OLIGARCHIA PER POPOLI SUPERFLUI...

Data: Giovedì, 15 aprile @ 17:10:00 CDT Argomento: Informazione DI MARCO DELLA LUNA nuke.lia-online.or

è un saggio che sintetizza la mia opera di ricerca e saggistica, complessivamente rivolta allo studio e alla comprensione del potere, ossia alla comprensione dei metodi di dominazione e sfruttamento della società.

Per designare questo ambito di studio, ho coniato il termine “cratesiologia”, dal Greco kratèsis, ossia dominazione.

Quanto segue è un disegno generale della società reale, dei suoi organi e del suo funzionamento. Non si basa su ciò che dovrebbe essere, ma su ciò che effettivamente è.

Nella storia, come nel presente, non si conoscono, se non in ambito tribale, società che si governassero o governino democraticamente, o in cui la sovranità fosse popolare.

La società odierna, globalizzata, è dominata dal cartello dei possessori del sistema monetario e finanziario, articolato in banche centrali nazionali, banche centrali sovranazionali, BIS, IMF, WB, WTO, i quali, all’insaputa della popolazione generale, che non ha cognizione di quanto sotto:

  1. mediante il signoraggio (primario e secondario) e il meccanismo del debito infinito, estraggono dalla popolazione generale il potere di acquisto

  2. mediante il controllo del money supply e dei tassi di interesse inducono alternatamente espansioni e contrazioni dell’economia per:

    • costringere imprese, stati e risparmiatori alla svendita degli assets e rastrellarli a prezzo vile, così da impadronirsi dell’economia reale

    • imporre riforme socioeconomiche funzionali al loro schema

    • imporre agli stati l’assunzione di debiti che li renderanno dipendenti dal sistema bancario

    • destabilizzare governi che si oppongano al loro schema

  1. mediante il possesso di sistemi bancari (come il SEBC) e circuiti di clearing globali (Clearstream), tutti immuni da indagini e controlli anche giurisdizionali, e grazie ai paradisi fiscali:

    • trasferiscono in modo invisibile i proventi del signoraggio, del narcotraffico e di altre transazioni

    • eseguono liberamente versamenti a scopo di finanziamento, aggiottaggio e influenzamento di politici, magistrati, pubblicisti etc.

  1. mediante l’esercizio del rating finanziario di soggetti e di titoli sia pubblici che privati, consentono maxi-truffe finanziarie, dirigono gli investimenti, aggravano o alleviano il costo del servizio del debito, sabotano o agevolano i bilanci

  2. mediante il finanziamento o la proprietà diretta di scuole di economia, la sovvenzione di ricerche, pubblicazioni, congressi in materie economiche, il pagamento diretto di economisti, condizionano e limitano la conoscenza e la comprensione generale dell’economia, dei suoi strumenti, e specificamente dei rapporti tra controllo della moneta e vicende macroeconomiche.

Ho descritto tali attività nei libri Euroschiavi (Arianna Macroedizioni) e La Moneta Copernicana (Nexus Edizioni).

I governi e i presidenti della repubblica (se diversi dal capo del governo) hanno la funzione di assicurare la coerenza delle varie politiche nazionali effettive con gli interessi e le direttive del cartello monetario.

I parlamenti svolgono le seguenti funzioni:

  1. legittimare il sistema di potere effettivo facendolo derivare dalla volontà del popolo sovrano e non lasciar vedere il reale sistema di potere

  2. assumersi la responsabilità politica e morale degli insuccessi, delle ingiustizie, delle inefficienze, fornendo cosi una copertura al potere reale

  3. approvare le leggi di bilancio che legittimano l’inutile indebitamento pubblico verso il cartello monetario per finanziare la spesa pubblica, e che autorizzano il prelievo fiscale

  4. approvare le leggi e le riforme utili agli interessi bancari

  5. trasferire la sovranità economica dallo Stato a soggetti sovrastatali autocratici, come BCE, WTO, IMF, WB, BIS, esenti da controllo dal basso e giudiziario

  6. sfogare le tensioni politiche della popolazione generale

  7. i parlamentari vengono ricoperti di privilegi e messi al riparo dalle sorti della popolazione generale affinché siano fedeli a queste funzioni

La giustizia svolge le seguenti funzioni:

  1. non quella di tutelare effettivamente la legalità (in questo senso l’efficienza della giustizia penale italiana è di circa l’1%), ma:

  2. creare e mantenere l’impressione popolare che l’ordinamento (quindi il potere esercitato) sia complessivamente legittimo e capace di imporsi, in modo che la popolazione generale lo accetti

  3. insabbiare, coprire o evitare di indagare le vicende e le illegalità più rilevanti e disturbanti

  4. scoraggiare, diffondendo un senso di ineluttabilità, le istanze di giustizia e legalità reali

  5. colpire con indagini, accuse e provvedimenti strumentali le attività politiche ed economiche contrarie agli interessi dominanti

  6. i magistrati vengono muniti di privilegi affinché siano fedeli a queste funzioni.

Ho descritto tali funzioni nel saggio Le Chiavi del Potere (Koinè Nuove Edizioni).

I capi politici e sindacali svolgono le seguenti funzioni:

  1. apportare al sistema il consenso della popolazione generale, raccogliendolo dietro le varie bandiere ideologiche

  2. far sfogare le tensioni e le animosità sociopolitiche, neutralizzandole e contenendo la lotta politica entro limiti gestibili

  3. creare un’apparenza di opposizione, di alternanza al potere e di democraticità del sistema

  4. sostenere l’aspettativa di possibili riforme

  5. in cambio dello svolgimento di questa funzione, essi possono attingere denaro pubblico, assicurarsi rendite, conseguire posizioni di relativa impunità e di relativo potere

La scuola e i mass media svolgono le seguenti funzioni:

  1. fornire una determinata visione e concezione del mondo

  2. circoscrivere l’ambito di ciò che la parte non dominante della popolazione può conoscere e comprendere

  3. prevenire la comprensione del reale funzionamento della società e dell’economia

  4. formare personalità professionali convinte delle conoscenze ricevute e del ruolo assegnato

  5. trasmettere e instillare valori, obiettivi, timori, speranze, interpretazioni dei fatti

  6. creare, quando necessario, allarme o sdegno o paura nella popolazione generale, onde farle accettare riforme impopolari o costose, o guerre (V. Iraq)

  7. impedire lo sviluppo delle capacità di pensiero critico e autonomo, favorendo lo sviluppo di quello dipendente e gregario

  8. in generale, suscitare comportamenti e atteggiamenti funzionali al sistema e oscurare o screditare o criminalizzare quelli contrari

La ricerca scientifica e tecnologica svolge, tra le altre, le seguenti funzioni:

  1. studiare e mettere a punto metodi di produzione del consenso, di induzione di comportamenti sociali, di manipolazione mentale e biologica, collettiva e individuale

    • a tale attività ho dedicato il saggio Neuroschiavi (Macroedizioni)

  2. elaborare e diffondere false concezioni soprattutto nel campo economico, onde impedire la comprensione delle reali operazioni macroeconomiche, consentire le mega-truffe e il rastrellamento del potere d’acquisto ai danni dei risparmiatori, dei lavoratori, degli investitori

La popolazione generale svolge le seguenti funzioni:

  1. produrre ricchezza

  2. assorbire la produzione

  3. pagare le tasse

  4. affidare il risparmio al sistema finanziario

  5. legittimare il sistema col voto

  6. fornire combattenti in caso di guerra

  7. fornire masse d’urto in caso di rivoluzione

La società organica effettiva è oligarchica, ossia guidata dal suo vertice.

Solo il vertice ha adeguata informazione e conoscenza della realtà.

La popolazione generale non capisce, non apprende, non si evolve, anzi resta sempre più indietro rispetto all’avanzare degli strumenti scientifici e tecnologici, che vengono usati anche su di essa a sua insaputa per controllarla..

Essa vive, lavora, risparmia, investe, vota, etc., nella complessiva incomprensione ed ignoranza della realtà.

Gran parte del valore del suo lavoro le viene asportato con strumenti che non capisce.

Riceve informazioni e suggestioni strumentali alla sua gestione da parte dell’oligarchia.

Democrazia e legalità sono apparenze più o meno adeguatamente costruite e mantenute.

Il parlamento ha la precipua funzione di responsabilizzare giuridicamente il popolo per le scelte compiute da altri a spese del popolo stesso.

L’oligarchia oggi si differenzia dal resto della società per ricchezza, potenza e conoscenza.

Ma stanno divenendo disponibili strumenti tecnologici con i quali potrà differenziarsi anche biologicamente e genomicamente, dotandosi di tratti di superiorità.

Una volta che questo tipo di differenziazione sia stato istituito, la separazione del vertice dalla base sarà irreversibile e avremo una situazione del tutto analoga a quella del pastore rispetto al suo gregge.

Attraverso istituzioni come l’IMF, la WB, il WTO, la BCE, la BIS e altre, è in avanzata fase di esecuzione un processo di coalescenza e di fusione delle varie oligarchie, a livello globale.

Una volta che sia compiuto, le oligarchie non avranno più bisogno di avere, ciascuna, masse di lavoratori-consumatori-combattenti dietro di sé, da usare per contendersi i mercati e i territori.

