Quando gli allievi superano i maestri

Wednesday, 16 December, 2009

in Economia & Mercato, Esteri

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Le borse cinesi quest’anno hanno effettuato collocamenti (IPO, Initial Public Offering) per un importo doppio di quello piazzato sui mercati americani, nell’ennesimo segno dell’ascesa della regione asiatica nella finanza internazionale. La sola Hong Kong ha raccolto quest’anno 27,2 miliardi di IPO, contro i 26,5 miliardi degli Stati Uniti. Le borse della Mainland China hanno raccolto altri 24,4 miliardi di dollari. Dal 1996, primo anno di diffusione di tali classifiche, e con la sola eccezione del 2006 (quando il primo posto nei collocamenti andò al Regno Unito), gli Stati Uniti erano risultati i primi al mondo per nuovi placement azionari.

Poiché per ogni collocamento occorrono collocatori, che prendono ricche fees per il disturbo, le banche globali occidentali hanno beneficiato della bonanza cinese. In alcuni casi con risultati non particolarmente eclatanti. I prezzi di 11 compagnie cinesi collocate da UBS sono scesi il primo giorno di quotazione, e quattro di esse stanno ancora scambiando sotto il prezzo di emissione. Anche tre delle sei IPO piazzate da Bank of America sono scese al debutto. Piatto ricco, mi ci ficco. E la selettività va a farsi benedire, spingendo le banche a definire prezzi di collocamento spesso irrealistici, pur di acquisire il cliente. I cinesi sono ormai a pieno titolo nel grande gioco della finanza globale inclusi alcuni vizietti, noti pure a noi piccoli italici provinciali.

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BERNASCONI

Questa bambina preferisce guardare il fotografo ed ignorare il ponte alle sue spalle e la splendida balaustra ondeggiante a forma di serpente. L'ha vista talmente spesso che ora non attira più la sua attenzione. Cominciamo ad essere stufi del movimento laterale delle borse. Gli indici ondeggiano in un ridotto trading range e l'appiattirsi degli indicatori non ci offre nuovi argomenti d'analisi.

Ieri le borse sono rimaste tranquille fino alle 14.30 quando sono stati pubblicati i soliti dati economici negli Stati Uniti. Questi sono stati interpretati negativamente dagli investitori che hanno spedito gli indici azionari verso il basso e il dollaro al rialzo. Si é trattato però di un fuoco di paglia. Alla fine le borse europee hanno recuperato per una chiusura in positivo mentre Wall Street ha lasciato un -0.5% sul terreno. Tecnicamente non ci sono cambiamenti - la nostra valutazione di inizio settimana é invariata: "Le borse sono bloccate in un movimento laterale di cui non si vede la fine. Gli indici europei sono sui livelli toccati a metà settembre mentre l'S&P500 si muove da ormai un mese in un stretto canale delimitato dal supporto a 1085 punti e dalla resistenza e massimo annuale a 1120 punti. Gli indicatori mandano segnali confusi e contradittori, le medie mobili a 50 giorni si appiattiscono. A questo punto fare delle previsioni diventa una speculazione basata su poche ed insufficienti evidenze tecnica. Fino a prova contraria il trend di base é quello che domina da marzo e quindi rialzista. Unicamente la forza del dollaro americano e la relativa sovravalutazione fondamentale delle borse parlano per una dovuta correzione." Ieri l'S&P500 ha terminato la seduta a 1108 punti (-0.55%) tornando quindi al centro del trading range 1085 - 1120. A livello strutturale abbiamo avuto una sorpresa positiva. I nuovi massimi a 20 giorni (1296) sono aumentati e superano decisamente i nuovi minimi (478) fatto che, considerando la giornata negativa ed il movimento laterale che dura da più di 20 giorni, é decisamente costruttivo. Possiamo quindi mantenere l'opinione espressa ieri mattina: "In mancanza di segnali decisamente negativi é quindi più probabile che il trend rialzista iniziato a marzo trovi un completamente con un breve balzo verso la fine dell'anno." Il nostro scenario futuro resta moderatamente positivo rispettando quanto scritto ad inizio settimana: "Al momento attuale però l'analisi grafica non ci offre nessuno spunto per una previsione attendibile e dobbiamo aspettare che una rottura nell'una o nell'altra direzione ci indichi la via da seguire. L'alternativa sarebbe un miglioramento o un deterioramento della situazione strutturale - per ora non si delinea nessuna delle due variati. L'ultimo aspetto da considerare é quello stagionale. In un'anno come questo, statisticamente le ultime settimane di contrattazioni e la prima settimana di gennaio si concludono positivamente. Un rally di fine d'anno é più probabile che una correzione. Siamo però già a metà dicembre e non é successo ancora niente."

Ieri l'USD Index é balzato a 76.96 (+0.78%) con un massimo a 77.09. Il cambio EUR/USD é sceso a 1.4555. Nella fase di rialzo delle borse il dollaro era strettamente correlato agli indici azionari. Dollaro debole corrispondeva a borse forti. Ora l'USD Index sta attaccando la forte ed importante resistenza a 76.50-77 punti. Se la supera abbiamo la conferma che il trend sul dollaro é cambiato e la moneta americana ha iniziato l'attesa fase di rivalutazione. Questo fatto non é però al momento in grado di scatenare una correzione sulle borse. Per ora il rialzo degli indici azionari si é bloccato ma la correlazione dollaro-borse non sembra funzionare bene nella direzione opposta. L'oro é stabile a 1125 USD/l'oncia. Per quel che riguarda la correlazione tra USD e borse leggete il nostro articolo d'analisi fondamentale dal titolo "Carry Trade".

Passiamo ora ad esaminare la situazione (charts a sei mesi) sui singoli mercati.

L'S&P500 (-0.55% a 1108 punti) ha perso terreno restando però nel conosciuto trading range 1085-1120. Lunedì abbiamo concluso con questa frase: "Fino a quando l'indice non esce (o fa un serio tentativo in questo senso) da questo range non é possibile dire in quale direzione si svilupperà." Malgrado il calo di ieri manteniamo l'ottimismo: "L'indice sale verso la resistenza e sembra sostenuto da trasporti e aziende elettriche (utilities). Il dollaro non vuole frenare il movimento. A questo punto abbiamo l'impressione che nelle prossime settimane un nuovo massimo marginale é possibile (1140-1150 punti) - non abbiamo però ancora nessuna conferma tecnica."

Il Nasdaq100 (-0.60% a 1798 punti) ha perso parte dei guadagni del giorno prima tornando sotto la soglia psicologica dei 1800 punti. Conoscete la nostra valutazione: "Nei prossimi giorni si decide l'andamento dell'indice fino a fine anno. Un superamento dell'ovvia resistenza a 1815 punti aprirebbe la strada ad una continuazione moderata del rialzo. Un ritorno sotto i 1740 punti unito ad un'ulteriore rafforzamento dell'USD potrebbe far ridiscendere l'indice sui 1650 punti." Finora eravamo piuttosto negativi basandoci su considerazioni legate al dollaro. Ora però pensiamo che l'aspetto stagionale diventa più importante e prevediamo che per fine anno un nuovo massimo annuale sia possibile.

L'Eurostoxx50 (+0.12% a 2888 punti) é sceso fino a 2855 punti prima di risollevarsi e chiudere in positivo. Tecnicamente non vediamo ragioni per un forte movimento in una o nell'altra direzione (trading range tra i 2800 ed i 2900 punti). Viste le nostre considerazioni riguardanti gli indici americani e la buona reazione di ieri é però possibile che nelle prossime settimane l'Eurostoxx50 riesca a muoversi sopra il massimo annuale a 2962 punti e toccare i 3000 punti. L'apertura stamattina é nuovamente prevista sui 2890 punti - una chiusura sopra i 2900 punti potrebbe essere il segnale d'inizio del mini rally di fine anno.

Il DAX (+0.16% a 5811 punti) si é comportato come l'Eurostoxx50 restando in chiusura sopra la barriera intermedia (e psicologica) a 5800 punti. L'indice oscilla da settimane tra i 5600 ed i 5800 (5820) punti senza una tendenza e senza che rialzisti o ribassisti riescano definitivamente ad imporsi. Stamattina l'indice inizia le contrattazioni sui 5805 punti - se riuscisse finalmente ad allontanarsi verso l'alto da questo livello, il massimo annuale a 5888 punti potrebbe venir raggiunto e superato nel corso della settimana.

L'SMI (+0.10% a 6439 punti) si é comportato come il resto dell'Europa. Il nostro scenario per questo indice é invariato da settimane: "Cominciamo a sentirci ridicoli a dover parlare di ribasso o rialzo guardando il grafico di un'indice che praticamente non si muove da due mesi. Fino a quando l'SMI non esce con decisione dal range 6200 - 6470 preferiamo stare zitti e lasciare l'indice oscillare lateralmente senza tendenza." Osserviamo che il trading range si é ampliato a 6200 - 6500 punti grazie al nuovo massimo annuale di dieci giorni fà (6506) ma tendenzialmente l'indice é ancora in un movimento laterale. Come per le altre piazze finanziarie prevediamo ora un test della resistenza - nuovi massimi per fine anno, rispettivamente per la tradizionalmente positiva prima settimana di gennaio sono possibili.

