DIBATTITO/ Savona: un patto con la Cina per salvare l'Europa dai crac

giovedì 17 dicembre 2009

La crisi della Grecia ha riproposto in modo drastico tutti i nodi irrisolti dell’eurosistema. «La realtà - dice a ilsussidario.net l’economista Paolo Savona - è che quando si ha una moneta unica i problemi sono comuni per tutti e le soluzioni devono essere cercate insieme». La parabola della moneta unica, come spiega Savona, ha mostrato tutte le sue contraddizioni e richiede un cambio di passo, che può venire solo dalla politica.

C’è un “peccato originale” che l’attuale situazione dell’euro, preso tra debito pubblico dei singoli stati e Patto di stabilità, sta scontando?

C’è indubbiamente un problema grave che non metterei in rapporto con l’euro ma col Patto di stabilità e sviluppo. Il Patto introduceva implicitamente una correzione agli obiettivi moltiorestrittivi assegnati dal Trattato di Maastricht alla Bce che riguardano il tasso d’inflazione e l’andamento dei prezzi. Voleva essere l’elemento di compensazione che rende possibile attuare politiche di sviluppo e aumentare le capacità di resistenza delle economie all’indebitamento privato e pubblico. In realtà ha sovrapposto nuove rigidità alla rigidità derivante dalla gestione della politica monetaria; e i paesi, sotto la spinta delle pressioni sociali e ora della crisi economica, si sono trovati in seria difficoltà.

Proprio per le sue rigidità non è mai stato applicato fino in fondo.

L’Ue ha chiuso un occhio e oggi il Patto di stabilità è violato da tutti. Non essendosi impostata una politica che assorbisse gli choc esogeni, per i paesi più deboli dal punto di vista del debito - non solo Grecia ma Italia, Spagna, Irlanda, Regno Unito… - i problemi si sono enormemente complicati.

Oltre ai problemi derivanti dal modo in cui è stato concepito - cioè ancorato al marco - che cosa ha penalizzato l’euro?

Il comportamento accomodante e grave degli Stati Uniti da un lato e quello della Cina dall’altro, che ha bloccato il rapporto di cambio dello yuan e ha impedito al mercato di aggiustarlo. Così quando il dollaro è debole o la Cina lascia scivolare il suo cambio, l’euro si rivaluta e questo peggiora ancor di più la situazione implicita nella non attuazione del Patto di stabilità. Senza politiche di sviluppo ci ritroviamo non solo a non avere avuto la spinta degli accordi europei, ma anche a subire una forte controspinta negativa derivante dalle politiche valutarie di Usa e Cina.

Dobbiamo rassegnarci a che la stabilità dell’euro vada a scapito della crescita?

No. Io sostengo la tesi che la Bce, senza abbandonare i suoi obiettivi antinflazionistici, non dovrebbe più usare il canale delle banche per creare la base monetaria, ma il canale estero. Come? Affiancando la banca centrale cinese nel sostenere il dollaro, cioè acquistando valuta Usa. In tal modo l’Europa potrebbe contare di più sul tavolo delle trattative internazionali, perché avrebbe dei dollari da usare per finanziare gli Stati Uniti o per indurre gli Stati Uniti a cambiare politica. Come ha fatto la Cina, che ha proposto agli Usa di usare i Diritti speciali di prelievo come riferimento della loro attività di indebitamento internazionale.

È possibile creare un unico debito europeo? A quali condizioni?

No, perché è totalmente escluso dagli accordi di Maastricht. Esigerebbe un nuovo accordo. Diciamo meglio: la creazione di un unico debito vorrebbe dire che l’Europa decide di fare l’unione politica. Naturalmente qui ci riallacciamo alla preoccupazione che muove questa intervista: se a un certo punto l’Europa mostra di non considerarsi - come ha chiesto Angela Merkel - in qualche modo responsabile di ciò che accade in Grecia, avvia un processo di dissoluzione economica molto grave. Ma se un debito unico è impedito dal Trattato, ci sarebbero altre soluzioni intermedie.

Quali?

Mille volte abbiamo proposto di fare almeno un debito per realizzare le reti infrastrutturali europee, ma neanche quello è stato accettato. Poi a rincarare la dose è arrivata la crisi finanziaria americana con i suoi effetti. La realtà è che quando si ha una moneta unica i problemi sono comuni per tutti e le soluzioni devono essere cercate insieme. Ma se questo è vero, bisogna trarre la conseguenza che il Trattato oggi non garantisce più l’assetto europeo ottimale comportando conseguenze gravi per lo sviluppo del reddito e dell’occupazione.

Lei nel 2001 parlava di un nuovo modello per l’eurosistema basato sul bilanciamento delle sovranità economiche. Oggi ne è ancora convinto?

Certamente. Bilanciamento stava a significare che cosa? Che non si può delegare la sovranità monetaria se non si delega anche la sovranità fiscale, ma per delegare la sovranità fiscale si deve arrivare al cuore del funzionamento dei parlamenti cioè della democrazia. Ecco perché si deve fare l’unione politica. La crisi della Grecia ha riproposto in modo prepotente questa problematica. E non basta chiudere un occhio sul Patto di stabilità, perché non appena la Germania avrà i conti in ordine - ed è opportuno rilevare che l’obiettivo del pareggio del bilancio fa parte ora della Costituzione - pretenderà dall’Italia e dal resto dei paesi europei la stessa cosa. A quel punto l’Italia avrà una corda al collo.

Esiste il rischio che la Cina - come è parso che potesse accadere per la Grecia - “aiuti” singoli stati europei?

Perché lo chiama rischio? Io lo auspico. È un rischio dal punto di vista degli equilibri geopolitici, perché vorrebbe dire che l’Europa tende a gravitare anche nella sfera di influenza politica della Cina. Ma proprio per questo motivo bisogna cambiare canale di creazione di base monetaria in euro: più che essere “sudditi politici” della Cina, diventeremmo partecipi della sua politica. L’Ue è andata in Cina a chiedere la rivalutazione dello yuan-renminbi, avrebbe invece dovuto chiedere la stabilizzazione del cambio.

Dallo scudo fiscale si attende il rientro di 110 miliardi di capitali, di cui 5,5 miliardi di entrate tributarie. Si può parlare di successo? La maggioranza sta inoltre pensando a una proroga fino ad aprile con un’aliquota almeno del 6 per cento. Cosa ne pensa?

Dal punto di vista del deficit pubblico e dell’indebitamento pubblico è certamente un successo, però se consideriamo che viene usata parte di questi fondi - il 5 per cento - per finanziare spese correnti, e che addirittura la finanziaria prevede la cessione di patrimonio per finanziare spese correnti, è evidente che stiamo distruggendo capitale per favorire i consumi; e in termini di sviluppo non è una scelta felice.

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2009/12/17/DIBATTITO-Savona-un-patto-con-la-Cina-per-salvare-l-Europa-dai-crac/56459/

BERNASCONI

Volano gli aquiloni nel cielo di Fuerteventura. Il vento é irregolare e sbandate ed improvvise cadute sono da programmare. La manifestazione però non é alla fine. Ieri gli indici azionari europei si sono involati e per alcuni di loro questo ha significato un nuovo massimo annuale. Tra ritracciamenti e sbandate il volo dovrebbe continuare fino all'inizio dell'anno prossimo.

Ieri le borse europee sono state prese da un'improvvisa euforia data probabilmente dal rafforzamento del dollaro e dalla vicinanza dei massimi annuali che ha avuto effetto di risucchio. In questa maniera DAX, SMI ed alcuni altri indici hanno raggiunto un nuovo massimo annuale. Questo balzo non ci ha preso di sorpresa - già all'inizio della settimana avevamo cambiato opinione e previsto un moderato rally di fine d'anno. Questo é un breve riassunto delle nostre osservazioni: "In mancanza di segnali decisamente negativi é quindi più probabile che il trend rialzista iniziato a marzo trovi un completamente con un breve balzo verso la fine dell'anno." e "Al momento attuale però l'analisi grafica non ci offre nessuno spunto per una previsione attendibile e dobbiamo aspettare che una rottura nell'una o nell'altra direzione ci indichi la via da seguire. L'alternativa sarebbe un miglioramento o un deterioramento della situazione strutturale - per ora non si delinea nessuna delle due variati. L'ultimo aspetto da considerare é quello stagionale. In un'anno come questo, statisticamente le ultime settimane di contrattazioni e la prima settimana di gennaio si concludono positivamente. Un rally di fine d'anno é più probabile che una correzione. Siamo però già a metà dicembre e non é successo ancora niente." Ieri le borse europee si sono involate ma il problema é che l'America non ha seguito restando ostinatamente bloccata nel trading range. Abbiamo avuto alcuni sprazzi di luce tipo il nuovo massimo annuale intraday sul Nasdaq ma a fine seduta gli indici si sono ritrovati sul livello del giorno precedente. Preoccupa il settore bancario che stranamente sembra voler rompere al ribasso dopo aver distribuito. Ieri l'S&P500 ha chiuso a 1109 punti (+0.11%) al centro del trading range 1085 - 1120. Grazie al massimo giornaliero a 1116 punti i nuovi massimi a 20 giorni sono rimasti alti (1431) confermando a livello strutturale la forza del mercato. Naturalmente se l'S&P500 non riesce a superare i 1120 punti é impossibile che il rialzo europeo continui. Crediamo però che questa volta siano i mercati europeo a mostrare la strada giusta e l'America seguirà. Non aspettiamoci molto. Il nostro obiettivo si situa a 1140-1150 punti di S&P500 per la prima settimana di gennaio 2010. Questo corrisponde a circa 3000 punti sull'Eurostoxx50.