A quel punto sarà possibile affrontare e risolvere il problema ecologico globale, attraverso due principali operazioni :

  1. eliminare il modello consumista

  2. ridurre rapidamente la popolazione mondiale entro limiti di ecosostenibilità

  3. rinforzare gli strumenti tecnologici di controllo sociale e ridurre i diritti civili e le garanzie giudiziarie, per impedire il contrasto popolare di tali operazioni

Le attuali crisi finanziarie programmate e recessioni indotte, assieme ai rincari delle derrate alimentari e al taglio delle relative produzioni, e unitamente all’accrescimento degli strumenti tecnologici e giuridici di controllo e repressione, si devono analizzare alla luce di questa ipotesi. Marco Della Luna Fonte: http://nuke.lia-online.org/ 15.04.2010

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"ALL'ECONOMIA USA NON BASTERANNO 15 ANNI PER RIPRENDERSI"

Data: Giovedì, 15 aprile @ 14:22:03 CDT Argomento: Usa FONTE: EURASIA–RIVISTA.ORG In un’intervista a RussiaToday, l’economista ed analista geopolitico William Engdahl, frequente contributore a “Eurasia”, parla della crisi greca, del coinvolgimento delle grandi banche statunitensi, del futuro dell’eurozona e del ruolo geopolitico dell’Europa. (Sintesi dell’intervista a cura di Francesco Rossi) Prendendo spunto da una celebre affermazione dell’allora segretario di Stato nordamericano Henry Kissinger, secondo il quale “chi controlla il petrolio controlla le nazioni, chi controlla il cibo controlla le popolazioni, chi controlla il denaro controlla il mondo intero”, William Engdahl introduce il suo ultimo libro, Gods of Money (“Gli dei del denaro”), un’opera frutto di una trentennale ricerca dell’autore sugli sviluppi del sistema economico e finanziario internazionale basato sul dollaro. Nella foto: William Engdahl Già dall’emergere dell’attuale crisi nell’agosto 2007, sostiene Engdahl, è apparso evidente come la Federal Reserve, il Tesoro americano ed il Congresso siano stati pronti a salvare e sostenere (con trilioni di dollari dei contribuenti) le banche di Wall Street responsabili, con i loro comportamenti fraudolenti ed ingannevoli, della crisi stessa. In una recente intervista ad un quotidiano londinese, il CEO di Goldman Sachs avrebbe addirittura affermato “noi siamo semplicemente banchieri che svolgono il lavoro di Dio”, espressione significativa che rivela il modo di porsi dell’élite finanziaria nei confronti della società e del mondo: in un’espressione, al di sopra della morale. Circa la crisi che sta investendo l’area euro, continua Engdahl, occorre inserirla nella giusta prospettiva e nelle corretta proporzione, anche quando ci si riferisce ai cosiddetti PIGS (Portogallo, Irlanda/Italia, Grecia e Spagna). Il centro di gravità dell’attuale crisi è e rimarrà New York, in particolare Wall Street ed il sistema basato sul dollaro. Subito dopo, per importanza, vengono la City di Londra e la sterlina. In confronto a questi due centri economico/finanziari, quello che accade in Grecia assomiglia a nulla più di una “tempesta in una teiera”. L’attivazione di tale tempesta è certamente “politica” ed è stata opera di quegli stessi “gods of money”, Goldman Sachs, JP Morgan, Citigroup, che influenzano fortemente agenzie di rating quali Moody’s, Standard and Poor’s e Fitch. In un momento di enorme pressione sul dollaro, nel novembre 2009, queste agenzie abbassarono la loro valutazione sul credito ellenico, esponendo il fatto che la Grecia avesse manipolato i propri conti per riuscire ad entrare nella zona euro nel 2002. Ironia della sorte, proprio JP Morgan e Goldman Sachs (il principale consigliere finanziario del governo Papandreou, salito al potere nell’ottobre 2009) avevano aiutato Atene a porre in essere queste operazioni di cosmesi finanziaria.
Più in generale, considerando l’area della moneta unica, vi sarebbero attualmente, secondo Engdahl, enormi problemi politici dovuti alla natura stessa del processo top-down che ha caratterizzato l’adozione dell’euro. Francia e Germania sembrerebbe stiano cercando, insieme ai partner europei, di porre le basi affinché quanto successo in Grecia non possa più accadere nell’UE. Tuttavia, al di là delle belle parole, la realtà è che diversi hedge funds stanno già preparando attacchi speculativi concertati per trarre profitto dagli eventi ellenici. Riguardo invece al Fondo Monetario Internazionale ed al suo ruolo nella risoluzione di questa tipologia di crisi, occorrerebbe tenere sempre a mente che esso fu creato nel 1944 da Wall Street e Washington, col fine di essere uno strumento di mantenimento del potere finanziario statunitense a livello globale. Basti pensare che, ad oggi, gli USA detengono (unico paese) il diritto di veto su qualsiasi decisione del Consiglio di Amministrazione del Fondo. Vi è dunque un acceso dibattito nell’UE circa l’opportunità di coinvolgere il FMI per affrontare crisi come quella scoppiata in Grecia. Nonostante la contrarietà della maggioranza dei paesi comunitari, alla fine Bruxelles ha lasciato spazio al FMI: un classico caso, secondo Engdahl, di “operazione di guerra economica sotto copertura”, condotta dal sistema-dollaro contro l’euro. Il primo, attualmente molto debole ed oggetto di fortissime pressioni, non parrebbe proprio essere sulla strada della ripresa, contrariamente a quanto sostenuto dall’amministrazione americana. E probabilmente non lo sarà per almeno 15 anni. L’ingresso del FMI nell’eurozona, fortemente voluto da Berlino, “equivale a far entrare una volpe in un pollaio”, minando l’idea stessa di Unione Europea. Esso rappresenta inoltre un segnale per l’intera comunità economica e finanziaria internazionale: al giorno d’oggi il potenziale del Fondo Monetario Internazionale non è assolutamente esaurito. Anzi, il FMI ha il potere di attuare misure capaci di annullare le scelte economiche e finanziarie comunitarie. Con un occhio al futuro ed al lungo periodo, Engdahl rileva infine come nelle relazioni internazionali l’Unione Europea tenga un atteggiamento fondamentalmente schizofrenico. Dal 1945 le relazioni transatlantiche furono il principale fattore di stabilizzazione per il Vecchio Continente durante la Guerra Fredda. Con il crollo dell’Unione Sovietica anche il Patto di Varsavia venne dissolto. Lo stesso non avvenne per l’Alleanza Atlantica. Washington decise di estendere la NATO fino alle porte della Federazione russa, attraverso l’appoggio alle cosiddette “Rivoluzioni Colorate” e la promozione di governi fantoccio filo-occidentali intorno alla Russia. Tuttavia questa strategia si è rivelata fallimentare. Facendo di necessità virtù, Mosca e Pechino, insieme ad altre repubbliche centro-asiatiche, si sono così ritrovate nella nuova Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (OCS) a collaborare strettamente sui temi della difesa e della sicurezza, nonché su temi economici. Ad emergere, dunque, è stata una nuova dinamica; una dinamica euroasiatica, l’unica potenzialmente in grado di scalzare il predominio economico nordamericano. Il quesito fondamentale per il Vecchio Continente è allora il seguente: rivolgersi verso l’Eurasia, con un occhio di riguardo al commercio ed alle risorse energetiche, oppure “salire” sul sistema-dollaro, ogni giorno più simile ad un Titanic? Una domanda complessa, che pretende una risposta articolata, capace di tenere in debita considerazione l’attuale scenario geopolitico globale. L’Unione Europea non ha ancora deciso in che direzione andare e per questo, attualmente, la sua politica appare schizofrenica. Dirigersi verso l’Eurasia significherebbe subire immediate ed enormi ritorsioni statunitensi. Dirigersi verso gli USA significherebbe salire su di una barca che sta affondando. Fonte: www.eurasia-rivista.org Link: http://www.eurasia-rivista.org/3784/engdahl-alleconomia-usa-non-basteranno-15-anni-per-riprendersi 14.04.2010
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LaRouche avverte: il disastro aereo polacco alimenta la minaccia di attentato britannico contro Obama

15 aprile 2010 (MoviSol) - Non appena ha appreso della tragedia aerea a Smolensk, in Russia, in cui hanno perso la vita il Presidente polacco Lech Kacynski e numerosi alti funzionari e esponenti delle forze armate, Lyndon LaRouche ha lanciato un forte avvertimento sul significato di questo sviluppo nell'aumentare la minaccia strategica alla vita del Presidente Obama.

"Non si tratta di un avvenimento isolato", ha dichiarato LaRouche il 10 aprile. "Quando un pilota polacco, un pilota militare, a cui è stato affidato il governo presidenziale, ignora un ordine, un avvertimento dato sul territorio russo sull'atterraggio in Russia in determinate condizioni atmosferiche e invece prosegue e alla fine tutti muoiono, ciò dà da pensare".

"Questo è parte dell'ambiente di minacce di morte al Presidente Obama. Siamo in una situazione che può essere paragonata, internazionalmente, all'assassinio del Presidente Kennedy… Quando qualcuno vuole assassinare il Presidente degli Stati Uniti, conduce una serie di operazioni che creano un'atmosfera di instabilità, una dinamica che consenta loro di avere buone possibilità di poter insabbiare i fatti sui colpevoli.

"Avvenne la stessa cosa con l'11 settembre, all'inizio del 2001. Avevo ammonito che dovevamo aspettarci un attacco, un attacco terroristico contro gli Stati Uniti. Ebbi ragione nel mio avvertimento. C'erano tutte le prove. Ma ci fu anche una tempesta di azioni diversive…

"Il mio è un avvertimento su una minaccia al Presidente degli Stati Uniti. C'è un Presidente che è peggio che inutile. Ha imposto la riforma sanitaria che gli era stata assegnata. Ha completato la sua missione, come Presidente! E i britannici che gli avevano affidato questa missione sono intenzionati a liberarsi di lui, per creare una situazione in cui imporre una vera e propria dittatura negli Stati Uniti, eliminando un Presidente che ha già esaurito tutta la sua utilità politica! In cui membri chiave del suo governo, inclusi Rahm Emanuel ed altri, stanno cercando di dimettersi dal governo perché sanno che è un'area disastrata".