Scenario fine 2009 - 2010 Per i prossimi mesi prevediamo una sostanziale correzione. Il minimo a 666 punti di S&P500 raggiunti il 6 di marzo deve essere confermato. Un nuovo minimo sotto questo livello é ormai da escludere. Probabilmento l'S&P500 toccherà nel corso dell'anno prossimo un minimo ascendente tra i 740 ed i 820 punti. Gli analisti fondamentali stanno continuamente rivedendo le stime degli utili delle società. Ad un certo momento erano scesi fin sotto i 30 USD. Ora che la recessione sembra alle nostre spalle, le stime ufficiali per il 2009 (al 3 novembre 2009) sono risalite a 56.22 USD. Quelle per il 2010 sono addirittura al'incredibile livello di 74.99 USD. Capitalizzando gli utili 2009 con un P/E normale di 15/16 si arriva ad un valore teorico dell'S&P500 di 900 punti. In questi dati é però scontato un recupero marcato dell'economia ed un forte aumento degli utili delle imprese. Ricordiamoci che gli utili operativi 2008 delle società dell'S&P500 sono stati di 15.09 USD. Debitiamo inoltre che i dati relativi al 2010 siano realistici. Di conseguenze stimare ora correttamente gli utili delle società e determinare un giusto rapporto P/E per capitalizzare questo valore é un'impresa ardua. Troppe sono le variabili e le incognite. Se gli utili risalissero solo a 50 USD e la ripresa fosse anemica (come ritiene una buona parte degli economisti), un P/E di 12 sarebbe più adeguato portando il valore teorico dell'S&P500 a 600 USD. Riassumendo, tecnicamente e fondamentalmente i 1100 punti di S&P500 raggiunti a novembre corrispondono secondo noi ad una sopravalutazione del mercato. La prossima dovuta sostanziale correzione ci dirà a quale punto si trova la congiuntura mondiale.

Richiedete informazioni a analisi_tecnica@longshortinvest.com Non rispondiamo a mails anonime.

Bernasconi Consult, gestione patrimoniale e consulenza finanziaria Zollikerstrasse 1, CH-8702 Zollikon Tel. +41 43 499 63 84 EMail: bernasconi@longshortinvest.com

Costa (Onu), denuncia-shock: «Molte banche salvate con capitali legati al traffico di droga»

16 dicembre 2009
«I proventi del traffico di droga hanno contribuito in modo determinante al salvataggio di alcune banche nel mondo»...
Costa (Onu), denuncia-shock: «Molte banche salvate con capitali legati al traffico di droga»

«I proventi del traffico di droga hanno contribuito in modo determinante al salvataggio di alcune banche nel mondo». A lanciare la clamorosa denuncia è stato, nei giorni scorsi, il capo dell’ufficio delle Nazioni Unite che si occupa di crimini e stupefacenti (UN Office on Drugs and Crime), Antonio Mario Costa. In un’intervista rilasciata all’Observer, il dirigente ha sottolineato infatti come siano riscontrabili segnali che lasciano intendere come alcuni istituti di credito abbiano potuto contare, per evitare il proprio collasso, su miliardi di dollari «originati dal commercio di droghe e da altre attività illecite».

Costa ha spiegato che il problema principale, nella seconda metà del 2008, per le banche, è stato legato ai mancati prestiti interbancari: una difficoltà che «ha paralizzato il sistema». La conseguenza è stata che quelli provenienti dalla criminalità organizzata fossero «gli unici capitali liquidi disponibili», anche se non ha voluto specificare quali Paesi o quali istituti di credito in particolare abbiano ricevuto flussi di denaro di provenienza illecita. Ma mantenendo uno sguardo ampio sulla vicenda, il dirigente delle Nazioni Unite ha spiegato come una fetta maggioritaria dei 352 miliardi di dollari di profitti ricavati dal traffico di stupefacenti nel mondo sia stato assorbito dal sistema economico, che li ha di fatto riciclati.

L’Observer ha pubblicato anche la replica della British Bankers' Association, che attraverso un suo portavoce ha spiegato che «non esiste alcuno studio dei regolatori che supporti una teoria di questo genere. È vero che c’è stata un’importante mancanza di liquidità, ma è stata compensata grazie all’intervento delle banche centrali».

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Irlanda, nuovo allarme dalla banca centrale

16 dicembre 2009
Irlanda, nuovo allarme dalla banca centrale Le banche irlandesi avranno bisogni di riserve di capitale significativamente superiori rispetto a quelli attuali...

Le banche irlandesi avranno bisogni di riserve di capitale significativamente superiori rispetto a quelli attuali. E una partecipazione statale del 50% nei due principali istituti di credito del Paese non è da escludere. A spiegarlo è stato ieri il governatore della banca centrale d’Irlanda, Patrick Honohan, che ha così lanciato un nuovo allarme sul sistema bancario dell’isola, concentrando la propria attenzione, in particolare, su Allied Irish Banks PLC e Bank of Ireland PLC. «Fino a che le banche non saranno in grado di garantirsi reciprocamente i capitali di cui necessitano, il governo dovrà essere pronto ad effettuare gli investimenti che sosterranno il sistema», ha sottolineato il governatore.

Gli istituto di credito irlandesi sono stati colpiti dalla crisi finanziaria globale in modo particolarmente duro, soprattutto a causa del collasso del mercato immobiliare. Per questo il Tesoro possiede già una partecipazione pari al 25% sia in Bank of Ireland che in Allied Irish Banks, acquisita dopo aver iniettato in entrambe 3,5 miliardi di euro. I due istituti, inoltre, trasferiranno alcuni prestiti “tossici” nella nascente “bad bank” che prenderà il nome di National Asset Management Agency: si tratterà di un valore nominale complessivo pari a 77 miliardi di euro (sebbene l’agenzia pagherà solo 54 miliardi).

Honohan, tuttavia, ha anche specificato che «ora le prospettive del sistema bancario sono cambiate: nei prossimi mesi, anche grazie al rinnovamento del management, non sembra possibile attendersi ulteriori crolli».

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L’Europa che non vogliamo

Analisi
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Mercoledì 16 Dicembre 2009 – 8:30 – Umberto Bianchi stampa

