionava la truffa delle banche ai danni del comune di Milano
Lisbona 10 anni dopo: l’Europa arranca, l’Italia a picco
Nel Marzo del 2000 fu lanciata la strategia che doveva fare entro il 2010 dell’Europa l’economia più dinamica e competitiva. Purtroppo le cose sono andate diversamente, e non solo per colpa della crisi. Dati alla mano, hanno fallito tutti. Ma il nostro Paese più degli altri
Il 3 marzo 2000 il Consiglio europeo lanciò la strategia di Lisbona, il piano di sviluppo che avrebbe dovuto fare dell’Unione “la più dinamica e competitiva economia basata sulla conoscenza del mondo, capace di una crescita economica sostenibile con un numero maggiore e migliore di posti di lavoro, una maggiore coesione sociale, e rispetto per l’ambiente entro il 2010″. Purtroppo da tempo si sa che è stato un fallimento: già l’anno scorso il primo ministro svedese, presidente pro tempore dell’Unione europea, aveva detto che ”anche se sono stati fatti progressi, ad un anno dal 2010, la strategia di Lisbona è fallita”.
COM’E’ ANDATA L’ITALIA? – In occasione del decennale, il Presidente della Commissione Europea Barroso, ha deciso di rilanciare, proponendo una nuova strategia “Europe 2020: a new economic strategy” (disponibile anche in italiano) e di fatto spostando di 10 anni il traguardo di cui si discuterà a fine mese in un nuovo Consiglio Europeo. Ma è utile anche fare un bilancio dei risultati di questo decennio. Per vedere cosa è successo in Europa e soprattutto come è andata l’Italia basta analizzare gli indicatori scelti 10 anni fa per misurare i progressi verso gli obiettivi di Lisbona. Si tratta di oltre 100 indicatori, scelti all’inizio del processo e quindi non strumentalizzabili, divisi in 6 aree: background economico, ricerca ed innovazione, riforma economica, occupazione, coesione sociale ed ambiente. Tra di loro sono stati selezionati in questa lista gli indicatori “chiave”. E’ possibile farsi un giudizio sull’andamento del nostro Paese. E di chi in questi anni lo ha governato, a partire da Silvio Berlusconi, che ha governato 7 anni su 10.
CROLLANO PIL PROCAPITE E PRODUTTIVITA’ – La prima area misura la prosperità economica dei diversi paesi, utilizzando molti indicatori, tra cui il debito pubblico, il tasso d’inflazione, il tasso di crescita dell’occupazione. I due indicatori “chiave” sono il livello di Pil pro capite e la Produttività del lavoro per occupato. Nel Pil pro capite, l’Italia nel 2000 si trovava nettamente al di sopra della media dei 27 paesi mentre nel 2008 il valore scende ad un livello prossimo alla media europea: fatta 100 la media UE 27, l’Italia passa da un valore di 116,9 ad uno di 101,8. La causa di questo arretramento relativo è la crescita lentissima del Pil italiano tra 2000 e 2007 a cui è seguita la consistente caduta, unico tra i paesi europei, già dal 2008. Il valore della produttività del lavoro per l’Italia mostra anch’esso un calo enorme: si passa da un valore di oltre 27 punti percentuali superiore alla media della Ue ad uno sempre più elevato, ma di appena l’8%. Paesi che avevano valori simili ai nostri, come Francia e Belgio, ora ci appaiono lontanissimi. Anche la crescita dell’occupazione italiana di questi anni è quindi stata un’occupazione “povera” che crea proporzionalmente poca ricchezza. L’Italia in questa area ha una performance sconfortante, che da sola rappresenta perfettamente il declino italiano.
BASSA SPESA IN RICERCA E INNOVAZIONE – Nell’area ricerca ed innovazione si misura lo sviluppo dei diversi paesi nell’economia della conoscenza e delle nuove tecnologie, utilizzando numerosi indicatori tra i quali la spesa in risorse umane, i laureati in materie scientifiche, la spesa in ICT. I due indicatori chiave sono la spesa in ricerca e sviluppo e la percentuale di popolazione giovane con diploma di scuola superiore. Nella percentuale di spesa in ricerca e sviluppo l’Europa è rimasta in generale molto lontana dagli obiettivi fissati. Ma all’interno, accanto a paesi che avevano già investimenti consistenti come la Germania, che passa dal 2,27% al 2,63% di spesa in R&S in rapporto al Pil, o Francia, che scende lievemente ma resta comunque sopra al 2%, l’Italia parte da un livello molto basso nel 2000 1,05 per arrivare ad un misero 1,18% a fine periodo. E’ andata un po’meglio nell’evoluzione delle percentuale di giovani tra 20 e 24 anni che conseguono un diploma di scuola superiore. Nell’Europa a 27 si passa dal 76,5% del 2000 al 78,6% del 2008, in Italia si partiva dal 69,4% al 76,5%. Un buon passo in avanti, ma sempre considerando che in Francia, per esempio, questa percentuale sale all’83,4%. E dando una rapida occhiata agli altri indicatori, si nota che in molti – dalla Spesa in ICT, alla diffusione della Banda larga, alla concessione di brevetti – l’Italia non solo è indietro rispetto alla media europea, ma perde terreno anche nei confronti di paesi di seconda fascia. Il decennio 2000-2010 ci vede bocciati (più degli altri) anche in quest’area.
PREZZI SU, INVESTIMENTI FERMI – L’area Riforma economica misura la dinamicità delle economie e la concorrenza nei mercati con molti indicatori, tra i quali i prezzi dell’energia elettrica, delle telecomunicazioni, della demografia d’impresa. I 2 indicatori chiave sono la comparazione nel livello dei prezzi e gli investimenti delle aziende. Se guardiamo al sistema dei prezzi, l’Italia registra una performance molto negativa. Infatti, partendo da un dato lievemente al di sotto della media europea nel 2000, a fine periodo il livello dei prezzi italiani è più alto del 9% rispetto alla media. E mentre tutti i grandi paesi registrano un percorso virtuoso di abbassamento del livello dei prezzi, l’Italia è l’unica a registrare un trend inverso e negativo. Impressionante il confronto con il prezzo dell’energia. L’analisi della percentuale di investimenti sul Pil è invece meno negativa: il dato si mantiene sostanzialmente in linea con la media europea e con quella di Germania e Francia. Ma è tutt’Europa a non avere fatto progressi rispetto agli obiettivi fissati. In questo caso, mal comune non è mezzo gaudio. Da noi, in più, va segnalato un tasso decisamente più basso della media nella vivacità imprenditoriale.
MALE L’OCCUPAZIONE E TROPPA PRECARIETA’ – L’area Occupazione misura invece i progressi per una piena e buona occupazione, con tanti indicatori, divisi anche per genere, tra i quali la diffusione del life-long learning, degli incidenti sul lavoro, delle discriminazioni di genere e dei livelli di performance occupazionali. Gli indicatori chiave sono il tasso di occupazione per genere e i livelli occupazionali dei meno giovani, sempre per genere. Il tasso di occupazione in Italia è passato dal 53,7% al 58,7% della popolazione “attiva”. Un miglioramento, ma molto lontano dall’obiettivo (70%), dalla media dell’Europa a 27 (65% nel 2008) e ben al di sotto dei livelli di Germania (70,7% nel 2008), Francia e Spagna (65%). E mentre negli altri paesi, pur mancando l’obiettivo, il tasso di occupazione è cresciuto di circa 8-10 punti percentuali, da noi il progresso è stato inferiore, di appena 5 punti. Il divario crescente tra Italia e resto d’Europa è dovuto interamente alla componente femminile: il tasso di occupazione maschile è simile a quello della media europea. Siamo messi male anche rispetto all’occupazione delle persone con più di 55 anni: in Italia cresce nel decennio dal 27% al 35%. Ma nella media Ue 27 essa è pari al 45%. Queste performance poco lusinghiere sono state ottenute nonostante le riforme fatte in questi anni: l’obiettivo non è stato raggiunto, mentre è aumentato il livello di precarietà, in modo non sempre giustificato.