Ieri l'USD Index é salito a 77 punti. Il cambio EUR/USD stamattina é sceso a 1.4415. Nella fase di rialzo delle borse il dollaro era strettamente correlato agli indici azionari. Dollaro debole corrispondeva a borse forti. Ora l'USD Index sta attaccando la forte ed importante resistenza a 76.50-77 punti. Se la supera abbiamo la conferma che il trend sul dollaro é cambiato e la moneta americana ha iniziato l'attesa fase di rivalutazione. Questo fatto non é però al momento in grado di scatenare una correzione sulle borse. Per ora il rialzo degli indici azionari americani si é bloccato ma la correlazione dollaro-borse non sembra funzionare bene nella direzione opposta. Abbiamo invece l'impressione che le borse europee approfittino della debolezza dell'Euro. L'oro é stabile a 1126 USD/l'oncia. Per quel che riguarda la correlazione tra USD e borse leggete il nostro articolo d'analisi fondamentale dal titolo "Carry Trade".

Passiamo ora ad esaminare la situazione (charts a sei mesi) sui singoli mercati.

L'S&P500 (+0.11% a 1109 punti) é salito fino a 1116 punti ma poi sono mancate le forze per il balzo finale verso il massimo annuale e resistenza 1120 punti. È quindi rimasto nel conosciuto trading range 1085-1120. Lunedì abbiamo concluso con questa frase: "Fino a quando l'indice non esce (o fa un serio tentativo in questo senso) da questo range non é possibile dire in quale direzione si svilupperà." Malgrado il nulla di fatto di ieri manteniamo l'ottimismo: "L'indice sale verso la resistenza e sembra sostenuto da trasporti e aziende elettriche (utilities). Il dollaro non vuole frenare il movimento. A questo punto abbiamo l'impressione che nelle prossime settimane un nuovo massimo marginale é possibile (1140-1150 punti) - non abbiamo però ancora nessuna conferma tecnica."

Il Nasdaq100 (+0.15% a 1800 punti) si é fermato a 1800 punti dopo un massimo giornaliero esattamente sulla resistenza a 1815 punti. Conoscete la nostra valutazione: "Un superamento dell'ovvia resistenza a 1815 punti aprirebbe la strada ad una continuazione moderata del rialzo. Un ritorno sotto i 1740 punti unito ad un'ulteriore rafforzamento dell'USD potrebbe far ridiscendere l'indice sui 1650 punti." Ripetiamo la nostra previsione di inizio settimana: "Finora eravamo piuttosto negativi basandoci su considerazioni legate al dollaro. Ora però pensiamo che l'aspetto stagionale diventa più importante e prevediamo che per fine anno un nuovo massimo annuale sia possibile."

L'Eurostoxx50 (+1.31% a 2926 punti) ha fatto l'atteso balzo in avanti rispettando il nostro desiderio del mattino: "L'apertura stamattina é nuovamente prevista sui 2890 punti - una chiusura sopra i 2900 punti potrebbe essere il segnale d'inizio del mini rally di fine anno." Per questioni stagionali prevedavamo tendenzialmente una salita dell'indice: "Tecnicamente non vediamo ragioni per un forte movimento in una o nell'altra direzione (trading range tra i 2800 ed i 2900 punti). Viste le nostre considerazioni riguardanti gli indici americani e la buona reazione di ieri é però possibile che nelle prossime settimane l'Eurostoxx50 riesca a muoversi sopra il massimo annuale a 2962 punti e toccare i 3000 punti." Stamattina l'Eurostoxx50 riparte da 2905 punti - fino alla prima settimana di gennaio il trend dovrebbe rimanere positivo ma non aspettatevi troppo (obiettivo a 3000 punti).

Il DAX (+1.58% a 5903 punti) ha accelerato al rialzo per un nuovo massimo annuale. I derivati hanno permesso la rottura della barriera dei 5900 punti. Finalmente l'indice é uscito (e nella direzione attesa) dal trading range: "L'indice oscilla da settimane tra i 5600 ed i 5800 (5820) punti senza una tendenza e senza che rialzisti o ribassisti riescano definitivamente ad imporsi. (...) se riuscisse finalmente ad allontanarsi verso l'alto da questo livello, il massimo annuale a 5888 punti potrebbe venir raggiunto e superato nel corso della settimana." Stamattina l'indice corregge parte dell'eccesso di ieri e riparte dagli 5865 punti. Pensiamo però che adesso il trend dovrebbe restare rialzista fino alla prima settimana di gennaio 2010 - ovvio obiettivo a 6000 punti.

L'SMI (+1.44% a 6532 punti) ha costituito per noi la piacevole sorpresa della giornata. Banche (Credit Suisse +4.25%) e Roche (+2.83%) hanno permesso un nuovo massimo annuale. Se non si tratta di una falsa rottura al rialzo nei prossimi giorni possiamo scartare lo scenario che ci segue ormai da settimane: "Cominciamo a sentirci ridicoli a dover parlare di ribasso o rialzo guardando il grafico di un'indice che praticamente non si muove da due mesi. Fino a quando l'SMI non esce con decisione dal range 6200 - 6470 preferiamo stare zitti e lasciare l'indice oscillare lateralmente senza tendenza." Già da alcuni giorni eravamo però diventati positivi e ventilato la possibilità di una rottura della resistenza a 6506 punti: "Come per le altre piazze finanziarie prevediamo ora un test della resistenza - nuovi massimi per fine anno, rispettivamente per la tradizionalmente positiva prima settimana di gennaio sono possibili."

Scenario fine 2009 - 2010 Per i prossimi mesi prevediamo una sostanziale correzione. Il minimo a 666 punti di S&P500 raggiunti il 6 di marzo deve essere confermato. Un nuovo minimo sotto questo livello é ormai da escludere. Probabilmento l'S&P500 toccherà nel corso dell'anno prossimo un minimo ascendente tra i 740 ed i 820 punti. Gli analisti fondamentali stanno continuamente rivedendo le stime degli utili delle società. Ad un certo momento erano scesi fin sotto i 30 USD. Ora che la recessione sembra alle nostre spalle, le stime ufficiali per il 2009 (al 3 novembre 2009) sono risalite a 56.22 USD. Quelle per il 2010 sono addirittura al'incredibile livello di 74.99 USD. Capitalizzando gli utili 2009 con un P/E normale di 15/16 si arriva ad un valore teorico dell'S&P500 di 900 punti. In questi dati é però scontato un recupero marcato dell'economia ed un forte aumento degli utili delle imprese. Ricordiamoci che gli utili operativi 2008 delle società dell'S&P500 sono stati di 15.09 USD. Debitiamo inoltre che i dati relativi al 2010 siano realistici. Di conseguenze stimare ora correttamente gli utili delle società e determinare un giusto rapporto P/E per capitalizzare questo valore é un'impresa ardua. Troppe sono le variabili e le incognite. Se gli utili risalissero solo a 50 USD e la ripresa fosse anemica (come ritiene una buona parte degli economisti), un P/E di 12 sarebbe più adeguato portando il valore teorico dell'S&P500 a 600 USD. Riassumendo, tecnicamente e fondamentalmente i 1100 punti di S&P500 raggiunti a novembre corrispondono secondo noi ad una sopravalutazione del mercato. La prossima dovuta sostanziale correzione ci dirà a quale punto si trova la congiuntura mondiale.

Richiedete informazioni a analisi_tecnica@longshortinvest.com Non rispondiamo a mails anonime.

Bernasconi Consult, gestione patrimoniale e consulenza finanziaria Zollikerstrasse 1, CH-8702 Zollikon Tel. +41 43 499 63 84 EMail: bernasconi@longshortinvest.com http://www.longshortinvest.com/4603.html

BERNASCONI

Volano gli aquiloni nel cielo di Fuerteventura. Il vento é irregolare e sbandate ed improvvise cadute sono da programmare. La manifestazione però non é alla fine. Ieri gli indici azionari europei si sono involati e per alcuni di loro questo ha significato un nuovo massimo annuale. Tra ritracciamenti e sbandate il volo dovrebbe continuare fino all'inizio dell'anno prossimo.