E’ recente la notizia della vittoria in terra elvetica di un quanto mai controverso referendum, che di fatto ha imposto lo stop alla proliferazione di costruzioni adibite al culto islamico. Un referendum boicottato e condannato in tutta Europa a gran voce dai buonisti di turno (chiesa, associazioni solidariste, etc.), ma che in Svizzera ha invece trovato degli insospettabili alleati, tra quegli stessi intellettuali, scrittori e nomi di grido, tradizionalmente collocati su posizioni progressiste. Cosa è successo? Il piccolo Paese nel cuore dell’Europa si è improvvisamente svegliato xenofobo e razzista, o c’è qualcosa di più? Il fatto è che i media, con una cocciutaggine degna di un mulo, si ostinano ad ignorare quel profondo malessere che sta silenziosamente attraversando l’Europa. Questo malessere è sintomo del fallimento dell’intera costruzione politico-economica europea e di quelle politiche incentrate sull’apertura a tutti i costi ad un modello di società multiculturale e multietnica. Nel cinquantennio seguito all’ultimo conflitto mondiale, sino alla caduta del Muro, la costruzione europea era limitata ad un ristretto numero di fortunati, che beneficiava di quei vincoli economici e finanziari, risultanti dagli accordi di Bretton Woods. Frontiere, dazi e consistenti limiti d’azione per i mercati finanziari, accanto ad interventi pubblici nelle varie economie, permisero uno sviluppo graduale e controllato delle economie del Vecchio Continente, tale da generare un senso di impotenza, invidia e frustrazione da parte di ambedue le due superpotenze rivali Urss ed Usa. La prima perché vedeva vanificati i propri sforzi destabilizzatori dall’avanzante benessere economico dell’Europa Occidentale, la seconda perché, con la scusa del perdurare dello status quo di Yalta, si trovava a dover affrontare praticamente da sola le maggiori spese per il mantenimento sul suolo europeo di un gigantesco sistema di difesa , oltre alle altrettante colossali spese per il continuo riadeguamento dei propri sistemi di difesa nella continua competizione con l’Urss. La fine del blocco sovietico arriverà così repentinamente, da far sorgere il motivato sospetto che il blocco di potere sovietico non vedesse l’ora di sganciarsi dal marxismo, scaricando sull’Europa Occidentale tutto il destabilizzante peso di questa scelta. In effetti, la sonnacchiosa e sgangherata Europetta di Bruxelles fu colta di sorpresa dagli eventi e, con grande gioia di ambedue gli ex contendenti Usa ed Urss, iniziò il proprio graduale suicidio. Anziché porre in essere un’accorta riflessione su quanto andava accadendo, spinti da un’ubriacatura di stampo neoliberista, incentivata dai media succubi delle teorie dei vari Chicago Boys, si iniziò a smantellare forsennatamente tutte quelle sovrastrutture che in Europa avevano sino a quel momento garantito benessere e protezione sociale, confondendo inefficienza e burocratizzazione con privatizzazione. Passo numero due. All’insegna della medesima ubriacatura, si intraprese la strada degli accordi sul commercio globale (GATT), con cui gli stati nazionali andavano via via perdendo qualsiasi controllo su quei flussi economici, ora sempre più incentrati sull’infamia della delocalizzazione delle attività industriali. Non solo. Anziché cercare di comprendere la forte crisi d’identità che attraversava l’idea di stato, (come dimostrato dagli eventi della ex Jugoslavia), e porre mano ad adeguate riforme strutturali, si pensò bene di svuotare gli stati nazionali europei di competenze e funzioni, demandati invece ad un ben peggior super-stato europeo, asservito a burocrazia e banche. Con la stessa delicatezza di un elefante all’interno di una cristalleria, si è poi deciso di imporre ai popoli europei un sistema monetario unificato attraverso l’euro che, senza tener conto delle debite peculiarità socio economiche del Vecchio Continente, ne ha invece gettato l’economia in uno stato di perenne recessione. La partecipazione attiva alle bravate statunitensi in scenari esteri, ha poi ulteriormente allungato le ombre di una crisi economica, ora alimentata dagli altissimi costi per il mantenimento di truppe all’estero. Ma il colpo di grazia l’ha dato la folle politica dell’accoglienza che, negli accordi di Schengen applicati senza alcun criterio selettivo, ha trovato il proprio definitivo e devastante clou. Dopo aver per anni spalancato le porte ad immigrati di provenienza extraeuropea che hanno defraudato i lavoratori europei dei propri posti, dopo aver messo in ginocchio le casse dei vari stati grazie alle sostanziose sovvenzioni sociali di cui questi immigrati hanno beneficiato, bene, è arrivato il turno dell’invasione da parte di etnie che, anche se provenienti dall’Europa, hanno creato forte disagio sociale nelle nazioni in cui si sono impiantati. L’Italia in particolare, oltre ad essere la agognata meta di etnie di origine nord africana (marocchini, tunisini, egiziani, etc.), asiatica (bengalesi, indiani, pakistani, filippini, cinesi, etc.), africana (senegalesi, congolesi, etc.) e latino americana (peruviani, ecuadoregni, brasiliani vari, etc.) è divenuta il centro di arrivo di romeni, albanesi, ucraini, polacchi, rom, etc., ovvero di tutti coloro che provengono da tutte quelle nazioni d’oltrecortina, passate da regimi di ispirazione marxista filosovietica, al modello “pappaland”, di sicura ispirazione nordamericana, (e che in nazioni come Kosovo, Albania, Romania, Bulgaria, etc. trova dei concreti esempi di riferimento) impostato su traffico di droga, armi, prostituzione, veicolati da una massiccia invasione migratoria verso nazioni come l’Italia. L’effetto di tutto questo è devastante: la razza padrona, grazie alla manodopera straniera a basso costo, continua a crapulare alle spalle dei lavoratori nostrani, sempre più immiseriti e precarizzati. Stupri e violenze senza fine compiuti dagli stranieri, ingenerano tra i cittadini italiani sempre più paura ed insicurezza. Le mafie nostrane, nonostante l’azione di contrasto delle Forze dell’Ordine, grazie alla manovalanza straniera continuano a perseguire i propri loschi intenti. A questo punto, senza ombra di dubbio, possiamo dire che il processo di unità europeo sta fallendo su tutti i fronti, grazie ad un primario equivoco di base. Creder di fare dell’Europa un megastato centralizzato, animato da un’unica politica economica, amministrativa e legislativa è follia pura. La peculiarità dell’Europa sta nel convivere su un’unica piattaforma continentale di plurisecolari, tradizioni, usi , consuetudini ed eredità, assolutamente non conformabili ad un unico soffocante modello. L’Europa è nazioni, regioni e macroregioni. E’ popoli, lingue, dialetti, cucine e sapori. Quattro buffoni a Bruxelles, non possono e non debbono permettersi di pontificare sulla pelle dei popoli europei. Riedificare l’Europa come confederazione di liberi Stati, con tanto di autonomia decisionale in materia economica e politica, con tanto di frontiere erette a difesa del benessere e degli interessi dei singoli popoli. Tutto questo senza dimenticarsi di avere, in quanto europei, dei motivi di comune appartenenza, che una libera confederazione potrà benissimo assolvere, senza stravolgere il tessuto connettivo dei vari stati, ma anzi, ponendosi come baluardo di comune difesa contro le politiche e le economie più aggressive come quelle degli Usa e della Cina. Un modello confederale che dovrà far da battistrada all’idea che, in un mondo sovrappopolato come il nostro, le cui distanze sono state progressivamente accorciate dai mezzi di comunicazione, un solo soggetto statuale non può più tirar le fila per tutto il resto, ma a farlo saranno tutta quella serie di entità che a livello statale, regionale o macroregionale, rappresenteranno le varie istanze geopolitiche e geoeconomiche di riferimento. In uno scenario simile, parlare di immigrazione è un vero e proprio non senso ontologico. L’immigrazione è oggidì l’arma con cui i poteri forti dell’economia e della finanza mondiale cercano di sottomettere e ridurre in totale soggezione i popoli che la subiscono anzitutto, ma anche quelle nazioni da cui essa parte e che si trovano via via private di un fondamentale apporto di risorse umane. La battaglia deve dunque partire dalla graduale riappropriazione della sovranità territoriale, da parte dei singoli stati. Abolire l’infamia di Schengen, ripristinando in tal modo le frontiere nazionali. Iniziare una graduale riduzione del numero delle presenze di stranieri in Italia, tramite una progressiva revoca dei permessi di lavoro, sino ad arrivare alla proibizione in toto dell’assunzione di lavoratori stranieri. Prevedere l’intervento dello Stato in sostegno o sostituzione dei privati, laddove con la partenza degli allogeni vengano lasciate delle carenze. Certo una battaglia difficile e scomoda, che i codardi ed i traditori buonisti di tutte le risme boicotteranno a gran voce, preferendo invece dedicarsi a battaglie o a dibattiti di retroguardia, molto spesso condite da un dolciastro sapore nostalgico, come nel caso dei destroidi e dei neofascisti, legati ad inestinguibili sensi di colpa, a cui andrebbe invece sostituita una battaglia per la democrazia diretta; ovvero laddove i governi eletti dal popolo facciano orecchie da mercante, si deve poter intervenire a colpi di referendum ed il caso dell’invasione migratoria rientra alla perfezione in quanto sin qui detto. Il cammino verso la democrazia diretta è ora aperto: spetta a noi fare da battistrada lungo un cammino difficile ma possibile, tutto all’insegna di un rinnovato senso di legalità e di partecipazione delle masse al processo democratico.

http://www.rinascita.info/

L’Europa che non vogliamo

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Mercoledì 16 Dicembre 2009 – 8:30 – Umberto Bianchi stampa