UNA SCARSA COESIONE SOCIALE – L’area coesione sociale misura i progressi compiuti sul versante del welfare nei vari paesi europei, attraverso diversi indicatori tra i quali la disuguaglianza del reddito, l’abbandono precoce degli studi, le famiglie senza lavoro. I 3 indicatori chiave sono la quota di persona e rischio povertà, le divergenze regionali nei livelli occupazionali, e il livello di disoccupazione di lungo periodo per genere. Nella quota di popolazione a rischio povertà l’Italia resta inchiodata per l’intero decennio su una quota di popolazione pari al 19%, superiore alla media europea a 27 (17%). In verità, pochi paesi hanno realizzato progressi, ma partivano da basi migliori: la Francia è intorno al 13%, la Germania intorno al 16%. Peggio di noi, fanno solo i paesi di nuova adesione e la Spagna. Per le divergenze tra le regioni, l’Italia detiene il primato di essere la peggiore nazione europea, con una differenza di circa 16 punti percentuali, rispetto ai 10 della media UE 27. Nella disoccupazione di lungo periodo, nonostante il buon progresso (l’Italia passa da un tasso del 6,3% ad uno del 3,1%) siamo ancora distanti dalla media Ue 27 (2%). Anche negli altri indicatori non va bene: ad esempio, siamo in media (ma sotto tutti i principali paesi europei) nella disuguaglianza dei redditi, molto al di sopra della media (anche se in miglioramento nel tempo) nel tasso di abbandono scolastico.
LA CRISI IN ISLANDA: OGNI BOLLA SCOPPIA
LA DISCESA NEGLI INFERI DEGLI STATI - NAZIONE!
SCENARIO/ Draghi e l’Italia sotto attacco di Europa e Gran Bretagna
giovedì 18 marzo 2010
“Ma l’Italia non rischia di essere per i mercati un problema ben più grave della Grecia?”. Titola così il Financial Times un intervento di Michael Dicks, capo economista di Barclays Wealth, pubblicato, forse non a caso, il 17 marzo, nel bel mezzo di un aspro dibattito sulle riforme dei mercati finanziari che divide l’area euro dal blocco anglosassone sulle due rive dell’Atlantico.
Il commento è arrivato sui tavoli dell’Europarlamento proprio prima dell’inizio dell’audizione di Mario Draghi, intervenuto a Strasburgo in qualità di presidente del Financial Stability Board, ovvero il comitato chiamato a definire le regole sui mercati finanziari, e in particolare sui requisiti di capitale delle banche.
Di qui il sospetto che la Bibbia della City abbia voluto ricordare che Draghi rappresenta un Paese debole, forse l’anello che potrebbe mettere in ginocchio l’euro. Opinione che, tra l’altro, viene condivisa anche dalla Bundesbank che non fa mistero di non gradire un italiano, per bravo che sia, ai vertici della Bce. Certo, l’eccesso di dietrologia può far travisare la realtà. Ma, d’altro canto, a pensar male, non si fa certo peccato.
In ogni caso, questa cornice aiuta a capire la cautela del governatore che ha sottolineato, davanti agli europarlamentari, che «la ripresa è disomogenea, debole in Europa, ancora fragile ovunque». Non è il caso, insomma, di abbassare la guardia o, peggio ancora, di dividersi sul fronte delle regole della finanza.
Non dimentichiamo, è il messaggio di Draghi, che la più grave crisi del dopoguerra è scoppiata sul fronte delle banche, oggi convalescenti ma tutt’altro che al riparo da un’eventuale “double dip”, ovvero da una ricaduta che (insegna la crisi del 1937) potrebbe essere più grave del primo collasso, trascinando di nuovo l’economia reale nel baratro. «Abbiamo fatto molta strada dall’inizio della crisi per rafforzare il sistema finanziario, ma abbiamo ancora un duro lavoro da fare avanti a noi», ha ammonito Draghi, sottolineando che «è essenziale poter contare su una piena ripresa del sistema bancario».
Molto di più il presidente del FSB non poteva dire, anche solo per non compromettere la tela del compromesso tra le due anime del capitalismo occidentale, in un momento cruciale, quando occorre grande diplomazia per superare “le resistenze” verso le nuove regole, soprattutto in riferimento al principio del “too big to fail” (“troppo grandi per fallire”). Per giunta, la sorte ha voluto che proprio ieri dal tribunale di Milano arrivasse la notizia del rinvio a giudizio con l’imputazione di truffa aggravata per quatto banche internazionali “colpevoli” di aver venduto uno swap trentennale al Comune meneghino che si sono rivelati un pessimo affare: è la prima volta che capita, il che suona a ulteriore conferma della distanza che separa il mondo delle banche d’affari dagli umori dell’opinione pubblica di Eurolandia, come dimostra il nulla di fatto al vertice europeo sul fronte degli hedge funds. Non è passata, almeno per ora, la richiesta di regolamentare i gestori speculativi, portata avanti con tenacia da Poul Nyrup Rasmussen, il presidente dei socialisti, con il consenso della Francia e di altri partner Ue, tra l’altro inferociti con Goldman Sachs per il ruolo giocato dal colosso Usa nella speculazione sui Cds che hanno messo in ginocchio la Grecia. Ma il dissidio con il Regno Unito, che teme l’esodo degli hedge da Londra, è tutt’altro che superato. Per non parlare delle tensioni con gli Usa dove, per ora, si è molto parlare ma fatto ben poco per ridurre il raggio d’azione delle grandi istituzioni finanziarie e dell’universo di hedge che ruota attorno alle grandi banche d’affari che si finanziano a tassi superconvenienti sul mercato (o presso la Fed). Ed è facile prevedere che l’atteggiamento americano non cambierà di sicuro nel prossimo futuro. Anzi, a fine mese finiranno gli acquisti da parte della Fed di titoli tossici legati al mercato immobiliare Usa, un test decisivo per valutare il recupero del mercato finanziario, che molti giudicano ancora drogato dalle iniezioni di denaro da parte di Washington. Il “siluro” contro l’Italia lanciato dalle colonne del FT va inserito all’interno di questo braccio di ferro, che minaccia di inasprirsi nelle prossime settimane anche perché destinato a sovrapporsi con l’altra grande contesa (ancor più grande) che separa gli Usa dalla Cina, accusata di far dumping grazie a uno yuan artificialmente debole. Perché prendersela con l’Italia, nonostante il giudizio positivo delle agenzie di rating? Perché, spiega Dicks, la fragilità finanziaria di un Paese è solo la risultante della situazione dell’economia reale. Se si va a misurare lo stato di salute dell’Azienda Italia si scopre che dal 1995, quando l’industria di casa nostra poteva contare sul propellente della lira debole, la competitività della Penisola è drammaticamente peggiorata rispetto alla Germania, il primo partner commerciale: 15 anni fa il costo del lavoro per unità di prodotto italiano era il 60% di quello tedesco; oggi, al contrario il clup italiano è superiore del 30% a quello della Repubblica Federale. Nello stesso periodo l’export da Monaco e Stoccarda verso l’Italia è cresciuto del 70%, quello italiano verso la Germania solo del 30%. Il messaggio è chiaro: dieci anni dopo la nascita dell’euro i nodi stanno venendo al pettine. Una comunità finanziaria basata sull’unità valutaria ma senza aver riequilibrato i flussi dell’economia reale rischia di finir vittima delle sue tensioni interne che, con il tempo, hanno accumulato pericolose crepe, pronte a manifestarsi alla prima scossa sui mercati. Attenzione, alla City: cresce la legione dei traders pronti ad approfittare della situazione, soprattutto se Eurolandia sceglierà ancora la linea dura. Esiste un’alternativa al conflitto? Giulio Tremonti, a Bruxelles, ha ripetuto che un’economia votata all’export come quella tedesca è più fragile di quel che non appaia a prima vista. Certo, non si può chiedere alla panzer-economia di rinunciare ai suoi colossi a quattro ruote. Ma un progetto europeo basato su più investimenti e consumi a Sud, a lungo andare, potrebbe esser la medicina giusta anche per la Germania.