Ieri le borse europee sono state prese da un'improvvisa euforia data probabilmente dal rafforzamento del dollaro e dalla vicinanza dei massimi annuali che ha avuto effetto di risucchio. In questa maniera DAX, SMI ed alcuni altri indici hanno raggiunto un nuovo massimo annuale. Questo balzo non ci ha preso di sorpresa - già all'inizio della settimana avevamo cambiato opinione e previsto un moderato rally di fine d'anno. Questo é un breve riassunto delle nostre osservazioni: "In mancanza di segnali decisamente negativi é quindi più probabile che il trend rialzista iniziato a marzo trovi un completamente con un breve balzo verso la fine dell'anno." e "Al momento attuale però l'analisi grafica non ci offre nessuno spunto per una previsione attendibile e dobbiamo aspettare che una rottura nell'una o nell'altra direzione ci indichi la via da seguire. L'alternativa sarebbe un miglioramento o un deterioramento della situazione strutturale - per ora non si delinea nessuna delle due variati. L'ultimo aspetto da considerare é quello stagionale. In un'anno come questo, statisticamente le ultime settimane di contrattazioni e la prima settimana di gennaio si concludono positivamente. Un rally di fine d'anno é più probabile che una correzione. Siamo però già a metà dicembre e non é successo ancora niente." Ieri le borse europee si sono involate ma il problema é che l'America non ha seguito restando ostinatamente bloccata nel trading range. Abbiamo avuto alcuni sprazzi di luce tipo il nuovo massimo annuale intraday sul Nasdaq ma a fine seduta gli indici si sono ritrovati sul livello del giorno precedente. Preoccupa il settore bancario che stranamente sembra voler rompere al ribasso dopo aver distribuito. Ieri l'S&P500 ha chiuso a 1109 punti (+0.11%) al centro del trading range 1085 - 1120. Grazie al massimo giornaliero a 1116 punti i nuovi massimi a 20 giorni sono rimasti alti (1431) confermando a livello strutturale la forza del mercato. Naturalmente se l'S&P500 non riesce a superare i 1120 punti é impossibile che il rialzo europeo continui. Crediamo però che questa volta siano i mercati europeo a mostrare la strada giusta e l'America seguirà. Non aspettiamoci molto. Il nostro obiettivo si situa a 1140-1150 punti di S&P500 per la prima settimana di gennaio 2010. Questo corrisponde a circa 3000 punti sull'Eurostoxx50.

Ieri l'USD Index é salito a 77 punti. Il cambio EUR/USD stamattina é sceso a 1.4415. Nella fase di rialzo delle borse il dollaro era strettamente correlato agli indici azionari. Dollaro debole corrispondeva a borse forti. Ora l'USD Index sta attaccando la forte ed importante resistenza a 76.50-77 punti. Se la supera abbiamo la conferma che il trend sul dollaro é cambiato e la moneta americana ha iniziato l'attesa fase di rivalutazione. Questo fatto non é però al momento in grado di scatenare una correzione sulle borse. Per ora il rialzo degli indici azionari americani si é bloccato ma la correlazione dollaro-borse non sembra funzionare bene nella direzione opposta. Abbiamo invece l'impressione che le borse europee approfittino della debolezza dell'Euro. L'oro é stabile a 1126 USD/l'oncia. Per quel che riguarda la correlazione tra USD e borse leggete il nostro articolo d'analisi fondamentale dal titolo "Carry Trade".

Passiamo ora ad esaminare la situazione (charts a sei mesi) sui singoli mercati.

L'S&P500 (+0.11% a 1109 punti) é salito fino a 1116 punti ma poi sono mancate le forze per il balzo finale verso il massimo annuale e resistenza 1120 punti. È quindi rimasto nel conosciuto trading range 1085-1120. Lunedì abbiamo concluso con questa frase: "Fino a quando l'indice non esce (o fa un serio tentativo in questo senso) da questo range non é possibile dire in quale direzione si svilupperà." Malgrado il nulla di fatto di ieri manteniamo l'ottimismo: "L'indice sale verso la resistenza e sembra sostenuto da trasporti e aziende elettriche (utilities). Il dollaro non vuole frenare il movimento. A questo punto abbiamo l'impressione che nelle prossime settimane un nuovo massimo marginale é possibile (1140-1150 punti) - non abbiamo però ancora nessuna conferma tecnica."

Il Nasdaq100 (+0.15% a 1800 punti) si é fermato a 1800 punti dopo un massimo giornaliero esattamente sulla resistenza a 1815 punti. Conoscete la nostra valutazione: "Un superamento dell'ovvia resistenza a 1815 punti aprirebbe la strada ad una continuazione moderata del rialzo. Un ritorno sotto i 1740 punti unito ad un'ulteriore rafforzamento dell'USD potrebbe far ridiscendere l'indice sui 1650 punti." Ripetiamo la nostra previsione di inizio settimana: "Finora eravamo piuttosto negativi basandoci su considerazioni legate al dollaro. Ora però pensiamo che l'aspetto stagionale diventa più importante e prevediamo che per fine anno un nuovo massimo annuale sia possibile."

L'Eurostoxx50 (+1.31% a 2926 punti) ha fatto l'atteso balzo in avanti rispettando il nostro desiderio del mattino: "L'apertura stamattina é nuovamente prevista sui 2890 punti - una chiusura sopra i 2900 punti potrebbe essere il segnale d'inizio del mini rally di fine anno." Per questioni stagionali prevedavamo tendenzialmente una salita dell'indice: "Tecnicamente non vediamo ragioni per un forte movimento in una o nell'altra direzione (trading range tra i 2800 ed i 2900 punti). Viste le nostre considerazioni riguardanti gli indici americani e la buona reazione di ieri é però possibile che nelle prossime settimane l'Eurostoxx50 riesca a muoversi sopra il massimo annuale a 2962 punti e toccare i 3000 punti." Stamattina l'Eurostoxx50 riparte da 2905 punti - fino alla prima settimana di gennaio il trend dovrebbe rimanere positivo ma non aspettatevi troppo (obiettivo a 3000 punti).

Il DAX (+1.58% a 5903 punti) ha accelerato al rialzo per un nuovo massimo annuale. I derivati hanno permesso la rottura della barriera dei 5900 punti. Finalmente l'indice é uscito (e nella direzione attesa) dal trading range: "L'indice oscilla da settimane tra i 5600 ed i 5800 (5820) punti senza una tendenza e senza che rialzisti o ribassisti riescano definitivamente ad imporsi. (...) se riuscisse finalmente ad allontanarsi verso l'alto da questo livello, il massimo annuale a 5888 punti potrebbe venir raggiunto e superato nel corso della settimana." Stamattina l'indice corregge parte dell'eccesso di ieri e riparte dagli 5865 punti. Pensiamo però che adesso il trend dovrebbe restare rialzista fino alla prima settimana di gennaio 2010 - ovvio obiettivo a 6000 punti.

L'SMI (+1.44% a 6532 punti) ha costituito per noi la piacevole sorpresa della giornata. Banche (Credit Suisse +4.25%) e Roche (+2.83%) hanno permesso un nuovo massimo annuale. Se non si tratta di una falsa rottura al rialzo nei prossimi giorni possiamo scartare lo scenario che ci segue ormai da settimane: "Cominciamo a sentirci ridicoli a dover parlare di ribasso o rialzo guardando il grafico di un'indice che praticamente non si muove da due mesi. Fino a quando l'SMI non esce con decisione dal range 6200 - 6470 preferiamo stare zitti e lasciare l'indice oscillare lateralmente senza tendenza." Già da alcuni giorni eravamo però diventati positivi e ventilato la possibilità di una rottura della resistenza a 6506 punti: "Come per le altre piazze finanziarie prevediamo ora un test della resistenza - nuovi massimi per fine anno, rispettivamente per la tradizionalmente positiva prima settimana di gennaio sono possibili."

Scenario fine 2009 - 2010 Per i prossimi mesi prevediamo una sostanziale correzione. Il minimo a 666 punti di S&P500 raggiunti il 6 di marzo deve essere confermato. Un nuovo minimo sotto questo livello é ormai da escludere. Probabilmento l'S&P500 toccherà nel corso dell'anno prossimo un minimo ascendente tra i 740 ed i 820 punti. Gli analisti fondamentali stanno continuamente rivedendo le stime degli utili delle società. Ad un certo momento erano scesi fin sotto i 30 USD. Ora che la recessione sembra alle nostre spalle, le stime ufficiali per il 2009 (al 3 novembre 2009) sono risalite a 56.22 USD. Quelle per il 2010 sono addirittura al'incredibile livello di 74.99 USD. Capitalizzando gli utili 2009 con un P/E normale di 15/16 si arriva ad un valore teorico dell'S&P500 di 900 punti. In questi dati é però scontato un recupero marcato dell'economia ed un forte aumento degli utili delle imprese. Ricordiamoci che gli utili operativi 2008 delle società dell'S&P500 sono stati di 15.09 USD. Debitiamo inoltre che i dati relativi al 2010 siano realistici. Di conseguenze stimare ora correttamente gli utili delle società e determinare un giusto rapporto P/E per capitalizzare questo valore é un'impresa ardua. Troppe sono le variabili e le incognite. Se gli utili risalissero solo a 50 USD e la ripresa fosse anemica (come ritiene una buona parte degli economisti), un P/E di 12 sarebbe più adeguato portando il valore teorico dell'S&P500 a 600 USD. Riassumendo, tecnicamente e fondamentalmente i 1100 punti di S&P500 raggiunti a novembre corrispondono secondo noi ad una sopravalutazione del mercato. La prossima dovuta sostanziale correzione ci dirà a quale punto si trova la congiuntura mondiale.

