Le dieci storie che ti sei perso nel 2009

Qualche esempio di come il mondo sia cambiato mentre guardavi da un’altra parte di Joshua E. Keating, Foreign Policy [Traduzione di Irene Campari, titolo originale "The Top 10 Stories You Missed in 2009. A few ways the world changed while you weren’t looking"] http://www.miart.net/wp-content/uploads/2008/11/patchwork_legos-1.jpgIl passaggio a Nord-est aperto per il business Il mitico Passaggio ad Oriente cattura ancora l’immaginazione, eppure nel settembre scorso due navi cargo tedesche hanno fatto la storia essendo le prime ad attraversarlo, per ragioni commerciali, da Est verso l’Europa, tra la Russia e l’Artico. Il ghiaccio aveva reso da sempre impossibile l’impresa, ma l’innalzamento delle temperature ha aperto la strada ed ora è come camminare su di un torta. "Non c’era pressoché ghiaccio lungo tutto il percorso" ha detto Capt. Valeriy Durov alla BBC. "Vent’anni fa, quando lavoravo nella parte orientale dell’Artico, non avrei mai immaginato una cosa del genere." Il significato di quel cambiamento dipende dalla persona alla quale si pone la domanda. Per l’industria navale dei cargo è oro, avendo così a disposizione una via per l’Oriente più breve e meno cara. Per gli ambientalisti significa invece l’aver raggiunto un punto molto pericoloso nel cambiamento climatico. Gli scienziati sostengono che durante il periodo estivo aumenterà la superficie libera dai ghiacci, con tutte le conseguenze negative per le specie animali e vegetali locali e per tutte le aree costiere del mondo. Per la geopolitica internazionale rappresenta, invece, un territorio di conquista. La Russia ha letteralmente piantato la propria bandiera nel ghiaccio artico provocando la costernazione degli altri paesi nordici: la posta in gioco è infatti l’accesso a immense risorse naturali. Data la melma in cui si sta trasformando l’Artico, anche il pacifico Canada sta traccheggiando con gli “war games” in attesa di possibile confronti militari. Iraq Con i media internazionali e le chat di tutto il mondo concentrati su Kabul, nessuno si occupa più di come vanno le cose a Baghdad. E non è bello; se, infatti, la violenza generalizzata si sta esaurendo, il conflitto è tutt’altro che finito. A causa di continui attacchi nelle maggiori città, nel paese ci sono 2,7 milioni di rifugiati interni; la deprimente mancanza di una politica di riconciliazione fa sì che qualsiasi tentativo di andare al di là della situazione contingente fallisca miseramente. E, come se non bastasse, rimane sulla scena il conflitto potenzialmente più pericoloso: quello tra la popolazione araba e quella curda. L’attenzione molto limitata che questo argomento ha ottenuto finora si è focalizzata sulle pretese curde sul petrolio di Kirkuk, nonostante gli analisti sostengano che i recenti sviluppi nella vicina zona di Ninive, la provincia che circonda Mosul, potrebbero essere ancor più pericolosi. Area situata a sud del confine curdo, la sua popolazione è a maggioranza curda, e sembra del tutto intenzionata a incorporare questo territorio nel Kurdistan. Dopo l’invasione statunitense, a Ninive i curdi sono diventati politicamente dominanti, un po’ per l’indifferenza della locale popolazione sunnita, e un po’ per la presenza stabile della peshmerga, miliziani stanziati qui in previsione del passaggio al Kurdistan. La situazione è però cambiata nel gennaio 2009, quando i sunniti si sono uniti al partito nazionalista arabo al-Hadba - che propagandava la cacciata del peshmerga e la diminuzione dell’influenza curda - ottenendo così una maggioranza, seppur risicata, alle elezioni provinciali di Ninive. La Kurdish Fraternal List, il maggior partito curdo della regione, ha abbandonato il consiglio provinciale, dichiarando che sarebbe ritornato soltanto nel caso le fossero state accordate posizioni di rilievo e di comando. Mentre entrambe le parti sono impegnate nel minacciarsi reciprocamente, continuano gli attacchi violenti, e sia Iraq che Stati Uniti tendono a vedere quel conflitto come il più insidioso per la stabilità del paese. "Senza un compromesso, [Ninive] rischia di trascinare tutto il paese su di una china pericolosa" ha detto nel settembre scorso Loulouwa al-Rachid, il senior analist dell’International Crisis Group. Segno di questa tensione è anche il fatto che le truppe Usa sono ancora in Mosul nonostante il ritiro ufficiale da altre città dell’Iraq. Hotline per Cina e India Le "hotline" tra leader mondiali, come quella leggendaria tra Mosca-Washington, o il "red telephone" attivato dopo la crisi dei missili a Cuba, hanno il compito di prevenire ed evitare qui pro quo o difetti di comunicazione tra potenze nucleari, evitando il deflagrare di un conflitto. Cina e Stati Uniti ne hanno una. Così per India e Pakistan. Quest’anno, i leader di India e Cina si sono accordati per attivarne una tra Nuova Delhi e Pechino, esplicitando così la preoccupazione circa la possibile degenerazione di una disputa di confini in un grande conflitto dell’era multipolare. Le due superpotenze asiatiche si contendono la regione himalayana del Tawang, un distretto indiano dell’Arunachal Pradesh, che la Cina rivendica come storicamente appartenente al Tibet, e quindi della Cina. Nel 1962, per quello i due Paesi hanno combattuto una guerra che ha fatto 2000 morti tra i soldati. Il Dalai Lama (storicamente legato all’India) ha una grande influenza su quella regione con una popolazione in maggioranza tibetana. E questo costituisce per l’India un ulteriore elemento irritante. L’area è stata fortemente militarizzata; le forze indiane hanno documentato 270 violazioni dei confini e circa 2300 casi di “controlli aggressivi ai confini” da parte della Cina nel solo 2008. Il primo ministro indiano Manmohan Singh ha visitato l’area in ottobre, protestando ufficialmente nei confronti di Pechino. In giugno, il Times of India ha riportato la notizia che il presidente cinese Hu Jintao avrebbe indicato a Singh la necessità dell’attivazione di una hotline in modo tale che quella disputa non sfoci in altre azioni militari - tantomeno nucleari - tra i sue paesi. Benché si tratti solo di una precauzione, quella hotline è un’indicazione di come il Tawang si sia aggiunto al Kashmir come una delle aree più pericolose dell’Asia. Una nuova bolla immobiliare? Le speculazioni immobiliari sono state il fattore che più di ogni altro ha contato nella crisi finanziaria globale. Eppure, nonostante i milioni di fallimenti e di effetti secondari sentiti a scala mondiale, i proprietari di case americani potrebbero prestarsi a ripetere lo stesso errore. Dopo aver vissuto la più grande depressione del mercato della storia, nel maggio scorso i prezzi delle case americane hanno ricominciato a risalire. L’indice S&P/Case-Shiller, considerato il più credibile strumento di stime del mercato immobiliare statunitense, è salito al 3.4% tra maggio e luglio, con buoni profitti in 18 delle 20 città considerate. I prezzi erano ancora del 13.3% più bassi che nel 2008, tuttavia meglio di quanto ci si attendesse. "Abbiamo toccato il fondo" ha così dichiarato un economista al New York Times. Non però così velocemente. L’economista Robert Shiller, uno dei creatori di quell’indice, interpreta, infatti, quel dato in modo allarmante piuttosto che in modo promettente. Secondo i sondaggi, infatti, molti proprietari pensano che il valore dei loro immobili potrebbe crescere enormemente negli ultimi dieci anni, e questo potrebbe creare un’ulteriore e preoccupante “bolla dell’aspettativa". “Sembra che l’estrema oscillazione dei prezzi immobiliari abbia trasformato molti americani in speculatori” ha scritto Shiller sul New York Times. La soluzione prospettata dal governo sembra - ironicamente . essere causa del problema, incoraggiando irresponsabili acquisti di case da parte di coloro che non se lo potrebbero permettere. La Federal Housing Administration, che ha sfornato quasi 2 milioni di mutui nel 2009, in giugno ha visto la percentuale dei debitori crescere di quasi l’8%, e l’agenzia bruciare la sua riserva per la perdita del credito. E’ stata formata una commissione al Congresso per indagare su quelle perdite. Anche il responsabile della Federal Reserve, Ben Bernanke, pare abbia dichiarato che il Congresso dovrebbe controllare il potenziale del credito trattabile da parte dell’organismo federale. Con i prezzi apparentemente in crescita e il governo americano che concede generosi incentivi ai proprietari, c’è il rischio che ritorni il medesimo irresponsabile comportamento speculativo che ha provocato la Grande recessione. Il veloce esaurimento della ‘forza civile' Nel novembre 2007, il segretario della Difesa americana Robert Gates ha tenuto un discorso, diventato famoso, alla Kansas State University in cui riconosceva che "per vincere non basta il successo militare" e che le guerre in Iraq e Afghanistan richiederebbero un ben diverso ruolo e un aumento di fondi alla U.S. Agency for International Development (USAID). In marzo, l’amministrazione Obama sembrava voler seguire quell’intendimento, almeno nella strategia afghana. Aveva infatti chiesto che venisse aumentato il personale dell’USAID nelle truppe in Afghanistan. "La cosa che sicuramente non possiamo pensare è che in Afghanistan sia sufficiente l’azione militare per risolvere i nostri problemi", ha detto Obama a 60 Minutes, facendo eco alla retorica di Gates. Solo un mese dopo, l’amministrazione ha dovuto chiedere a Gates di individuare 300 militari per adempiere ad alcuni compiti in Afghanistan che sarebbero stati adeguati per esperti civili; ma gli esperti civili non si sono trovati. Il sottosegretario alla Difesa Michèle Flournoy ha poi ammesso che il governo stava bleffando visto che per anni non aveva addestrato alcun civile a quei compiti. Il Pentagono sta inoltre arrogandosi in Pakistan alcune funzioni che tradizionalmente sono del Dipartimento di Stato. E sarebbe un cambiamento senza precedenti, visto che formalmente gli Stati Uniti non hanno alcun contingente in quell’area. Con un supplemento di contributi, nel giugno scorso il Pentagono ha ottenuto di gestire temporaneamente 400 milioni di dollari destinati a migliorare la capacità di intervento in azioni civili dell’esercito pachistano. L’assistenza militare di questo tipo è però tradizionalmente compito del Dipartimento di Stato, ma Gates - e con lui il