BERNASCONI
Il canguro continua saltare ed avanzare. Non sembra che abbia voglia di fermarsi anche se noi sappiamo che é stanco. Gli indici azionari continuano a salire malgrado un'evidente situazione di ipercomperato ed eccessivo ottimismo degli investitori. Una pericolosa situazione che deve sfociare in una correzione.
Ieri le borse europee si sono ulteriormente rafforzate. La situazione di ipercomperato é giunta agli estremi e numerosi indicatori tecnici mostrano un forte bisogno del mercato di correggere. Difficile dire dove e quando lo slancio dei rialzisti si fermerà. In teoria i 1170 punti dell'S&P500 toccati ieri sera sul massimo dovrebbero essere sufficienti. Vediamo se nei prossimi giorni appare debolezza. Le nostre previsioni di settimana scorsa sono invariate: "La tendenza a medio termine é rialzista e l'indice dovrebbe essere in grado di superare la resistenza a 1150 punti e salire sul prossimo obiettivo a 1170. I progressi tecnici sono però talmente buoni l'S&P500 potrebbe in aprile salire fino sui 1200 punti. A corto termine l'indice é però ipercomperato, gli investitori troppo euforici e la partecipazione é in diminuzione. Prevediamo quindi nella prossima settimana un sano ritracciamento di un 3% (1120 punti) prima della ripresa del rialzo. Le borse europee seguiranno e si comporteranno di conseguenza. L'Eurostoxx50 potrebbe ridiscendere sui 2820 punti." La correzione dovrebbe quindi avvenire con una settimana di ritardo e da livelli marginalmente superiori al previsto. Il cambio EUR/USD é sceso stamattina a 1.3680. Ieri il cambio ha toccato ieri un massimo a 1.3820 e potrebbe aver completato il rimbalzo verso gli 1.38-1.40. Il rialzo del dollaro dovrebbe, nei prossimi mesi, continuare in direzione del nostro obiettivo a 1.30. L'oro oscilla senza trend a corto termine ed é sceso marginalmente a 1122 USD/oncia. Il Nikkei stamattina perde il -0.95%. I futures americani scendono del -0.15%. L'Eurostoxx50 esordisce invece sui 2925 punti, in calo del -0.2%. Forse il rialzo é finito ed inizia l'attesa correzione. Attendiamo conferme.
Leggete il nostro avviso o visitate il nuovo sito !!!
Passiamo ora ad esaminare la situazione (charts a sei mesi) dell'S&P500.
L'S&P500 (+0.58% 1166 punti) é salito sullo slancio fino all'obiettivo a 1170 punti per poi essere respinto verso il basso. La nostra previsione dsi é avverata con due giorni di anticipo: "Eventualmente l'indice potrebbe salire fino a venerdì, giornata di scadenza di futures ed opzioni e toccare i 1170 punti." Malgrado il ritardo e l'estensione del movimento noi manteniamo il nostro conosciuto scenario correttivo a corto termine e positivo sul medio termine: "La tendenza a medio termine é rialzista (...). Prevediamo una pausa ed un ritracciamento fin verso i 1120 punti. Il rafforzamento degli indicatori a medio termine mostrano però un potenziale di salita dell'S&P500 nei prossimi mesi fino ai 1200 punti."
Scenario 2010 (aggiornato a marzo 2010) Nel corso del 2010 ed al termine di alcuni mesi di distribuzione prevediamo una sostanziale correzione delle borse dopo il rally di marzo 2009 - gennaio 2010. Probabilmento l'S&P500 toccherà nel corso di quest'anno un minimo tra i 740 ed i 820 punti. La performance annuale dovrebbe essere negativa e l'S&P500 dovrebbe terminare il 2010 intorno ai 900 punti. Ora che la recessione sembra alle nostre spalle, le stime ufficiali per per gli utili operativi 2009 (al 3 novembre 2009) delle societâ dell'S&P500 sono risalite a 56.22 USD. Quelle per il 2010 sono addirittura al'incredibile livello di 74.99 USD. Capitalizzando gli utili 2009 con un P/E normale di 15/16 si arriva ad un valore teorico dell'S&P500 di 900 punti. In questi dati é però scontato un recupero marcato dell'economia ed un forte aumento degli utili delle imprese. Ricordiamoci che gli utili operativi 2008 delle società dell'S&P500 sono stati di 15.09 USD. Debitiamo inoltre che i dati relativi al 2010 siano realistici. In America si differenzia tra Operating Earnings (i guadagni ripuliti da tutti quelli che il Management definisce perdite o guadagni straordinari) e i Reported Earnings (che sono i soldi guadagnati o persi dalla società indipendentemente dalla loro provenienza o causa). Fino all'inizio del 2000 tra questi due valori le differenze erano trascurabili. Poi é arrivata la moda di definire tutte le grandi perdite come eventi straordinari che non vengono più attribuiti alla normale attività della società. Il risultato é una sovrastima sistematica dei guadagni. Una prova? Le stime ufficiali per i Reported Earnings 2010 per l'S&P500 sono a 45.50 USD (contro i 74.99 USD di Operating Earnings). La capacità delle società di generare profitti viene sistematicamente gonfiata. Se un giorno gli investitori aprissero gli occhi si renderebbero conto che una oggettiva valutazione dell'S&P500 con i tassi d'interesse sul USTB a 10 anni al 3.70% (stato ad inizio marzo 2010) é sui 790 punti (nostro calcolo). Immaginatevi cosa potrebbe succedere se i tassi d'interesse aumentassero! Ammettiamo che stimare ora correttamente gli utili delle società e determinare un giusto rapporto P/E per capitalizzare questo valore é un'impresa ardua. Troppe sono le variabili e le incognite. La nostra valutazione tecnica e fondamentale é però che i 1150 punti di S&P500 raggiunti a gennaio 2010 corrispondono ad una sopravalutazione. La prossima dovuta sostanziale correzione ci dirà a quale punto si trova la congiuntura mondiale.
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Bernasconi Consult, gestione patrimoniale e consulenza finanziaria Rütistrasse 13, CH-8702 Zollikon Tel. +41 43 499 63 84 EMail: bernasconi@longshortinvest.comPandolfi: sconfiggo i tumori facendoli invecchiare e morire
Uno scienziato italiano compie un passo significativo verso la definitiva sconfitta del male del secolo, scoprendo come spegnere un gene iperattivo nelle cellule malate.
L’ennesimo caso di fuga di cervelli italiana regala al mondo una nuova speranza per la lotta contro il cancro: Pier Paolo Pandolfi, scienziato di fama mondiale che da anni lavora all’estero ha capito come far invecchiare i tumori, disattivando un gene chiamato Skp2 che è presente in modo anomalo in molti tipi di cancro. Spegnendolo si attiva il processo di senescenza cellulare e le cellule malate smettono di proliferare e muoiono. I risultati della ricerca che è stata portata avanti da un un team di ricercatori internazionali, fra cui anche l’italiano Pandolfi dell’Harvard Medical School di Boston , e Manuel Serrano dello Spanish National Cancer Research Center di Madrid, sono stati pubblicati su Nature.