La dichiarazione di LaRouche giunge nel contesto di un ambiente terribile dal punto di vista della sicurezza per il Presidente Obama nel prossimo periodo. Il 12-13 aprile, 47 capi di stato e di governo si riuniscono a Washington e diplomatici e funzionari esperti del governo hanno ammonito che l'ambiente per la sicurezza è "impossibile".

Poi tra il 15 ed il 19 aprile ci sarà una serie di manifestazioni di protesta, inclusa una protesta armata che attraverserà il fiume Potomac da Washington alla Virginia settentrionale, a cui sono attesi alcuni noti agenti provocatori delle cosiddette milizie, promosse dai britannici. È in base a questi fatti che Lyndon LaRouche ha emesso i primi avvertimenti di un possibile attentato alla vita del Presidente (vedi anche "LaRouche: soffocare il piano britannico vòlto ad assassinare il Presidente Obama").

Tuttavia, Obama non ascolta il consiglio degli esperti di sicurezza e, come Nerone, continua a cercare il contatto col pubblico ovunque possibile, per soddisfare il proprio ego.

http://www.movisol.org/10news072.htm

Il presidente della BCE respinge la Glass-Steagall e promuove l'austerità brutale

15 aprile 2010 (MoviSol) - Jean-Claude Trichet è sfuggito al tema di una urgente riorganizzazione bancaria in Europa sostenendo che lo "standard Glass-Steagall" sia una cosa americana, rispondendo ad una domanda del condirettore dello Strategic Alert Claudio Celani alla conferenza stampa della BCE a Francoforte l'8 aprile. Dato che il problema principale in Europa non è la Grecia ma la Spagna con la bolla tossica "brasiliana" del Banco Santander, ha osservato Celani, invece di proteggere tutti gli attivi bancari con garanzie della banca centrale, non sarebbe meglio riorganizzare il sistema sulla base di uno standard Glass Steagall, separando i valori dei titoli reali dalla spazzatura speculativa?

Benché Trichet abbia riconosciuto che il sistema finanziario è ancora oberato dai rifiuti tossici, dicendo "non è solo la Spagna, non è solo l'Europa ma è tutto il mondo", egli ha sostenuto – nell'incredulità generale – che il G20 e il Global Stability Board stanno elaborando le soluzioni al problema (vedi la videoregistrazione sottotitolata). Poiché in realtà non aveva risposto al tema Glass-Steagall, Celani glielo ha ricordato alla fine della conferenza stampa, al che Trichet ha risposto: "Glass-Steagall è una legge americana", estranea alla tradizione europea.

Trichet ha manifestato una vera e propria ossessione per politiche di austerità draconiane, rispondendo alla domanda di un altro corrispondente dell'EIR, Rainer Apel, che gli ha chiesto come mai la BCE fosse così fissata sulla "stabilità fiscale" quando c'è bisogno di risollevare l'economia reale. Apel ha citato le ultime allarmanti cifre della disoccupazione giovanile in Europa (27,5% in Grecia, 40,7% in Spagna ecc.). Ma lo sventurato capo della BCE ha sostenuto che la priorità è varare "riforme strutturali estremamente coraggiose", aggiungendo che "i paesi che hanno fatto riforme strutturali oggi stanno meglio".

Così Trichet ha ammesso pubblicamente ciò che aveva denunciato il prof. Joachim Starbatty, un autorevole critico dell'Euro, in un articolo pubblicato sul Financial Times Deutschland quella stessa mattina. Starbatty aveva scritto: "L'UE sta costringendo la Grecia ad applicare la politica seguita dal Cancelliere Heinrich Bruening durante la crisi economica mondiale per guadagnare reputazione sui mercati finanziari internazionali. Ciò, comunque, incrementò solo la radicalizzazione politica all'inizio degli anni '30. Oggi la Grecia viene spinta in una profonda depressione grazie alla stessa politica, e il suo credito internazionale verrà ulteriormente indebolito".

http://www.movisol.org/10news073.htm

”Credeteci, non è colpa nostra”. Firmato: Goldman Sachs

di Roberto Marchesi - 15/04/2010 Fonte: Rinascita [scheda fonte] http://seeker401.files.wordpress.com/2009/10/85-broad-street.jpg “Per me si va ne la città dolente, per me si va nell’eterno dolore, per me si va tra la perduta gente... Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate”. Perdonatemi questo richiamo riverente al Divino Poeta, ma l’approccio di Dante nel momento in cui si accingeva ad entrare nei gironi infernali del primo libro della sua Divina Commedia è molto simile a quello di questo articolo. Anch’io mi accingo a traghettare in una significativa esplorazione del tempio massimo della finanza mondiale, quello della Goldman Sachs, moderna versione degli Inferi. Addentrandoci nei lugubri meandri delle sue spregiudicate operazioni finanziarie, incontreremo anche noi i demoni e i dannati, proprio come ha immaginato Dante nell’Inferno, e ci racconteranno come gli uni hanno potuto arricchirsi a dismisura, mediante le loro diaboliche strategie finanziarie, salassando i loro lamentosi e sprovveduti compagni d’avventura, tutti peraltro protagonisti, e talvolta artefici, di altrettanti misfatti a loro volta ispirati dagli stessi demoni. Nell’intervista pubblicata nel corrente numero in edicola di BusinessWeek, il demone regnante, Lucifero Goldman, si proclama assolutamente innocente nel merito delle malversazioni borsistiche compiute nel periodo 2006 - 2008 (ma che proseguono tuttora), e tutti sappiamo ormai che in quel periodo, quelle spregiudicate operazioni finanziarie (sia pure svolte in compagnia di numerosi altri speculatori che la imitavano), hanno portato al quasi completo collasso della finanza mondiale. Tanto per cominciare ad inquadrare la situazione, cominciamo col ricordare che Goldman Sachs ha ricevuto anche lei, nel novembre del 2008, un cospicuo aiuto statale (bailout) di 10 miliardi di dollari per evitare il fallimento. Tuttavia Goldman è stata la prima, tra le grandi banche, a restituire con tanto di interessi già nell’aprile dell’anno successivo l’intera somma (liberandosi così immediatamente, oltre che dell’ignominioso debito, anche dell’odioso vincolo posto al tetto delle retribuzioni dei suoi managers). Si noti peraltro che Goldman, dopo aver incassato e usato al momento opportuno l’ingente aiuto statale, nega ora altezzosamente di averne avuto veramente bisogno, ed entrando un po’ più a fondo nell’analisi degli eventi di quel periodo, potrebbe anche essere vero (ma allora perché l’ha preso?). Goldman nel 2008 infatti non incassava solo i miliardi elargiti dal governo Usa ma, al pari di una gigantesca sanguisuga, succhiava buona parte dei 62/mld. di dollari (12,9 per la precisione) che Aig (American International Group) incassava a sua volta dallo Stato per non fallire. Ma perché Aig doveva pagare a Goldman tutti quei soldi? Qui dobbiamo scendere di un cerchio nel girone infernale per capire le alchimie finanziarie che consentono ai demoni della finanza di guadagnare sempre, anche quando gli altri perdono tanto o tutto. Aig doveva pagare tutti quei soldi a Goldman (e a migliaia di altri soggetti) perché aveva accettato di garantire con contratti Swap le spregiudicate operazioni speculative sui derivati finanziari (che come si ricorderà venivano emessi in gran quantità anche a fronte di mutui subprime). Goldman aveva già riscontrato alla fine del 2006 che il mercato finanziario, in particolare quello legato ai mutui subprime, dava segni di sofferenza, quindi, pur mantenendo provvisoriamente una posizione “neutrale” nelle contrattazioni borsistiche (cioè non spingeva al rialzo, ma neppure al ribasso con operazioni “short”) si apprestava tuttavia a prendere posizioni di difesa nell’eventualità di un crollo del mercato. E questa posizione di difesa si configurava appunto in massicce operazioni Swap con Aig. Come noto lo Swap è sostanzialmente un contratto di assicurazione del credito (ma con molti meno vincoli contrattuali) per i quali, pagando una commissione a volte modesta si assicura l’operazione da perdite che, come si e’ visto, possono diventare massicce. Per un po’ Aig ha creduto di aver trovato il paese di Bengodi. Invece di fare il suo lavoro di assicuratore dei mutui, raccoglieva milioni di dollari in commissioni sui contratti Swap che solo in pochissimi casi, finché il mercato dei derivati “tirava”, generavano richieste di rimborso. Ma ben presto la musica è cambiata. Nell’estate del 2008 il mercato, dopo un breve periodo di stallo, ha cominciato a cedere sempre più vistosamente, e le richieste di rimborso si sono moltiplicate. Ma come al solito, quando il mercato smette di tirare, i demoni non si prendono un periodo di riposo, anzi, è proprio il momento migliore per loro, per scatenarsi con le operazioni “short”, cioè al ribasso. E in questo tipo di operazioni Goldman non deve prendere lezioni proprio da nessuno. Per loro l’unico codice etico da osservare è quello insegnato da Gustav Levy (il suo mitico “guru” degli anni ‘70), che diceva: “Non date interviste, cercate di guadagnare il più possibile, ma senza dare nell’occhio”. Naturalmente, dopo le continue richieste di rimborso sulle operazioni Swap, i rapporti tra Goldman e Aig si sono notevolmente “raffreddati”, tuttavia c’e qualcosa che nemmeno lo spregiudicato mondo dell’alta finanza tollera, ed è quando la finanziaria gioca al ribasso contro i suoi stessi clienti. Poiché Goldman ha creato e venduto ai suoi clienti “tonnellate” di derivati finanziari, nel momento in cui essa ha cominciato ad eseguire le operazioni “short”, di fatto ha messo in corto circuito non solo il sistema in generale, ma i suoi stessi clienti. Che, per inciso, nel caso della Goldman, non sono esattamente gente qualunque. Per aprire un conto in Goldman bisogna partire da un minimo di dieci milioni di dollari. Ma ci sono anche investitori istituzionali, come diversi fondi pensione, e quando migliaia di individui sottoscrittori dei fondi si vedono decimati i loro risparmi proprio a causa della spregiudicatezza di chi dovrebbe invece consigliarli e proteggerli, non deve sorprendere se adesso Goldman Sachs è vista da tutti come il demonio. Loro si difendono sostenendo che, attivando le operazioni “short” (sospese solo per un brevissimo periodo dal governo nell’autunno caldo del 2008), “avvisavano” i clienti che i titoli collegati ai mutui sarebbero scesi. Giustificazione più ipocrita non si potrebbe pensare, dato che tutti sanno che il normale risparmiatore non può far nulla, se non perdere carrettate di soldi, una volta che il mercato inverte la rotta. Se volevano avvertire i clienti dovevano avvisarli per tempo, non avviare operazioni “short” che provocano crolli a ripetizione delle quotazioni. Critiche di questo tipo nemmeno scalfiscono la corazza imperforabile dei demoni della finanza, che respingono sdegnosi ogni critica sostenendo che non hanno fatto nulla di proibito. Loro ritengono semplicemente di essere stati più bravi degli altri. Svalutando i titoli in portafoglio al valore di mercato (per la regola del “mark to market”) quando gli altri cercavano di evitarlo (tanto mettevano in conto ad Aig, controllata dal governo, le perdite!), e facendo operazioni al ribasso quando ancora qualche sprovveduto pensava che il mercato potesse riprendersi. E “giustamente” quindi, dato che sono i più bravi, nell’anno che segna il record della disoccupazione in Usa, hanno fatto il record storico dei profitti a 13.4 miliardi di dollari. Seguendo però la regola d’oro di Levy (non dare nell’occhio), hanno limitato la percentuale di tali profitti destinata alle proprie retribuzioni al 35.8% (era il 48% lo scorso anno!), che comunque consente a quasi duemila dipendenti di portare a casa più di un milione di dollari nel solo 2009. Non tutti però in Goldman hanno digerito agevolmente il bel gesto della simbolica decurtazione. David A. Viniar per esempio, il Chief Financial Officer della Goldman (ovvero Lucifero in persona) ha dichiarato che questo taglio alla sua retribuzione è stata la più frustrante esperienza dei suoi 30 anni di carriera. Se ci fosse ancora Levy lo avrebbe sicuramente ripreso. Forse gli avrebbe detto: “Nessuno ti impedisce di fare certe porcate, ma almeno stai zitto!”. Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it