Generale David Petraeus - ha giustificato quella decisione con la mancanza nel Dipartimento di Stato di competenze necessarie. Per ora quindi il sogno di avere un corpo civile che affianchi quello militare è ancora molto lontano. Come ha buttato lì Anthony Cordesman, consigliere militare per l’Afghanistan "Dovremmo smettere di parlare di “potere intelligente” come se noi ce l’avessimo". L’asse Pechino-Brasile Nonostante la Cina abbia negli anni Novanta, non troppo segretamente, acquistato molti aerei sovietici, per gli analisti militari il problema sarebbe invece la sua ambizione navale. In marzo, il ministro cinese della Difesa Liang Guanglie ha offerto la più decisa conferma che il problema per loro è la flotta aerea. Mentre conferiva con il collega giapponese ha detto: "Noi dobbiamo sviluppare una flotta aerea". Il Pentagono pensa che il People's Liberation Army Navy (PLAN) potrebbe avere entro il decennio numerosi mezzi aerei, con costi per la costruzione di parecchi miliardi. Con una scarsissima esperienza nella costruzione di aerei, la Cina dovrà quindi dotarsi in tempi brevi di navigatori e piloti e trovare un aereo pronto su cui salire. Il problema è che solo quattro paesi sono attualmente in grado di costruire aerei pronti all’uso. Tuttavia, gli Usa hanno scarso interesse ad aiutare il versante militare cinese, la Francia non può farlo essendoci un embargo europeo che lo impedisce, e la Russia si è fatta più cauta circa la cooperazione militare con il suo potente vicino. Rimane il Brasile, felice invece di aver ospitato funzionari del PLAN sul suo São Paulo, un vecchio arnese di 52 anni acquistato dalla Francia nel 2000. Nelson Jobim, ministro della Difesa del Brasile, ha rivelato nel maggio scorso il programma su di un sito web. E benché non si conoscano i dettagli dell’accordo, è noto che i cinesi si accolleranno i costi del restauro del São Paulo in cambio di un sostanzioso programma di training. Inoltre, un sito cinese ha riportato l’indiscrezione secondo la quale la Cina potrebbe aiutare il Brasile a costruire sottomarini nucleari. Del resto Jobim stesso ha dichiarato di sperare in una cooperazione militare, e non, tra i due paesi. Gli Usa sono la più grande potenza navale nel sud est asiatico, ma la flotta cinese è in costante aumento e non vede sempre di buon occhio le provocazioni lanciate dalla flotta statunitense che spesso varca le sue acque territoriali. Con la Cina e l’India che intraprendono massicci programmi militari (gli indiani stanno lavorando ad un piano per riciclare un modello di aereo russo) la supremazia navale degli Stati Uniti potrebbe sfumare via. La U.S. Navy sostiene che la flotta aerea cinese non influenzerà più di tanto l’equilibrio militare nella regione, ma quest’anno il rapporto annuale del Pentagono allerta circa le capacità militari della Cina che potrebbero incrementare in seguito alla modernizzazione del paese. Uomo morto con passaporto Dal 2007, il Dipartimento di Stato americano sta distribuendo gli "e-passports," che contengono un chip con i dati biometrici del titolare. Sfortunatamente, stando ad un rapporto pubblicato a marzo del Government Accountability Office (GAO), non sarebbe poi così difficile falsificarli anche da parte di non esperti. Un investigatore del GAO ha provato a richiederne quattro usando nomi inventati e documenti falsi. In un caso, ha usato il codice della Social Security di un uomo morto nel 1965. In un altro, quello generato per un precedente caso investigativo e riferito ad un inesistente bambino di 5 anni ma con un Id che ne indicava 53 di anni. L’investigatore ha poi utilizzato uno di quei e-passport per comprare un biglietto aereo, ottenere la carta di imbarco e superare il checkpoint di uno dei maggiori aeroporti americani. Quando il Gao ha presentato i risultati della sua indagine, il Dipartimento di Stato ha convenuto sulla vulnerabilità del sistema e sulla necessità di fare ulteriori approfondimenti. Più di 70 paesi hanno adottato il passaporto biometrico, che molti funzionari descrivono come una rivoluzione per la sicurezza relativa all’immigrazione. Tuttavia, le inchieste del Gao provano che la tecnologia più sofisticata non può garantire la sicurezza di un paese se dietro c’è una burocrazia fallace. Gli assassini ceceni diventano globali Il mondo è rimasto attonito di fronte all’assassinio dell’attivista cecena per i diritti umani Natalya Estemirova. I sospetti si sono subito indirizzati verso l’uomo forte del Cremlino, il ceceno Ramzan Kadyrov, spesso preso di mira nelle inchieste della Estemirova. Ma Estemirova era solo una delle voci molto critiche nei confronti di Kadyrov eliminate negli ultimi mesi. E vivere lontano dalla Cecenia non sempre significa essere al sicuro. In gennaio, l’ex guardia del corpo di Kadyrov, Umar Israilov, è morto per una disgrazia in Austria, dove si trovava per chiedere asilo. Israilov aveva presentato un esposto contro Kadyrov alla Corte europea dei diritti, accusandolo di rapimenti e di torture. In marzo, un membro della resistenza ormai esiliato, Ali Osayev, è stato ucciso ad Istanbul. Segue l’uccisione di due altri ribelli ceceni avvenuta sempre a Istambul nel 2008. Tutti e tre i delitti sono stati commessi con armi similari, secondo quanto dichiarato dalla polizia. Sempre in marzo, Sulim Yamadayev, che comandava un gruppo ribelle in concorrenza con quello di Kadyrov, è stato ucciso a Dubai. Suo fratello Ruslan, un tempo rivale di Kadyrov per la presidenza cecena, è stato ucciso a Mosca nel settembre 2008. L’Interpol ha fatto riferimento a sette cittadini russi collegati all’assassinio di Sulim, tra i quali ci sarebbe un esponente della Duma proveniente dal partito del primo ministro Vladimir Putin. E poi c’è l’ombra del conflitto nel nord del Caucaso; è lì, al momento solo congelato. Benché la tattica repressiva di Kadyrov abbia ottenuto dei risultati nella pacificazione della Cecenia e il Cremlino abbia dichiarato la fine delle ostilità nell’aprile scorso, c’è crescente paura per la politica a suon di autobombe che la repubblica islamica sta conducendo nei paesi vicini, in particolare in Ingushetia. Il suo presidente è stato gravemente ferito in un attentato nel giugno scorso. L’America si è unita alla guerra civile in Uganda In gennaio, Jeffrey Gettleman del New York Times ha fatto a pezzi la storiella secondo la quale l’esercito statunitense avrebbe aiutato l’esercito ugandese nell’attacco ad un gruppo spietato di ribelli, il Lord's Resistance Army (LRA), nella parte orientale del Congo. L’attacco fu eseguito miseramente , permettendo ai ribelli di scappare e uccidere, come rappresaglia, 900 civili. Era la prima volta che gli Usa partecipavano direttamente ad una azione contro la LRA, definita dagli stessi americani come un gruppo di terroristi. Il leader della LRA è un fondamentalista religioso che di nome fa Joseph Kony e che ha sottratto alle famiglie, durante dieci anni di guerriglia contro l’Uganda, decine di migliaia di bambini usati poi come guerriglieri o come schiavi del sesso. Il United States' new Africa Command (Africom) ha difeso il proprio ruolo in quella missione, dichiarando che l’attacco ugandese sarebbe avvenuto comunque e che “è troppo presto per giudicare” il supporto americano. Indipendentemente da come qualche membro del Congresso la penserà, il ruolo dell’Africom in quel conflitto potrebbe aumentare. C’è un atto pendente i cui autori sono Sens. Russ Feingold (D-Wis.) e Sam Brownback (R-Kan.) che, con un intendimento bipartisan, potrebbe impegnare gli Usa "nell’eliminazione della minaccia costituita dal Lord's Resistance Army ... tramite supporto informativo, politico, economico e militare". Nonostante siano pochi coloro i quali non si trovino d’accordo nel mandare Kony di fronte ad un tribunale - egli ha rifiutato di lasciare la giungla da quando l’International Criminal Court lo ha accusato di crimini contro l’Umanità - quell’atto impone delle domande circa il ruolo che dovrebbe avere l’Africom, che sembra ora piuttosto lontano dalle funzioni di advisor attribuitegli, e che rischia di coinvolgere gli Usa in uno dei conflitti africani più sanguinosi e complicati. Un ROTC per le spie Per crescere una nuova generazione di spie per una nuova generazione di minacce globali, la Cia e altre agenzie statunitensi di intelligence hanno proposto la creazione di un programma per individuare e istruire potenziali agenti con diversi background culturali ed etnici. Modellato sul Reserve Officers' Training Corps (ROTC-militare) dei college e delle università, il programma ambisce a individuare elementi della “prima - e seconda generazione di americani, che abbiano un linguaggio critico e una conoscenza culturale, e prepararli alla carriera nell’intelligence”. Un funzionario addentro a quella proposta ha detto a Walter Pincus del Washington Post che la partecipazione degli studenti a quel programma sarebbe stata mantenuta segreta per non permettere la loro identificazione da parte delle agenzie straniere. Le università possono concorrere per ottenere fondi per realizzare corsi e programmi che vengano incontro alle esigenze dell’Intelligence. La stessa ha tuttavia già erogato finanziamenti a più di 14 tra college e università per programmi inerenti la sicurezza nazionale. Il nuovo programma ha comunque obiettivi ancora più ambiziosi di quello pilota del 2004 che assicurava fondi agli studenti che decidevano di impegnarsi nello studio della criptologia. Cinque anni dopo il 9/11, la Commissione ha raccomandato alla CIA di reclutare più personale operativo bilingue: solo il 13% del personale parlerebbe una seconda lingua. Il direttore della CIA Leon Panetta ha dichiarato come gli sarebbe gradito se ogni suo analista fosse in grado di farlo. Il nuovo programma per i college è solo una parte degli sforzi della Cia per aggiornare e diversificare le taskforce di un’agenzia già dominata dagli Wasp [bianchi protestanti della East Coast , NdT]. La Cia sta alacremente reclutando anche tra le comunità arabo-americane, offrendo incentivi fino a 35.000 dollari per persone che parlano arabo, farsi e cinese. Foreign Policy, dicembre 2009 [Traduzione di Irene Campari] [Immagine da www.miart.net]
domenica, 03 gennaio 2010, 00:35 *** link *** inserito da irenecampari *** http://circolopasolini.splinder.com/post/21981801/Le+dieci+storie+che+ti+sei+per