MUORE SOLO IL CANCRO -L’effetto principale dello spegnimento del gene Skp2 è quello di portare velocemente alla senescenza e alla morte le cellule malate evitando di danneggiare in alcun modo quelle sane. Le cellule tumorali sono immortali infatti, e sono in grado di replicare il processo di divisione virtualmente all’infinito senza invecchiare, come invece accade a quelle sane, facendo proliferare il tumore. Gli scienziati hanno capito che quando l’Skp2 viene disattivato questo processo si arresta facendo letteralmente morire il cancro e solo quello. Gli studiosi hanno testato quindi l’effetto dell’interruttore in alcuni modelli animali (topi) affetti da malattia tumorale, scoprendo che il sistema funziona contro vari tipi di cancro.
IL FARMACO C’E’ GIA’ -“È già disponibile - racconta Pandolfi - un farmaco sperimentale anti-Skp2; lo abbiamo testato ed è già in fase di sperimentazione clinica2″. Quello che rende rivoluzionaria, e forse definitiva, la scoperta è che l’Skp2 è presente in tutte le cellule malate, e quindi l’interruttore antigene potrebbe sconfiggere molti se non tutti i tipi di tumori. Si tratta di una piccola molecola , spiega Hui-Kuan Lin dell’Anderson Cancer Center dell’Università del Texas , che ha mostrato di fa invecchiare le colture di cellule tumorali. Il fatto che gli effetti dello speciale interruttore anti-cancro sembrano colpire solo le cellule malate, – e sono indipendenti rispetto ad altri elementi chiave per l’invecchiamento cellulare – induce a pensare che il nuovo farmaco “potrebbe rivelarsi davvero una strategia utile e universale per prevenire e trattare i tumori“, continua Lin.
LA PANACEA PER TUTTI I TUMORI - Le prove effettuate su colture cellulari e cavie sulle quali il gene Spk2 era mancante o inattivato hanno mostrato che il farmaco-interruttore restringe la formazione dei tumori. Allo stato attuale della ricerca, spiega Lin, questi esperimenti fanno pensare che il sistema testato dagli studiosi potrebbe essere efficace contro numerosi tipi di cancro. “Stiamo conducendo dei test – continua – per capire se Skp2 potrebbe essere usato per differenti forme di cancro e per scatenare questo programma di invecchiamento cellulare“. Secondo gli scienziati la terapia anti-Skp2 in futuro potrebbe essere usata come trattamento generale anti-cancro, in combinazione con i farmaci già usati attualmente. Lo studio di cui Pandolfi è autore senior è stato finanziato dai National Institutes of Health americani.
http://www.giornalettismo.com/archives/55722/pandolfi-sconfiggo-cancro-facendo/
La vittoria elettorale di Kesha Rogers in Texas cambia il panorama politico negli USA
18 marzo 2010 (MoviSol) - La bella vittoria della candidata larouchiana al Congresso Kesha Rogers alle primarie democratiche del 2 marzo scorso in Texas ha trasformato fondamentalmente il panorama politico negli Stati Uniti. Il fatto che la Rogers abbia condotto una campagna per l'impeachment di Obama, e che i democratici dell'area di Houston le abbiano dato il 53% dei voti, lasciando al candidato sostenuto ufficialmente dal Partito Democratico solo il 27% ed il restante 20% ad un terzo, ha lasciato di stucco la Casa Bianca e la leadership del partito. Dopo undici giorni, la direzione del Partito Democratico nel Texas ha approvato una mozione che censura i suoi elettori ritirando il proprio sostegno alla sua campagna.
In un'intervista al LaRouche Show il 6 marzo, Kesha Rogers spiega come la sua campagna abbia mobilitato gli elettori: "Quando abbiamo iniziato la nostra campagna, la nostra intenzione non era di vincere le elezioni, ma di organizzare una nuova generazione di leadership nella popolazione, guidare quello che abbiamo definito un processo di sciopero di massa, sfidare ed educare la popolazione ad assumere la responsabilità del proprio futuro". A parte la questione dell'impeachment, il tema principale è stato una vera politica di ripresa economica, nota come il Piano LaRouche. "Ritengo che la nostra campagna esemplifichi una qualità di leadership, per far uscire la popolazione dallo stato mentale di chi sta lì ad aspettare che succeda qualcosa, o pensa 'sono troppo piccolo in questo processo, non posso cambiare niente'".
Siamo andati porta a porta dai nostri elettori, ha spiegato Kesha, molti dei quali erano demoralizzati e avevano perso il posto di lavoro, ed abbiamo detto loro: non si tratta di votare democratici o repubblicani. Si tratta di partecipare a un processo che salvi la repubblica ed abbiamo bisogno di voi, perché siamo in guerra con i nemici degli Stati Uniti. La politica di Obama sulla NASA, sui posti di lavoro e sulla sanità dimostra che il Presidente ha voltato le spalle al popolo americano. "E' una battaglia dei veri patrioti contro i traditori" abbiamo detto loro. E la gente ha cominciato a muoversi.
Benché i media più importanti negli Stati Uniti continuino a censurare la notizia di questa vittoria elettorale, lo Houston Chronicle ha pubblicato un articolo di prima pagina il 6 marzo. L'articolo riflette correttamente il contenuto della campagna della Rogers e di LaRouche. L'autore intervista Gerry Birnberg, presidente del Partito Democratico nella contea di Harris, che loda la capacità della Rogers di mobilitare il voto giovanile e fa notare che il pensiero economico di LaRouche è in linea con quello di Franklin Roosevelt, inclusi gli investimenti in opere pubbliche, separare le banche ordinarie da quelle d'affari e opporsi al corporativismo.
Il quotidiano conservatore American Spectator ha pubblicato un articolo del blogger Brian O'Connell l'8 marzo, affermando che i democratici "hanno espresso la propria volontà che Obama si dimetta". Alla domanda con quali motivazioni sottoporre Obama ad una procedura di impeachment, la Rogers ne ha citati vari: "Quello che sta facendo adesso va contro il suo giuramento costituzionale. Non solo continua il salvataggio di Wall Street, e impone tagli all'esplorazione dello spazio, ma agisce per conto di interessi stranieri, gli interessi dei banchieri di Londra e di Wall Street, per conto del sistema imperiale britannico. Se questo non è tradimento, non so che altro sia".
Lo Spectator sottolinea che la Rogers è a favore della colonizzazione dello spazio e di progetti ferroviari ad alta velocità, così come di un ritorno al modo di fare banca regolato dalla legge Glass-Steagall, e conclude chiedendosi "se questo sia un esempio isolato di battaglia all'interno del partito, o ci sia una rivolta sempre più vasta contro il Presidente nel Partito Democratico".
All'estero la vittoria della Rogers è stata ripresa seriamente dal quotidiano online di Berlino Telepolis, che titola il proprio articolo "Houston, abbiamo un problema!", e da vari blog russi ad ampia diffusione nazionale.