Richiedete informazioni a analisi_tecnica@longshortinvest.com Non rispondiamo a mails anonime.

Bernasconi Consult, gestione patrimoniale e consulenza finanziaria Zollikerstrasse 1, CH-8702 Zollikon Tel. +41 43 499 63 84 EMail: bernasconi@longshortinvest.com http://www.longshortinvest.com/4603.html

ILLUSIONI MONETARIE

All'interno del cosidetto ciclo economico, quell'alternanza continua di fasi che caratterizza le dinamiche macroeconomiche dell'attività economica di un paese, assisistiamo ormai da tempo ai cosidetti fenomeni monetari, siano essi deflazione o inflazione. Gli economisti della scuola "austriaca" sostengono che le banche centrali sono la causa principale dell'alternarsi dei cicli economici, in seguito al costante aumento dell'offerta di moneta, con politiche monetarie espansive che alterano il normale evolversi della dinamica dei mercati, ovvero la dinamica costituita dall'equilibrio tra domanda e offerta.

La storia del secolo scorso e quella del primo decennio del nuovo secolo, sembra sussurrare il fallimento della politica monetaria; come direbbe oggi Galbraith...

"la perniciosa inutilità della politica monetaria e i rischi che derivano dal fare affidamento su di essa,” sono un’evidenza empirica aggiungo io. “Dopo la prima guerra mondiale ha aggravato sia il boom sia la depressione. Negli anni Venti ha favorito le grandi speculazioni in borsa, durante la Grande Depressione è fallita come strumento di espansione economica. Quando invece, durante la seconda guerra mondiale e negli anni buoni ad essa seguiti, essa è stata relegata a un ruolo di secondario rilievo, l’economia a parere generale è andata molto meglio. L’averla riesumata come strumento importante della gestione economica alla fine degli anni Sessanta e all’inizio degli anni Settanta è servito solo ad affiancare a una pesante inflazione una grave recessione.

In un recente omaggio alla scoparsa del premio nobel Samuelson, Paul Krugman, ricorda come dal 1980 la stragrande parte degli economisti sia stata convinta delle teori di Milton Friedman, secondo la quali, un'espansione monetaria aggressiva potrebbe aver impedito la Grande Depressione. Alcun di noi, prosegue Krugman, hanno iniziato ad avere dubbi dopo aver contemplato i problemi del Giappone nel 1990, ma non più tardi del 2002, Bernanke ha dichiarato a nome della Federal Reserve:

«Avete ragione, fu colpa nostra. Ci dispiace molto, ma grazie a voi non lo faremo più» disse Bernanke, rivolgendosi a Fridman, parlando nel novembre 2002 alla celebrazione dei suoi 90 anni.

Inutile ricordare che per Friedman, la Grande Depressione fu originata dall'errore strategico di aspirare liquidità invece che immetterne nel mercato.

Basterebbero solo le parole dei genitori del monetarismo per stroncare definitivamente ogni veleità del monetarismo, ma si sa, quando un'ideologia impera è difficile osservarne il mutamento sino alla caduta dell'impero stesso.

In un post all'inizio dell'anno, dal titolo, E' la deflazione bellezza...la deflazione! ho ricordato come nel giugno del 2006, il Financial Times, in una intervista con lo stesso Friedman, padre del monetarismo, espresse dei dubbi sull'efficacia dello stesso monetarismo.: "The use of quantity of money as a target has not been a success," concedes the grand old man of conservative economics. "I'm not sure I would as of today push it as hard as I once did. ... ovvero l'uso della quantità di moneta come obiettivo non è stato un successo...

La stessa Anna Schwartz verso al fine dello scorso anno, in un'intervista a WSJ sostenne che il problema non è quello della liquidità, ma come sostengo da mesi è un problema di fiducia, fiducia in queste istituzioni, incertezza nei bilanci, bilanci che siano credibili.

Questa incertezza dice Ms.Schwartz è il problema fondamentale del mercato del credito, quindi la liquidità è insufficiente, non è in grado di andare al di la dei problemi reali, che oggi sono la fiducia e la solvibilità.

Ma nonostante questo la Federal Reserve ieri chi dice...

Il Comitato manterra’ il target sui fed funds nel range 0.00%-0.25% e continua ad anticipare che le condizioni economiche, inclusi i bassi tassi di utilizzazione delle risorse, i contenuti trend inflativi, e le aspettative di un’inflazione stabile, probabilmente contribuiranno a mantenere i tassi a livelli eccezionalmente bassi per un lungo periodo. ( Wall Street Italia ) Come scrive Krugman a proposito di alcune osservazioni fatte dal premio nobel Samuelson....recentemente scomparso in un suo testo del 1948: Oggi pochi economisti guardano alla politica monetaria della Federal reserve come una sorta di panacea per controllare il ciclo economico. Fattori puramente monetari sono considerati più sintomi che cause anche se i sintomi con effetti aggravati non dovrebbero essere completamente trascurati. Nella sostanza la Federal Reserve può incoraggiare ma non obbligare le banche a favorire un aumento dell'offerta di moneta.

E qui Samuelson usa l'espressione " For in the middle of a deep depression ..." nel mezzo di una profonda depressione le banche difficilmente favoriranno nuovi investimenti ed accesso al credito. Il motivo è chiaro, l'ambiente è potenzialmente insolvente e nella realtà le insolvenze aumentano con il passare del tempo, in un circolo vizioso che si autoalimenta. Come abbiamo più volte osservato se le banche con la liquidità comprano titoli di stato che destinano alle riserve l'effetto liquidità è nullo anche grazie al fatto che la Federal Reserve in via eccezionale remunera con un interesse per la prima volta queste riserve.

Date un'occhiata al grafico qui sotto proveniente dalla Fed di St.Louis:

FRED Graph

Anche se le autorità monetarie riescono a manovrare i tassi a breve tenendoli schiacciati a zero, potrebbe risultare difficile far credere agli investitori che i tassi a lungo termine resteranno bassi prosegue Samuelson. Nella sostanza una politica espansiva più solo aiutare a rendere il mercato liquido. In termini di teoria quantitativa della moneta, si può dire che la velocità di circolazione della moneta non rimane costante. Come abbiamo osservato spesso si può portare il cavallo alla fonte ma diverso è riuscire a farlo bere. E' possibile cercare di rendere economica la sottoscrizione di un mutuo a breve termine, aggiungo io, ma non si può obbligare nessuno ad aprire un prestito da destinare ad un investimento qualsiasi.

Date inoltre un'occhiata anche a questo grafico anch'esso proveniente dalla Fed di St. Louis.

FRED Graph

Per moltiplicatore monetario, si intende, come scritto su Wikipedia, Il moltiplicatore monetario è il rapporto tra l'offerta di moneta e la base monetaria esistenti in un determinato momento nel sistema economico. FRED Graph

I dati al riguardo risalgono purtroppo solo sino a quelli successivi alla doppia recessione degli anni '80 ma mai vi fu nelle due precedenti recessioni un crollo simile del moltiplicatore monetario, mai.

Recentemente su Wall Street Italia è apparso questo passaggio:

"Cio' che e' accaduto negli ultimi due anni, per colpa della Fed, fa da preliminare a un Grande Collasso, una Grande Depressione iper-inflazionistica" scrive John Williams di ShadowStats. Nulla sara' come prima.

Grande Depressione, addirittura iperinflazionistica, meraviglioso!

Abbiamo avuto due grandi depressioni, una nel 1873 e una negli anni trenta e sono state seguite da violente fasi deflative, nel 1873 dalla cosidetta deflazione "buona" nel 1929 da una violenta deflazione. Il Giappone nel 1990 ha subito l'onta di una profonda deflazione tuttora persistente e oggi si guarda addirittura ad una depressione iperinflazionistica.

Probabilmente la memoria storica degli iperinflazionisti va sempre e solo alla repubblica di Weimar, dimenticando la realtà di due grandi depressioni e una simile evitata solo perchè nel frattempo il mondo continuava a crescere.

Solo il tempo ci dirà quale sarà il destino della storia economica mondiale, ma se siamo onesti oggi, l'inflazione è solo un ectoplasma, relegato ai ricordi di paure mai sopite, che probabilmente solo con il tempo, potrà riproporsi in un futuro probabilmente non certo vicino.

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Postato da: icebergfinanza a dicembre 17, 2009 06:36 | link | commenti (5)

http://icebergfinanza.splinder.com/post/21892097/ILLUSIONI+MONETARIE

ILLUSIONI MONETARIE

All'interno del cosidetto ciclo economico, quell'alternanza continua di fasi che caratterizza le dinamiche macroeconomiche dell'attività economica di un paese, assisistiamo ormai da tempo ai cosidetti fenomeni monetari, siano essi deflazione o inflazione. Gli economisti della scuola "austriaca" sostengono che le banche centrali sono la causa principale dell'alternarsi dei cicli economici, in seguito al costante aumento dell'offerta di moneta, con politiche monetarie espansive che alterano il normale evolversi della dinamica dei mercati, ovvero la dinamica costituita dall'equilibrio tra domanda e offerta.