Incentivi

In italis si discute se estendere gli incentivi per la vendita di auto nuove con il motivo sempre più pretestuoso dell’”ecologia”. Da anni in Francia esiste una forma tutta particolare di “incentivo” a cambiare veicolo. Migliaia di migliaia di automobili vengono periodicamente incendiate da giovani immigrati africani e arabi come forma di disprezzo e di sfida alle autorità francesi. Anche nella notte del capodanno appena trascorso il fenomeno si è ripetuto puntualmente (1). Stando al ministero dell’Interno transalpino sarebbero state distrutte 1137 automobili, si dice solo dieci in meno del record del capodanno 2009. A dispetto del fatto che siano stati mobilitati 45mila poliziotti a prevenzione di questi episodi, 10mila in più di dodici mesi fa. La polizia ha arrestato 549 persone durante la notte, circa il doppio dell’anno scorso. Tuttavia, diversamente da allora, non sono avvenuti scontri diretti tra forze dell’ordine e bande d’immigrati. Così il 2010 inizia con oltre 1100 cittadini francesi che si dovranno procurare una nuova automobile e milioni che dovranno stipulare sempre più onerose polizze contro furto e incendio vandalico. Attorno alla questione delle automobili incendiate in Francia esiste una cortina di silenzio dell’informazione da fare l’invidia dell’omertà mafiosa. Poche le agenzie si stampa che riportano la notizia. Alcune arrivano a riferire che questi fenomeni avvengono in particolare nei quartieri ghetto alle periferie delle grandi città, nelle note “banlieu”. In pratica nessuna che citi l’eziologia da conflitto razziale latente, intrinseca in questa “vogue” che prima o poi si potrebbe estendere al resto dell’Europa sempre più imbottita di terzomondiali per nulla intenzionati ad integrarsi, bensì desiderosi di battaglia. Notate come gli organi che più sopprimono tale tipo di notizie sono spesso i medesimi si battono strenuamente per la “libertà d’informazione”. Vengono fortemente taciuti i feroci delitti commessi dai musulmani contro le donne francesi. Giusto ieri un padre, di cui NON è stata fornita l’origine etnica, ha sgozzato le tre figliolette e si è poi suicidato dopo aver incendiato l’abitazione. Al momento in cui scrivo si possono solo fare congetture. Però normalmente i padri francesi non sgozzano le figlie per fare uno sgarbo alla moglie che si vuole separare, soprattutto alle figlie non danno nomi arabi. (2) E’ il bello della società “multiculturale” ragazzi! Eppure non temano gli automobilisti italiani. Nel paese del “partito dell’amore”, dell’“antipolitica” e dei NoTav ai magrebini probabilmente faranno sfasciare gli autobus di linea del trasporto pubblico o incendiare i treni nuovi (“freccia rossa”, “freccia bianca”, come cavolo si chiamano). Nel paese più “equosolidale” dell’universo è l’intera collettività a sobbarcarsi i costi dell’”integrazione”. La proprietà individuale è sacra di qua delle Alpi. Qui i profitti si privatizzano, le perdite si “socializzano”! Guai a toccare all’italiota medio macchina e moglie. La sua auto è sicuro la più bella del quartiere e la moglie era certamente “illibata” al momento del matrimonio. Per un italiano bruciargli la macchina può risultare traumatizzante quanto apprendere dagli amici al bar che la moglie si fa “sbattere” dal portinaio egiziano dentro il gabbiotto della portineria. Se gli extracomunitari si azzardassero ad atti simili, rischierebbero di finire come quei poveracci di Castelvolturno, tragedia della quale peraltro si è già persa “memoria storica” (3). Suppongo perché i responsabili di quella raccapricciante strage non sono originari di Cogne, Erba o Garlasco. Per questo Scajola procrastinerà gli incentivi alla rottamazione di vecchie auto “inquinanti”. Convinti? F. Maurizio Blondet 1 ) http://news.yahoo.com/s/nm/20100101/ts_nm/us_france_newyear_violence 2 ) http://www.corriere.it/esteri/10_gennaio_02/francia_bambine_strangolate_incendio_478869ce-f7b1-11de-8d00-00144f02aabe.shtml Stranamente in vero il sito web dell’Unità da conferma che il carnefice era di origini marocchine: http://www.unita.it/notizie_flash/75888/francia_sgozzate_tre_bambine_in_alsazia 3 ) http://www.casertanews.it/public/articoli/200809/art_20080919182425.htm http://falsoblondet.blogspot.com/

IL 2010 SARA’ PEGGIORE

Data: Sabato, 02 gennaio @ 11:00:00 CST Argomento: Economia FONTE: MONTY PELERIN americanthinker.com Il 2010 sarà probabilmente l'anno di svolta in cui esperti smetteranno di riferirsi alla recessione e cominciano a parlare apertamente di depressione. Il problema economico è piuttosto semplice da descrivere: c'è troppo debito rispetto al reddito e / o alla ricchezza prodotta. Di seguito è riportato il grafico che rappresenta la situazione dell’ economia americana, nel quale viene mostrato il debito complessivo degli Stati Uniti come percentuale del PIL dal 1870 in avanti. I dati sul debito comprendono tutti i debiti pubblici e privati, non comprende gli oneri legati al mandato del governo come la Social Security e la Sanità che non vengono finanziate. (Nota: Secondo i depositari di questi fondi fondazione negli Stati Uniti il valore attuale delle passività sarebbe di circa 106 mila miliardi di dollari, che se venissero incluse farebbero aumentare il rapporto Debito/PIL fino al 1.000%).
L'ammontare percentuale del debito in rapporto al PIL dal punto di vista storico è veramente sconcertante. Vale la pena di fare alcune considerazioni sul grafico: * Sul lungo periodo la "norma" del rapporto sembra essere di circa il 150% e le linee rosse delimitano la "norma" compresa tra il 130% e 170% rispettivamente. * Il rapporto non è mai superato la fascia superiore eccetto due periodi di impennata: nel 1920 e nel 1980,. * Ogni intersezione delle linee ha comportato un enorme boom nel settore del credito. Il primo si concluse con la Grande Depressione. Il secondo produrrà una catastrofe simile se non peggiore. (siamo solo agli inizi). * L'espansione del credito che ha portato alla Grande Depressione non è stata così rilevante come quella attuale. * Il picco del credito si è verificato dopo che la depressione era cominciata. L’andamento della spesa pubblica e la contrazione del PIL hanno continuato a condizionare il rapporto fino all'inizio della Grande Depressione. * Dopo la pubblicazione di questo grafico, il rapporto è cresciuto ed attualmente ha raggiunto quasi il 380%, quasi il doppio del livello raggiunto dagli Stati Uniti all’inizio della depressione. * Mentre sembra che i prestiti privati abbiano raggiunto attualmente il picco, l’enorme finanziamento del disavanzo pubblico continua a far innalzare il rapporto , così come la contrazione del PIL. Nessuna teoria economica riesce a razionalizzare una vera e propria "norma", ma intuitivamente, sappiamo che un tale valore limite esiste. Il debito non deve superare una certa percentuale di reddito, altrimenti non vi può essere un prestito. Per oltre un secolo il settore bancario ha utilizzato il concetto dei rapporti equivalenti come criterio per l’erogazione di prestiti ai singoli e alle imprese. Per varie ragioni, nel corso degli ultimi due decenni le banche hanno trascurato queste linee guida contribuendo notevolmente alla bolla del credito. Il governo ha deciso che la cura per l'eccessivo indebitamento consiste nel fare più debito. Questa soluzione non può funzionare, soprattutto quando il credito è già così sovraesposto. I redditi e la ricchezza prodotta non possono sostenere gli attuali livelli di indebitamento..Il credito tornerà ai livelli medi, indipendentemente dagli intenti del governo, che questo avvenga attraverso il pagamento ordinato o l’insolvenza, la riduzione del debito sarà inevitabile. Ludwig von Mises ha affrontato i limiti del credito nella Teoria della moneta e del credito, originariamente pubblicato nel 1912. In lavori successivi così si esprimeva sulla questione: Non vi è alcuna possibilità di evitare il collasso finale derivante dal boom dall’espansione del credito [debito]. Una alternativa vi è solo se la crisi dovesse arrivare prima, come il risultato di un abbandono volontario di ulteriore espansione del credito [debito], o più tardi come una catastrofe finale e totale del sistema monetario in questione. Nel 2009, non è stato possibile finanziare le richieste di capitale negli Stati Uniti attraverso i mercati tradizionali. Il governo è stato in grado di finanziare il suo deficit del 2009 solo attraverso Quantitative Easing [1] esplicite (e occulte) della Fed. In Discutendo del 2009, Zerohedge ha dichiarato: Vi è stato un credito enorme e una crisi di liquidità, e poi c'era il Quantitative Easing, questo'ultimo equivale per la Fed al band-aiding [2] di uno zombie e di un organismo infettato dagli schemi di Ponzi, meglio conosciuto come “l'economia americana”. It worked for a while, but now the zombie is about to go back into critical, followed by comatose, and lastly, undead (and 401(k)-depleting) condition. Ha funzionato per un po ', ma ora la zombie è in procinto di tornare in crisi, seguito da uno stato comatoso e, infine, ridotto in condizioni di non morte (e con una riduzione della linea 401 k)[3] . Zerohedge ha stimato che negli USA, per poter finanziare le esigenze di capitale nel 2010, la domanda (il finanziamento) di titoli a rendita fissa dovrebbe aumentare di undici volte. Intanto continua a declinare la partecipazione straniera nei titoli a rendita fissa sui mercati finanziari americani che contribuirà a rendere impossibile tale finanziamento. Per quanto riguarda le esigenze di finanziamento del 2010 esitono solo tre possibilità: · La Fed continuerà il suo Quantitative Easing oltre la loro cessazione prevista nel marzo 2010. La Fed alza i tassi di interesse a livelli che potrebbero attirare i capitali necessari per finanziare le operazioni di governo attraverso i mercati del credito tradizionale. La Fed.non prende alcuna iniziativa e allora si avrebbe un insolvenza del governo su alcune sue obbligazioni. Nessuna di queste alternative è attraente. Le scelte sgradevoli derivano dalle politiche adottate precedentemente dalla Fed e dal Governo. Per evitare la recessione, il governo nel corso degli ultimi cinquant'anni ha abusato e poi alla fine ha esaurito tutte le opzioni ragionevoli. Dopo anni di cattiva gestione, il governo è in imbarazzo di fronte a quello che deve fare e non può sfuggire. Tutte le alternative saranno molto dolorose, e nessuna è in grado di garantire la possibilità di una ripresa di tipo tradizionale. Non importa quale alternativa si scelga, il paese non può evitare una depressione. A questo punto la politica dovrebbe preoccuparsi di "non nuocere ulteriormente". Delle tre alternative, ciò che è meglio economicamente è peggiore politicamente. Questo conflitto naturale tra buona economia e una buona politica non è insolito.Il paese subirebbe un grave danno economico se si attuasse la alternativa n 2.. Da un punto di vista politico, le alternative 2 e 3 sono probabilmente inaccettabili. Pertanto, è probabile che venga tentata (ancora!) la 1° alternativa. It is precisely the continual overuse of this alternative that has led to the current sad state. Ma è stato proprio il continuo abuso di questa alternativa, che ha portato a questo stato penoso. Alternativa 1 non può funzionare, non riuscirà ad evitare una depressione, anzi peggio ancora, porterà probabilmente all'iperinflazione. Così, finiremo probabilmente con l’avere una situazione peggiore, infatti con l’iperinflazione, il denaro cesserà di essere un mezzo di scambio, i mercati cesseranno le loro attività, se non basandosi sul baratto, verrà spazzata via la classe media i cui risparmi perderanno valore come il dollaro. Alla fine si verificherà ciò che Mises ha previsto molti anni fa. In una qualsiasi delle alternative si corre il rischio di perdere la nostra forma di governo, cosa che porterà a disordini ed alle lotte. All are probably more likely under alternative 1 because of the corrosive effects of high inflation combined with a depression. Tutto ciò risulterebbe possibile se si adottasse l’alternativa 1 per gli effetti corrosivi provocati da inflazione elevata unita ad una depressione. Attenzione al calendario. Le cose si stanno facendo sempre più interessanti e probabilmente molto presto. Fonte: www.americanthinker.com/ Link: http://www.americanthinker.com/2010/01/2010_will_be_worse.html 2.0.1.2010 Traduzione a cura di ANTONIO PAGLIARONE NOTE 1 - Il termine anglosassone Quantitative Easing si traduce in italiano con alleggerimento quantitativo ed indica la creazione di moneta da parte della banca centrale e la sua iniezione, con operazioni di mercato aperto, nel sistema finanziario ed economico 2 - “band-aiding” significa aiutare a mantenere entro i limiti massimi le fluttuazioni dei tassi di cambio del dollaro rispetto ad un'altra valuta 3 - Il tipo di pensionamento 401k è stato progettato in modo tale che esso incoraggi i dipendenti a risparmiare una notevole somma di denaro per il periodo post-pensionamento.
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2010: un anno di respiro per l'economia mondiale?