Crescita record della Cina (+11,9%), ma si temono bolla speculativa e disoccupazione

CINA Nel primo trimestre 2010 crescita record da 3 anni. Contenuta l’inflazione a marzo (2,2%), ma cresce pure la bolla speculativa immobiliare e molte banche sono assai esposte per i finanziamenti erogati. Ora occorre ridurre la disoccupazione record.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – L’economia cinese cresce dell’11,9% nel primo trimestre 2010 rispetto a un anno prima, massimo incremento dal 2006, secondo i dati comunicati oggi dall’Ufficio nazionale di statistica (Uns). L’inflazione rimane contenuta entro il 2,2% a marzo (+2,7% a febbraio), ma il timore è che possa accelerare nei prossimi mesi, trainata dall’inarrestabile ascesa dei prezzi immobiliari e dai molti finanziamenti bancari. Esperti ritengono che Pechino debba ora aumentare il costo del denaro e rivalutare lo yuan, ma intanto ancora una volta la crescita del Paese appare avvenire a spese di centinaia di milioni di lavoratori migranti.

La crescita del Prodotto interno lordo ha superato le previsioni, trainata dalla ripresa delle esportazioni (+29% nel primo trimestre) ma anche dai robusti finanziamenti erogati dallo Stato e dall’aumento dei consumi e delle vendite al dettaglio. Ottimista il commento di Li Xiaochao, portavoce dell’Uns, che ritiene possibile “raggiungere gli obiettivi fissati quest’anno”, consistenti in una rapida ripresa economica e nell’aumento dei posti di lavoro e dei consumi.

A marzo le vendite al dettaglio sono cresciute del 18%. Spiccano le vendite di auto, cresciute del 76% nel primo trimestre 2010, con la joint venture Mercedes-Benz (China) Ltd che le ha raddoppiate. La produzione industriale è cresciuta del 18,1% a marzo, con appena un lieve rallentamento rispetto al 20,7 del primo bimestre. Esperti ritengono che ora, per evitare che l’inflazione acceleri, occorrerà contenere i finanziamenti pubblici e aumentare il tasso di interesse per i finanziamenti bancari. Il basso costo del denaro favorisce la speculazione soprattutto in campo immobiliare, con i prezzi di appartamenti e locali commerciali che in una campione di 70 grandi città risultano cresciuti dell’11.7% a marzo rispetto al marzo 2009. Il timore è che stia creandosi una bolla speculativa, favorita dal record di prestiti per 1.400 miliardi di dollari erogati in Cina nel 2009. Gli esperti concordano che la bolla speculativa va subito fermata, ma le autorità temono che alzare il costo del denaro potrebbe far fuggire molti investitori dal mercato immobiliare, con immediato crollo dei prezzi. Peraltro le stesse banche sono in crescenti difficoltà: Yang Kaisheng, presidente della Banca Commerciale e Industriale di Cina, ha spiegato che 4 tra le maggiori banche commerciali (tra cui la Banca di Cina, la Banca delle Comunicazioni e la China Construction Bank Corp.) hanno bisogno di nuovo capitale 480 miliardi di yuan (circa 70 miliardi di dollari) per essere in linea con le prescrizioni finanziarie relative all’erogazione di prestiti.

Intanto tutti gli esperti concordano che per contenere l’inflazione, Pechino sarà costretta a rivalutare lo yuan, molto sottostimato rispetto al valore reale e da 21 mesi tenuto fermo al cambio di 6,83 yuan per un dollaro. Per questo ha suscitato grande attesa l’incontro non previsto dell’8 aprile a Pechino tra il segretario Usa al Tesoro Timothy F.Geithner e il vicepremier Wang Oishan. Anche se nessuno prevede novità immediate.

Alla rivalutazione è contrario il Ministro al Commercio, che oggi ha ribadito che occorre creare milioni di nuovi posti di lavoro, cosa che sarebbe più difficile con il riapprezzamento dello yuan. Negli anni scorsi la crisi finanziaria globale ha portato il licenziamento di decine di milioni di operai e le autorità hanno cercato di convincerli a tornare nel villaggio di origine;ora molti tornano nelle grandi città, ma il mercato non riesce a riassorbire questa forza lavoro.

http://www.asianews.it/notizie-it/Crescita-record-della-Cina-%28+11,9%29,-ma-si-temono-bolla-speculativa-e-disoccupazione-18151.html

Una riforma per sostenere la speculazione finanziaria

Geithner (Tesoro) difende il disegno di legge di Obama che introduce nuovi controlli affinché nessuno controlli nessuno