E’ recente la notizia della vittoria in terra elvetica di un quanto mai controverso referendum, che di fatto ha imposto lo stop alla proliferazione di costruzioni adibite al culto islamico. Un referendum boicottato e condannato in tutta Europa a gran voce dai buonisti di turno (chiesa, associazioni solidariste, etc.), ma che in Svizzera ha invece trovato degli insospettabili alleati, tra quegli stessi intellettuali, scrittori e nomi di grido, tradizionalmente collocati su posizioni progressiste. Cosa è successo? Il piccolo Paese nel cuore dell’Europa si è improvvisamente svegliato xenofobo e razzista, o c’è qualcosa di più? Il fatto è che i media, con una cocciutaggine degna di un mulo, si ostinano ad ignorare quel profondo malessere che sta silenziosamente attraversando l’Europa. Questo malessere è sintomo del fallimento dell’intera costruzione politico-economica europea e di quelle politiche incentrate sull’apertura a tutti i costi ad un modello di società multiculturale e multietnica. Nel cinquantennio seguito all’ultimo conflitto mondiale, sino alla caduta del Muro, la costruzione europea era limitata ad un ristretto numero di fortunati, che beneficiava di quei vincoli economici e finanziari, risultanti dagli accordi di Bretton Woods. Frontiere, dazi e consistenti limiti d’azione per i mercati finanziari, accanto ad interventi pubblici nelle varie economie, permisero uno sviluppo graduale e controllato delle economie del Vecchio Continente, tale da generare un senso di impotenza, invidia e frustrazione da parte di ambedue le due superpotenze rivali Urss ed Usa. La prima perché vedeva vanificati i propri sforzi destabilizzatori dall’avanzante benessere economico dell’Europa Occidentale, la seconda perché, con la scusa del perdurare dello status quo di Yalta, si trovava a dover affrontare praticamente da sola le maggiori spese per il mantenimento sul suolo europeo di un gigantesco sistema di difesa , oltre alle altrettante colossali spese per il continuo riadeguamento dei propri sistemi di difesa nella continua competizione con l’Urss. La fine del blocco sovietico arriverà così repentinamente, da far sorgere il motivato sospetto che il blocco di potere sovietico non vedesse l’ora di sganciarsi dal marxismo, scaricando sull’Europa Occidentale tutto il destabilizzante peso di questa scelta. In effetti, la sonnacchiosa e sgangherata Europetta di Bruxelles fu colta di sorpresa dagli eventi e, con grande gioia di ambedue gli ex contendenti Usa ed Urss, iniziò il proprio graduale suicidio. Anziché porre in essere un’accorta riflessione su quanto andava accadendo, spinti da un’ubriacatura di stampo neoliberista, incentivata dai media succubi delle teorie dei vari Chicago Boys, si iniziò a smantellare forsennatamente tutte quelle sovrastrutture che in Europa avevano sino a quel momento garantito benessere e protezione sociale, confondendo inefficienza e burocratizzazione con privatizzazione. Passo numero due. All’insegna della medesima ubriacatura, si intraprese la strada degli accordi sul commercio globale (GATT), con cui gli stati nazionali andavano via via perdendo qualsiasi controllo su quei flussi economici, ora sempre più incentrati sull’infamia della delocalizzazione delle attività industriali. Non solo. Anziché cercare di comprendere la forte crisi d’identità che attraversava l’idea di stato, (come dimostrato dagli eventi della ex Jugoslavia), e porre mano ad adeguate riforme strutturali, si pensò bene di svuotare gli stati nazionali europei di competenze e funzioni, demandati invece ad un ben peggior super-stato europeo, asservito a burocrazia e banche. Con la stessa delicatezza di un elefante all’interno di una cristalleria, si è poi deciso di imporre ai popoli europei un sistema monetario unificato attraverso l’euro che, senza tener conto delle debite peculiarità socio economiche del Vecchio Continente, ne ha invece gettato l’economia in uno stato di perenne recessione. La partecipazione attiva alle bravate statunitensi in scenari esteri, ha poi ulteriormente allungato le ombre di una crisi economica, ora alimentata dagli altissimi costi per il mantenimento di truppe all’estero. Ma il colpo di grazia l’ha dato la folle politica dell’accoglienza che, negli accordi di Schengen applicati senza alcun criterio selettivo, ha trovato il proprio definitivo e devastante clou. Dopo aver per anni spalancato le porte ad immigrati di provenienza extraeuropea che hanno defraudato i lavoratori europei dei propri posti, dopo aver messo in ginocchio le casse dei vari stati grazie alle sostanziose sovvenzioni sociali di cui questi immigrati hanno beneficiato, bene, è arrivato il turno dell’invasione da parte di etnie che, anche se provenienti dall’Europa, hanno creato forte disagio sociale nelle nazioni in cui si sono impiantati. L’Italia in particolare, oltre ad essere la agognata meta di etnie di origine nord africana (marocchini, tunisini, egiziani, etc.), asiatica (bengalesi, indiani, pakistani, filippini, cinesi, etc.), africana (senegalesi, congolesi, etc.) e latino americana (peruviani, ecuadoregni, brasiliani vari, etc.) è divenuta il centro di arrivo di romeni, albanesi, ucraini, polacchi, rom, etc., ovvero di tutti coloro che provengono da tutte quelle nazioni d’oltrecortina, passate da regimi di ispirazione marxista filosovietica, al modello “pappaland”, di sicura ispirazione nordamericana, (e che in nazioni come Kosovo, Albania, Romania, Bulgaria, etc. trova dei concreti esempi di riferimento) impostato su traffico di droga, armi, prostituzione, veicolati da una massiccia invasione migratoria verso nazioni come l’Italia. L’effetto di tutto questo è devastante: la razza padrona, grazie alla manodopera straniera a basso costo, continua a crapulare alle spalle dei lavoratori nostrani, sempre più immiseriti e precarizzati. Stupri e violenze senza fine compiuti dagli stranieri, ingenerano tra i cittadini italiani sempre più paura ed insicurezza. Le mafie nostrane, nonostante l’azione di contrasto delle Forze dell’Ordine, grazie alla manovalanza straniera continuano a perseguire i propri loschi intenti. A questo punto, senza ombra di dubbio, possiamo dire che il processo di unità europeo sta fallendo su tutti i fronti, grazie ad un primario equivoco di base. Creder di fare dell’Europa un megastato centralizzato, animato da un’unica politica economica, amministrativa e legislativa è follia pura. La peculiarità dell’Europa sta nel convivere su un’unica piattaforma continentale di plurisecolari, tradizioni, usi , consuetudini ed eredità, assolutamente non conformabili ad un unico soffocante modello. L’Europa è nazioni, regioni e macroregioni. E’ popoli, lingue, dialetti, cucine e sapori. Quattro buffoni a Bruxelles, non possono e non debbono permettersi di pontificare sulla pelle dei popoli europei. Riedificare l’Europa come confederazione di liberi Stati, con tanto di autonomia decisionale in materia economica e politica, con tanto di frontiere erette a difesa del benessere e degli interessi dei singoli popoli. Tutto questo senza dimenticarsi di avere, in quanto europei, dei motivi di comune appartenenza, che una libera confederazione potrà benissimo assolvere, senza stravolgere il tessuto connettivo dei vari stati, ma anzi, ponendosi come baluardo di comune difesa contro le politiche e le economie più aggressive come quelle degli Usa e della Cina. Un modello confederale che dovrà far da battistrada all’idea che, in un mondo sovrappopolato come il nostro, le cui distanze sono state progressivamente accorciate dai mezzi di comunicazione, un solo soggetto statuale non può più tirar le fila per tutto il resto, ma a farlo saranno tutta quella serie di entità che a livello statale, regionale o macroregionale, rappresenteranno le varie istanze geopolitiche e geoeconomiche di riferimento. In uno scenario simile, parlare di immigrazione è un vero e proprio non senso ontologico. L’immigrazione è oggidì l’arma con cui i poteri forti dell’economia e della finanza mondiale cercano di sottomettere e ridurre in totale soggezione i popoli che la subiscono anzitutto, ma anche quelle nazioni da cui essa parte e che si trovano via via private di un fondamentale apporto di risorse umane. La battaglia deve dunque partire dalla graduale riappropriazione della sovranità territoriale, da parte dei singoli stati. Abolire l’infamia di Schengen, ripristinando in tal modo le frontiere nazionali. Iniziare una graduale riduzione del numero delle presenze di stranieri in Italia, tramite una progressiva revoca dei permessi di lavoro, sino ad arrivare alla proibizione in toto dell’assunzione di lavoratori stranieri. Prevedere l’intervento dello Stato in sostegno o sostituzione dei privati, laddove con la partenza degli allogeni vengano lasciate delle carenze. Certo una battaglia difficile e scomoda, che i codardi ed i traditori buonisti di tutte le risme boicotteranno a gran voce, preferendo invece dedicarsi a battaglie o a dibattiti di retroguardia, molto spesso condite da un dolciastro sapore nostalgico, come nel caso dei destroidi e dei neofascisti, legati ad inestinguibili sensi di colpa, a cui andrebbe invece sostituita una battaglia per la democrazia diretta; ovvero laddove i governi eletti dal popolo facciano orecchie da mercante, si deve poter intervenire a colpi di referendum ed il caso dell’invasione migratoria rientra alla perfezione in quanto sin qui detto. Il cammino verso la democrazia diretta è ora aperto: spetta a noi fare da battistrada lungo un cammino difficile ma possibile, tutto all’insegna di un rinnovato senso di legalità e di partecipazione delle masse al processo democratico.

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L’Europa che non vogliamo

Analisi
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Mercoledì 16 Dicembre 2009 – 8:30 – Umberto Bianchi stampa