Negli ultimi anni mi sono provato a fare delle previsioni sull'economia. Mi sono venute talmente bene che quasi mi faccio paura da solo (vedi questo post. riguardo al 2008 e questo riguardo al 2009). Ci sono due possibilità: o mi è andata bene per caso, oppure veramente ho dei modelli che funzionano. Supponendo che la seconda ipotesi sia quella vera, mi provo adesso a farvi qualche previsione per il 2010. Nessuno ha la sfera di cristallo, ma credo che, con un po' di attenzione, qualcosa sul futuro si possa dire.
Il 2009 è stato un anno molto particolare: non è successo quasi niente. Dopo una decade brutale e turbolenta, come è stato fino ad ora il ventunesimo secolo, è sorprendente vedere un'annata dove non è cominciata nessuna nuova guerra. Certo, c'è stato il bombardamento di Gaza, che però era cominciato nel 2008. Non si è visto nessun rivolgimento politico importante; ovviamente Obama è stato il grande cambiamento ma, anche lui, è stato eletto nel 2008. Sembra che la notizia politica principale da ricordare del 2009 sia la statuetta del duomo di Milano tirata in faccia a Berlusconi. Il che è tutto dire.
Nel 2009, l'economia si è abbastanza stabilizzata dopo la crisi del 2008; anche qui non abbiamo visto grandi crolli e neppure grandi impennate. I prezzi del petrolio si sono stabilizzati a un livello intermedio fra il picco del Luglio 2008 e il crollo di fine 2008. Persino in termini di catastrofi naturali è stato un anno tranquillo, a parte il terremoto dell'Aquila e i soliti allagamenti che in Italia arrivano appena piove un po' di più per via della cementificazione del territorio. Per quanto gravi, tuttavia, nessuna di queste cose si classifica come un disastro di portata planetaria. Ci sono stati soltanto tre uragani sull'Atlantico, dei quali nessuno ha toccato la terraferma degli Stati Uniti.
Insomma, sembra quasi incredibile che abbiamo passato un anno così calmo. Ma per tutto quello che accade ci sono delle ragioni. Non so che cosa abbia calmato i vulcani e gli uragani. Però, sembrerebbe che il picco del petrolio - avvenuto probabilmente nel 2008 - ci abbia lasciati letteralmente senza fiato. Anche per fare guerre e rivoluzioni ci vuole petrolio e sembra che senza petrolio non ci siano le risorse per farle. In un certo senso, questo è bene. In un futuro con meno petrolio, avremo un sacco di problemi ma - forse - meno guerre.
D'altra parte, tutto quello che accade ha una ragione di accadere e quindi nel 2009 abbiamo visto le conseguenze di alcuni fenomeni che si stavano sviluppando ormai da decenni. Di fronte a un costo di produzione sempre più elevato dell'energia fossile, il sistema economico si adatta. Inizialmente, aveva reagito in modo aggressivo con una serie di guerre costose e inutili. Adesso, sta reagendo contraendosi e riducendo i consumi. Allo stesso tempo, si sta cercando di investire nello sviluppo di nuove risorse - nuovi giacimenti e nuove tecnologie di estrazione. Soprattutto con il gas naturale, lo sviluppo della tecnologia dello "shale gas" associato al drilling orizzontale ha ridato fiato alla produzione negli Stati Uniti, che era in grossa difficoltà.
Quindi, che cosa ci possiamo aspettare per il 2010? Beh, l'arte della previsione è l'estrapolazione intelligente. Nessuno può fare previsioni precise, come pretendono di fare i maghi con gli oroscopi. Le previsioni non possono mai essere precise e se lo sono, sono sbagliate. Le previsioni veramente utili sono degli "scenari"; delle interpretazioni delle tendenze del sistema che possono accadere con buona probabilità.
Allora, cominciamo con il sistema economico. Durerà la ripresa che abbiamo visto a partire dal Marzo del 2009? Qui, bisogna vedere come si adatterà il sistema alla crisi di disponibilità di energia e di materie prime. Per questo, ci sono due possibilità: una è contrarre i consumi; l'altra è cercare di mantenere i livelli di produzione allocando più risorse verso l'esplorazione e l'estrazione. Questa seconda strategia si esprime con l'aumento dei prezzi delle materie prime ed è quello che il sistema ha fatto nella prima metà de 2008. A questa fase, è seguita una contrazione economica dato che il sistema non ce la faceva ad allocare risorse sufficienti per aumentare la produzione. In sostanza, il sistema ha oscillato fra le due strategie; è quello che in Inglese si chiama "boom and bust".
Ora, la crisi economica ha fatto abbassare i prezzi e questo, a sua volta, ha permesso all'economia di ripartire. A questo punto, ci sono tutti i presupposti per un nuovo ciclo di boom and bust. Ovvero, se l'economia continua a crescere, la domanda di petrolio e di materie prime salirà di nuovo e questo farà ripartire i prezzi. Questo potrebbe portare a una nuova impennata di prezzi, seguita da una nuova crisi.
D'altra parte, è anche vero che, a partire dalla seconda metà del 2009, il sistema sembra essersi stabilizzato su un livello di prezzi del petrolio che corrisponde - approssimativamente - al valore "giusto", ovvero vicino ai costi di esplorazione/estrazione. Il sistema non è completamente privo di memoria e quindi può imparare dal passato. Quindi non è detto che sia condannato a un altro ciclo di boom and bust; potrebbe stabilizzarsi. Il controllo dei prezzi petroliferi è ritornato - per ora - nelle mani dei paesi produttori, OPEC soprattutto. Questi non hanno nessun interesse in un nuovo ciclo di boom and bust e potrebbero riuscire a controllare l'offerta in modo da evitarlo.
Fra queste due ipotesi: nuovo ciclo di boom and bust oppure stabilizzazione, è impossibile al momento fare una scelta. Vedremo che cosa succederà via via che il 2010 avanza. In ogni caso, possiamo dire con certezza che nel 2010 non vedremo (ancora) l'inzio del declino terminale dell'economia che gli scenari dei "Limiti dello Sviluppo" prevedono per la decade 2010-2020. Per quello, dovremo aspettare qualche anno ancora.
In alcuni campi dell'economia, i fenomeni iniziati nel 2009 continueranno e si intensificheranno nel 2010. In particolare, il 2009 è stato l'anno dell'inversione di tendenza nel rapporto fra produzione alimentare e popolazione. Fino al 2009, la produzione tendeva ad aumentare più della popolazione, ma nel 2009 ci siamo accorti che il numero di persone affamate nel mondo ha avuto un brusco aumento. Era inevitabile: il sistema agricolo sta raggiungendo i limiti possibili di produzione, pur gonfiati artificialmente a furia di fertilizzanti di origine fossile. La produzione di cibo non sta diminuendo, almeno per ora, ma rimane approssimativamente costante. La popolazione, invece, continua ad aumentare sia pure a ritmi sempre più ridotti. Al problema dell'aumento di popolazione si aggiunge l'aumento dei costi di trasporto che rende difficile distribuire il cibo prodotto. Questo ha generato il fenomeno apparentemente contraddittorio del crollo dei prezzi delle derrate agricole. In sostanza, abbiamo una doppia crisi: una crisi alimentare nei paesi importatori che non possono comprare cibo a sufficienza e una crisi agricola nei paesi produttori che non trovano mercato per la loro produzione.
Nei prossimi anni, la crisi alimentare si farà sempre più grave e, a lungo andare, porterà a un'inversione di tendenza demografica, ovvero a un picco della popolazione umana sul pianeta. Questo, però, non lo vedremo ancora nel 2010. Vedremo la crisi alimentare colpire molto duramente nei paesi del cosidetto "terzo mondo". Colpirà anche duramente le minoranze (per ora) economicamente svantaggiate dei paesi "ricchi". In paesi come l'Italia non vedremo rivolte alimentari di gente affamata, ma un peggioramento della dieta delle fasce sociali più deboli, questo si.
Sarà anche un anno in cui la crisi dell'edilizia si farà sempre più evidente anche se si continuerà a cercare di ignorarla. In paesi dove l'economia è particolarmente legata all'edilizia, per esempio l'Italia, il crollo potrebbe diventare così grave che non sarebbe più possibile negarlo. Questo potrebbe portare a dei contraccolpi economici molto forti. I gruppi industriali legati al cemento andrebbero al collasso e quelli che avevano investito nel cosiddetto "mattone" vedrebbero i loro risparmi evaporare e scomparire. La botta economica conseguente, a sua volta potrebbe essere accompagnata da rivolgimenti politici importanti; considerando che l'attuale classe politica è fortemente legata alla lobby del cemento.
Il 2010 vedrà anche l'intensificarsi della crisi climatica. Se il 2009 è stato un anno senza fenomeni meteorologici drammatici; questo non vuol dire che la crisi non ci sia e non sia gravissima. Se il 2008 aveva visto un leggero calo della temperatura rispetto agli anni precedenti, il 2009 è ritornato in linea con la tendenza all'aumento globale. Il 2010 potrebbe vedere un ulteriore salto in avanti. Questo potrebbe avere dei forti contraccolpi sull'agricoltura e - di conseguenza - sull'economia, accellerando le tendenze attuali. Il 2010 potrebbe essere l'anno in cui si arriva finalmente ad accettare l'inevitabile realtà dell'effetto umano sul clima: troppo tardi, ma meglio tardi che mai.
Tutto quello che avviene, avviene per una ragione e quello che stiamo vedendo ha le sue radici in un fenomeno molto semplice: il progressivo esaurimento delle risorse a buon mercato che sta lentamente strangolando l'economia mondiale. Queste risorse includono la capacità dell'atmosfera di assorbire la CO2 emessa dalla combustione di idrocarburi fossili senza generare gravi danni da surriscaldamento. Anno dopo anno, quello che succede si spiega tenendo conto di questa tendenza. Il 2010 potrebbe non essere drammatico in questo senso, ma non ci possiamo aspettare che cambi qualcosa finchè, in un futuro per ora non vicinissimo, non riusciremo a invertire la tendenza con le energie rinnovabili.