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1271172102.jpg

di: Filippo Ghira
Recita un vecchio adagio che c’è una cosa molto peggiore di rapinare una banca. Ed è quella di fondarne una. La verità di questa affermazione è stata abbondantemente dimostrata dalla crisi finanziaria innescata negli Stati Uniti a cavallo tra il 2007 e il 2008 con la crisi dei mutui subprime che poi con un effetto domino si è riversata sul settore bancario e su quello assicurativo, e poi a seguire sull’economia reale trascinando nella rovina migliaia di imprese che hanno dovuto chiudere e milioni di dipendenti che si sono trovati senza un lavoro, con i risparmi andati in fumo e senza la casa, peraltro di legno, sulla quale avevano acceso un mutuo. La crisi Usa è stata il trampolino di lancio per le ambizioni politiche del senatore Barack Hussein Obama che trascinato dall’indignazione popolare verso i repubblicani considerati i referenti del mondo bancario, si è trovato inaspettatamente alla Casa Bianca con il gaudio isterico degli utili idioti progressisti di mezzo mondo convinti che siano ancora gli uomini, in questo caso i presidenti, a poter decidere da soli dei destini di un Paese come gli Usa e di riflesso di quelli del mondo. Altri presidenti americani in verità ci avevano creduto e provato (come Lincoln, Garfield, McKinley e Kennedy) ma quando il loro scontro con l’alta finanza e con le banche aveva raggiunto livelli insostenibili, sono stati velocemente eliminati, assassinati, e sostituiti con i loro vice, evidentemente più funzionali agli interessi dell’economia virtuale, quale appunto è la finanza. Obama, tenendo conto di questi precedenti e fedele al ruolo che gli è stato assegnato, quello di maggiordomo di Wall Street, è subito intervenuto per salvare con soldi pubblici le banche, le società finanziarie e quelle assicurative che erano sull’orlo del fallimento in seguito all’enorme debito che si era abbattuto sui loro conti a causa delle speculazioni fatte e degli investimenti azzardati, realizzati entrambi senza disporre delle necessarie risorse proprie ma prendendo i soldi in prestito da altri soggetti, fossero essi altre banche o singoli risparmiatori. Il presidente nero o afro-americano che dir si voglia, ha quindi dimostrato di essere il degno successore del tanto da lui biasimato George W. Bush, avendo versato centinaia di miliardi di dollari in prestiti ad una associazione di autentici gangster, quali appunto sono i banchieri Usa, che per anni hanno potuto agire indisturbati favoriti anche da una politica di bassi tassi di interesse praticata dalla Federal Reserve che ha reso disponibile, e a poco costo, una montagna di dollari per le operazioni degli speculatori. L’inquilino della Casa Bianca, tanto per sottolineare ulteriormente la sua natura di passacarte, ha dovuto incassare senza battere ciglio le risposte piccate dei direttivi delle banche da lui salvate, in primis la Goldman Sachs, che hanno respinto al mittente il suo invito a non versare premi di produzione, i bonus, ai dirigenti che avevano rimesso in piedi i loro istituti grazie appunto ai prestiti pubblici. Non si possono dare ai manager premi così esorbitanti perché è come se glieli desse lo Stato, aveva obiettato Obama ma le sue parole sono restate inascoltate. Preso quindi da un soprassalto di dignità, il presidente ha cercato di guadagnare consensi varando una riforma sanitaria che in realtà rappresenta un regalo alle assicurazioni perché ha creato una nuova schiera di potenziali clienti che dovranno sottoscrivere una polizza e poi perché ha fissato l’avvio reale di essa nel 2014, quando non è detto che si troverà ancora alla Casa Bianca a scaldare la poltrona. Adesso la prossima tappa per verificare l’identità della linea Obama sarà nell’approvazione o meno della riforma del mercato finanziario che già si presenta come il classico topolino partorito dalla montagna. Tanto rumore per nulla insomma. Il 22 marzo scorso la commissione bancaria del Senato aveva approvato con 13 voti a favore e 10 contrari (tutti repubblicani) la bozza di regolamentazione per il sistema finanziario presentata dal presidente della Commissione, il democratico del Connecticut, Christopher Dodd. Essa, aveva spiegato lo stesso Obama, intende conferire al governo strumenti e poteri che siano in grado di evitare il ripetersi di nuova una crisi finanziaria e che dovrebbe portare maggiore responsabilità nel sistema finanziario e assicurare ai contribuenti che non saranno mai più loro a pagare il prezzo dell'irresponsabilità delle più importanti banche ed istituzioni finanziarie. Ieri, il segretario al Tesoro, Timothy Geithner, ha definito inaccettabile la sola idea che si possa uscire da questa recessione senza aggiustare le falle del sistema che hanno contribuito a crearla. E quindi guai a non approvare la riforma. In ogni caso, ha messo le mani avanti Geithner, alla fine le operazioni di salvataggio di banche e società finanziarie avranno un costo inferiore a quello previsto. Il vero costo della crisi, ha dovuto però ammettere, “sarà misurato dai milioni di posti di lavoro persi, dalle migliaia di miliardi di dollari di risparmi bruciate e dalle migliaia di ditte fallite”. E scusate se è poco, diciamo noi. La riforma, ha ricordato il segretario al Tesoro, prevede la creazione di un'agenzia per la protezione finanziaria del consumatore. “Un'agenzia indipendente e responsabile - ha insistito - che possa stabilire e far rispettare regole in tutto il mercato finanziario”. Che sarebbe come pretendere di mettere a gestire un bordello un frate che rispetta il voto di castità. Non ci saranno più salvataggi con soldi pubblici, ha garantito Geithner, e il governo vuole dimostrare di disporre di una vera autorità per mettere fine al problema delle istituzioni finanziare, giudicate troppo grandi per essere lasciate fallire e che infatti sono state salvate dal suo datore di lavoro. La legge, ha aggiunto, attribuisce al governo l'autorità di imporre obblighi severe per quanto riguarda i capitali e la liquidità e limita la possibilità delle banche di possedere, investire o sponsorizzare fondi di investimento speculativi come gli hedge fund e i private equity fund che operano con capitali presi a prestito. E prevede una maggiore trasparenza che porterà il mercato dei derivati fuori dal buio. Si tratta di una legge solida, ha insistito, e il governo combatterà contro ogni tentativo di indebolirla. In realtà la riforma finanziaria sembra poca cosa perché non va al centro del problema in quanto lascerà di fatto in piedi l’intero sistema dei controlli che si distribuiscono su un complicato e farraginoso meccanismo che funziona sia a livello federale che dei 50 singoli Stati dell’Unione. Una complicazione che in realtà è voluta, perché più numerosi sono gli organi che devono controllare, tanto più elevato sarà il rischio che le informazioni assunte possano disperdersi in mille rivoli ed essere così inutilizzabili ed impedire un intervento pubblico. Controlli più centralizzati avrebbero invece permesso, due anni e mezzo fa, di valutare e prevedere l’indebitamento delle società operanti con i mutui subprime, dei colossi assicurativi e delle banche di investimento, e di fermarne l’attività. Così la riforma, anche se accorperà alcuni organismi esistenti, finisce per creare nuove agenzie che non faranno altro che moltiplicare la complessità del sistema e lasciare gli speculatori liberi di agire e di continuare a derubare i cittadini. http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=1566

L’iLan, il CoLLieLe e la MotoLizzazione di massa - Le pillole rosse del 13/4/2010

April 13th, 2010
  1. “Iran: Usa e Cina verso una linea comune”, Corriere.it. Il “Corriere della Sera” unisce ciò che il petrolio divide. Oggi, a Washington, hanno sfilato ben 47 leader di altrettanti Paesi. Padrone di casa: Barack Obama, presidente degli Stati Uniti. Invitato più atteso: il presidente cinese, Hu Jintao. Argomento di discussione: la sicurezza nucleare. Ovvero e tra l’altro: come impedire all’Iran di diventare il primo Paese del Medio Oriente ad avere la “bomba”. Un “nodo” - come è noto - piuttosto discusso e controverso. Che, però, l’edizione on line del Corriere - oggi - ha sciolto in quattro e quattr’otto. Scrivendo - nero su bianco - che è accaduta una cosa sorprendente: “La Cina compie una svolta sull’Iran. (…) appariva improbabile che il presidente cinese Hu Jintao (…) arrivasse a spendere parole pesanti sull’Iran, acconsentendo a sostenere l’imposizione di ulteriori sanzioni. Invece è successo: il bilaterale con il presidente americano Barack Obama, definito dalla Casa Bianca «positivo e costruttivo», ha rilanciato le relazioni tra i due Paesi, che nelle ultime settimane hanno vissuto momenti di grande attrito”. Tutti d’amore e d’accordo contro i “cattivi” iraniani, quindi? Davvero, davvero? No.
  2. “Obama Calls for Joint Action to Safeguard Nuclear Stocks”, New York Times. E infatti. Non ce ne vogliano i redattori del Corriere.it, ma il New York Times - che di Washington e di Stati Uniti se ne intende - racconta tutta un’altra storia. Ovvero e punto primo: sì, in effetti, gli Usa - con presidente Barack Obama in testa - vorrebbero sanzioni dure contro l’Iran; e ne avrebbero discusso con i leader di Pechino. Ma e punto secondo: il presidente cinese Jintao non avrebbe, scrive il New York Times, “preso nessun impegno”. Di più. Sempre secondo il New York Times: Jiang Yu, funzionario del ministero degli Esteri del gigante asiatico, avrebbe detto molto schiettamente che la Cina preferirebbe il “dialogo” alle “sanzioni”. Insomma e in pratica: Pechino e Washington sull’Iran - che, caduto Saddam Hussein, è diventato il nuovo “cattivo” da battere in Medio Oriente - non avrebbero trovato nessuna quadra. E, appunto, sarebbe stato sorprendente il contrario. Per una ragione semplice semplice. Chiamata: petrolio.
  3. “China Vehicle Sales Soar to 1.7 Million Units in March, up 56%”, Carscoop. La Cina - alla faccia della crisi economica che ha colpito Usa e Europa - sta vivendo un vero e proprio boom economico. Boom che quest’anno - secondo le prime stime dell’Asian development bank - dovrebbe portare Pechino a crescere, in termini di Pil, di quasi il 10%. Boom che - soprattutto - sta portando il miliardo e rotti di cinesi che vivono in Patria a scoprire l’automobile. Risultato: l’anno scorso, la Cina è diventato il primo mercato automobilistico al mondo, superando proprio gli Stati Uniti. E, in quest’anno di grazia 2010, le cose paiono andare ancora meglio. Secondo il sito specializzato in auto, “Carscoop”: solo a Marzo, in Cina, sarebbero state vendute 1,7 milioni di auto e veicoli commerciali; il 63% - leggere due volte: sessanta e tre per cento - in più rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. In pratica e salvo sorprese: nel 2010, a Pechino e dintorni, si venderanno - secondo i dati citati da Carscoop - circa 17 milioni di quattroruote; ovvero: il 25% in più rispetto al 2009; e nel 2009 le vendite erano già aumentate del 45% rispetto al 2008. Più boom di così, si muore. Epperò: va da sè che per far andare le auto, ci vuole la benzina. E - come ha appunto osservato il New York Times - Pechino importa un barile di petrolio su 10 - per la precisione il 12% - proprio dall’Iran. Iran che - a sua volta - ha come primo partner commerciale proprio la Cina. E Pechino quest’idillio, a quanto pare, non lo vuole rompere. Non per ora, almeno.
  4. “Sorpresa, la GM parla cinese. Più vendite in Cina che in Usa”, La Repubblica. Non tutto il male, comunque, viene per nuocere. Dalla motorizzazione di massa dei cinesi, infatti, c’è anche chi ci sta guadagnando. Per esempio: proprio gli Stati Uniti. E in particolare: la General Motors. Che a marzo, in Cina, ha piazzato ben 230mila quattroruote (ossia ben il 68% in più dello stesso mese dell’anno scorso). E che da tre mesi - gennaio, febbraio e appunto marzo 2010 - sta vendendo più auto in Cina che negli Usa. Insomma: a questo giro sull’Iran non è andata bene. Ma gli americani hanno di che consolarsi. E i giornalisti del Corriere.it, in fin dei conti, pure. Perché sicuramente di Iran e Cina e eccetera, si tornerà sicuramente parlare. E perché la prossima volta - se evitano di tagliare le notizie troppo con il coltello e si ricordano di dettagli della Storia come la motorizzazione di massa a Pechino e dintorni - magari ci azzeccano pure. Magari.
http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=5793