La storia del secolo scorso e quella del primo decennio del nuovo secolo, sembra sussurrare il fallimento della politica monetaria; come direbbe oggi Galbraith...

"la perniciosa inutilità della politica monetaria e i rischi che derivano dal fare affidamento su di essa,” sono un’evidenza empirica aggiungo io. “Dopo la prima guerra mondiale ha aggravato sia il boom sia la depressione. Negli anni Venti ha favorito le grandi speculazioni in borsa, durante la Grande Depressione è fallita come strumento di espansione economica. Quando invece, durante la seconda guerra mondiale e negli anni buoni ad essa seguiti, essa è stata relegata a un ruolo di secondario rilievo, l’economia a parere generale è andata molto meglio. L’averla riesumata come strumento importante della gestione economica alla fine degli anni Sessanta e all’inizio degli anni Settanta è servito solo ad affiancare a una pesante inflazione una grave recessione.

In un recente omaggio alla scoparsa del premio nobel Samuelson, Paul Krugman, ricorda come dal 1980 la stragrande parte degli economisti sia stata convinta delle teori di Milton Friedman, secondo la quali, un'espansione monetaria aggressiva potrebbe aver impedito la Grande Depressione. Alcun di noi, prosegue Krugman, hanno iniziato ad avere dubbi dopo aver contemplato i problemi del Giappone nel 1990, ma non più tardi del 2002, Bernanke ha dichiarato a nome della Federal Reserve:

«Avete ragione, fu colpa nostra. Ci dispiace molto, ma grazie a voi non lo faremo più» disse Bernanke, rivolgendosi a Fridman, parlando nel novembre 2002 alla celebrazione dei suoi 90 anni.

Inutile ricordare che per Friedman, la Grande Depressione fu originata dall'errore strategico di aspirare liquidità invece che immetterne nel mercato.

Basterebbero solo le parole dei genitori del monetarismo per stroncare definitivamente ogni veleità del monetarismo, ma si sa, quando un'ideologia impera è difficile osservarne il mutamento sino alla caduta dell'impero stesso.

In un post all'inizio dell'anno, dal titolo, E' la deflazione bellezza...la deflazione! ho ricordato come nel giugno del 2006, il Financial Times, in una intervista con lo stesso Friedman, padre del monetarismo, espresse dei dubbi sull'efficacia dello stesso monetarismo.: "The use of quantity of money as a target has not been a success," concedes the grand old man of conservative economics. "I'm not sure I would as of today push it as hard as I once did. ... ovvero l'uso della quantità di moneta come obiettivo non è stato un successo...

La stessa Anna Schwartz verso al fine dello scorso anno, in un'intervista a WSJ sostenne che il problema non è quello della liquidità, ma come sostengo da mesi è un problema di fiducia, fiducia in queste istituzioni, incertezza nei bilanci, bilanci che siano credibili.

Questa incertezza dice Ms.Schwartz è il problema fondamentale del mercato del credito, quindi la liquidità è insufficiente, non è in grado di andare al di la dei problemi reali, che oggi sono la fiducia e la solvibilità.

Ma nonostante questo la Federal Reserve ieri chi dice...

Il Comitato manterra’ il target sui fed funds nel range 0.00%-0.25% e continua ad anticipare che le condizioni economiche, inclusi i bassi tassi di utilizzazione delle risorse, i contenuti trend inflativi, e le aspettative di un’inflazione stabile, probabilmente contribuiranno a mantenere i tassi a livelli eccezionalmente bassi per un lungo periodo. ( Wall Street Italia ) Come scrive Krugman a proposito di alcune osservazioni fatte dal premio nobel Samuelson....recentemente scomparso in un suo testo del 1948: Oggi pochi economisti guardano alla politica monetaria della Federal reserve come una sorta di panacea per controllare il ciclo economico. Fattori puramente monetari sono considerati più sintomi che cause anche se i sintomi con effetti aggravati non dovrebbero essere completamente trascurati. Nella sostanza la Federal Reserve può incoraggiare ma non obbligare le banche a favorire un aumento dell'offerta di moneta.

E qui Samuelson usa l'espressione " For in the middle of a deep depression ..." nel mezzo di una profonda depressione le banche difficilmente favoriranno nuovi investimenti ed accesso al credito. Il motivo è chiaro, l'ambiente è potenzialmente insolvente e nella realtà le insolvenze aumentano con il passare del tempo, in un circolo vizioso che si autoalimenta. Come abbiamo più volte osservato se le banche con la liquidità comprano titoli di stato che destinano alle riserve l'effetto liquidità è nullo anche grazie al fatto che la Federal Reserve in via eccezionale remunera con un interesse per la prima volta queste riserve.

Date un'occhiata al grafico qui sotto proveniente dalla Fed di St.Louis:

FRED Graph

Anche se le autorità monetarie riescono a manovrare i tassi a breve tenendoli schiacciati a zero, potrebbe risultare difficile far credere agli investitori che i tassi a lungo termine resteranno bassi prosegue Samuelson. Nella sostanza una politica espansiva più solo aiutare a rendere il mercato liquido. In termini di teoria quantitativa della moneta, si può dire che la velocità di circolazione della moneta non rimane costante. Come abbiamo osservato spesso si può portare il cavallo alla fonte ma diverso è riuscire a farlo bere. E' possibile cercare di rendere economica la sottoscrizione di un mutuo a breve termine, aggiungo io, ma non si può obbligare nessuno ad aprire un prestito da destinare ad un investimento qualsiasi.

Date inoltre un'occhiata anche a questo grafico anch'esso proveniente dalla Fed di St. Louis.

FRED Graph

Per moltiplicatore monetario, si intende, come scritto su Wikipedia, Il moltiplicatore monetario è il rapporto tra l'offerta di moneta e la base monetaria esistenti in un determinato momento nel sistema economico. FRED Graph

I dati al riguardo risalgono purtroppo solo sino a quelli successivi alla doppia recessione degli anni '80 ma mai vi fu nelle due precedenti recessioni un crollo simile del moltiplicatore monetario, mai.

Recentemente su Wall Street Italia è apparso questo passaggio:

"Cio' che e' accaduto negli ultimi due anni, per colpa della Fed, fa da preliminare a un Grande Collasso, una Grande Depressione iper-inflazionistica" scrive John Williams di ShadowStats. Nulla sara' come prima.

Grande Depressione, addirittura iperinflazionistica, meraviglioso!

Abbiamo avuto due grandi depressioni, una nel 1873 e una negli anni trenta e sono state seguite da violente fasi deflative, nel 1873 dalla cosidetta deflazione "buona" nel 1929 da una violenta deflazione. Il Giappone nel 1990 ha subito l'onta di una profonda deflazione tuttora persistente e oggi si guarda addirittura ad una depressione iperinflazionistica.

Probabilmente la memoria storica degli iperinflazionisti va sempre e solo alla repubblica di Weimar, dimenticando la realtà di due grandi depressioni e una simile evitata solo perchè nel frattempo il mondo continuava a crescere.

Solo il tempo ci dirà quale sarà il destino della storia economica mondiale, ma se siamo onesti oggi, l'inflazione è solo un ectoplasma, relegato ai ricordi di paure mai sopite, che probabilmente solo con il tempo, potrà riproporsi in un futuro probabilmente non certo vicino.

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La "filosofia" di Icebergfinanza resta e resterà sempre gratuitamente a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!

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Citigroup, Hanno Occupato loro la Presidenza degli Stati Uniti