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Storia di Barry l’“abbronzato”

http://www.ladestra.info/public/wordpress2/wp-content/uploads/2009/08/obama_smoking.png Barrack Hussein Obama è presidente degli USA da oltre un anno. Ma cosa sappiamo di lui veramente? Della sua storia famigliare? Che nacque da una donna statunitense di razza bianca, Ann Dunham, e da un uomo di colore originario di Nyang'oma Kogelo in Kenya. La Dunham, che di primo nome faceva Stanley, perché il padre voleva un maschio, conobbe Barrack Obama Senior all’Università delle Hawaii ad un corso di russo. Obama senior era il primo studente africano dell’ateneo e, a 23 anni, lasciava in Kenya una moglie incinta ed un bimbo in fasce. A dispetto dell’opposizione di entrambe le famiglie (almeno ci dicono), i due si sposarono nel 1961. La diciottenne Ann era incinta al terzo mese al momento del matrimonio e lo sposo si guardò bene dal rivelare di avere già moglie e figli al di qua dell’oceano. Disse di essere divorziato e solo anni dopo la donna seppe la verità. Dalle Hawaii la vicenda si sposta ora in Indonesia. Poiché Ann Dunhan, dal ’64 divorziata dal keniota, conobbe, sempre all’università, un indonesiano che sposa nel 1967. Lolo Soetoro, un geologo originario dell’isola di Java, dalla quale era fuggito nel 1946 in seguito alla guerra, nella quale erano morti il padre e fratelli minori. In Indonesia dall’età di 6 fino ai 10 anni il giovane Barrack visse a Jakarta frequentando la scuola elementare cattolica San Francesco d’Assisi. In quella scuola egli era censito come “Barry Soetoro”, come attestato dal certificato scolastico (1). Successivamente frequentò la Model Primary School, a Menteng in cui fu registrato come “musulmano” in quanto il padre naturale era maomettano. Li fu edotto della religione islamica. Barry Soetoro doveva essere il suo vero nome dato che in Indonesia è proibito porre “soprannomi” su questo genere di documenti. E nel paese quello è ancora il suo nome con validità legale. Dal documento si evince che la sua cittadinanza è indonesiana, importante poichè quel paese non consente la doppia cittadinanza. Il che ci allontana parecchio dalla teoria che Obama sia “natural-born” come impone la costituzione per consentire a una persona di diventare presidente USA. Il suo presunto certificato di nascita americana è improvvisamente spuntato in internet e riportato perfino sul suo sito personale (2). Questo documento appare essere un plateale falso, se non altro per i caratteri usati per compilare i campi che sembrano molto più da Photoshop che da macchina da scrivere di inizio anni 60. Il timbro dell'anagrafe è totalmente illeggibile. Ma ora forse sappiamo di più. Jay McKinnon, un tizio che afferma di essere uno specialista in documenti addestrato presso il Dipartimento della Homeland Security, ha dichiarato di essere implicato nella falsificazione di un certificato di nascita dello stato delle Hawaii (3). Molto simile a quello prodotto da Obama e mostrato nel suo sito web. McKinnon si sarebbe giustificato adducendo “Io credevo che il senatore Obama fosse un cittadino americano”. La controprova che ciò che dice l’uomo costituirebbe verità potrebbe essere che sono stati trovati dei “certificati di nascita in bianco” (4), riportanti il medesimo luogo e data di quello esibito da Obama , pronti per essere ceduti, dietro congruo compenso, a qualcuno bisognoso di dimostrare la cittadinanza. Del resto le Hawaii sono, per antonomasia, un “porto di mare”. In cui per la sua localizzazione isolana sono un continuo via vai di persone dato il grande traffico mercantile e turistico. Non impossibile per un estraneo acquattarsi in una qualche isoletta dell’arcipelago e, dopo qualche tempo, avere bisogno di un ”certificato autentico” di cittadinanza americana per sistemare i propri affari lavorativi e famigliari. Facile immaginare che nelle isole tale “industria” sia fiorente. Barry è il perfetto burattino per il piano finale degli Illuminati. Egli non ha parenti stretti che possano confermare qualcosa di diverso dalla verità ufficiale su di lui. I genitori, naturali e acquisiti, morirono ben prima egli divenisse famoso, per cui non esistono loro interviste che possano essere analizzate e sviscerate in qualche modo. Che cosa potrebbero testimoniare? Un certo Larry Sinclair, ex trafficante di droga e omosessuale dichiarato, testimonia che nel 1999, quando era già senatore dell’Illinois, Barrack gli aveva fornito crack (cocaina da fumare), in cambio di cosa? Di sesso gay sui sedili posteriori di una limousine. Il che smentirebbe le attestazioni presidenziali secondo le quali il consumo di sostanze stupefacenti fu limitato alla sua adolescenza. (5) Ricapitolando. Non esiste il suo certificato di nascita americano. Nessuna prova del cambiamento legalizzato di nome da “Barry Soetoro” a “Barrack H. Obama”. Niente documentazione attestante il suo rimpatrio legale anche nel caso si fosse trattato di autentico cittadino americano. E nessun certificato di battesimo o di affiliazione a una qualunque religione. Figlio di un genitore fedifrago. Forse cocainomane fino al seggio senatoriale Dunque, il perfetto archetipo dell'individuo di un universo anti-identitario globalizzato. Privo di una razza e una religione, di una vera patria, dedito alla dissoluzione morale. Il vero “cittadino del mondo”. Incarnazione concreta di “Dwayne Elizondo Rugiada di Montagna Comacho, 5 volte campione di wrestling e pornodivo”, il “presidente d’America” nero del film Idiocracy. Per questo è stato scelto dalla nota setta. Il mito di Obama “uomo del popolo”, “nato dalla rete”, l’”obamania” è stato una costruzione mediatica uguale a ogni altra onerosissima campagna pubblicitaria. I cui enormi costi segreti, “black budget”, furono camuffati nel tracollo finanziario di Lehman Brothers. Andate a vedere chi concertò la liquidazione di Lehman. Obama è un immigrato clandestino messo al comando del più grande arsenale nucleare del mondo. Beffa delle beffe per gli idioti teledipendenti convinti che siccome Barry è un negro debba essere come un semi-dio, buono e giusto. In verità egli è un semi-diavolo, strumento degli “Adelphi della Dissoluzione”, materializzato per portare a compimento il più sinistro e fantasmagorico Piano della Storia. La ricostruzione fattuale della Torre di Babele con il riaffacciarsi di Lucifero, con i suoi angeli decaduti, dall’Abisso degli Inferi (6). Barry non morirà di vecchiaia. Neanche riuscirà e terminare il mandato. Verrà ucciso in un attentato, probabilmente atomico, che darà origine a sconvolgimenti prodigiosi con una potenza abbastanza grande da interrompere il ciclo della civiltà. Se lo guardate negli occhi mentre parla, capite che lui lo sa. Ciò che invece la maggioranza non ha ancora capito, per questo ho apostrofato “idioti”. F. Maurizio Blondet 1 ) http://rosettasister.files.wordpress.com/2008/09/barry-soetoro-indonesia-school-record.jpg 2 ) http://latimesblogs.latimes.com/photos/uncategorized/2008/06/13/bobirthcertificate.jpg 3 ) http://my.barackobama.com/page/community/post/opendna/gGxdHK 4 ) http://doctorbulldog.files.wordpress.com/2008/06/hawaiian-birth-certificate-blank.jpg 5 ) http://www.youtube.com/watch?v=MceFVpJ-Gyc 6 ) http://www.youtube.com/watch?v=g2cK9mvEOGE
http://falsoblondet.blogspot.com/2009/12/storia-di-barry-labbronzato.html

Le 25 notizie più censurate del 2009.

Restringi post Espandi post

Pubblicato da Debora Billi alle 15:11 in Mass media

Come ogni anno, Project Censored pubblica le 25 notizie più censurate dai media negli ultimi 12 mesi. Qui la lista. Nuovimondimedia pubblica il libro, con tutti gli approfondimenti. Ecco un'anticipazione:

Ancora oggi nel mondo esistono 27 milioni di schiavi. Globalizzazione, povertà, violenza e avidità facilitano la crescita di nuove forme di schiavitù, non solo nel Terzo Mondo ma anche nei paesi sviluppati. Dietro la facciata di una qualsiasi capitale o città del mondo, esiste un fiorente commercio di esseri umani; un commercio che tiene testa a quello di droga o di armi. Finora le Nazioni Unite, i cui principi fondanti richiamano alla lotta alla schiavitù in ogni sua forma, hanno fatto ben poco per combattere tali forme di schiavitù moderna.

