Chi ha coperto Bernie Madoff?

3-15-09madoffpyramid-copyIn passato ci siamo occupati abbastanza in dettaglio e in diverse riprese del caso Madoff e di altri episodi di truffe ai risparmiatori che sono scoppiate in giro per il mondo più o meno nello stesso periodo del primo, anche se si trattava di affari di minore entità rispetto a quello principale per dimensioni.

La giustizia americana forse a volte è un po’ sommaria, ma ha comunque il merito di essere sufficientemente rapida ed essa ha condannato senza indugi e pesantemente il finanziere, che passa i suoi giorni ormai da tempo in prigione e ci resterà presumibilmente molto a lungo. I giornali si sono ancora occupati di recente del suo caso soprattutto perché lo stesso personaggio è stato ricoverato d’urgenza in ospedale qualche settimana fa con qualche costola in cattivo stato. Anche se non sembrava del tutto sicuro, probabilmente a ridurlo a quel modo ci avevano pensato alcuni suoi compagni di galera. Peraltro, delle ulteriori notizie mostravano invece che Madoff era diventato, con reciproca soddisfazione, una specie di superconsulente finanziario di molti detenuti e anche di qualche guardia. Le due notizie non sono peraltro necessariamente tra di loro incompatibili.

A riflettere con una certa attenzione al caso, sin da quando sono uscite le prime notizie su di esso, veniva subito spontaneo di pensare come apparisse alquanto improbabile che una truffa di quelle proporzioni - si è parlato di un buco di 65 miliardi di dollari con tre milioni di vittime nel mondo - e che è durata così a lungo nel tempo, possa essere stata portata avanti senza l’esistenza di una qualche fitta trama di complicità nel mondo degli affari e della finanza, negli Stati Uniti come altrove, al di là, in ogni caso, della ristretta cerchia dei suoi familiari più stretti, che sono stati comunque puntualmente coinvolti a vario titolo nella vicenda. Ora le notizie più recenti pubblicate sulla stampa internazionale, in particolare francese, vengono a rafforzare tali sospetti. Apprendiamo così che i due commissari liquidatori di un fondo comune lussemburghese, la Luxalpha, organizzazione coinvolta a suo tempo pesantemente nel caso Madoff, avendo tra l’altro fatto perdere ai suoi clienti circa 1,5 miliardi di dollari nell’affare, stanno portando avanti con molta decisione, nel piccolo stato europeo, delle circostanziate denunce giudiziarie nei confronti di diversi importanti attori. Ad essi viene chiesto in particolare il pagamento di rilevanti indennizzi per le perdite subite.

Ci informa in particolare Le Monde che sono coinvolte nella procedura quindici persone fisiche e giuridiche, tra le quali la società di revisione Ernst & Young - ogni volta che scoppia uno scandalo contabile - finanziario le società di certificazione non avevano mai visto e sentito nulla e ci si domanda ovviamente a che cosa esse alla fine servano - la banca svizzera UBS - da quando è uscita allo scoperto la crisi del subprime l’istituto è stato fortemente interessato ad un numero rilevantissimo di procedure giudiziarie nel mondo e non se ne vede la fine - nonché la stessa Commissione di sorveglianza del settore finanziario lussemburghese (CSSF). L’atto di accusa parla in generale di un vero sistema di complicità tra organismi professionali.

Venendo in maggior dettaglio alle accuse mosse ai vari attori, la Ernst & Young viene citata in giudizio per avere, tra l’altro, contribuito a dare agli investitori una illusione di serietà nella conduzione della Luxalpha, compiendo un errore professionale grave; la società di revisione non avrebbe compiuto neanche il minimo delle verifiche contabili necessarie, in particolare per quanto riguardava i saldi bancari, cosa giudicata impensabile e ingiustificabile nell’atto di accusa.

Ma il principale imputato risulta essere la UBS, che era la banca che conservava e gestiva i fondi investiti nella Luxalpha. Secondo l’atto d’accusa, essa ha mancato di compiere il suo dovere professionale, avendo in realtà delegato completamente i suoi compiti, sia quelli di custodia che quelli di gestione, ad una società di Madoff, ciò che era proibito dalla legge, mentre la stessa società statunitense non aveva comunque lo statuto legale adeguato per svolgere tali funzioni; in altre parole, la UBS nascondeva ai suoi clienti come funzionavano veramente le cose. Tale modo di procedere, secondo l’atto di accusa, faceva peraltro molto comodo alla banca, che ha così incassato nel tempo ben 83,4 milioni di dollari di commissioni da Madoff.

Anche la CSSF avrebbe mancato di rigore, secondo l’accusa, per quanto riguarda il suo dovere di controllo della Luxalpha. Una procedura giudiziaria simile, ci informa il giornale, è stata intanto aperta anche in Irlanda, questa volta in particolare nei confronti della grande banca britannica HSBC, istituto depositario di un altro fondo comune, Thema, anche esso toccato pesantemente dall’affare Madoff. Forse nei prossimi mesi ne vedremo ancora delle belle.

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