E’ recente la notizia della vittoria in terra elvetica di un quanto mai controverso referendum, che di fatto ha imposto lo stop alla proliferazione di costruzioni adibite al culto islamico. Un referendum boicottato e condannato in tutta Europa a gran voce dai buonisti di turno (chiesa, associazioni solidariste, etc.), ma che in Svizzera ha invece trovato degli insospettabili alleati, tra quegli stessi intellettuali, scrittori e nomi di grido, tradizionalmente collocati su posizioni progressiste. Cosa è successo? Il piccolo Paese nel cuore dell’Europa si è improvvisamente svegliato xenofobo e razzista, o c’è qualcosa di più? Il fatto è che i media, con una cocciutaggine degna di un mulo, si ostinano ad ignorare quel profondo malessere che sta silenziosamente attraversando l’Europa. Questo malessere è sintomo del fallimento dell’intera costruzione politico-economica europea e di quelle politiche incentrate sull’apertura a tutti i costi ad un modello di società multiculturale e multietnica. Nel cinquantennio seguito all’ultimo conflitto mondiale, sino alla caduta del Muro, la costruzione europea era limitata ad un ristretto numero di fortunati, che beneficiava di quei vincoli economici e finanziari, risultanti dagli accordi di Bretton Woods. Frontiere, dazi e consistenti limiti d’azione per i mercati finanziari, accanto ad interventi pubblici nelle varie economie, permisero uno sviluppo graduale e controllato delle economie del Vecchio Continente, tale da generare un senso di impotenza, invidia e frustrazione da parte di ambedue le due superpotenze rivali Urss ed Usa. La prima perché vedeva vanificati i propri sforzi destabilizzatori dall’avanzante benessere economico dell’Europa Occidentale, la seconda perché, con la scusa del perdurare dello status quo di Yalta, si trovava a dover affrontare praticamente da sola le maggiori spese per il mantenimento sul suolo europeo di un gigantesco sistema di difesa , oltre alle altrettante colossali spese per il continuo riadeguamento dei propri sistemi di difesa nella continua competizione con l’Urss. La fine del blocco sovietico arriverà così repentinamente, da far sorgere il motivato sospetto che il blocco di potere sovietico non vedesse l’ora di sganciarsi dal marxismo, scaricando sull’Europa Occidentale tutto il destabilizzante peso di questa scelta. In effetti, la sonnacchiosa e sgangherata Europetta di Bruxelles fu colta di sorpresa dagli eventi e, con grande gioia di ambedue gli ex contendenti Usa ed Urss, iniziò il proprio graduale suicidio. Anziché porre in essere un’accorta riflessione su quanto andava accadendo, spinti da un’ubriacatura di stampo neoliberista, incentivata dai media succubi delle teorie dei vari Chicago Boys, si iniziò a smantellare forsennatamente tutte quelle sovrastrutture che in Europa avevano sino a quel momento garantito benessere e protezione sociale, confondendo inefficienza e burocratizzazione con privatizzazione. Passo numero due. All’insegna della medesima ubriacatura, si intraprese la strada degli accordi sul commercio globale (GATT), con cui gli stati nazionali andavano via via perdendo qualsiasi controllo su quei flussi economici, ora sempre più incentrati sull’infamia della delocalizzazione delle attività industriali. Non solo. Anziché cercare di comprendere la forte crisi d’identità che attraversava l’idea di stato, (come dimostrato dagli eventi della ex Jugoslavia), e porre mano ad adeguate riforme strutturali, si pensò bene di svuotare gli stati nazionali europei di competenze e funzioni, demandati invece ad un ben peggior super-stato europeo, asservito a burocrazia e banche. Con la stessa delicatezza di un elefante all’interno di una cristalleria, si è poi deciso di imporre ai popoli europei un sistema monetario unificato attraverso l’euro che, senza tener conto delle debite peculiarità socio economiche del Vecchio Continente, ne ha invece gettato l’economia in uno stato di perenne recessione. La partecipazione attiva alle bravate statunitensi in scenari esteri, ha poi ulteriormente allungato le ombre di una crisi economica, ora alimentata dagli altissimi costi per il mantenimento di truppe all’estero. Ma il colpo di grazia l’ha dato la folle politica dell’accoglienza che, negli accordi di Schengen applicati senza alcun criterio selettivo, ha trovato il proprio definitivo e devastante clou. Dopo aver per anni spalancato le porte ad immigrati di provenienza extraeuropea che hanno defraudato i lavoratori europei dei propri posti, dopo aver messo in ginocchio le casse dei vari stati grazie alle sostanziose sovvenzioni sociali di cui questi immigrati hanno beneficiato, bene, è arrivato il turno dell’invasione da parte di etnie che, anche se provenienti dall’Europa, hanno creato forte disagio sociale nelle nazioni in cui si sono impiantati. L’Italia in particolare, oltre ad essere la agognata meta di etnie di origine nord africana (marocchini, tunisini, egiziani, etc.), asiatica (bengalesi, indiani, pakistani, filippini, cinesi, etc.), africana (senegalesi, congolesi, etc.) e latino americana (peruviani, ecuadoregni, brasiliani vari, etc.) è divenuta il centro di arrivo di romeni, albanesi, ucraini, polacchi, rom, etc., ovvero di tutti coloro che provengono da tutte quelle nazioni d’oltrecortina, passate da regimi di ispirazione marxista filosovietica, al modello “pappaland”, di sicura ispirazione nordamericana, (e che in nazioni come Kosovo, Albania, Romania, Bulgaria, etc. trova dei concreti esempi di riferimento) impostato su traffico di droga, armi, prostituzione, veicolati da una massiccia invasione migratoria verso nazioni come l’Italia. L’effetto di tutto questo è devastante: la razza padrona, grazie alla manodopera straniera a basso costo, continua a crapulare alle spalle dei lavoratori nostrani, sempre più immiseriti e precarizzati. Stupri e violenze senza fine compiuti dagli stranieri, ingenerano tra i cittadini italiani sempre più paura ed insicurezza. Le mafie nostrane, nonostante l’azione di contrasto delle Forze dell’Ordine, grazie alla manovalanza straniera continuano a perseguire i propri loschi intenti. A questo punto, senza ombra di dubbio, possiamo dire che il processo di unità europeo sta fallendo su tutti i fronti, grazie ad un primario equivoco di base. Creder di fare dell’Europa un megastato centralizzato, animato da un’unica politica economica, amministrativa e legislativa è follia pura. La peculiarità dell’Europa sta nel convivere su un’unica piattaforma continentale di plurisecolari, tradizioni, usi , consuetudini ed eredità, assolutamente non conformabili ad un unico soffocante modello. L’Europa è nazioni, regioni e macroregioni. E’ popoli, lingue, dialetti, cucine e sapori. Quattro buffoni a Bruxelles, non possono e non debbono permettersi di pontificare sulla pelle dei popoli europei. Riedificare l’Europa come confederazione di liberi Stati, con tanto di autonomia decisionale in materia economica e politica, con tanto di frontiere erette a difesa del benessere e degli interessi dei singoli popoli. Tutto questo senza dimenticarsi di avere, in quanto europei, dei motivi di comune appartenenza, che una libera confederazione potrà benissimo assolvere, senza stravolgere il tessuto connettivo dei vari stati, ma anzi, ponendosi come baluardo di comune difesa contro le politiche e le economie più aggressive come quelle degli Usa e della Cina. Un modello confederale che dovrà far da battistrada all’idea che, in un mondo sovrappopolato come il nostro, le cui distanze sono state progressivamente accorciate dai mezzi di comunicazione, un solo soggetto statuale non può più tirar le fila per tutto il resto, ma a farlo saranno tutta quella serie di entità che a livello statale, regionale o macroregionale, rappresenteranno le varie istanze geopolitiche e geoeconomiche di riferimento. In uno scenario simile, parlare di immigrazione è un vero e proprio non senso ontologico. L’immigrazione è oggidì l’arma con cui i poteri forti dell’economia e della finanza mondiale cercano di sottomettere e ridurre in totale soggezione i popoli che la subiscono anzitutto, ma anche quelle nazioni da cui essa parte e che si trovano via via private di un fondamentale apporto di risorse umane. La battaglia deve dunque partire dalla graduale riappropriazione della sovranità territoriale, da parte dei singoli stati. Abolire l’infamia di Schengen, ripristinando in tal modo le frontiere nazionali. Iniziare una graduale riduzione del numero delle presenze di stranieri in Italia, tramite una progressiva revoca dei permessi di lavoro, sino ad arrivare alla proibizione in toto dell’assunzione di lavoratori stranieri. Prevedere l’intervento dello Stato in sostegno o sostituzione dei privati, laddove con la partenza degli allogeni vengano lasciate delle carenze. Certo una battaglia difficile e scomoda, che i codardi ed i traditori buonisti di tutte le risme boicotteranno a gran voce, preferendo invece dedicarsi a battaglie o a dibattiti di retroguardia, molto spesso condite da un dolciastro sapore nostalgico, come nel caso dei destroidi e dei neofascisti, legati ad inestinguibili sensi di colpa, a cui andrebbe invece sostituita una battaglia per la democrazia diretta; ovvero laddove i governi eletti dal popolo facciano orecchie da mercante, si deve poter intervenire a colpi di referendum ed il caso dell’invasione migratoria rientra alla perfezione in quanto sin qui detto. Il cammino verso la democrazia diretta è ora aperto: spetta a noi fare da battistrada lungo un cammino difficile ma possibile, tutto all’insegna di un rinnovato senso di legalità e di partecipazione delle masse al processo democratico.