Naturalmente, sarebbe interessante anche preparare un elenco delle 25 notizie più censurate dai media nostrani riguardo al BelPaese...

http://crisis.blogosfere.it/2009/12/le-25-notizie-piu-censurate-del-2009.html

Bamboccioni e neo-mamme chiedono aiuto al governo

Economiadi Andrea Orritos
pubblicato il 30 dicembre 2009 alle 13:00 dallo stesso autore - torna alla home

Ieri l’Istat ha pubblicato un rapporto che mette in evidenza la difficoltà dei giovani italiani ad uscire dalla casa dei genitori e le criticità che incontrano le giovani mamme nei loro percorsi di vita.

sexy poster Bamboccioni e neo mamme chiedono aiuto al governo L’accusa di essere dei “bamboccioni”, lanciata ai giovani italiani dall’ex-ministro dell’economia Padoa Schioppa, sembra ormai essersi consolidata anche negli studi dell’istituto nazionale di statistica. Infatti ieri l’ISTAT ha pubblicato un’analisi in cui vengono messi in evidenza due fra i temi più critici che dovrebbero affrontare i nostri governanti: la prolungata permanenza dei giovani nella famiglia d’origine e le difficoltà lavorative e assistenziali a cui vanno incontro le neo-mamme italiane dopo la nascita del primo figlio. Il rapporto, pubblicato il 28 dicembre, si riferisce ad un campione di 10000 persone fra i 18 e i 64 anni, monitorate dall’ISTAT dal 2003 al 2007 in modo da rendere possibile un raffronto fra le intenzioni e le speranze sul futuro espresse durante la prima intervista e la condizione effettiva della rilevazione più recente.

GIOVANI SVOGLIATI? - Il primo tema che l’ISTAT mette in evidenza è la permanenza dei giovani nelle famiglie d’origine: fra il 2003 e il 2007, nella fascia d’età fra i 18 e i 39 anni, solo il 20% degli intervistati ha lasciato effettivamente la famiglia d’origine, a fronte di una dichiarata intenzione di lasciare l’innominabile condizione di “bamboccione”. Non si può proprio definire una “forzata permanenza”, infatti se il 47% degli intervistati ritiene che i problemi economici siano l’ostacolo più grande alla ricerca di una indipendenza abitativa, ben il 44% sostiene invece di rimanere nella casa dei genitori perché “sta bene così e mantiene comunque la sua libertà”. Anche i meno giovani sembrano amare la casa dei genitori, infatti fra gli intervistati ultra trentaquattrenni si riscontra l’intenzione più bassa ad abbandonare l’attuale condizione abitativa: questo fa ritenere ai ricercatori che se la decisione di rendersi indipendenti non matura entro una certa età subentra la rinuncia, con il conseguente risultato di individui quarantenni che vivono ancora con papà e mamma.

MAMME POCO ATTIVE? - Anche la condizione delle giovani mamme non è delle migliori, a giudicare dal rapportobamboccioni thumb Bamboccioni e neo mamme chiedono aiuto al governo dell’istituto di statistica. Le donne italiane sembrano non riuscire a conciliare bene il lavoro con la nascita di un figlio: fra le donne occupate nel 2003 che hanno avuto un figlio nei tre anni successivi, ben il 20% ha infatti perso il posto di lavoro diventando casalinga a tempo pieno. Ma la causa della perdita del posto non è da ricercarsi nella scarsa forza di volontà delle giovani mamme: la difficoltà a mantenersi attive pare invece da ricondursi all’elevata mobilità del mercato del lavoro e alla scarsa attenzione dei nostri governi per le politiche sociali. Fra il 2003 e il 2007 infatti ben il 48% delle neo-mamme dichiara di non aver ricevuto per il nuovo nato un aiuto da parte delle istituzioni, né di averlo richiesto a delle strutture private.

IL MONITO - Il rapporto dell’ISTAT pare quasi un monito a chi ci governa: che il partito dell’amore e quello dell’odio collaborino per rendere meno ardua la strada che conduce i giovani italiani a diventare adulti, attivando in tempi brevi delle politiche sociali che rendano un po’ più roseo il loro sguardo verso il futuro.

http://www.giornalettismo.com/archives/45560/bamboccioni-neo-mamme-chiedono/

NON E’ TUTTO ORO QUEL CHE LUCCICA

Data: Mercoledì, 30 dicembre @ 05:54:55 CST Argomento: Economia DI MASSIMO MAZZUCCO luogocomune.net Diversi siti specializzati in materia finanziaria hanno riportato una notizia che mette in dubbio persino l’ultima delle certezze mai esistite al mondo: l’oro. Il più antico dei simboli di ricchezza, la più classica metafora dello splendore, il parametro universale più diffuso per gli scambi commerciali, sembra aver perduto di colpo la sua capacità di garantire nel tempo il proprio valore, superando indenne le intemperie della storia. Chiunque ne possieda un solo lingotto oggi rischia infatti di avere in casa del “comunissimo” tungsteno, che vale ovviamente molto di meno. Non è solo dai “Rolex” taroccati che bisogna guardarsi, a quanto pare. Grazie al suo peso specifico identico a quello dell’oro, è impossibile distinguere visivamente un lingotto di tungsteno laminato in oro da uno in oro puro, e diventa necessario praticare un piccolo “carotaggio” per accertarsi della sua reale composizione. Questa curiosa caratteristica deve aver scatenato la fantasia di alcuni “operatori del settore”, visto che sembrano esserci oggi in circolazione tonnellate di lingotti d’oro che valgono poco più del semplice tungsteno. L’idea di falsificare l’oro non è nata certo ieri, ma è anche grazie alla difficoltà di imitarlo che l’oro ha sempre conservato il posto d’onore fra i metalli pregiati. Il modo più semplice per falsificare un lingotto d’oro ... ... è quello di laminare in oro un volume equivalente di acciaio. Ma l’acciaio pesa decisamente meno dell’oro, e chiunque sia avvezzo a maneggiare lingotti si accorge subito della differenza. Invece di pesare le classiche 400 once, che costituiscono lo standard degli scambi interbancari, un lingotto in acciaio pesa solo 162 once, cioè il 60% dell’originale. Anche il piombo, divenuto proverbiale per la sua pesantezza, pesa solo il 60% dell’oro, e pone quindi gli stessi problemi a chi volesse utilizzarlo come sostituto. Vi sono solo due materiali con un peso specifico simile a quello dell’oro, l’uranio e il tungsteno. Il primo però non si compra certo al supermercato, e ben pochi avrebbero comunque voglia di maneggiare materiale radioattivo per riuscire a truffare i loro simili. Sarebbe come lanciarsi a testa in giù dal picco di una montagna per riuscire a sfondare una cassaforte rubata. A sua volta il tungsteno è un metallo estremamente rigido e fragile, molto difficile da trattare, avendo un punto di fusione fra i più alti in assoluto: oltre 3400 gradi C°. (Chi non riuscisse a fonderlo, può sempre provare con il kerosene delle Torri Gemelle). Battute a parte, esiste un sito cinese che offre apertamente al compratore “tungsteno laminato in oro” come perfetto sostituto del materiale più pregiato. "La sua densità di 19,25 g/cm3 – dice il sito - è praticamente la stessa dell’oro (19,3g/cm3), e ciò rende il tungsteno il sostituto ideale per i più costosi metalli come oro e platino. Una moneta fatta di tungsteno ricoperto d’oro non può essere riconosciuta come falsa con la semplice pesatura. Siamo esperti nel trarre i massimi vantaggi dalle recenti tecnologie di lavorazione del tungsteno ricoperto in oro, che costituisce uno dei nostri prodotti principali”. Naturalmente i responsabili del sito si premurano di sottolineare che l’utilizzo del tungsteno ricoperto d’oro è limitato a gioielli e monete da collezione, ed invita gli acquirenti ad “astenersi da un uso illegale dei loro prodotti”. Un pò come dire “facciamo bombe atomiche da decorazione, ma siete diffidati dall’usarle contro i vicini di casa”. La presenza di questo sito dimostra che oggi debbano esistere tecnologie che permettono di trattare il tungsteno a costi contenuti, e questo impone di domandarsi quanti possano essere i lingotti in tungsteno ricoperto d'oro che riposano oggi nei caveau delle varie banche mondiali. Secondo questo sito specializzato in finanza internazionale, sarebbero comparsi di recente dei lingotti di tungsteno ricoperto proprio nei caveau della sede LBMA di Hong-Kong. (London Bullion Market Association, che si occupa di allocare virtualmente la proprietà dei lingotti d’oro, senza doverli trasferire fisicamente). Una volta scoppiato lo scandalo, i cinesi avrebbero accusato la vecchia amministrazione Clinton – Alan Greenspan, sempre lui - di aver orchestrato la produzione segreta di oltre un milione di lingotti di tungsteno ricoperto, dei quali circa 600.000 riposano oggi nei caveaux di Fort Knox. Se questo fosse vero, gli altri 400.000 chi li ha? Naturalmente, non è possibile verificare l’accuratezza di tutte queste informazioni, ma bisogna dire che il traffico di tungsteno laminato non è certo un’idea di oggi: già nel 1983 la polizia austriaca aveva arrestato una banda di falsari – quattro italiani e un austriaco, per la cronaca – che cercavano di piazzare lingotti d’oro ripieni di tungsteno. Ad un livello diverso, questo genere di notizia offre anche una lettura fortemente simbolica della attuale situazione: in un mondo dove tutte le certezze sembrano crollare, e dove le apparenze cominciano a mostrare finalmente la cruda realtà che nascondono, anche il più pregiato dei metalli, e l’unico in grado di garantire “ricchezza” a chi lo possiede, rischia di rivelarsi solo un tragico velo dietro al quale si nasconde la più assoluta insignificanza di qualunque bene materiale. (Grazie a Reby per la segnalazione) Massimo Mazzucco Fonte: www.luogocomune.net Link: http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3453 28.12.2009
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FINANZA/ La nuova crisi europea del 2010

mercoledì 30 dicembre 2009

La guerra, ora, è quella contro il debito. E se da un lato il 2010 sarà l'annus horribilis del corporate debt, ovvero aziende che subiranno ristrutturazioni feroci tali da cambiare la loro fisionomia e che già nella City vengono appellate come “zombie firms”, saranno gli Stati a mettere in campo le mosse principali da qui al prossimo mese di aprile, quando in molti temono che i ricaschi sociali della crisi economica toccheranno un po' dappertutto il punto più critico.