L’Europa salva la Germania e “strozza” Atene

Economia esteradi Luca Conforti
pubblicato il 14 aprile 2010 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

La soluzione scelta per la Grecia ha solo spostato il problema al 2011 e ne ha scaricato l’onere su tutti paesi anziché sull’unico che ne beneficia davvero. Può consolare solo che il vero vincitore di questa partita è l’Euro

L’Europa non ha salvato se stessa e le sue banche, con buona pace della Grecia che continua la mesta strada verso il default. Più che evitare un nuovo caso Lehman Brothers, come ha dichiarato Bini Smaghi, il prestito da 30 miliardi di euro deciso dai paesi che condividono la moneta unica assomiglia di più all’intervento su Bearn Stearns di sei mesi prima. Allora la Fed si illuse che salvare la prima banca d’affari in difficoltà avrebbe convinto i mercati dell’esistenza di una rete di sicurezza tanto solida da evitare nuovi crolli. Ci pensò Lehman ha scoprire quel bluff. 20100210 051041 E8CF6D5F LEuropa salva la Germania e strozza  AteneA quel punto dovettero davvero salvare a qualsiasi costo l’intero sistema bancario.

MORTE A RATE – Se i prestiti dell’Eurogruppo e del Fondo monetario verranno utilizzati a pieno già nel primo anno, la Grecia è già quasi certa di evitare il default nel 2010. Con 40 miliardi di euro a disposizione su 53 miliardi di bond in scadenza, i problemi sono rimandati al 2011, quando la disponibilità dei vicini, visto lo sforzo già compiuto, sarà proporzionale al miglioramento dei conti pubblici. Alcuni economisti hanno calcolato che la Grecia avrebbe bisogno di un periodo di rigore simile a quello sperimentato dall’Italia all’inizio degli anni ’90: un avanzo primario del 5-6% del Pil, una crescita economica costantemente superiore all’1% e una bilancia commerciale in attivo. Se ci siamo riusciti noi nel periodo Amato-Ciampi e in piena Tangentopoli (o forse proprio perché eravamo in piena Tangentopoli), potrebbero farcela anche i Greci. Le differenze però ci sono e sono tutte a sfavore di Atene: una congiuntura internazionale depressa, una bilancia commerciale strutturalmente debole (specie sul fronte delle esportazioni) e un contesto sociale molto conflittuale. Il responso è che quindi, nonostante tutti gli sforzi, il default arriverà probabilmente l’anno prossimo.

IL MERCATO RINGRAZIA – Visto che riflessioni del genere sono di largamente conosciute e condivise, viene da chiedersi perché i mercati hanno reagito tanto bene alla decisione dell’Eurogruppo. Siamo all’ennesimo caso di collettivizzazione di perdite su investimenti sbagliati fatti da istituzioni private, esattamente come è successo negli Usa e in Inghilterra. Questi 40 miliardi sono circa l’18% dell’intero stock del debito greco. Se Papandreu riesce nel miracolo di resistere più di 12 mesi, quella cifra potrà essere raddoppiata. Soldi dei contribuenti europei che pagheranno bond greci emessi per pagare vecchie obbligazioni in scadenza possedute al 70% da banche straniere. Se e quando il default arriverà, quei prestiti “politici” saranno i primi a non essere rimborsati, mentre le banche dovranno contabilizzare un taglio del 10-20% delle obbligazioni in portafoglio. La lunga ristrutturazione del debito greco farà morti e feriti, i casi di Russia e Argentina lasciano intendere che le obbligazioni in default saranno sostituite con nuove obbligazioni pari al 70-80% del valore nominale. Nel frattempo i più furbi (quello che in gergo viene chiamato smart money) hanno sei-otto mesi per dimezzare o annullare le perdite rispetto a quelle maturate fin d’ora.

SPECULAZIONE - A margine si può notare che in tutta questa vicenda la speculazione – colpevole per definizione, come il maggiordomo – non c’entra nulla. Il tasso praticato ad Atene è appena sotto quello chiesto dal mercato, segno che gli investitori non sfruttavano la posizione di debolezza del debitore più di quanto fanno i governi amici. Peraltro, essendo il meccanismo di definizione dei tassi in massima parte collegato all’euribor a tre mesi, sarà anche in futuro collegato all’andamento dei mercati.

SALVATORI O SALVATI? – Grande vincitrice è la Germania, che non solo mantiene il suo ruolo di custode della santità del patto di Stabilità, ma è di fatto la maggiore beneficiata dal questo piano di salvataggio. L’esborso dei governi è proporzionale alle quote della Bce, ma l’esposizione di Atene non lo è. Di quale nazione sono le banche con i crediti più alti? Risposta banale, d’altronde i tedeschi sono i più grandi acquirenti di asset finanziari in Europa. Un surplus che non nasce dal rigore dello stato, ma dalla bilancia commerciale. In questi dieci anni gli operai e gli imprenditori tedeschi hanno sfruttato la moneta unica per esportare merci in Grecia e negli altri paesi che si sarebbero rivelate troppo costose in un sistema di cambi. Infine le istituzioni finanziarie europee, anche se 20100224 051034 317181E9 LEuropa salva la Germania e strozza  Atenedovranno svalutare i titoli di cui non si sono riusciti a liberare, ridurranno le perdite rispetto ad un’uscita della Grecia dall’euro e dalla ridenominazione di tutti gli asset greci nella nuova Dracma.

CI ABBIAMO PROVATO – Politicamente le istituzioni europee non potevano scegliere molte altre strade. L’unione monetaria deve tendere alla nascita di un “debito pubblico europeo” che comporta armonizzazione fiscale e maggiore coordinamento politico. Abbiamo facilmente previsto che Bruxelles avrebbe scelto il meccanismo più contorto possibile, ma non avrebbe sbagliato la direzione. Visto che la differenza e tra salvatori e salvati non è così netta come sembra, si può anche dire che il vero vincitore è proprio l’euro. Tutti i governi hanno implicitamente ammesso che non esiste la possibilità di invertire l’unione monetaria e hanno impegnato qualche miliardo per dimostrarlo. La critica secondo cui questo sarà un pessimo segnale per gli altri paesi indebitati (una sorta di moral hazard) è debole: quelli grandi, come Italia e Spagna, sanno che la via greca è preclusa dalla dimensione delle loro economie e dei loro debiti; quelli piccoli sanno che alla Grecia è stata concessa una dilazione, non un salvataggio in piena regola. E per loro potrebbe non esserci nemmeno quella disponibilità.

http://www.giornalettismo.com/archives/59010/leuropa-salva-germania-strozza/

1992 l’anno del Golpe in Italia e fine della nostra sovranita'