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Il Presidente Convoca alla Casa Bianca e gli Danno Buca

  • 22:26 15/12/09
  • La situazione è molto tesa, ieri le TV parlavano di un incontro alla Casa Bianca del Presidente Obama con i capi delle maggiori banche. Incredibile ma vero, i tre più importanti, Lloyd Blankfein di Goldman Sachs, John Mack di Morgan Stanley e Richard Parsons of Citigroup NON SI SONO PRESENTATI PERCHE' NON SONO RIUSCITI A PRENDERE L'AEREO O PERCHE' ERA IN RITARDO o perchè c'era nebbia Il Presidente degli Stati Uniti convoca alla Casa Bianca e annuncia un incontro con le maggiori banche del paese, banche che hanno ricevuto nell'ultimo anno decine o centinaia di miliardi di aiuto con denaro pubblico in varie forme e i loro capi NON SI PRESENTANO! lo umiliano in diretta TV. Tre dei più importanti all'ultimo momento dicono che non ce la fanno con i TG che seguono la vicenda in diretta e Obama che parla con loro rimasti comodi a New York poi con lo speakerphone con aria visibilmente alterata. Parliamo di un viaggio di 300km, se sali su un auto lo fai in tre ore, se pensi che ci sia nebbia parti due ore prima, a parte il fatto che in USA non succede mai che non decolli per nebbia Obama da parte sua non aveva niente da dire e discutere con loro, voleva solo le foto del meeting e poi poter andare in TV subito dopo e attaccarli pubblicamente con alcune dichiarazioni tipo: "perchè non prestano soldi e aiutano l'economia" in modo da fermare il crollo nei sondaggi (dal 73% il giorno dell'inaugurazione è al 44% un minimo storico dopo 12 mesi). E i banchieri lo hanno snobbato negandogli la foto, della serie, se devi fare propaganda io non ho tempo da perdere, dopotutto tu sei solo il Presidente degli Stati Uniti, quello che noi abbiamo eletto raccogliendo tutti quei fondi, non ricordi ? Vedi di non allargarti troppo che qui abbiamo da fare. Ovviamente i mass media hanno coperto come meglio possibile questa umiliazione, ma in America le cose non sono mai funzionate così e nemmeno in Belgio o Spagna o Messico, se il Presidente o Primo Ministro annuncia che incontrerà i capi delle banche o chiunque altro questi non gli danno buca. Un incontro ufficiale alla Casa Bianca annunciato da giorni e trasmesso in diretta da 40 tv del mondo non è come quando chiamo degli amici a cena e poi all'ultimo momento vedendo che è brutto tempo e sono un poco impegnati alcuni danno buca con delle scuse. Ma anche sei media fanno il possibile per coprire tutto i mercati e i governi esteri notano la farsa della presidenza Obama. La borsa a breve è più influenzata da fattori istituzionali e manipolazioni, ma il Dollaro meno e il dollaro sta salendo ora, per la prima volta dalla primavera sembra come preannunciato il 3 dicembre. Entro un mese dal punto di svolta del dollaro hai la svolta del resto del mercato perchè il dollaro è dove si scarica tutto e nessuno lo controlla (cioè l'insieme del mercato Forex) Il governo USA ha appena imposto a GM e le banche di ridare indietro 80 miliardi di dollari della TARP perchè devono fronteggiare ormai la rivolta popolare, per cui hai che le mega banche USA ora stanno raccogliendo sul mercato 51 MILIARDI DI DOLLARI IN AUMENTI DI CAPITALE per poter restituire questi soldi al Tesoro E le banche ovviamente stanno affondando (di Citigroup (grafico) eravamo short da luglio)
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  • Europa alla Vigilia di un Crac
  • 20:59 15/12/09
  • Il rialzo dell'euro, franco svizzero, corona, fiorni, zloty e altre valute europee sembra non fosse molto sano come avevo preannunciato nelle puntate precedenti qui sotto l'Euro (grafico) sta affondano oggi contro tutte le valute, perde un -1.8% contro il peso messicano anche se oggi il Messico è minacciato di downgrade, le valute dell'est europa sono a -3% i) diverse banche europee (non americane) sono impelagate in Dubai, E' vero che gli inglesi ancora una volta si sono distinti per essere i più pirla (o se vuoi i top mamnagers delle banche nominalmente inglesi, per intascare più soldi, hanno infognato le banche come HSBC o RBS prestando persino all'unica famiglia di sceicchi senza petrolio, che ha costruito più di tutta la Germania negli ultimi 3 anni coi loro soldi. Però dopo di loro ci sono banche europee). E' vero che lo sceicco di fianco sembra inietti 10 miliardi, ma i dettagli sono ancora confusi e resta che ci sono già cause legali tra i vari famigliari con accuse di miliardi spariti e minacce pesanti a chiunque parli della cosa in Dubai, cose che non sono un buon segno. Di per se non è molto come miliardi visto che siamo abituati ai 100 miliardi di buco come unità di misura, ma le valanghe cominciano sempre con uno smottamento iniziale improvviso che poi si allarga ii) Per caso dieci giorni dopo il Dubai oggi due banche austriache sono state salvate da ieri per 5-6 miliardi di euro con aiuto di Trichet, anche qui un evento improvviso e senza preavviso e le dichiarazioni che senti oggi sono poco rassicuranti, sono banche regionali, come hanno fatto a fallire che non c'è stato nessun boom immobiliare e non avevano filiali in Ukraina ? iii) Intanto oggi il capo del maggiore istituo di ricerca tedesco ha detto oggi che "la Grecia sarà la Lehman dell'europa". La Grecia sta facendo notizia ogni giorno dopo che finalmente si è notato che ha un deficit pari al 141% del PIL e l'anno prossima sfonda il 150% e il deficit annuale corrente è sul 13% del PIL, che significa che in 4 anni aggiungi un altro 50% di PIL al deficit !!!! (l'Italia, a dispetto da quanto scritto ieri dai giornalisti sprovvisti di QI ha un debito pubblico al 112% del PIL). Solo in tempo di guerra una volta succedeva e però dicono che non è un problema perchè un paese piccolo e il suo deficit è "solo" un 3% del PIl dell'euroarea, cioè solo 400 miliardi di euro. Peccato che Papandreu è stato eletto due settimane fa (in Grecia non sbagli mai a indovinare chi è primo ministro, è sempre un tizio di cognome papandreu e cambia solo il nome) promettendo aumenti ai dipendenti pubblici del 10% e prima ancora che dicesse che occorre ridurre in qualche modo il deficit erano già tutti in piazza e bruciavano cassonetti. L'idea dei greci è che i tedeschi li devono mantenere. Sanno che politicamente sono loro ad avere il coltello per il manico perchè se dovessero uscire dalla UE sarebbe una catastrofe per i politici che da 20 anni manovrano per creare l'UnioneEuropea per cui troveranno ancora un moto di sovvenzionarli. Quindi possono ricattare la UE e tutti lo sanno, fanno la faccia feroce, ma come al solito cercano di trovare i soldi per i greci anche questa volta, solo che ora ormai li devono stampare perchè i privati che comprino bonds greci arrivano solo dopo che la UE ha garantito il debito. Ovviamente perà salvare un intero paese di irresponsabili per motivi puramente di ambizione politica delle elites europee non è ideale per valuta e le finanze europee iv) Poi sempre questa settimana nessuno nota che da un momento all'altro possono firmare a nostro nome a Copenaghen un accordo che costerà da 100 a 300 miliardi di euro nei prossimi anni, una delle maggiori catastrofi economiche dal tempo dei bombardamenti alleati per l'industria italiana ed europea D a 10 giorni chi tiene in sottofondo CNBC come me nota che ogni 10 minuti passa una pubblicità perchè si ratifichi l'accordo "pena la catastrofe climatica", pagati da multinazionali di tutti i generi e in ogni dibattito a riguardo che va in onda appaiono solo managers o politici od economisti entusiasti perchè ci guadagneranno personalmente da questo budget mostruoso contro il cambiamento climatico. (Il fatto che l'ultima volta che qualcuno ha cercato di cambiare il clima è stato Dio onnipotente nella Bibbia con l'Arca di Noè e non è documentato in modo convinente non sfiora le menti che scrivono sui giornali) Gli europei sono quelli che stanno calando le brache più di tutti, perchè gli americani e gli inglesi essendo alla frutta ed sia Obama che Brown al minimo storico nei sondaggi si stanno rimangiando le promesse. Tra l'altro hanno la Clinton che supervisiona e lei notando la debolezza di Obama, come futuro candidato presidenziale nel 2012 sta dando ordini di mandare aff... l'orda di paesi del terzo mondo che chiedono miliardi (...il rappresentante USA, istruito da lei, ha detto che "non si parla di sussidi ad altri paesi qui..." respingendo la marea dei sudamericani, africani ed asiatici che pensavano di succhiare soldi). Cinesi ed asiatici ovviamente non scuciono una lira per il clima, vengono solo a chiedere che gli occidentali paghino (e i giapponesi, che concorrono con la Grecia ora per il primato di debito pubblico, sono leggermente in testa i giapponesi al 154%, ma i greci faranno il sorpasso entro poco) Quindi se firmano l'accordo sarà un salasso colossale in particolare per l'economia europea ed è un accordo vincolante per i prossimi dieci anni
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Il Presidente Convoca alla Casa Bianca e gli Danno Buca