Il cane si morde la coda
L’attacco alle “economie deboli” della zona euro va avanti, mentre nella Banca centrale europea sta scoppiando la guerra di successione al governatore Trichet. I popoli d’Europa si trovano a fronteggiare una nuova crisi creata ad hoc per coprire le malversazioni e gli interessi delle banche d’affari e a dover subire misure economiche “lacrime e sangue” per alleviare gli attacchi speculativi sul dollaro, intanto politici e banchieri si accapigliano per mettere al posto giusto il solito uomo giusto. Nessuna soluzione vera per uscire dalla crisi, se non le solite ricette draconiane che, nelle loro teste, potranno garantire rendite parassitarie ancora per qualche tempo. In Germania, senza mezzi termini, il tabloid tedesco Bild ha lanciato un duro attacco al governatore di Bankitalia Mario Draghi: l’obiettivo è piazzare a Francoforte il numero uno della Bundesbank, Axel Weber. Per Bild, Mario Draghi è stato soprattutto “un banchiere d’investimento della Goldman Sachs a Londra. La Goldman Sachs, tra l’altro, è stata la banca che dal 2001 ha aiutato la Grecia a truccare il suo debito per l'Ue con dubbie speculazioni finanziarie”. E commenta ancora il tabloid tedesco: “Draghi, che era responsabile dei rapporti con gli Stati e le agenzie statali, non vuole avere niente a che fare con l’imbroglio greco”. Tante, dunque, le ombre. I lettori di Rinascita sanno bene che dopo l’Islanda ora è il turno della Grecia, ma anche del Portogallo, e a breve si avranno altri duri segnali in Italia, in Spagna, in Irlanda. Il “Sud” dell’Europa (dove Islanda e Irlanda sono collocate a pieno non certo per la loro posizione geografica), dunque, si ritrova sotto un vero e proprio fuoco speculativo e l’obiettivo è sempre lo stesso: difendere il dollaro e gli investimenti in derivati delle banche d’affari. Attacchi speculativi che stanno già avendo serie, se non tragiche, conseguenze sulle economie nazionali, sulle vite dei lavoratori, dei cittadini. Abbiamo già scritto più volte sul nostro quotidiano quanto il sistema usurocratico imposto ai popoli europei andrà a fagocitare il benessere sociale europeo conquistato con anni di lotte. E “Rinascita” ha invocato almeno una legge di interesse nazionale che ristabilisca equità e giustizia. Bloccare le manovre speculative che intendono acquistare i debiti degli Stati europei, piazzarli sui mercati delle scommesse monetarie in modo da lucrare perpetuamente: diviene ogni giorno fondamentale se si vuole dare un taglio a un cane che si morde la coda e che creerà dissesti sociali insanabili. L’assalto ai Paesi dell’eurozona considerati “più deboli” serve a coprire il dissesto della finanza americana e della finanza inglese, con la differenza che per Londra e Washington “non contano” i parametri di Maastricht. Ed è per questo che i cittadini europei non possono far affidamente su una commissione di Bruxelles e una Banca centrale europea che non rispondono chiaramente a nessun controllo pubblico. Quando i controllori diventano anche i controllati allora è evidente che il sistema è marcio.
Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.itCDS: Confondere Distrarre Sviare
March 17th, 2010 by Leonardo
Mi innesto nel filone di discussione già partecipato da fonti ben più autorevoli: i CDS. L’argomento è stato affrontato da Seminero e Giannino utilizzando anche (il primo) riferimenti molto tecnici alle tecniche di copertura; tale approccio evidenzia che un politico qualunque difficilmente potrà capire di cosa sta parlando, e che la stampa più comune non è in grado di esporre adeguatamente il problema, ergo all’uomo della strada non può arrivare un’informazione completa e diviene manipolabile.
L’argomento è stato affrontato ottimamente anche dal nostro Silvano, con tanto di critica all’informazione ufficiale, dallo stesso poi richiamata in commento al pezzo di Seminero.
Marco Onado sul Sole24Ore, dopo aver sparato ad effetto che il volume dei CDS è passato da $ 630 miliardi a $ 36mila miliardi, ammette che i CDS sui titoli greci ammontano a circa il 3% del relativo debito sovrano, quindi molto poco; l’andamento dei CDS è stato semplicemente una spia del deterioramento (percepito) delle finanze greche. Nonostante questo Onado ci dice che i CDS, in specie quelli Naked, sono stati un amplificatore della crisi. È già interessante questo: i CDS non creano più le crisi, le amplificano, ma invece di andare a cercare le vere cause della crisi ci si ferma prima e si demonizza la prima cosa oscura che si trova. È informazione?
E quale è il meccanismo dell’amplificazione? I Naked CDS avrebbero permesso di aumentare il volume delle esposizioni rispetto all’ammontare di titoli (greci nel caso) e nessuno sa quanti CDS un certo ente ha venduto e quindi neppure la sostenibilità dell’impegno al verificarsi del default dell’oggetto di protezione. Ne segue la necessità di un mercato ufficiale con tanto di cassa di compensazione e margini vari per dare trasparenza al segmento.
I CDS sono come l’assicurazione sui mutui, sulla casa, sull’auto, sulla barca, sul gatto… Aver la possibilità di risarcimento in caso di danno stimola a prendere una certa posizione; certe posizioni non si prendono se non si risolvono certi rischi. Un Paese va in deficit; il deficit deve venir coperto con titoli di Stato; il mercato non compra i titoli, almeno non a certi tassi dato il rischio di default del Paese. Se c’è a disposizione un titolo CDS che mi copre il rischio di default, allora il mercato lo combina con il titolo di Stato, così il rendimento totale dell’operazione sarà minore di quello del titolo di Stato (il CDS ha un costo), ma il rischio verrà risolto, e il Paese avrà trovato come finanziarsi. Questo è un semplice schema di hedging, copertura di un rischio. Si può poi valutare se il costo della copertura, la riduzione di rendimento sull’intera operazione, vale la riduzione di rischio e quindi regge il confronto con altri titoli di per sé meno rischiosi (veloce traduzione dell’articolo di Seminero); questo si chiama “arbitraggio”, ed è come il prezzo del CDS si allinea alle condizioni dei titoli.
Perché il prezzo del CDS possa velocemente adattarsi alla percezione di default del mercato ed alle caratteristiche delle emissioni, occorre che i titoli possano venir continuamente scambiati formandosi così i dovuti prezzi; essendo parte dei CDS “immobilizzati” in hedging, devono essercene altri (Naked) da scambiare per formare prezzi di mercato, quindi tirare un parallelo tra nozionale e sottostante non ha molto senso (nel caso della Grecia comunque siamo a solo un 3% del debito, quindi è un falso problema). Qui arrivano gli speculatori: due parti si passano i titoli anche senza ragioni di hedging “speculando”, cioè scommettendo l’una che il prezzo sia troppo alto e l’altra che il prezzo sia troppo basso. Uno solo avrà ragione, quindi per rapida deduzione uno perderà e uno guadagnerà “azzeccando” il prezzo più vicino al valore effettivo del default. Mi spiegate perché il fatto che sul mercato resti chi individua il “corretto” prezzo del CDS, segnalando la percezione del default di un titolo, significa “amplificare” la crisi? Se rivelare una condizione di difficoltà è creare una crisi allora dovremmo “tacere” su tutto alla faccia della trasparenza. L’ottimismo è il profumo della vita! Ma sì, eliminiamo i CDS, i bilanci delle banche, degli Stati… diciamo che tutto va bene e la crisi sparirà da sola! Roba da psiconani…
Intermezzo. Qualcuno ha sollevato il problema che un Naked CDS sia come assicurarsi sulla casa del vicino, o sulla vita stessa del vicino. A parte quanto ricordato magistralmente da Silvano, segnalo che è possibile assicurarsi sulla vita di un terzo: è un contratto di assicurazione possibile previa autorizzazione (con annesso gesto scaramantico) da parte della persona oggetto dell’assicurazione. Se i CDS fossero una assicurazione e non un titolo mancherebbe (forse) una esplicita approvazione ed esempio del Governo greco; considerando che senza CDS il mercato dei titoli di Stato greci sarebbe più arido, costringendo il Governo greco a pagare tassi ben più alti, voglio proprio vedere Papandreou revocare “per scritto” la propria autorizzazione… In ogni caso basta con queste forzate analogie!
Infine, come dice Silvano, esistono altri mercati OTC come quello degli IRS; anche qui manca una standardizzazione legale (benché gli accordi ISDA risolvano praticamente il problema), anche qui manca una cassa di compensazione, e una piattaforma di scambio e quotazione ufficiale (però tra Bloomberg, Reuters, e “speculatori” che lavorano su entrambi si hanno in realtà riferimenti sufficientemente rappresentativi), ed anche qui si fanno “scommesse” tra tassi fissi e variabili senza che sia richiesta prova di hedging. Analogamente a quanto sostenuto da Onado (e altri), si dovrebbe accusare la speculazione di distorcere il rapporto tra tassi fissi e variabili causando segnali che possono guidare una crisi sui tassi. Questo non accade, perché dovrebbe accadere solo sui CDS? Forse semplicemente non vale nemmeno per i CDS. Anche nel mercato IRS c’è il rischio di creare derivati per rischi potenziali in misura ben superiore al proprio patrimonio, ma l’IRS non ha il fascino del CDS.