  • 11:16 17/12/09
  • Citigroup (grafico) doveva vendere sul mercato oggi azioni per 27 MILIARDI di dollari, decisione presa dal Tesoro che di fatto da novembre è l'azionista di riferimento. Ieri sera dato il nuovo crollo del prezzo in borsa hanno cancellato all'ultimo momento la vendita, uno smacco abbastanza clamoroso. Pensavano di sgamarla visto il rialzo generale delle borse, hanno montato questo rally di borsa anche per cercare di rivendere di nuovo le azioni marce di queste banche in giro per il mondo e così recuperare parte dei miliardi, ma la gente non è più così stupida come due o un anno fa Nel frattempo ieri leggevi a riprova che il fondo sovrano del Dubai ha intentato una mega causa a Citigroup (grafico)^ da 10 o 15 miliardi per via dell'investimento che aveva fatto un un anno fa fidandosi dei vari Tim Geithner, Hank Paulson, Bob Rubin di cui al post precedente e su cui Dubai perde il 90% ai prezzi attuali Citigroup (grafico) era la maggiore banca del mondo prima che venisse svaligiata dalla mafia che, incredibile ma vero, è stata insediata come team economico della Casa Bianca (l'altra ragione è indicata oggi da Alan Greenspan che ha appena dichiarato che il rally di borsa "farà di più per la ripresa economica dei piani di stimolo... perchè farà migliorare gli utili delle società e renderà più facile raccogliere denaro sul mercato". Ovviamente perchè Alan Greenspan ha in mente un solo tipo di società e un solo settore, le banche e la finanza. Per l'elite americana esiste solo la finanza e indebitarsi nell'economia, produrre beni e servizi è irrilevante: per Bernanke, Paulson, Rubin, Geithner, Greenspan e il resto della mafia una volta che le banche hanno di nuovo soldi con aumenti di capitale in borsa grazie al rialzo dei mercati creato da tassi di interesse a zero e il pubblico americano riprende ad indebitarsi l'economia è a posto)
    Clicca sull'immagine per ingrandirla Clicca qui per ingrandire Clicca sull'immagine per ingrandirla
  • 02:12 17/12/09
  • Un altro pesante e lungo articolo di MATT TAIBBI appena uscito che sta facendo rumore dopo quello su "Goldman Sachs come una piovra che succhia il sangue dell'economia". Come mai ho messo tutti questi pezzi storici sui "clan", le cabale, la "nuova elite" in America, l'influenza della lobby (spiace usare il termine) ebraica ? Perchè mi sto chiedendo come sia stata possibile la rapina del secolo che porterà all'inevitabile bancarotta degli Stati Uniti nel prossimo futuro. Questo lungo reportage documenta come un gruppo di banchieri di Goldman Sachs e Citigroup tutti connessi tra loro tramite anche tramite il Tesoro sotto Clinton, abbia occupato ora completamente la Casa Bianca (nel senso fisico, nel senso che il team economico di Obama è composto solo dai loro uomini)
    (traduzione)
    ----------- MATT TAIBBI Obama's Big Sellout The president has packed his economic team with Wall Street insiders intent on turning the bailout into an all-out giveaway Dec 09, 2009 2:35 Il più drammatico voltafaccia della storia politica americana oppure un candidato inesperto scelto dall'elite finanziaria come burattino per portare a termine la rapina del secolo ? Eletto nel bel mezzo di una crisi economica Barack Obama aveva un chiaro mandato per tenere a freno a Wall Street e per un "cambiamento in cui possiamo credere" che ha suscitato entusiasmo in tutto il mondo, pari solo a quello creato da John Kennedy prima di lui. Ciò che ha fatto invece è stato avvallare una delle più grandi rapine della storia e anche dopo i mega salvataggi delle banche non è ancora finita, continua anche questo mese. Alcune parti della nuova riforma finanziaria in discussione sfiorano la follia, minacciando di amplificare enormemente il potere politico di Wall Street perchè i consiglieri di Obama hanno chiesto la settimana scorsa, nel disegno di legge in esame al Senato, il potere di ottenere che i piani di salvataggio da 700 miliardi passino senza nemmeno andare al Congresso per l'approvazione come l'anno scorso, e senza fornire ai contribuenti un centesimo di equity delle banche Come siamo arrivati fino a questo punto ? E' iniziato pochi istanti dopo le elezioni e quasi nessuno ne ha parlato finora. Ma basta guardare la sequenza del salvataggio di Citigroup (grafico), dice un consulente democratico." E' f-u-c-k-i-n-ging stupefacente. stupefacente! E nessuno ha detto una niente!". Barack Obama era ancora solo il presidente eletto non ancora dentro la Casa Bianca, ma il piano di salvataggio per 306 miliardi dollari totali incluse le garanzie di Citigroup (grafico) era già stato il primo atto importante della sua presidenza. Al fine di cogliere l'orrore di ciò che è avvenuto, tuttavia, torniamo a poche settimane prima, 5 novembre 2008, il giorno dopo l'elezione di Obama. Questo è stato il giorno in cui Obama ha annunciato il suo team. Sebbene molti dei nomi fossero noti, l'ex capo del personale di Bill Clinton, John Podesta, la confidente di Obama Valerie Jarrett, l'elenco è stato rilevante per gli esclusi sul versante economico: Austan Goolsbee, economista dell'Università di Chicago consigliere di Obama durante la campagna e Karen Kornbluh, che aveva scritto la piattaforma del Partito Democratico. Entrambi avevano sottolineato i temi populisti durante la campagna: Kornbluh era nota per la spinta a concentrarsi sulla situazione della classe media e lavoratrice, mentre Goolsbee è stato un critico aggressivo di Wall Street, dichiarava che i dirigenti AIG dovrebbero ricevere una " Premio Nobel, per il Male " Ma il 5 novembre entrambi sono stati banditi dal team economico che durante la campagna elettorale e sostituiti con un gruppo di banchieri di Wall Street. A guidare la ricerca del nuovo team del presidente Obama ha nominato un ex conoscente di Harvard, Michael Froman, diventato top manager a Citigroup, uno dei maggiori organizzatori della sua raccolta di fondi elettorali per l'elezione, che lo aveva introdotto come candidato ai pezzi grossi, primo fra tutti il suo mentore Bob Rubin, il ex presidente di Goldman Sachs (grafico) Sachs^ che era stato segretario del Tesoro sotto Bill Clinton. Froman aveva prestato servizio come capo del personale di Bob Rubin al Tesoro e aveva seguito il suo capo, quando ha lasciato l'amministrazione Clinton, per fungere da consulente senior a Citigroup (un massiccio nuovo conglomerato finanziario creato da iniziative di deregolamentazione spinte attraverso Rubin da se stesso nel 1996-1997). Incredibilmente Froman non si dimette da Citigroup quando passa alla Casa Bianca con Obama per altri due mesi. Per aiutare Obama a scegliere la squadra economica Froman porta... Jamie Rubin, il figlio di Bob Rubin. Il papà di Jamie era passato da Ministro del Tesoro nel 1999 a guadagnare $ 15 milioni con Citigroup (grafico) che nel 2008 è appena crollata ed è praticamente fallita (dopo che papà Rubin l'aveva spinta ad investire massicciamente in "mortgage-backed" CDO e altro debito esotico sui mutui...) Sotto George W. Bush, ancora formalmente in carica, negli ultimi mesi chi conta è solo il Ministro del Tesoro Henry Paulson, un ex capo di Goldman Sachs, e il capo della Fed di New York Timothy Geithner (che aveva servito sotto Bob Rubin nella Casa Bianca di Clinton fino al 1999). Il 23 novembre 2008, viene annunciato un accordo in cui il governo che salva Citigroup (grafico) di cui è presidente Bob Rubin con un massiccio intervento fatto di miliardi in contanti e garanzie per i suoi debiti. Si tratta di un terribile accordo per il governo, quasi universalmente stroncato dagli economisti, un oltraggio a chi paga le tasse. Secondo l'accordo, la banca riceve 20 miliardi dollari in contanti, oltre ai 25 miliardi dollari che aveva già ricevuto poche settimane prima come parte del Troubled Asset Relief Program. (TARP) Ma questo è solo l'antipasto. Il governo si impegna a carico dei contribuenti per un massimo di 277 miliardi dollari in perdite eventuali sulle attività a bilancio di Citi, molto del quale è in CDO tossici che Rubin aveva aveva spinto negli anni precedenti. Nessun dirigente di Citi viene sostituito e pochi restrizione vengono messe sui miliardi iniettati. "Se c'erano dubbi circa il primato di Wall Street ", l'ex segretario al lavoro Robert Reich, dichiara quando il salvataggio è annunciato ", i dubbi sono stati eliminati" Uno dei protetti di Bob Rubin degli anni di Clinton, il capo della Fed di New York Geithner, è intimamente coinvolto nei negoziati per Citigroup. Quando a dicembre la squadra di transizione di Obama viene annunciata il Segretario del Tesoro di Obama risulta essere: Timothy Geithner Geithner, in altre parole, viene assunto a capo del Tesoro degli Stati Uniti da un dirigente di Citigroup - Michael Froman - mentre sta concededendo un regalo enorme a Citigroup coi soldi pubblici (quelli che Geithner ha appena negoziato coi capi di Citi come Bob Rubin) Il Dow Jones quel giorno immediatamente in borsa esplode e la borsa fa 11,8 per cento il giorno dell'annuncio del salvataggio. Citi salta su del +58 per cento in un singolo giorno e JP Morgan Chase, Merrill Lynch e Morgan Stanley del 20 per cento. Nel gennaio 2009, poco più di un mese dopo il salvataggio, Citigroup paga a Froman un bonus di fine rapporto di 2,2 milioni dollari. Ma come scandaloso, come è stato, che si sarebbe dimostrato payoff da cambiare scamone per la folla banchiere, che stavano per arrivare tutto quello che volevano - e più - dal nuovo Presidente. Bob Rubin, come Segretario del Tesoro sotto Clinton, è stato la forza trainante dietro due infami azioni che sono la causa primaria della crisi finanziaria dello scorso anno: l'abrogazione della Glass-Steagall Act (approvato specificamente