  • 22:26 15/12/09
  • La situazione è molto tesa, ieri le TV parlavano di un incontro alla Casa Bianca del Presidente Obama con i capi delle maggiori banche. Incredibile ma vero, i tre più importanti, Lloyd Blankfein di Goldman Sachs, John Mack di Morgan Stanley e Richard Parsons of Citigroup NON SI SONO PRESENTATI PERCHE' NON SONO RIUSCITI A PRENDERE L'AEREO O PERCHE' ERA IN RITARDO o perchè c'era nebbia Il Presidente degli Stati Uniti convoca alla Casa Bianca e annuncia un incontro con le maggiori banche del paese, banche che hanno ricevuto nell'ultimo anno decine o centinaia di miliardi di aiuto con denaro pubblico in varie forme e i loro capi NON SI PRESENTANO! lo umiliano in diretta TV. Tre dei più importanti all'ultimo momento dicono che non ce la fanno con i TG che seguono la vicenda in diretta e Obama che parla con loro rimasti comodi a New York poi con lo speakerphone con aria visibilmente alterata. Parliamo di un viaggio di 300km, se sali su un auto lo fai in tre ore, se pensi che ci sia nebbia parti due ore prima, a parte il fatto che in USA non succede mai che non decolli per nebbia Obama da parte sua non aveva niente da dire e discutere con loro, voleva solo le foto del meeting e poi poter andare in TV subito dopo e attaccarli pubblicamente con alcune dichiarazioni tipo: "perchè non prestano soldi e aiutano l'economia" in modo da fermare il crollo nei sondaggi (dal 73% il giorno dell'inaugurazione è al 44% un minimo storico dopo 12 mesi). E i banchieri lo hanno snobbato negandogli la foto, della serie, se devi fare propaganda io non ho tempo da perdere, dopotutto tu sei solo il Presidente degli Stati Uniti, quello che noi abbiamo eletto raccogliendo tutti quei fondi, non ricordi ? Vedi di non allargarti troppo che qui abbiamo da fare. Ovviamente i mass media hanno coperto come meglio possibile questa umiliazione, ma in America le cose non sono mai funzionate così e nemmeno in Belgio o Spagna o Messico, se il Presidente o Primo Ministro annuncia che incontrerà i capi delle banche o chiunque altro questi non gli danno buca. Un incontro ufficiale alla Casa Bianca annunciato da giorni e trasmesso in diretta da 40 tv del mondo non è come quando chiamo degli amici a cena e poi all'ultimo momento vedendo che è brutto tempo e sono un poco impegnati alcuni danno buca con delle scuse. Ma anche sei media fanno il possibile per coprire tutto i mercati e i governi esteri notano la farsa della presidenza Obama. La borsa a breve è più influenzata da fattori istituzionali e manipolazioni, ma il Dollaro meno e il dollaro sta salendo ora, per la prima volta dalla primavera sembra come preannunciato il 3 dicembre. Entro un mese dal punto di svolta del dollaro hai la svolta del resto del mercato perchè il dollaro è dove si scarica tutto e nessuno lo controlla (cioè l'insieme del mercato Forex) Il governo USA ha appena imposto a GM e le banche di ridare indietro 80 miliardi di dollari della TARP perchè devono fronteggiare ormai la rivolta popolare, per cui hai che le mega banche USA ora stanno raccogliendo sul mercato 51 MILIARDI DI DOLLARI IN AUMENTI DI CAPITALE per poter restituire questi soldi al Tesoro E le banche ovviamente stanno affondando (di Citigroup (grafico) eravamo short da luglio)
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  • Europa alla Vigilia di un Crac
  • 20:59 15/12/09
  • Il rialzo dell'euro, franco svizzero, corona, fiorni, zloty e altre valute europee sembra non fosse molto sano come avevo preannunciato nelle puntate precedenti qui sotto l'Euro (grafico) sta affondano oggi contro tutte le valute, perde un -1.8% contro il peso messicano anche se oggi il Messico è minacciato di downgrade, le valute dell'est europa sono a -3% i) diverse banche europee (non americane) sono impelagate in Dubai, E' vero che gli inglesi ancora una volta si sono distinti per essere i più pirla (o se vuoi i top mamnagers delle banche nominalmente inglesi, per intascare più soldi, hanno infognato le banche come HSBC o RBS prestando persino all'unica famiglia di sceicchi senza petrolio, che ha costruito più di tutta la Germania negli ultimi 3 anni coi loro soldi. Però dopo di loro ci sono banche europee). E' vero che lo sceicco di fianco sembra inietti 10 miliardi, ma i dettagli sono ancora confusi e resta che ci sono già cause legali tra i vari famigliari con accuse di miliardi spariti e minacce pesanti a chiunque parli della cosa in Dubai, cose che non sono un buon segno. Di per se non è molto come miliardi visto che siamo abituati ai 100 miliardi di buco come unità di misura, ma le valanghe cominciano sempre con uno smottamento iniziale improvviso che poi si allarga ii) Per caso dieci giorni dopo il Dubai oggi due banche austriache sono state salvate da ieri per 5-6 miliardi di euro con aiuto di Trichet, anche qui un evento improvviso e senza preavviso e le dichiarazioni che senti oggi sono poco rassicuranti, sono banche regionali, come hanno fatto a fallire che non c'è stato nessun boom immobiliare e non avevano filiali in Ukraina ? iii) Intanto oggi il capo del maggiore istituo di ricerca tedesco ha detto oggi che "la Grecia sarà la Lehman dell'europa". La Grecia sta facendo notizia ogni giorno dopo che finalmente si è notato che ha un deficit pari al 141% del PIL e l'anno prossima sfonda il 150% e il deficit annuale corrente è sul 13% del PIL, che significa che in 4 anni aggiungi un altro 50% di PIL al deficit !!!! (l'Italia, a dispetto da quanto scritto ieri dai giornalisti sprovvisti di QI ha un debito pubblico al 112% del PIL). Solo in tempo di guerra una volta succedeva e però dicono che non è un problema perchè un paese piccolo e il suo deficit è "solo" un 3% del PIl dell'euroarea, cioè solo 400 miliardi di euro. Peccato che Papandreu è stato eletto due settimane fa (in Grecia non sbagli mai a indovinare chi è primo ministro, è sempre un tizio di cognome papandreu e cambia solo il nome) promettendo aumenti ai dipendenti pubblici del 10% e prima ancora che dicesse che occorre ridurre in qualche modo il deficit erano già tutti in piazza e bruciavano cassonetti. L'idea dei greci è che i tedeschi li devono mantenere. Sanno che politicamente sono loro ad avere il coltello per il manico perchè se dovessero uscire dalla UE sarebbe una catastrofe per i politici che da 20 anni manovrano per creare l'UnioneEuropea per cui troveranno ancora un moto di sovvenzionarli. Quindi possono ricattare la UE e tutti lo sanno, fanno la faccia feroce, ma come al solito cercano di trovare i soldi per i greci anche questa volta, solo che ora ormai li devono stampare perchè i privati che comprino bonds greci arrivano solo dopo che la UE ha garantito il debito. Ovviamente perà salvare un intero paese di irresponsabili per motivi puramente di ambizione politica delle elites europee non è ideale per valuta e le finanze europee iv) Poi sempre questa settimana nessuno nota che da un momento all'altro possono firmare a nostro nome a Copenaghen un accordo che costerà da 100 a 300 miliardi di euro nei prossimi anni, una delle maggiori catastrofi economiche dal tempo dei bombardamenti alleati per l'industria italiana ed europea D a 10 giorni chi tiene in sottofondo CNBC come me nota che ogni 10 minuti passa una pubblicità perchè si ratifichi l'accordo "pena la catastrofe climatica", pagati da multinazionali di tutti i generi e in ogni dibattito a riguardo che va in onda appaiono solo managers o politici od economisti entusiasti perchè ci guadagneranno personalmente da questo budget mostruoso contro il cambiamento climatico. (Il fatto che l'ultima volta che qualcuno ha cercato di cambiare il clima è stato Dio onnipotente nella Bibbia con l'Arca di Noè e non è documentato in modo convinente non sfiora le menti che scrivono sui giornali) Gli europei sono quelli che stanno calando le brache più di tutti, perchè gli americani e gli inglesi essendo alla frutta ed sia Obama che Brown al minimo storico nei sondaggi si stanno rimangiando le promesse. Tra l'altro hanno la Clinton che supervisiona e lei notando la debolezza di Obama, come futuro candidato presidenziale nel 2012 sta dando ordini di mandare aff... l'orda di paesi del terzo mondo che chiedono miliardi (...il rappresentante USA, istruito da lei, ha detto che "non si parla di sussidi ad altri paesi qui..." respingendo la marea dei sudamericani, africani ed asiatici che pensavano di succhiare soldi). Cinesi ed asiatici ovviamente non scuciono una lira per il clima, vengono solo a chiedere che gli occidentali paghino (e i giapponesi, che concorrono con la Grecia ora per il primato di debito pubblico, sono leggermente in testa i giapponesi al 154%, ma i greci faranno il sorpasso entro poco) Quindi se firmano l'accordo sarà un salasso colossale in particolare per l'economia europea ed è un accordo vincolante per i prossimi dieci anni
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Il Presidente Convoca alla Casa Bianca e gli Danno Buca