Effettivamente non è una pratica “sana” quella di creare “assicurazioni” in misura “enorme” perché un classico “cigno nero” di Taleb può comportare da parte “dell’assicuratore” più esborsi di quelli che può sostenere e quindi il fallimento suo e, probabilmente, degli assicurati. Siccome non ritengo gli operatori del mercato “ebeti”, ci deve essere un motivo per cui finora non è interessato questo “rischio di controparte”, ad esempio la consapevolezza dei bail-out. Io non mi spiego altrimenti come una finanziaria possa acquistare un CDS (o altro derivato) non curandosi dell’esposizione della controparte. In realtà nella mia breve esperienza sui derivati posso dire che una qualche valutazione del rischio di controparte esiste sia da parte del venditore che dell’acquirente (magari svolta velocemente controllando il rating… e non ridete!), e se questo vale per un IRS non vedo come non valga per un CDS. Per lo più chi “monitora” è colui che ha al momento una posizione “creditoria”, perché il “debitore” in fondo ha interesse che il “creditore” fallisca sciogliendosi così l’accordo, e questa asimmetria può spiegare perché fino a un certo punto nessuno si è curato molto dell’esposizione di Goldman Sachs o AIG.
Ma un mercato ufficiale risolverebbe il problema? Basterebbe l’obbligo di fornire informazioni sulle emissioni in derivati insieme alla Relazione Trimestrale (e dubito che l’informazione non sia già disponibile) in forza di uno standard contabile internazionale, e per far questo non serve un mercato ufficiale. Tra l’altro la presenza di un mercato ufficiale non garantisce né contro frodi né contro sospetti di manipolazioni (ma seguite le vicende della Borsa o no?).
Tornando al problema originario, la sfiducia deriva dall’indisciplina fiscale, e questa non discende dalla possibilità di altri di coprirsi da un rischio nell’acquisto di un titolo di Stato, ma dall’immunità politica (tramite il voto) di chi crea il debito pubblico, dall’indisciplina fiscale di alcune realtà politiche clientelari, e da stimoli e aiuti della politica monetaria che annullano i riferimenti di disponibilità e costo del capitale incentivando invece l’attualizzazione della spesa (citando Silvano, “qui su IHC, attendiamo fiduciosi l’intervento di qualche notabile columnist del FT o del WSJ che ci illumini sulle conseguenze non intenzionali delle politiche fiscali e monetarie degli ultimi lustri”).
Senza indisciplina fiscale non c’è CDS che tenga, basta nascondersi dietro pezzi di carta!
The Off-Shored Economy and The Ruins of Detroit
Paul Craig Roberts
In the 20th century, Detroit, Michigan, symbolized American industrial might. Today it symbolizes the offshored economy.
Detroit’s population has declined by half. A quarter of the city - 35 square miles - is desolate with only a few houses still standing on largely abandoned streets. If the local government can get the money from Washington, urban planners are going to shrink the city and establish rural areas or green zones where neighborhoods used to be.
President Obama and economists provide platitudes about recovery. But how does an economy recover when its economic leaders have spent more than a decade moving high productivity, high value-added middle class jobs offshore along with the Gross Domestic Product associated with them?
Some very discouraging reports have been issued this month from the Bureau of Labor Statistics. There have been record declines in both jobs and hours worked. At the end of last year, the U.S. economy had fewer jobs than at the end of 1997, 12 years ago. Hours worked at the end of last year were less than at the end of 1995, 14 years ago.
The average work week is falling and currently stands at 33.1 hours for non-supervisory workers.
In a major problem for economic theory, labor productivity or output per man hour and labor compensation have diverged markedly over the last decade. Wages are not rising with productivity. Perhaps the explanation lies in the productivity data. Susan Houseman found that U.S. labor productivity statistics might actually be reflecting the low wages paid to offshored labor. An American company with production in the U.S. and China, for example, produces aggregate results in labor output and labor compensation. The productivity statistics thus measure the labor productivity of global corporations, not that of U.S. labor.
Charles McMillion has pointed out that unit labor costs actually fell during 2009, but that non-labor costs have been rising throughout the decade. The rise in non-labor costs perhaps reflects the decline in the dollar’s foreign exchange value and the increased dependence on imported factors of production.
Economists and policymakers tend to blame auto management and unions for Detroit’s fall. However, American manufacturing has declined across the board. Evergreen Solar recently announced that it is shifting its production of solar fabrication and assembly from Massachusetts to China.
A U.S. Department of Commerce study of the precision machine tool industry has found that the U.S. comes in last.The U.S. industry has a shrinking market share and the smallest increase in export value. The Commerce Department surveyed American end-users of precision machine tools and found that imports accounted for 70 percent of purchases. Some U.S. distributors of precision machine tools do not even carry U.S. brands.
The financial economy which was to replace the industrial economy is nowhere in sight. The U.S. has only 5 banks in the world’s top 50 by size of assets. The largest U.S. bank, JPMorgan Chase ranks seventh. Germany has 7 banks in the top 50, and the United Kingdom and France each have 6. Japan and China each have 5 banks in the top 50, and together the small countries of Switzerland and the Netherlands have six with combined assets $1.185 trillion more than the 5 largest U.S. banks.
Moreover, after the derivative fraud perpetrated on the world’s banks by the U.S. investment banks, there is no prospect of any country trusting American financial leadership.
The American economic and political leadership has used its power to serve its own interests at the expense of the American people and their economic prospects. By enriching themselves in the short-run, they have driven the U.S. economy into the ground. The U.S. is on a path to becoming a Third World economy.
Paul Craig Roberts was Assistant Secretary of the Treasury during President Reagan's first term. He was Associate Editor of the Wall Street Journal. He has held numerous academic appointments, including the William E. Simon Chair, Center for Strategic and International Studies, Georgetown University, and Senior Research Fellow, Hoover Institution, Stanford University. He was awarded the Legion of Honor by French President Francois Mitterrand. He is the author of Supply-Side Revolution : An Insider's Account of Policymaking in Washington; Alienation and the Soviet Economy and Meltdown: Inside the Soviet Economy and is the co-author with Lawrence M. Stratton of The Tyranny of Good Intentions : How Prosecutors and Bureaucrats Are Trampling the Constitution in the Name of Justice Click here for Peter Brimelow's Forbes Magazine interview with Roberts about the recent epidemic of prosecutorial misconduct.
U.S. Hyperinflation Possible By Year 2015
The U.S. government this week reported a record monthly budget deficit for February 2010 of $220.9 billion. Total tax receipts for the month were only $107.5 billion compared to outlays of $328.4 billion. The total U.S. deficit for the first five months of fiscal year 2010 was $651.6 billion, with tax receipts of $800.5 billion and outlays of $1.45 trillion. The deficit was up 10.5% for the first five months of fiscal year 2010 over the same period in fiscal year 2009.
We are now at a point where if the U.S. government taxed Americans 100% of their income, the tax receipts generated would not be enough to balance the budget. Likewise, if the U.S. government cut 100% of its spending including defense, but kept paying Social Security, Medicare and Medicaid, we would still have a budget deficit. NIA believes it will be impossible for the U.S. to have a balanced budget ever again.
The U.S. national debt is now $12.55 trillion of which $8.061 trillion is public debt. Due to the Federal Reserve's artificially low interest rates of 0% to 0.25%, interest payments on our national debt last month were only $16.9 billion, an interest rate of only 2.548% on our public debt. The reason for the spread between our 2.548% interest rate on the public debt and the federal funds rate of 0 to 0.25% is that a portion of our national debt is made up of long-term bonds at higher interest rates.