questo dovrebbe essere scritto nei libri di storia contemporanea 1992 l’anno del Golpe in Italia e fine della nostra sovranità politica Pubblicato da Alessandra Drago Il 12 aprile 2010 @ 12:17 in Controllo USA, Disastri italiani, Economia, Geopolitica, Giornalismo, Goldman Sachs, Informazione, Terrorismo | Nessun commento Assolutamente da leggere! VENT’ANNI DELLA NOSTRA STORIA! UNA LUCIDA ANALISI SUGLI ULTIMI VENT’ANNI DELLA COMPLOTTISTICA ITALICA Post n°968 pubblicato il 01 Marzo 2009 da Voce di Megaride [1] di anonimo fonte:sitoaurora.splinder.com COSA ERA ACCADUTO IN COSI’ POCO TEMPO PER RIBALTARE L’ITALIA? Cos’era accaduto in così poco tempo per ribaltare tutta l’Italia, la storia e la religione come un calzino? Era accaduto che era crollato il Muro di Berlino, e orde di compagni ipnotizzati dall’isola che non c’è, aspettavano i custodi della fede fuori dalle sezioni con i bastoni in mano dopo tanti anni di prese per il cubo. I geni del marketing delle masse avevano previsto per tempo la grande opportunità, e avevano iniziato a tessere la propria tela coi “vertici“, e a preparare la strada per “orientare diversamente” il popolino del muro di Berlino: caduta la prima pietra, era già pronta una “Santa Alleanza” mediatico-giudiziaria che distogliesse l’attenzione del popolino con la terza media dai mille “contrordini, compagni!” verso una “missione per conto di Dio” che li facesse sentire di nuovo “importanti” per le sorti del mondo. In realtà si trattava solo di un ramo di un golpe internazionale volto al controllo “dall’alto” delle realtà “locali“, basato in Italia, appunto, sul totale controllo di magistratura e media. Sentiamo le testuali parole di Piero Sansonetti, in quel periodo di inizio golpe condirettore, insieme a Veltroni, de L’Unità: “Chi contava? I giornali. E nacque un’alleanza di ferro tra quattro giornali italiani: il Corriere, la Stampa, l’Unità e Repubblica. Il direttore dell’Unità era Veltroni, alla Stampa c’era Mauro, il caporedattore di Repubblica era Antonio Polito. Ci si sentiva due o tre volte al giorno, si concordavano le campagne, le notizie, i titoli“. In due parole: Santa Alleanza tra i maggiori media del periodo per preparare la strada a “Mani Pulite“, con l’obbiettivo di sostituire il governo eletto dal popolo sovrano, con uno fantoccio formato, ovviamente, solo da aderenti al golpe internazionale. ALLA TESI DI “MANI PULITE” ADERISCONO SUBITO TUTTI I COMUNISTI E… In Italia aderiscono subito tutti i comunisti per salvarsi dai coltelli dei raggirati da decenni, la sinistra DC di De Mita, Ciampi, Scalfaro e Prodi, la sinistra PSI di Giuliano Amato. Ma le correnti di maggioranza, che occupano già le poltrone giuste per decisione popolare, non sentono ovviamente una impellente necessità di inchinarsi ad un complotto internazionale che promette loro ciò che, praticamente, già hanno (e per di più senza “pressioni esterne“). Inizia quindi la “resa dei conti“. L’allora ministro degli interni, Vincenzo Scotti, alla presentazione del libro “L’Oro da Mosca” del giornalista Valerio Riva, ci svela quanto segue: tra la fine del 1991 e l’inizio del 1992, all’insaputa l’uno dell’altro e a distanza di pochissime settimane, il capo della polizia, quello del Sisde e Giovanni Falcone si recano al Viminale per informare il ministro degli interni di essere giunti, da diverse vie, ad individuare un “complotto internazionale” della lobby delle lobbies della grande finanza, insieme a mafia, camorra e kgb “deviato“, il cui intento è quello di “fare shopping in Italia” dopo aver sostituito, grazie ad un accordo mediatico-giudiziario, il governo “reale” con uno “fantoccio“, costituito solo da coloro che hanno aderito al “complotto”, e dopo aver fatto svalutare la lira. Falcone preavvisa anche Scotti che, se la consueta “guerra di diffamazione personale” inaugurata da Luciano Violante nei suoi confronti in ogni sede istituzionale non sortirà nel frattempo particolari effetti, incontrerà a fine maggio il collega moscovita Stepankov per “chiudere il cerchio“, ma che “attentati mafiosi” potrebbero arrivare prima di quella data per iniziare a destabilizzare l’opinione pubblica italiana e quindi spianare la strada ai complottisti dal punto di vista del “siluramento mediatico-giudiziario dei politici non complottisti“. FALCONE, PRIMA DI RIUSCIRE A INCONTRARE IL COLLEGA RUSSO, CASUALMENTE SALTA IN ARIA Vincenzo Scotti in marzo allarma quindi ufficialmente tutte le prefetture, e direttamente anche il Parlamento, ma entrambe le “istituzioni” sottovalutano l’allarme lanciato da Falcone e servizi segreti, nonostante gli attentati mafiosi si verifichino realmente e, soprattutto, nonostante i “poteri forti” inizino a spostare progressivamente le proprie pedine nello scacchiere della magistratura per farle sedere nelle poltrone “giuste“. Poche ore prima dell’incontro col collega russo, casualmente Falcone salta in aria a Capaci, e casualmente quella stessa sera due camion pieni zeppi di documenti escono a fari spenti da Botteghe Oscure, come accadde in tanti luoghi ed in tante occasioni del passato dalle “ambasciate russe“: gli uomini del SISDE che li stavano sorvegliando da tempo, attendono frementi l’autorizzazione alla perquisizione da settimane agognata, ma casualmente ricevono invece la notizia che il loro “capo operativo” è stato improvvisamente ed inopinatamente “silurato“… come quello del Norad la notte tra il 10 e l’11 settembre 2001… quindi anni di indagini vanno in un attimo a p… E’ il 23 maggio 1992, e casualmente il 2 giugno numerosi esponenti di spicco del complotto denunciato in inverno da Falcone (e non solo) a Scotti, salpano da Civitavecchia sul panfilo reale Britannia per una scampagnata lontano da orecchie indiscrete… Casualmente, i servizi segreti intercettano una comunicazione dal Britannia alla Procura di Milano, e ancor più casualmente il giorno dopo Maurizio Losa dal TG1 ci informa che molti “pezzi da novanta” anticomplottisti del governo in carica, Craxi compreso, sono appena stati iscritti nel registro degli indagati. Craxi si era sempre lamentato del potere assoluto del suo grande amico Giuliano Amato nelle “questioni economiche del PSI“, e il grande amico Giuliano Amato si era sempre vantato che “non si muovesse foglia” in tutte le questioni “di denaro” del PSI, se prima non ci fosse stata la propria autorizzazione, però, per la Santa Alleanza della magistratura coi quattro maggiori quotidiani del Paese, improvvisamente Craxi diventa il più grande ladro tangentaro della storia d’Italia, mentre contemporaneamente Giuliano Amato diventa miracolosamente il presidente del consiglio di un governo fantoccio che… tenterà di salvare l’Italia dalle tangenti e quindi da Craxi… Misteri della fede… GIULIANO AMATO VA AL GOVERNO E UNA BANCA D’AFFARI DICHIARA CHE… Venti minuti dopo che Giuliano Amato ha miracolosamente ricevuto l’incarico di salvare l’Italia dalle tangenti di Giuliano Amato, casualmente la banca d’affari internazionale più rappresentata sul Britannia si sente miracolosamente costretta ad annunciare al mondo intero che i titoli di stato italiani, da lei stessa applauditi e consigliati al mondo pochi mesi prima, ora che l’italica economia è leggermente migliorata, sono miracolosamente divenuti inaffidabili… Perché inaffidabili, la stampa specializzata chiede a gran voce? “Perché l’Italia non privatizza i suoi gioielli di Stato…”, è la risposta dei lupi di mare del Britannia. Gli esperti del settore ridono di gusto a tanta imbecillità, ma le altre banche presenti sul Britannia iniziano a svendere tonnellate di titoli di Stato italiani. Il Bilderberg storico Giuliano Amato annuncia al Paese di volergli tanto bene da sentirsi costretto a pagare una follia la consulenza delle 3 maggiori banche d’affari del Britannia per “farci uscire vivi dalla crisi“, e manda questi gentiluomini guidati da Soros a dettare ordini all’altro Bilderberg storico Carlo Azeglio Ciampi (incoronato a Stresa dai vertici della –OMISSIS- planetaria), in quel momento, casualmente, numero uno di BANKITALIA. Dall’azione congiunta di tanta genialità italo-rotschildiana, scaturisce la perdita, tra “diretto” e “indotto“, di oltre 100.000 miliardi di vecchie lire di quasi vent’anni fa, l’uscita della nostra moneta dallo SME, e la sua conseguente, pesante svalutazione. Casualmente a quel punto la maggioranza bulgara delle “privatizzazioni” finisce a società straniere… Che risparmiano prima il 25 – 30% per la svalutazione, poi almeno altrettanto per una “sottovalutazione” di consulenti geniali come tal Romano Prodi. L’informazione, radunata intorno all’ex “ammazza Agnelli/De Benedetti” Paolo Mieli, “copre” il tutto con migliaia di titoloni sull’eliminazione mediatico-giudiziaria di chi non aderisce al complotto, quella ridicola farsa che qualche povero di spirito continua a chiamare “Mani Pulite“. Antonio Polito, come detto uno dei “Quattro dell’Ave Maria” della Santa Alleanza, scrive testualmente: “Certo, Craxi non aveva torto quando diceva di sentirsi accerchiato. C’era un vuoto, i partiti pesavano pochissimo, il governo era altrettanto debole, perse in pochi mesi una decina di ministri che si dimettevano subito, appena ricevuto l’avviso di garanzia, anche per le nostre campagne di stampa. La dimostrazione più evidente di quel patto si è avuta col decreto Conso. Certo, l’uomo era specchiato, l’oggetto era tentatore e l’idea nemmeno campata in aria: la soluzione prevedeva che i politici coinvolti in Tangentopoli se ne andassero subito a casa. Però decidemmo insieme di ostacolare quel decreto, di ostacolare la soluzione politica… E non fu difficile… In quel clima ci bastava scrivere “decreto salva ladri”, e il gioco era fatto. Non c’era potere politico che potesse contrastarci. In quel vuoto abbiamo interpretato e qualche volta indirizzato l’opinione pubblica. Facemmo quel patto proprio perché il nostro peso era enorme“. MIELI SI VANTA DI INCONTRARSI DUE O TRE VOLTE ALLA SETTIMANA CON DI PIETRO Per coloro, magari stranieri, che non conoscono bene la lingua italiana, traduco brevemente: Mieli si vanta di incontrarsi 2-3 volte alla settimana con Di Pietro, comunque