Nel silenzio generale, dovuto anche alla nuova emergenza terrorismo negli Usa che ha silenziato ogni altra decisione, il Senato statunitense ha rialzato di altri 290 miliardi di dollari il tetto di indebitamento del governo, portandolo a 12.394 miliardi di dollari: hanno votato a favore di tale mossa 60 senatori e contro in 39.

Cosa significhi questo è presto detto: l'iniziativa consentirà infatti al governo di emettere altre obbligazioni sul debito e avere due ulteriori mesi di operatività. Siamo, cioè, all'emergenza bella e buona. Segnale che negli Usa, a differenza che in Europa, la politica sta guardando in faccia la realtà e non sta nascondendosi dietro il dito del “ormai si vede la luce in fondo al tunnel”: ricordatevi, infatti, che con ogni probabilità quelle luci sono di un treno in arrivo.

Di più. Sempre nel silenzio la Federal Reserve ha messo in campo una mossa strategica nella lotta a quello che sarà il potenziale nemico del domani, ovvero l'inflazione, creando il “term deposit facility”, un meccanismo con il quale si è in grado di prelevare denaro dal sistema bancario in caso la politica decida per una rafforzamento della politica monetaria.

Attraverso questo, le banche potranno guadagnare interessi sui prestiti basati su maturities lunghe e si vedranno accordato un interesse anche sulle riserve overnight. Insomma, le riserve bancarie, la liquidità degli istituti diviene un nuovo strumento per la Fed al fine di supportare un'implementazione effettiva della politica monetaria. Ovviamente, le somme prestate alla Banca Centrale non possono essere ritirate dagli istituti se non sui tempi voluti dallo schema.

Insomma, se Francoforte dorme il sonno degli incoscienti, Washington lavora e si prepara alla ripresa evitando che l'ormai prossimo rialzo dei tassi d'interesse si trasformi in una trappola iper-inflattiva ingestibile in una tale situazione di debolezza e instabilità dell'economia. Questo, inoltre, pone rimedio al problema delle riserve in eccesso, una sorta di bolla creata negli anni che ha portato a un esubero di credito verso il sistema bancario di 2,2 trilioni di dollari: come trasformare un problema, in una soluzione.

E l'Italia, costretta a muoversi tra le tenaglie dell'Ue e la cronica mancanza di fondi per intervenire, si lancia ancora sul mercato. È infatti italiana l'ultima emissione di titoli pubblici del 2009 nella zona euro. L'asta di oggi dei titoli a medio lungo termine della Repubblica - il maggior emittente di Eurolandia - cade in un momento di nervosismo del mercato internazionale per la grave situazione finanziaria di un Paese ad alto debito come la Grecia, non certamente nostro gemello ma non molto dissimile se prendiamo il puro dato del rapporto di indebitamento, almeno quello percepito.

Peccato che la percezione, così come i giudizi delle agenzie di rating, spesso siano fallaci. Il nervosismo imperante nell'eurozona - come sottolineava l'altro giorno il Wall Street Journal - non si infatti è riversato sull'Italia anche perché quest'anno il deficit pubblico del Paese è stimato a circa il 5% del Pil contro l'oltre 12% previsto per la Grecia. L'asta italiana riguarderà i Btp e i Cct con gli ammontari indicativi e le caratteristiche dei titoli che saranno pubblicati nell'ultimo giorno lavorativo pieno dell'anno.

Ma l'asta non sarà - segnalava il quotidiano statunitense - pienamente indicativa di come i mercati accolgano il debito pubblico italiano a causa del probabile basso volume in emissione. Per i titoli pubblici ma anche per le obbligazioni societarie, intanto, gennaio si preannuncia come un mese di fuoco. L'attenzione del mercato si concentra sulla Germania visto che il governo di Berlino ha programmato quattro aste per un totale di 22 miliardi di euro, oltre un decimo dell'ammontare in emissione per l'intero 2010 escludendo i titoli indicizzati all'inflazione.

E la Germania si candida a essere uno dei protagonisti del mercato, considerando che l'ammontare nominale complessivo delle emissioni programmate per il prossimo anno sarà superiore del 35% rispetto all'anno in corso a causa dell'esigenza di copertura del maxi-piano di spesa pubblica a sostegno dell'economia, prima che venga iniziata l'opera di rientro del deficit.

Insomma, Berlino tenta la carta della maxi-emissione perché sa che - come diciamo da mesi su ilsussidiario.net - o si dà vita entro marzo alla bad bank o il sistema bancario - con a cascata quello assicurativo - salterà come un tappo di spumante a Capodanno. Meno chiaro è se la Grecia tenterà di testare i mercati con nuove imminenti emissioni in asta.

Le previsioni infatti indicano il ricorso a consorzi di collocamento bancari senza, dunque, calendari prefissati: negli ultimi giorni i titoli della Repubblica ellenica sono stati sommersi dalle vendite dopo il doppio declassamento subito da Fitch lo scorso 8 dicembre a BBB-plus e successivamente da Standard & Poors. Mosse che, però, hanno fatto festeggiare la Borsa di Atene con un rialzo di quasi il 5%: miracoli del mercato e degli avvoltoi che già si aggirano sopra i cieli del Pireo.

In generale, per quest'anno le emissioni complessive di titoli pubblici di Eurolandia dovrebbero toccare il record di 920 miliardi di euro, 50 miliardi in più dell'anno scorso secondo le stime della banca tedesca WestLb.

Stime che prevedono comunque una buona accoglienza da parte del mercato anche grazie all'opera della Banca Centrale Europea che sta assicurando una sufficiente liquidità al mercato: speriamo, poiché WestLB è tecnicamente fallita e potrà salvarsi solo se parzialmente nazionalizzata - quindi i suoi giudizi potrebbero essere, diciamo così, un po' orientate ed eterodiretti da uno Stato che, come già detto, si prepara ad emissioni record per il 2010 - e la politica monetaria della Bce non appare sufficientemente strutturata per garantire un flusso sia costante che pienamente votato a una politica che cerchi di salvare tutti o quantomeno evitare sacrifici statali per salvare i figli e non i figliastri.

La lezione di interventismo della politica Usa e della Fed dovrebbe insegnarci qualcosa. Purtroppo, non lo farà.

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2009/12/30/FINANZA-La-nuova-crisi-europea-del-2010/58568/

HOME SWEET HOME!

Come ho sottolineato più volte, questo viaggio non sarebbe mai stato possibile senza l'aiuto di fonti di primissima importanza, di esperti e autentici fuoriclasse dell'analisi non solo finanziaria ma soprattutto economica.

Certo di esperti ed "illuminati" ve ne sono per sempre nei mercati finanziari, nell'immobiliare, in ogni singola attività economica, ma la differenza sta alle volte nell'andare a cercare di comprendere sino in fondo il loro ragionamento, le loro visioni, la natura stessa delle loro sensazioni, delle loro analisi, delle loro motivazioni.

Inutile ricordare a tutti come questo mondo, sia intriso in ogni ambiente, da un latente e talvolta evidente, conflitto di interesse, che indirizza spesso in via esclusiva verso quelle assimmetrie informative che sostengono in maniera evidente un sistema che oltre che essere autoreferenziale si è dimostrato in grado di sequestrare la vita economica e sociale, di distruggere il vero capitalismo e mettere a repentaglio la democrazia.

L' asimmetria informativa è una condizione in cui un'informazione non è condivisa integralmente fra gli individui facenti parte del processo economico, dunque una parte degli agenti interessati ha maggiori informazioni rispetto al resto dei partecipanti e può trarre un vantaggio da questa configurazione. ( Wikipedia)

Come ho già scritto .... Suppongo che per i " capitalisti flessibili ", sia affascinante continuare ad assaporare il gusto del successo senza dovere sopportare il dolore del fallimento, utilizzando il contribuente ... come metadone.

Ma torniamo al nostro argomento!

"Non siamo mai sicuri, in una certa misura siamo sempre ignari!

"La nostra conoscenza del modo in cui funzionano le cose, nella società o nella natura, è avvolta nella nebbia della vaghezza. Grandi mali sono derivati dalla fede nella certezza." (...) Le nostre vite abbondano di numeri, ma a volte ci dimentichiamo che i numeri sono soltanto strumenti. Pur non avendo un'anima, possono diventare dei feticci. Molte decisioni cruciali sono prese dai computer, strani congegni che divorano numeri, come mostri voraci, e che chiedono di essere nutriti con quantità sempre maggiori di cifre da masticare, digerire e risputare." Kenneth Arrows nobel all'Economia.

Uno dei punti di forza di questo viaggio è stato quello di conoscere queste fonti e condividerle con i lettori, lasciando loro il compito di comprendere se queste fonti fossero degne di essere studiate e comprese, fonte di ulteriore consapevolezza. Ovviamente il tutto è stato accompagnato da una serie di analisi decisamente soggettive, che dal punto di vista macroeconomico si sono rivelate assolutamente adeguate e continuano ad esserlo tuttora.

Certo chi vive di breve termine, e in questo sistema, praticamente tutti, non ama attendere, vuole risultati a breve termine a tutti i costi.

Inutile ricordare a tutti, che la favola del breve termine è una delle maggiori responsabili della " Madre di tutte le crisi" il cui racconto ha prodotto una spasmodica fantasia e creatività finanziaria che ha, nella sostanza, distrutto le dinamiche dell'economia reale.

Oggi, nonostante tutto, si vive ancora di breve termine, anche perchè come diceva il grande J.K.Galbraith, nella sua proverbiale ironia... La salvezza a lunga scadenza non è mai stata apprezzata dagli uomini d'affari se essa comporta adesso una perturbazione nel normale andamento della vita e nel proprio utile. Cosi si auspicherà l'inazione al presente anche se essa significa gravi guai nel futuro.

Una di queste fonti è sempre stata quella del professor Robert J. Shiller sin dai tempi del suo libro " Euforia Irrazionale " un autentico professionista in grado di osservare le dinamiche dei mercati, sopratutto dal punto di vista emozionale, comportamentale oltre che ovviamente tecnico ed analitico-

L'economia comportamentale dovrà assolutamente essere uno dei punti fondamentali per la ricostruzione del tessuto universitario, insieme ad altre materie di derivazione umanistica, senza assolutamente dimenticare la STORIA!