Our debt ceiling was recently raised to $14.3 trillion, which we are on track to reach in less than a year, sending our public debt up to about $10 trillion. If the Federal Reserve raises the federal funds rate up to just 2% during the next year, NIA believes the interest rate on our public debt could rise to 5% and our annual interest payments will likely rise to $500 million or 23% of projected 2010 tax receipts of $2.165 trillion.
The White House is not projecting for interest payments on the national debt to break the $500 million mark until fiscal year 2014. By then, even if we go by White House projections that the deficit will be cut to $828 billion in 2012, $727 billion in 2013 and $706 billion in 2014, in 2014 we will still be looking at a national debt of over $18.5 trillion with a public portion of around $13.14 trillion. We find it shocking that the White House is projecting an interest rate on our public debt in 2014 of only around 4%.
All of this means that the While House expects the Federal Reserve to leave interest rates at artificially low levels almost indefinitely. However, we know it will be impossible for them to do so without creating a huge outbreak of inflation in the prices of food, energy, clothing, and just about everything else Americans need to live and survive. In order to prevent hyperinflation, we need interest rates to be higher than the rate of inflation.
NIA believes the real rate of U.S. inflation to already be approximately 5%. If the Federal Reserve doesn't raise the federal funds rate to above 5% in the short-term, in our opinion, an outbreak of double-digit inflation is inevitable. By 2014, it is possible the Federal Reserve will be forced to raise the federal funds rate up to above 10% and the public portion of our national debt could exceed $15 trillion. Therefore, in 2014 we could see the interest payments on our national debt reach $1.5 trillion, about triple what is currently being projected and 43% of the government's projected tax receipts that year of $3.455 trillion.
NIA believes hyperinflation is possible by the year 2015. Besides the rising interest payments on our national debt, another major catalyst for hyperinflation will be social security payments, which adjust to the CPI-index. As the government's CPI-index rises, so will the social security payments that it owes. This could cause a death-spiral in the U.S. dollar. Inflation is still the last thing on the minds of most Americans, but soon it will be their primary concern.
Please spread the word about NIA and have your friends and family subscribe for free.
Better to Light a Candle than to Curse the Darkness
Johnny Silver Bear
(Editors Note: One of the perks of editing "the Bear" allows me to post my own rants. I originally published Better to Light a Candle than to Curse the Darkness in August, 2003. When I consider the effect that energy requirements have on humanity, the fact that global energy resources are mostly under the control of the "Dark Side", and, therefore, not under my control, or yours. I get a little worried. - JSB)
For the last seven years, I have spent almost all of my time trying to get a handle on the "big picture". The "little pictures" are made up of effects, and sometimes causes, but rarely motives. Its funny how all the "little pictures" don't always coalesce into a greater understanding until, all at once, the truth becomes blatantly obvious and undeniable.
In my attempt to determine "motives" I needed to ascertain the true meaning of "real wealth". I have come to the conclusion that besides hard assets, (real estate, factories, machinery, equipment, infrastructure, base metals, precious metals, natural resources, etc.), the only other source of "Real Wealth" comes as a result of human toil.
"Soft assets" are paper, and are the products of contrivances. These instruments have no intrinsic value and are therefore inferior to "hard assets". Whoever has the power to print the money ultimately has control over the value of all "soft assets".
My research has led me to three major issues. First, the nature of America's money supply. Second, the importance and availability of hydrocarbon resources. And thirdly, the importance and availability of fresh water.
How these three issues interrelate exposes the motives and the true nature of "the Game".
"The Game"
Let's say we have two "teams". The first team, (we'll call this team "the Dark Side"), is very well funded, managed, and extremely well trained. The coaching staff is privy to the best analysis and intelligence, has adopted a time tested strategy and is relentless in its desire to win. The second team, (we'll call this one "the Force"), does not even realize its a team. I'm talking, of course, of the "the Dark Side" as made up of the Elitists, (i.e., New World Order, Collectivists, Globalists, Banking Cartel, Fabians, the Illuminati, etc.). Everybody else is on "the Force". If you are not positive you are a member of the former, then you are undoubtedly playing for the latter.
The presence of two teams would suggest a game is in progress. The game started many years ago, and this one's for all "the marbles". I believe that the game plan provides that "the Force" will work itself to death.
"The Marbles"
All new money is loaned into circulation as an interest bearing debt. Since this system only creates the principal and never the interest, the debt is always greater than the money supply.
This fraudulently created debt forces American citizens to borrow constantly so the system can function. Eventually, the process becomes unworkable as society, mortgaged to the hilt, can no longer afford to borrow. This debt creates extreme stress for us as we struggle to meet impossible money obligations. The results are: a constantly rising cost-of-living, layoffs, bankruptcies, family breakdown, increased drug and alcohol use, an increase in crime and a general moral breakdown.
This system is part of the "Grand Strategy" that has allowed "the Dark Side" to gain a choke hold on the very survival of "the Force".
How did we let "the Dark Side" put themselves in a position of control over everything that lends to human survival? The indebtedness of "the Force" has insured a placated opponent.
What do I mean by everything? It seems that all the marbles fall into three categories. Hard Assets, Energy and Water. In order to gain control over all the marbles, part one of the "Grand Strategy" had to be implemented.
After the initial forming of "the Dark Side", the coaching staff had to insure the winning of the coin toss. They did this by the enactment of the Federal Reserve Act of 1913.
"We will receive"
"History reveals nations can be conquered by the use of one or more of three methods.
"The most common is conquest by war. In time, though, this method usually fails, because the captives hate the captors and rise up and drive them out if they can. Much force is needed to maintain control, making it expensive for the conquering nation."
"A second method is by religion, where men are convinced they must give their captors part of their earnings as "obedience to God." Such a captivity is vulnerable to philosophical exposure or by overthrow by armed force, since religion by its nature lacks military force to regain control, once its captives become disillusioned."
"The third method can be called economic conquest. It takes place when nations are placed under "tribute" without the use of visible force or coercion, so that the victims do not realize they have been conquered. "Tribute" is collected from them in the form of "legal" debts and taxes, and they believe they are paying it for their own good, for the good of others, or to protect all from some enemy. Their captors become their "benefactors" and "protectors".
"Although this is the slowest to impose. It is often quite long lasting, as the captives do not see any military force arrayed against them, their religion is left more or less intact, they have freedom to speak and travel, and they participate in "elections" for their rulers. Without realizing it, they are conquered, and the instruments of their own society are used to transfer their wealth to their captors and make the conquest complete."
"Today, as we stand before the dawn of a New World Order run by internationalist financiers, most of the revenue collected by the Federal government in the form of individual income taxes will go straight to paying the interest on the debt alone. At the rate the debt is increasing, eventually we'll reach a point where, even if the government takes every penny of its citizens' income via taxation, it will still not collect enough to keep up with the interest payments. The government will own nothing, the people will own nothing, and the banks will own everything. The New World Order will foreclose on America." - Taken from Sheldon Emery's "Billions for the Bankers, Debts for the People".
Because "the Dark Side" can create money out of thin air, they obviously do not consider it valuable. What is valuable to them is the human toil required to service the debt.
An example of the fraudulent nature of the "Grand Strategy" is the U.S. Government's bailout of Brazil a couple of years ago. The U. S. Government loaned the Brazilian Government $30 billion, with the condition that loan and the interest on the loan be paid by the people of Brazil via taxation. The U.S. Government borrowed the money to loan to Brazil from the Federal Reserve for which the loan and the interest are guaranteed by the American people. Neither of the two afore mentioned loans, for the exact same $30 billion, will ever be paid, but the double debt service will go on forever. Two country's citizenry are being forced to pay interest on the same funny money!
This is equally true for all of our foreign aid to other countries, bailouts of criminally operated corporations, and all of the $billions spent in pursuit of imperial hegemony.