per legalizzare la Citigroup megamerger) e la deregolamentazione del mercato dei derivati esotici OTC sul debito che risulta in pratica un mercato oscuro, dove nessuno può sapere cosa viene trattato tra le banche. Avendo innescato la bomba a orologeria, Rubin passa nel 2000 a Citigroup, che esprime la sua gratitudine dandogli 126 milioni dollari per i prossimi otto anni fino al 2008, durante i quali Rubin sollecitando una strategia di investimento in derivati sui mutui che ha quasi distrutto la società nel 2008 Dopodichè, pura avendo contribuito prima come Segretario del Tesoro sotto Clinton allla deregolamentazione totale dei derivti esotici OTC (che Warren Buffett definisce "armi di distruzione finanziaria di massa") e poi come presidente a Citigroup più di ogni altro individuo singolarmente alla crisi, Bob Rubin diventa l'uomo che Barack Obama sceglie per costruire il suo tema economico, che risulta composto da tutti i collaboratori di Rubin precedenti Ci sono quattro modi principali per essere collegato a Bob Rubin: attraverso Goldman Sachs, l'amministrazione Clinton, Citigroup e, infine, il Progetto Hamilton, un think tank di Rubin che promuove la Globalizzazione e la Deregolamentazione Finanziaria a 360 gradi. Al Tesoro ora infatti va Tim Geithner, che ha lavorato sotto Rubin negli anni di Clinton e come suo consigliere" arriva Lewis Alexander, l'ex capo economista di Citigroup, uno che consiglia Citi ancora nel 2007, che "il crollo imminente dell'immobiliare non è una cosa di cui preoccuparsi....". Altri due top "consiglieri" di Geithner sono Gene Sperling e Lael Brainard , incredibile ma vero, hanno lavorato con Rubin al National Economic Council quando era Ministro del Tesoro Come direttore del National Economic Council di Obama, nel frattempo, Obama installa il suo "czar economico" Larry Summers, che era stato il protetto di Bob Rubin al Tesoro e poi nell'ultimo anno con Clinton lo aveva sostituito come Ministro del Tesoro quando Rubin era passato a Citigroup. Summers è stato poi presidente di Harvard a cui ha fatto perdere 1.8 miliardi spingendola ad investire sui derivati. Appena al di sotto Summers è Jason Furman, che ha lavorato per Rubin nella Casa Bianca di Clinton ed è stato uno dei primi direttori del "Hamilton Project" la fondazione di (chi altro ?) Bob Rubin. La nomina di Furman porta un sostenitore accanito degli accordi di "libero scambio" come il NAFTA e fanatico pro-globalizzazione, che scrive rapporti come "Wal-Mart: una Success Story" e fornisce uno dei primi indizi che Obama aveva solo fatto propaganda durante la campagna elettorale dicendo che avrebbe rinegoziato NAFTA. Gli accordi NAFTA hanno spinto la distruzione di milioni di posti di lavoro di colletti blu, tutti spostati in Asia. Dopo l'assunzione di Furman la Casa Bianca tranquillamente smette di parlare i rinegoziare l'accordo commerciale. "Il presidente ha detto prenderemo in esame tutte le nostre opzioni, ma penso che possa essere affrontate senza dover riaprire l'accordo..." Anche perchè Obama ha ingaggiato per servire a fianco di Furman al NEC la consulente aziendale Diana Farrell, che ha lavorato sotto Rubin a Goldman Sachs (ovviamente, dove altro si può lavorare se si vuole andare alla Casa Bianca?). Nel 2003, la Farrell è stata l'autore di un report in cui sosteneva che l'invio di posti di lavoro americani all'estero potrebbe essere vantaggioso per gli Stati Uniti quanto per il al paese di destinazione, probabilmente di più. " Assieme a Summers, Furman e Farrell al NEC c'è anche il Froman citato prima, Froman ha un filo diretto doppio con il presidente e avrà l'aiuto di David Lipton, un altro che ha lavorato con Rubin al Tesoro e a Citigroup (grafico) e Jacob Lew, un ex collega a Citigroup (non stiamo scherzando) di Rubin che Obama nominato come vice direttore presso il Dipartimento di Stato sulla finanza internazionale. Alla Commodity Futures Trading Commission, che dovrebbe regolamentare i derivati esotici sul debito che hanno distrutto le banche, Obama ha nominato Gary Gensler, un ex banchiere di Goldman Sachs (grafico), che lavorava sotto Rubin nel Casa Bianca di Clinton (non stiamo scherzando, è tutto vero, non è un film). Gensler era stato determinante a far passare il famigerato Commodity Futures Modernization Act del 2000, che ha impedito la regolamentazone degli strumenti derivati esotici sul debito, come CDO e credit-default swap che hanno giocato un ruolo decisivo nell'aprire voragini nell'economia. E come capo del potente Office of Management e bilancio, Obama nomina Peter Orszag, che è stato il primo direttore del Hamilton Project (la fondazione di Bob Rubin ovviamente di cui si è parlato sopra...lo so che ormai sembra ridicolo, ma non stiamo scherzando, è vero). Considerate nel loro insieme queste nomine economiche con legami a Bob Rubin rappresentano l'influenza maggiore di un unico "Insider" di Wall Street nella storia del governo americano. Mentre gli alleati di Rubin e accoliti hanno ora tutti i posti di lavoro importanti economici dell'Amministrazione Obama, gli accademici e i progressisti della campagna elettorale sono esiliati in ruoli comici. Kornbluh viene premiata per essere il capo architetto della politica economica della campagna elettorale di Obama diventando ambasciatore presso l'OCDE a Parigi così nessuno la sente più. Gooldsbee nel frattempo viene stato nominato direttore dell'"Advisoru Board per la Ripresa Economica", un ufficio che alcuni del partito Democratico chiamano la "Siberia". Assieme a Goolsbee come presidente del "gulag" viene confinato l'ex capo della Fed, l'onesto Paul Volcker, che in campagna elettorale aveva attaccato "un'etica della l'avidità, l abuso di informazioni privilegiate, i derivati.... " tra gli applausi portando voti con la sue enorme credibilità di Capo della FED che aveva sconfitto l'inflazione. L'unico populista, l'economista Jared Bernstein, detiene il titolo altisonante di capo economista e consulente politico nazionale - tranne che il l'uomo è consulenza del vice Joe Biden, che sembra più interessato a politica estera di una riforma finanziaria. Il significato di tutti queste nomine offrono un microcosmo di ciò che il Partito Democratico ora e la sua filosofia politica attentamente articolata per anni dal Progetto Hamilton: Espandere il welfare per per proteggere le minoranze, ma permettere a Wall Street fare quello che vuole. "Bob Rubin e gli altri sono "radical chic", dice David Sirota, un ex stratega democratica. "... fanno miliardi con l'economia speculativa, ma vogliono di chiamarsi democratici bene perché sono disposti a dare un poco di più per i poveri. Questo è il modello per questo democratica Partito: Lasciate che i ricchi fanno la loro cosa, ma dare un po 'più alla fasce più derelitte. " Intanto va notato che anche i membri del team economico di Obama che hanno trascorso gran parte della loro vita al governo hanno intascato milioni, lo "CZar" economico del presidente, Larry Summers ha avuto 5,2 milioni dollari solo nel 2008 come consigliere del hedge fund D.E. Shaw e intasca un ulteriore $ 2,7 milioni solo per tenere alcuni discorsi ai managersi di Goldman Sachs e Citigroup. Summers è notoriamente amico di George Soro, che è venuto alla Casa Bianca a trovarlo da inizio anno quattro volte come risulta dai verbali della Casa Bianca e che se lo porta dietro a Davos ogni anno. Al Tesoro, Geithner ha come aiuto Sperling che ha guadagnato $887mila da Goldman Sachs l'anno prima per "consulenza in materia di carità ai poveri" e Mark Patterson, che ha ricevuto 637mila dollari come un lobbista full-time per Goldman Sachs e un altro aiutante Geithner top, Lee Sachs, che ha fatto più di 3 dollari milioni per un nuovo fondo hedge York chiamato Mariner. L'elenco potrebbe continuare all'infinito. Anche il capo dello staff di Obama, Rahm Emanuel, che è stato fuori del governo per soli 30 mesi della sua vita adulta e ha studiato solo balletto e scienze politiche e a livello "undergradate", è riuscito ad intascare 18 milioni dollari in soli tre anni entrando come partner della società di Wall Street chiamata Wasserstein Perella, di fusioni ed acquisizioni. NESSUNO DI LORO HA MAI LAVORATO AD ALTRO CHE NON SIA SPECULAZIONE O AFFARI FINANZIARI. Il punto è che si tratta di una squadra economica costituita esclusivamente da milionari-insider di Wall Street o da politici che fanno milioni appena escono dal governo presso le banche e gli hedge funds e non hanno assolutamente, hanno zero interesse per una riforma del sistema che li ha resi ricchi. "Non puoi aspettarti che questa gente di fare qualcosa di diverso da proteggere Wall Street ", dice Rep. Cliff Stearns, un repubblicano della Florida. Pensiero chiarito dal primo discorso di Obama al Congresso, quando ha sottolineato l'importanza che gli americani continuino a prendere in prestito sempre per consumare. "Il credito è la linfa vitale dell'economia", ha dichiarato Obama, promettendo "la forza del governo federale per garantire che le grandi banche, da cui gli americani dipendono per il credito che necessitano, mantengano la loro fiducia e abbiano abbastanza soldi per estendere credito.... " Leggi il resto in inglese qui Obama's Big Sellout The president has packed his economic team with Wall Street insiders intent on turning the bailout into an all-out giveaway MATT TAIBBI 09, 2009 2:35
    -- Contributi elettorali personali dei managers
    ---- Goldman Sachs Obama $743,371 McCain $220,045 Lehman Brothers Obama $391,624 McCain $115,707 Citigroup Obama $499,598 McCain $290,101 Morgan Stanley Obama $344,130 McCain $249,377 JPMorgan & Chase Co. Obama $478,462 McCain $210,992
http://www.cobraf.com/forum/coolposts.html