Ebbene nel 2003, Robert, scrisse su Project-syndicate.org... Is There a Bubble in Home Prices? In tutto il mondo, il giornali urlano la notizia che una bolla "edilizia" è sul punto di scoppiare; sono tali timori giustificati, comefacciamo a sapere se il mercato è in una bolla...scriveva Shiller. La cattiva notizia è che tutto ciò significa che molte famiglie saranno lasciate con un passivo superiore al valore stesso delle loro abitazioni, con un conseguente aumento dei fallimenti.

Decisamente profetico, non c'è che dire. Più volte negli ultimi anni mi sono trovato a dover difendere la mia visione negativa di un mercato immobiliare che stava continuando a salire ben oltre i fondamentali, sia con amici che con clienti, ma in fondo non si trattava altro che delle solite leggende metropolitane.

I prezzi delle case non possono che salire, non esiste nulla di più sicuro e redditizio del mattone, questa volta è diverso, da noi è diverso, da noi non capiterà mai!

Inutile ricordare quanto è accaduto ed inutile è ricordare come nella sostanza in Italia le dinamiche siano state completamente diverse, sostenute da un sistema meno innovativo e per fortuna più tradizionale e dal risparmio privato, vero e proprio fiore all'occhiello della nostra cara Italia.

Ma tutto ciò non vuole dire nulla! La complessità delle dinamiche immobiliari, dipende da moltissimi fattori, come abbiamo visto più volte, come abbiamo visto in altre analisi e oggi uno dei fattori determinanti sono le condizioni economiche e il rapporto tra redditi e prezzo delle abitazioni, la fiducia, oltre che naturalmente alle singole aspettative.

Altrettanto interessante è questa analisi apparsa sul SOLE24ORE sempre di Robert Shiller che spiega nella sostanza come in fondo un immobile, il suo valore non è altro che la percezione del momento che spesso non ha nulla a che vedere con il suo effettivo valore, di cui vi propongo alcuni pezzi:

(...)I prezzi delle case salgono e scendono di continuo; dare un senso compiuto ai loro spostamenti forse è un'impresa impossibile e ci dovremo accontentare di comprendere questa loro volatilità. In un mercato speculativo volatile, dove la gente compra e vende in previsione di ulteriori movimenti dei prezzi, la storia conferma che è difficile spiegare tali movimenti, anche a posteriori: questo perché i saliscendi dei prezzi riflettono i mutamenti della psicologia dell'investitore, un fattore difficile da individuare, e le nuove informazioni, che possono essere indistinte e ambigue. Questa impennata della volatilità sembra riflettere un atteggiamento nuovo e differente verso le case intese come patrimonio, un atteggiamento che si è diffuso in gran parte del mondo. Prima pensavamo che le case appartenessero alla stessa categoria delle automobili, cioè beni che si deprezzano e diventano obsoleti col tempo, sono costosi da mantenere e passano di moda, fino a quando non vengono rottamate e sostituite. Ora le concepiamo come la proprietà di una risorsa sempre più scarsa in un mondo in rapida crescita, con i prezzi che ogni giorno potenzialmente si impennano.

(...) Ma probabilmente è più esatto interpretare i saliscendi dei mercati immobiliari di tutto il mondo come un riflesso del nostro nuovo approccio alla casa come investimento. Se è così, significa che la volatilità dei prezzi delle case dal 2000 in poi è stata il risultato di concezioni errate, non degli effetti della crescita economica globale, che prosegue da decenni a ritmi relativamente omogenei. Queste concezioni errate, a loro volta, hanno incoraggiato gli erogatori di mutui ad adottare pratiche approssimative e hanno spinto le Banche centrali a non prendere nessuna misura contro le bolle immobiliari che si stavano sviluppando.

Nel 2009, i governi di molti paesi hanno reagito allo scoppio delle bolle immobiliari istituendo politiche mirate a sostenere questi mercati speculativi. Il risultato, però, è stato quello di spingere la gente ad aggiungere un'altra componente, politica questa volta, alla valutazione dei prezzi delle case, svincolandoli ancora di più dai fondamentali dell'economia. C'è un dato di fondo di cui spesso ci si dimentica. La moderna industria delle costruzioni è in grado di realizzare enormi quantità di case moderne di qualità, tra cui appartamenti in grandi condomini, a costi di gran lunga inferiori ai prezzi che hanno raggiunto oggi le case in molte aree urbane. Questo dovrebbe mettere fine alla lunga escalation dei prezzi degli immobili. Gli speculatori immobiliari spesso sembrano scommettere sull'equilibrio politico che limita l'offerta di case e sul prolungamento a tempo indefinito dei puntelli artificiali introdotti in occasione di questa crisi finanziaria. (...)

Conclude il suo intervento Shiller sottolinenando come...

(...)Ecco perché sembra più verosimile, per il 2010, attendersi un'elevata volatilità dei prezzi delle case piuttosto che un incremento.

Nessuno sa cosa ci attende nel 2010, ma una cosa è certa; senza sostegni governativi in America i prezzi torneranno a scendere, badate bene a scendere e non crollare, anche perchè nella sostanza questa depressione immobiliare sembra poter raggiungere alla fine del 2010, massimo nel 2011 un punto di equilibrio.

L'indice S&P Case Shiller ha testimoniato ieri un punto di massimo raggiunto grazie agli incentivi governativi, da ora in poi i prezzi torneranno a fluttuare liberamente, senza dimenticare che come abbiamo visto in un paio di analisi dedicate, il fattore locazioni, il prezzo delle locazioni in sensibile calo, non mancherà di continuare ad esercitare un decisa pressione al ribasso sul valore delle stesse abitazioni oltre che sulla dinamica dell'inflazione nel prossimo anno.

Colgo l'occasione per augurare a Voi Tutti, un Anno pieno di Serenità, nelle cose che nella vita contano, spesso invisibili agli occhi!!

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Postato da: icebergfinanza a dicembre 30, 2009 06:24 | link | commenti (9)

mercato immobiliare, mercato immobiliare italiano, assimetrie informative

http://icebergfinanza.splinder.com/post/21962039/HOME+SWEET+HOME%21

Per continuare a crescere, la Cina non rivaluterà lo yuan

30/12/2009 09:21 CINA In ripresa i profitti industriali, secondo i dati ufficiali. Il premier Wen dice che occorre ora di nuovo contenere l’inflazione, specie nel settore immobiliare, e che uno yuan “stabile” è benefico per l’economia mondiale. Intanto il governo non riesce nemmeno a contenere la corruzione.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La Cina dice che nel 2010 intende contenere l’inflazione a livelli “ragionevoli”, anche frenando i prezzi immobiliari in rapido aumento e “resistendo” alle pressioni per rivalutare lo yuan. Così ha spiegato il premier Wen Jiabao in un’intervista online con l’agenzia ufficiale statale Xinhua il 27 dicembre. Intanto Zhong Shan, viceministro al commercio, stima “probabile” che nel 2009 la Cina sia stato il maggior esportatore mondiale superando la Germania.

Wen ha manifestato preoccupazione soprattutto per i rapidi aumenti degli immobili “in alcune zone” e ha annunciato l’intento di “stabilizzarli” soprattutto con interventi “sulle imposte e sugli interessi per i finanziamenti”, ma anche con la costruzione di alloggi popolari a basso prezzo, al fine di contrastare manovre speculative rendendo meno vantaggiosi gli investimenti.

A novembre i prezzi immobiliari nelle 70 maggiori città sono cresciuti del 5,7% rispetto al novembre 2008, aumento record dal luglio 2008. Gli esperti ritengono esserci una vera bolla speculativa.

Il Paese teme il ritorno di una forte inflazione, annunciata dagli aumenti dei prezzi delle materie prime, e a novembre i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,6%, dopo 9 mesi di deflazione. Anche per questo Wen ha detto che “mancano ancora del tutto” le condizioni per rivalutare lo yuan. Stati Uniti e Unione Europea accusano Pechino di tenere la valuta bassa in modo artificioso, per favorire la vendita delle sue merci a danno di quelle degli altri Paesi. Ma Wen ha insistito che “uno yuan stabile ha dato un importante contributo” alla stabilità dell’economia mondiale. Da sempre la Cina insiste che i bassi prezzi dei suoi prodotti sono un grande aiuto per le economie delle famiglie degli altri Paesi.

Il premier ha aggiunto che sarebbe “un errore” togliere con troppa rapidità i robusti finanziamenti statali erogati alle imprese. Nei primi 11 mesi del 2009 Pechino ha erogato finanziamenti per 9.200 miliardi di yuan (oltre 920 miliardi di euro) per sostenere le imprese in crisi, anche a seguito del crollo delle esportazioni. Zhong ha indicato come “probabile” che “la Cina abbia superato la Germania come maggior Paese esportatore”, seppure le sue vendite all’estero sono diminuite del 18,8% secondo dati ufficiali, massimo declino da almeno 30 anni. L’Ufficio nazionale di statistica dice che i profitti per le imprese industriali sono comunque saliti del 7,8% nel novembre 2009 rispetto a un anno prima. Anche se questi dati suscitano perplessità tra gli esperti, considerato che da gennaio ad agosto l’Uns aveva indicato una perdita del 10,6%.

Altri esperti osservano che questi dati statistici non sono verificabili e che la Cina, per combattere la crisi globale, dovrebbe affrontare importanti cambiamenti nel proprio sistema interno, con un minor spazio per le imprese statali e maggior trasparenza amministrativa. Ieri l’Ufficio centrale investigativo ha detto che nel 2009 i pubblici funzionari hanno sottratto o utilizzato in modo improprio 234,7 miliardi di yuan (circa 23,5 miliardi di euro). Ogni anno l’Ufficio ispettivo annuncia di avere individuato decine di funzionari disonesti e il governo proclama tolleranza zero contro la corruzione. Ma la situazione non appare migliorare e l’ispettore capo Liu Jiayi ha detto ieri, in una conferenza, che “nonostante alcuni miglioramenti, negli uffici centrali ancora esistono sottrazione di fondi, sprechi e falsificazioni di dati fiscali”.

Peraltro l’Ufficio ispettivo non ha indicato i nomi dei responsabili, che spesso Pechino preferisce processare in segreto e senza dare notizie all’opinione pubblica.

http://www.asianews.it/