This is not, however, a localized game. The stakes are huge and it is being played out all over the world. "the Dark Side" is financing the sale of "guns to the Arabs and dynamite to the Jews", as they have been on both sides of every war for hundreds of years.
The Second Quarter; Field Position
The probability that oil production on our planet has already peaked carries with it a death sentence for millions, maybe even billions of people within a single generation from now.
When we explore the economic effects of ever rising oil costs on transportation, electricity, economic growth and contraction, political power, civilization and – perhaps most importantly – food production. The picture is horrific, the ramifications being the end of the industrial age.
The "Dark Side" already controls the remaining hydrocarbon deposits of the earth.
In 1859, upon the introduction of petrol extraction technology, the world started running out of oil. There is only so much of it, and we have now reached a point where more than half of it has been used up.
What most people do not realize is that 60% of all hydrocarbon resources have be applied to food production. Through the use of petrochemical fertilizers, pesticides, herbicides, diesel fuel for tractors and harvesters, gasoline for farm-to-market transport, gas generated electricity for refrigeration, plastics for packaging and storage, the lion's share of this resource has been used for food production.
Here's the rub. Through the application of the world's petro-resources in this manner, "the Dark Side" has enriched itself by artificially creating a market to sell to.
Oil based agriculture is primarily responsible for the world's population exploding from 1 billion at the middle of the 19th century to 6.3 billion at the turn of the 21st. As oil production went up, so did food production. As food production went up, so did the population. As the population went up, the demand for food went up, which increased the demand for oil. The price of food will now skyrocket because of the cost of fertilizer will soar. The cost of storing (electricity) and transporting (gasoline) the food that is produced will also soar.
In order for the planet to continue to support humanity, it's numbers will have to be reduced dramatically. Because of the misinformation campaign that was launched in the first quarter of the game, "the Force" is way out of position. As I stated earlier, most don't even know there's a game going on, much less that they're playing.
I foresee many lives being snuffed out within the next two decades as a result of the inability to afford food, (starvation), or through the involvement in the dozens of disputes that will arise over allocation of the world's remaining hydrocarbon resources, (war). Remember, "the Dark Side" is on both sides of all wars. Population contraction is absolutely essential to the planet's ability to support human life.
The Third Quarter; a Battle of Attrition
In 1998, the World Bank refused to guarantee a $25 million loan to refinance water services in Cochabamba, Bolivia, unless the government sold the public water system to the private sector and passed the costs on to consumers. Bolivia, one of the poorest countries in the world, finally acquiesced. Only one bid was considered, and the company was turned over to Aguas del Tunari, a subsidiary of a conglomerate led by Bechtel, the giant San Francisco engineering and construction company.
In December 1999, before making any infrastructure investments, the private water company, Aguas del Tunari, announced the doubling of water prices. For most Bolivians, this meant that water would now cost more than food; for those on minimum wage or unemployed, water bills suddenly accounted for close to half their monthly budgets, and for many, water was shut off completely.
To add to the problem, the Bolivian government, prompted by the World Bank, granted absolute monopolies to private water concessionaires, announced its support for full-cost water pricing, pegged the cost of water to the American dollar and declared that none of the World Bank loan could be used to subsidize water services for the poor. All water, even from community wells, required permits to access, and even peasants and small farmers had to buy permits to gather rainwater on their property.
The selling-off of public enterprises such as transportation, electrical utilities and education to foreign corporations has been a heated economic debate in Bolivia. But this was different; polls showed that 90 percent of the public wanted Bechtel out. Debate turned to protest and one of the world's first "water wars" was launched.
The people of Bolivia revolted against the government over the privatization of water. A broad-based movement of workers, peasants, farmers and others created the Coalition in Defense of Water and Life to "de-privatize" the local water system. Between January and early February, 2000, hundreds of thousands of Bolivians marched to Cochabamba in a showdown with the government, and a general strike and transportation stoppage brought the city to a standstill. Police reacted with violence and arrests and the army killed six people and injured more than 100 when it opened fire on demonstrators. In early April 2000, the government declared martial law.
Could this happen here? Is it possible that you could someday be charged for collecting rainwater off your roof? You would be surprised at how many trans-national companies already have stakes in water delivery in this country.
Globally, we have already entered water scarcity. The Middle East will run out of fresh water within the next ten years. Sub-Saharan Africa will run out in the next 5 years. China is considering moving the capital to another location because there is no more water in Beijing.
Closer to home, the mighty Colorado river no longer makes it to the Sea of Cortez. It trickles out somewhere in the Mexican desert south of the Arizona border. The Rio Grand, which use to flow into the Gulf of Mexico now stops some 20 miles short of Brownsville, Texas. Aquifers all over the country are being depleted far more rapidly than they can recharge themselves. We are on the verge of a national water crisis right here in America.
In the next two decades, the struggle for water will tear apart communities, exacerbate differences between social classes, and challenge governments and private organizations to change how they perceive their roles.
The Forth Quarter; an End Run
According to the World Trade Organization, "human needs can be supplied by private entrepreneurs for a profit, unlike a human right which accrues equally to everyone." National and international trade associations like the WTO and NAFTA define water as a "commodity" and have agreements requiring governments to permit water exports under specified conditions.
Commodification and privatization go hand in hand. Even though the evidence for water scarcity is overwhelming, governments and global bureaucracies, influenced by lobbyists, and, in many documented cases, outright bribery, are disposed to call water a commodity, to transfer what remains to private corporations, and to let the market determine who gets water and the price they pay for it.
The commodification of water, internationally, is on the horizon. The day will come when no one will be able to collect it without a permit. Many persons throughout the world will be prosecuted for its illegal possession.
It will happen here.
End Game
I guess it all boils down to human nature. There are and always will be the haves and the have nots. In their insatiable quest for profits, "the Dark Side", using their agents in trans-national corporations, the World Trade Organization and the World Bank, have successfully brought us to the brink of the abyss. Knowing full well the gravity of the situation and the only solution, they are now poised to solve the problem. There are far too many people on the planet. The time has come for contraction.
The world is no longer capable of economic expansion. We are entering a period of civilization where the keyword is sustainability, not growth.
Sustainability is job one. In order to incite the massive contraction that is desperately needed, economics will be used as a weapon. It is the weapon of choice when it comes to survival. The possession of Hard Assets, Energy and Fresh Water will rule the day.
What purpose would a revolution serve. Who among us has a solution?
In a world of $100/barrel oil, the weak die and the strong survive. In a world of $100/barrel water, there will not be 6.5 billion people on the earth. Actually I expect the number to be more in the 500 million range.
Very soon, as early as next year, a lot of people here will be glad they held gold and silver.
Get some control over some fresh water immediately.
Its not what you don't know that will screw you up, it's what you know that is wrong. The spin you hear from the mainstream media is intended to mislead you. Open your eyes and face the future. If you leave your head in the sand and ignore it, you are only leaving your butt exposed for the world to kick. This all may sound like gloom and doom, but when you get a handle on what is going to happen, you will have a future filled with opportunity. Fortune favors the Informed.
For my follow up essay on "the Big Picture" please see "One if by Land..."
Kenneth Parsons, aka Johnny Silver Bear, is an IT professional in Texas and the President of Silver Bear Communications, Inc. Mr. Parsons has been involved in the advertising and promotion industry for over twenty-five years. He is the editor of the Silver Bear Cafe and, as such, is responsible for shaping the content of "The Bear". Mr. Parsons has served as CEO for Fiberscape Communications, Inc., a web site development / hosting and streaming multi-media company in Richardson, Texas since 1997. He is a Jeffersonian and a passionate supporter of the U.S. Constitution. He is also an outspoken advocate of gold money and equal tax rates. You can contact Mr. Parsons with questions or comments via email at johnny@silverbearcafe.com