sempre almeno il sabato mattina a colazione, insieme concordano chi “asfaltare” e chi “salvare“, Mieli si sente 3-4 volte al giorno con i numeri uno degli altri 3 quotidiani della Santa Alleanza per concordare titoloni esplosivi per condannare preventivamente qualcuno (non importa se innocente) e assolvere preventivamente altri (non importa se colpevoli), ma guai mai se qualcuno osa proporre una “asfaltatura democratica a 360 gradi dei tangentari“, perché i primi a saltare sarebbero ovviamente proprio i loro padroni… E così accadde che, quando nell’autunno 1993 vennero fissate le elezioni politiche per il successivo marzo 1994, sulla scena politica erano rimasti solo i complottisti al gran completo (perché “intoccabili“), più Bossi e Fini “che non se li voleva nessuno“… A quel punto, col consueto grave errore di valutazione sulla reale scolarizzazione degli italiani, a Botteghe Oscure e in Via Solferino si accolse quasi con sollievo la “discesa in campo” di chi era miracolosamente riuscito a riunire sotto le proprie ali “quelli che non se li voleva nessuno“, poiché tale “miracolo” pareva dare un minimo di credibilità alle elezioni-farsa scaturite dall’intoccabilità di un Di Pietro che, nonostante statisticamente sbagliasse il 70-75% dei propri teoremi, continuava ugualmente ad arrestare impunemente tutto e tutti. Ma il 27 marzo 1994 accade l’impossibile: a forza di esaltare le doti umane e di imprenditore di San Silvio da Arcore, CGIL e PCI hanno talmente “innalzato” la notorietà del “Cavaliere Nero“, che quest’ultimo asfalta la “gioiosa macchina da guerra” alle politiche. Non passa nemmeno una settimana, che il presidente di Banca IMI (a quei tempi ancora “statale” e come sempre in mano ai “poteri forti” del paese) si presenta al Bilderberg storico Oscav Luigi (in qualità, oltre che di Presidente della Repubblica, di presidente del Csm) per presentargli un esposto miracoloso. Perché “miracoloso“? Perché, come vedremo, Banca IMI nel processo noto come IMI-SIR(/Rovelli) ha per anni palesemente corrotto tutti i magistrati dei vari gradi di giudizio per ottenere uno “sconto” di una inevitabile pena, ottenendo alla fine un “quasi-dimezzamento” (economico) della pena stessa, proprio un paio di mesi prima dell’inaspettata vittoria di San Silvio istantaneamente divenuto Satana Origine di Tutti i Mali. E ora, mentre ancora nei “piani alti” della banca si festeggia il risultato di tanta corruzione di magistrati, si manda il presidente della banca da Oscav con un esposto che ipotizza corruzione di magistrati realizzata dalla parte avversa=danneggiata dal dimezzamento finale (…), guidata occultamente, non ci crederete mai, da Satana Origine di Tutti i Mali… VIENE COINVOLTO BOSSI PER POTER FARE IL RIBALTONE Oscav Luigi trasmette l’esposto alla magistratura competente e lo manda in copia a Bossi minacciando di coinvolgerlo nel caso in cui “voti la fiducia” al “Santo da Arcore” istantaneamente trasformatosi in “Satana Origine di tutti i Mali“. Umberto Bossi temporeggia per alzare la posta del “tradimento“, e quindi intanto vota la fiducia a Satana, poi si mette alla finestra e aspetta proposte dal Quirinale. Poche ore dopo il voto di fiducia, Remigio Cavedon, ex Direttore de “Il Popolo” ed ex consigliere personale di Oscav, per altri motivi si reca in visita al Quirinale e, come vedremo tra breve, in una lunga, amichevole chiacchierata, viene informato da Scalfaro che esiste già un complotto mediatico-giudiziario per mandare a casa Satana Origine di tutti i Mali, che vi partecipano tutti i “poteri forti“, tutta la vecchia politica, tutta la magistratura, tutta l’informazione e pure tutte le forze dell’ordine, compreso il capo nazionale della polizia, Parisi, amico fidato dello stesso Cavedon… L’ex direttore del Popolo viene anche informato che “si sta lavorando ai fianchi” di Bossi, che il ribaltone è già cosa fatta, e che Satana non vincerà mai e poi mai le successive elezioni, poiché la magistratura si sta inventando qualcosa per spazzarlo via per sempre… Scalfaro, come stiamo per vedere, lo informa anche che la motivazione di gran lunga più importante di questa “compattezza” del fronte anti-Satana, riguarda gli interessi di tutti i partecipanti alla “Santa Alleanza antiSatana” nei confronti di alcuni mega-affari dell’IRI, dove Satana sta già scoperchiando qualche pentola molto rischiosa. Infatti, Satana, appena ricevuta la fiducia, ha affidato la guida della Commissione Antimafia alla toga più rossa dell’universo, e questa, già a suo tempo collaboratrice esterna di Falcone e Borsellino nel Pool antimafia, seguendo il filo delle ultime indagini dei due colleghi saltati in aria, ha già scoperto la truffa del secolo, 200.000 miliardi di tangenti tra “diretto” ed “indotto” legati alla TAV, finiti a mafia, camorra, grande finanza, cooperative rosse e uno stuolo di politici, il 100% dei quali, casualmente, si sta proprio in quei giorni stringendo intorno alla “Santa Alleanza per Prodi” che salverà la povera Italia da Satana Origine di tutti i Mali. In tale ottica, come vedremo meglio in apposito capitolo, il governo-fantoccio scaturito dalla follia della e dall’inettitudine degli italiani (che solo ora, a distanza di tanti anni, si stanno riscattando. E con gli interessi, a giudicare dalle ultime tornate elettorali…), presieduto dallo zerbino Bilderberg Giuliano Amato, con una seduta straordinaria in notturna a fine anno (29 dicembre 1992), firma in extremis un provvedimento che aggiri/raggiri una legge europea sulle “grandi opere“, che poche ore dopo, il primo gennaio 1993, sarebbe entrata a tutti gli effetti in vigore (riunione in piena notte dei ministri Barucci, Reviglio e Tesini). COMMISSIONANO A NOMISMA UNA COLOSSALE CONSULENZA Tale provvedimento europeo, prevedeva che per tutte le “grandi opere” di ciascuno dei Paesi membri, come la TAV, fosse realizzata un’asta aperta alle società, appunto, di tutta l’Europa Unita, ma questo avrebbe complicato pesantemente la successiva spartizione già decisa delle tangenti, quindi il provvedimento preso in extremis passò il “potere decisionale” all’IRI, nella persona, scoprì la Commissione Antimafia, di Romano Prodi, che, per essere sicuro di non sbagliare nella scelta dei “contractors” cui affidare i lavori della TAV (si sa mai gliene scappasse, per distrazione, anche uno solo non mafioso…), commissionò una colossale consulenza al Romano Prodi di Nomisma, che riuscì nella miracolosa impresa di scegliere solo ed esclusivamente società appartenenti al complotto, molte delle quali non possedevano nemmeno operai ed attrezzature per poter eseguire i lavori per i quali stavano ricevendo decine di migliaia di miliardi di vecchie lire (dei primi anni ‘90. Solo la Finanziaria 1993 di Giuliano Amato e del suo governicchio servo dei Bilderberg destinò alla truffa 9.000 miliardi direttamente, più del doppio indirettamente…). A quel punto, come stiamo per vedere, la Commissione Antimafia scoprì che già Falcone aveva individuato, grazie anche a mega-dossier dei reparti speciali di Carabinieri e Guardia di Finanza, lunghe catene di subappalti che passavano sempre e comunque da società di mafia e camorra, per finire, con mediamente solo il 10-20% dei soldi iniziali, in cooperative rosse che, oltre che partecipare alla spartizione, nemmeno rispettavano le regole sul lavoro per i propri operai e che, con i pochi soldi rimasti dopo tutta la catena di subappalti, nemmeno riuscivano a fare un terzo dei lavori commissionati e quindi battevano cassa verso Roma. Non solo: la toga più rossa del mondo, pluri eletto nelle fila di PCI/PDS, scopre che il 100% dei politici che hanno messo le mani in pasta nella truffa del secolo, si sta in quel momento radunando nella “Alleanza per Prodi” che doveva salvare l’Italia da Satana… e che il “distributore di tangenti” dell’affare TAV, il banchiere italo svizzero Pierfrancesco Pacini Battaglia, si era salvato per ben due volte in poco tempo dalla galera, prima per l’affare-Cooperazione, poi per la TAV, solo perché Antonio Di Pietro era intervenuto con minacce verso la Procura di Roma prima per evitargli due volte le sbarre, poi per “ripulire” due volte il dossier del tangentaro preferito di mafia e camorra, quindi “riverginarlo” due volte per potergli permette di distribuire più tranquillamente le tangenti. Contemporaneamente Giuliano Amato passava all’antitrust, e casualmente, contemporaneamente alle indagini della toga rossa inaugurava una profonda (…….) indagine sulla “architettura societaria” sulla quale si basava la TAV e tutti i suoi sub-appalti, concludendo con una relazione finale nella quale affermava “tutto perfetto, nessuno dei problemi che qualche disinformato millanta…”. Casualmente, fino a quando a Palazzo Chigi siede Satana Origine di Tutti i Mali, il lavoro della Commissione Antimafia e dell’ex giudice senatore PCI/PDS procede spedito e senza ostacoli, casualmente dopo il ribaltone la Commissione viene congelata e si impedisce alla Toga più rossa del mondo di discuterne la Relazione Finale, poiché dopo tale atto, il documento “passerebbe alla storia” come “documento ufficiale dello Stato” con sopra scritto che il 100% dei malfattori e criminali appartiene al nuovo schieramento compatto anti-Satana che si prepara alle elezioni del 1996. Elezioni alle quali la toga più rossa del mondo si presenterà nonostante le minacce di Violante e D’Alema (attraverso il proprio braccio destro Bargone), e verrà trombato nel proprio seggio-sicuro poiché mafia, camorra e compagni di partito minacceranno amici, parenti e conoscenti dell’ex giudice (mille denunce giacciono ancora senza seguito…), costringendolo addirittura a trasferire molto lontano la propria famiglia. Al magistrato rimarrà quindi il tempo di riassumere la Relazione Finale della Commissione Antimafia “congelata” dalla mafia rossa in un libro, che lo stesso autore presenterà in anteprima e di persona al nuovo presidente del consiglio (e proprio a Palazzo Chigi), il quale avrà un collasso dal quale, per la sfortuna di 60 milioni di italiani, verrà salvato in extremis da Beniamino Andreatta. http://www.stampalibera.com/?p=11230