LA TRAPPOLA: AFGHANISTAN 1979-2009

16 dicembre 2009

L'obiettivo è che gli Stati Uniti possano contare su una base militare da cui attaccare la Russia e la Cina di Tiberio Graziani Il presidente Obama ha appena scelto la scalata militare in Afghanistan, dove la NATO affronta l’insurrezione dei pashtunes, che la propaganda sta associando con l’oscurantismo religioso. Scommettendo per la scalata militare, Washington si mette in un nuovo pantano. L’analista italiano, Tiberio Graziani osserva in questo articolo la trappola afgana, montata dagli Stati Uniti nel 1979 contro i sovietici, si chiude oggi sulle truppe del Pentagono.  Ribelli afgani sui resti di un elicottero sovietico. A quell’epoca, i muyahidenes erano considerati, da Washington, come “combattenti per la libertà”, oggi, distruggono gli elicotteri della NATO e sono qualificati come “terroristi talebani”. 1979, l’anno della destabilizzazione. Tra i diversi avvenimenti della politica internazionale del 1979, ce ne sono due particolarmente importanti per aver contribuito all’alterazione del quadro geopolitico globale, basato allora sulla contrapposizione tra gli USA e l' URSS. Ci riferiamo alla rivoluzione islamica dell’Iran e l’avventura sovietica in Afghanistan. La presa del potere da parte dell’ayatollah Khomeini, come si sa, ha eliminato uno dei pilastri fondamentali sul quale si sostentava l’architettura geopolitica occidentale guidata dagli USA. L’Iran di Reza Pahlavi costituiva nelle relazioni di forza tra gli USA e l' URSS un pezzo importante, la cui sparizione indusse il Pentagono e Washington ad una profonda riconsiderazione del ruolo geostrategico americano. Un Iran autonomo e fuori dal controllo introduceva nella scacchiera geopolitica regionale una variabile che potenzialmente metteva in crisi tutto il sistema bipolare. Inoltre, il nuovo Iran, come potenza regionale antistatunitense e antisraeliana, possedeva le caratteristiche (in modo particolare, l’estensione e la centralità geopolitica e l' omogeneità polita- religiosa) per competere per l’egemonia di almeno una parte dell’aerea meridionale, in aperto contrasto con gli interessi simili di Ankara e Tel Aviv, i due fedeli alleati di Washington e di Islamabad. Per queste considerazioni, gli strateghi di Washington, coerenti alla loro bicentenaria “geopolitica del caos”, in poco tempo hanno indotto, l’Iraq di Saddam Hussein a scatenare una guerra contro l’Iran. Lo squilibrio di tutta la zona permetteva a Washington e all’Occidente di guadagnare tempo per progettare una strategia di lunga durata e, tranquillamente, consumare l’orso sovietico. Come ha evidenziato dodici anni fa Zbigniew Brzezinski [1] consigliere della sicurezza nazionale del presidente Jimmy Carter, durante un’intervista concessa al settimanale francese Le Nouvel Observateur (15-21 gennaio 1998, pag 76), la CIA era entrata in Afghanistan con lo scopo di destabilizzare il governo di Kabul, già a luglio del 1979, cinque mesi prima dell’intervento sovietico. La prima direttiva con la quale Carter autorizzava l’azione segreta per aiutare segretamente gli oppositori del governo filosovietico risale, infatti, al 3 luglio. Quello stesso giorno lo stratega statunitense di origine polacca, scrisse una nota al presidente Carter nella quale spiegava che la sua azione avrebbe portato Mosca ad intervenire militarmente. Ciò che puntualmente avvenne alla fine di dicembre di quello stesso anno. Sempre Brzezinski, durante la stessa intervista, ricorda che, quando i sovietici entrarono in Afghanistan, scrisse a Carter un’altra nota nella quale espresse la sua opinione sul fatto che gli USA finalmente avevano l’opportunità di dare all’Unione Sovietica la loro guerra del Vietnam. Il conflitto, insostenibile per Mosca, avrebbe condotto, secondo Brzezinski, al collasso dell’impero sovietico. Il lungo impegno militare sovietico a favore del governo comunista di Kabul, di fatto, ha contribuito ulteriormente a debilitare l' URSS, già in avanzato stato di crisi interna, sia nella parte politica-burocratica che in quella socio- economica. Come sappiamo oggi, il ritiro dell’esercito da parte di Mosca dal teatro afgano lasciò tutta la zona in una situazione di estrema fragilità politica, economica e, soprattutto, geostrategica. In pratica, neanche dieci anni dopo la rivoluzione di Teheran, tutta la regione era stata completamente destabilizzata a beneficio esclusivo del sistema occidentale. Il contemporaneo inarrestabile declino dell' Unione Sovietica, accelerato dall’avventura afgana e, successivamente, lo smembramento della Federazione Iugoslava (una specie di Stato tappo tra i blocchi occidentali e sovietici) degli anni '90 aprivano le porte all’espansione USA, l' hyperpuissance, come definito dal ministro francese Hubert Védrine, nello spazio eurasiatico. Dopo il sistema bipolare, si apriva una nuova fase geopolitica: quella del “momento unipolare”. Il nuovo sistema unipolare, però, avrebbe avuto vita breve, e sarebbe finito –all’alba del XXI secolo- con la riaffermazione della Russia come attore globale e con il sorgere contemporaneo delle potenze asiatiche, Cina ed India. I cicli geopolitici dell’Afghanistan L’Afghanistan per le sue proprie caratteristiche, relative principalmente alla sua posizione nello spazio sovietico (confini con le repubbliche, in quell’epoca sovietiche, del Turkmenistan, Uzbekistan e Tayikistan), alle caratteristiche fisiche, e, inoltre, alla mancanza di omogeneità etnica, culturale e confessionale, rappresentava, agli occhi di Washington, una porzione fondamentale del chiamato “arco di crisi”, cioè, la striscia di territorio che si estende dai confini meridionali dell' URSS fino all’Oceano Indiano. L’elezione come trappola per l' URSS cadde sull’Afghanistan, quindi, per evidenti motivi geopolitici e geostrategici. Dal punto di vista dell’analisi geopolitica, infatti, l’Afghanistan costituisce un chiaro esempio di un’aerea critica, dove le tensioni tra le grandi potenze si scaricano da tempi memorabili. L’area nella quale si trova attualmente la Repubblica Islamica dell’Afghanistan, dove il potere politico sempre si è strutturato sulla dominazione delle tribù pashtunes sulle altre etnie (tayikos, hazaras, uzbecos, turcomani, baluchi) si forma precisamente nella frontiera dei tre grandi dispositivi geopolitici: l’impero mongolo, il Khanato uzbeko e l'impero persiano. Le dispute tra le tre identità geopolitiche limitrofe determineranno la loro storia futura. Nel XVIII e XIX secolo, quando l’apparato statale si sarebbe consolidato come regno afgano, l’area sarebbe stata oggetto delle contese tra le due grandi entità geopoliche: l’Impero Russo e la Gran Bretagna. Nell’ambito del così detto “Grande Gioco”, la Russia, potenza di terra, nel suo impeto verso i mari caldi (Oceano Indiano), l’India e la Cina, si scontrano con una potenza marittima britannica che, a sua volta, cerca di chiudere e di penetrare la massa eurasiatica in Oriente verso la Birmania, la Cina, il Tibet e la conca del Yangtse, girando sull’India, ed in Occidente in direzione degli attuali Pakistan, Afghanistan e Iran, verso il Caucaso, il Mar Nero, la Mesopotamia e il Golfo Persico. Nel sistema bipolare della fine del ventesimo secolo, come sopra descritto, l'Afghanistan sarà un campo in cui vengono misurate di nuovo una potenza del mare, gli Stati Uniti, e da terra, l'URSS . Oggi, dopo l’invasione statunitense del 2001, che presuntuosamente Brzezinski definiva come la trappola afgana per i sovietici è diventata la palude e l’incubo degli Stati Uniti. [1] «La monstruosa estrategia para destruir Rusia», por Arthur Lepic, Red Voltaire, 12 de diciembre 2004. Fonte:http://www.voltairenet.org/article163239.html Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di Vanesa Video correlati: L'UOMO DIETRO BARAK OBAMA (1/2) L'UOMO DIETRO BARAK OBAMA (2/2)