  • 22:26 15/12/09
  • La situazione è molto tesa, ieri le TV parlavano di un incontro alla Casa Bianca del Presidente Obama con i capi delle maggiori banche. Incredibile ma vero, i tre più importanti, Lloyd Blankfein di Goldman Sachs, John Mack di Morgan Stanley e Richard Parsons of Citigroup NON SI SONO PRESENTATI PERCHE' NON SONO RIUSCITI A PRENDERE L'AEREO O PERCHE' ERA IN RITARDO o perchè c'era nebbia Il Presidente degli Stati Uniti convoca alla Casa Bianca e annuncia un incontro con le maggiori banche del paese, banche che hanno ricevuto nell'ultimo anno decine o centinaia di miliardi di aiuto con denaro pubblico in varie forme e i loro capi NON SI PRESENTANO! lo umiliano in diretta TV. Tre dei più importanti all'ultimo momento dicono che non ce la fanno con i TG che seguono la vicenda in diretta e Obama che parla con loro rimasti comodi a New York poi con lo speakerphone con aria visibilmente alterata. Parliamo di un viaggio di 300km, se sali su un auto lo fai in tre ore, se pensi che ci sia nebbia parti due ore prima, a parte il fatto che in USA non succede mai che non decolli per nebbia Obama da parte sua non aveva niente da dire e discutere con loro, voleva solo le foto del meeting e poi poter andare in TV subito dopo e attaccarli pubblicamente con alcune dichiarazioni tipo: "perchè non prestano soldi e aiutano l'economia" in modo da fermare il crollo nei sondaggi (dal 73% il giorno dell'inaugurazione è al 44% un minimo storico dopo 12 mesi). E i banchieri lo hanno snobbato negandogli la foto, della serie, se devi fare propaganda io non ho tempo da perdere, dopotutto tu sei solo il Presidente degli Stati Uniti, quello che noi abbiamo eletto raccogliendo tutti quei fondi, non ricordi ? Vedi di non allargarti troppo che qui abbiamo da fare. Ovviamente i mass media hanno coperto come meglio possibile questa umiliazione, ma in America le cose non sono mai funzionate così e nemmeno in Belgio o Spagna o Messico, se il Presidente o Primo Ministro annuncia che incontrerà i capi delle banche o chiunque altro questi non gli danno buca. Un incontro ufficiale alla Casa Bianca annunciato da giorni e trasmesso in diretta da 40 tv del mondo non è come quando chiamo degli amici a cena e poi all'ultimo momento vedendo che è brutto tempo e sono un poco impegnati alcuni danno buca con delle scuse. Ma anche sei media fanno il possibile per coprire tutto i mercati e i governi esteri notano la farsa della presidenza Obama. La borsa a breve è più influenzata da fattori istituzionali e manipolazioni, ma il Dollaro meno e il dollaro sta salendo ora, per la prima volta dalla primavera sembra come preannunciato il 3 dicembre. Entro un mese dal punto di svolta del dollaro hai la svolta del resto del mercato perchè il dollaro è dove si scarica tutto e nessuno lo controlla (cioè l'insieme del mercato Forex) Il governo USA ha appena imposto a GM e le banche di ridare indietro 80 miliardi di dollari della TARP perchè devono fronteggiare ormai la rivolta popolare, per cui hai che le mega banche USA ora stanno raccogliendo sul mercato 51 MILIARDI DI DOLLARI IN AUMENTI DI CAPITALE per poter restituire questi soldi al Tesoro E le banche ovviamente stanno affondando (di Citigroup (grafico) eravamo short da luglio)
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  • Europa alla Vigilia di un Crac
  • 20:59 15/12/09
  • Il rialzo dell'euro, franco svizzero, corona, fiorni, zloty e altre valute europee sembra non fosse molto sano come avevo preannunciato nelle puntate precedenti qui sotto l'Euro (grafico) sta affondano oggi contro tutte le valute, perde un -1.8% contro il peso messicano anche se oggi il Messico è minacciato di downgrade, le valute dell'est europa sono a -3% i) diverse banche europee (non americane) sono impelagate in Dubai, E' vero che gli inglesi ancora una volta si sono distinti per essere i più pirla (o se vuoi i top mamnagers delle banche nominalmente inglesi, per intascare più soldi, hanno infognato le banche come HSBC o RBS prestando persino all'unica famiglia di sceicchi senza petrolio, che ha costruito più di tutta la Germania negli ultimi 3 anni coi loro soldi. Però dopo di loro ci sono banche europee). E' vero che lo sceicco di fianco sembra inietti 10 miliardi, ma i dettagli sono ancora confusi e resta che ci sono già cause legali tra i vari famigliari con accuse di miliardi spariti e minacce pesanti a chiunque parli della cosa in Dubai, cose che non sono un buon segno. Di per se non è molto come miliardi visto che siamo abituati ai 100 miliardi di buco come unità di misura, ma le valanghe cominciano sempre con uno smottamento iniziale improvviso che poi si allarga ii) Per caso dieci giorni dopo il Dubai oggi due banche austriache sono state salvate da ieri per 5-6 miliardi di euro con aiuto di Trichet, anche qui un evento improvviso e senza preavviso e le dichiarazioni che senti oggi sono poco rassicuranti, sono banche regionali, come hanno fatto a fallire che non c'è stato nessun boom immobiliare e non avevano filiali in Ukraina ? iii) Intanto oggi il capo del maggiore istituo di ricerca tedesco ha detto oggi che "la Grecia sarà la Lehman dell'europa". La Grecia sta facendo notizia ogni giorno dopo che finalmente si è notato che ha un deficit pari al 141% del PIL e l'anno prossima sfonda il 150% e il deficit annuale corrente è sul 13% del PIL, che significa che in 4 anni aggiungi un altro 50% di PIL al deficit !!!! (l'Italia, a dispetto da quanto scritto ieri dai giornalisti sprovvisti di QI ha un debito pubblico al 112% del PIL). Solo in tempo di guerra una volta succedeva e però dicono che non è un problema perchè un paese piccolo e il suo deficit è "solo" un 3% del PIl dell'euroarea, cioè solo 400 miliardi di euro. Peccato che Papandreu è stato eletto due settimane fa (in Grecia non sbagli mai a indovinare chi è primo ministro, è sempre un tizio di cognome papandreu e cambia solo il nome) promettendo aumenti ai dipendenti pubblici del 10% e prima ancora che dicesse che occorre ridurre in qualche modo il deficit erano già tutti in piazza e bruciavano cassonetti. L'idea dei greci è che i tedeschi li devono mantenere. Sanno che politicamente sono loro ad avere il coltello per il manico perchè se dovessero uscire dalla UE sarebbe una catastrofe per i politici che da 20 anni manovrano per creare l'UnioneEuropea per cui troveranno ancora un moto di sovvenzionarli. Quindi possono ricattare la UE e tutti lo sanno, fanno la faccia feroce, ma come al solito cercano di trovare i soldi per i greci anche questa volta, solo che ora ormai li devono stampare perchè i privati che comprino bonds greci arrivano solo dopo che la UE ha garantito il debito. Ovviamente perà salvare un intero paese di irresponsabili per motivi puramente di ambizione politica delle elites europee non è ideale per valuta e le finanze europee iv) Poi sempre questa settimana nessuno nota che da un momento all'altro possono firmare a nostro nome a Copenaghen un accordo che costerà da 100 a 300 miliardi di euro nei prossimi anni, una delle maggiori catastrofi economiche dal tempo dei bombardamenti alleati per l'industria italiana ed europea D a 10 giorni chi tiene in sottofondo CNBC come me nota che ogni 10 minuti passa una pubblicità perchè si ratifichi l'accordo "pena la catastrofe climatica", pagati da multinazionali di tutti i generi e in ogni dibattito a riguardo che va in onda appaiono solo managers o politici od economisti entusiasti perchè ci guadagneranno personalmente da questo budget mostruoso contro il cambiamento climatico. (Il fatto che l'ultima volta che qualcuno ha cercato di cambiare il clima è stato Dio onnipotente nella Bibbia con l'Arca di Noè e non è documentato in modo convinente non sfiora le menti che scrivono sui giornali) Gli europei sono quelli che stanno calando le brache più di tutti, perchè gli americani e gli inglesi essendo alla frutta ed sia Obama che Brown al minimo storico nei sondaggi si stanno rimangiando le promesse. Tra l'altro hanno la Clinton che supervisiona e lei notando la debolezza di Obama, come futuro candidato presidenziale nel 2012 sta dando ordini di mandare aff... l'orda di paesi del terzo mondo che chiedono miliardi (...il rappresentante USA, istruito da lei, ha detto che "non si parla di sussidi ad altri paesi qui..." respingendo la marea dei sudamericani, africani ed asiatici che pensavano di succhiare soldi). Cinesi ed asiatici ovviamente non scuciono una lira per il clima, vengono solo a chiedere che gli occidentali paghino (e i giapponesi, che concorrono con la Grecia ora per il primato di debito pubblico, sono leggermente in testa i giapponesi al 154%, ma i greci faranno il sorpasso entro poco) Quindi se firmano l'accordo sarà un salasso colossale in particolare per l'economia europea ed è un accordo vincolante per i prossimi dieci anni
http://www.cobraf.com/forum/topic.php?topic_id=4626&reply_id=206042

Il Presidente Convoca alla Casa Bianca e gli Danno Buca

  • 22:26 15/12/09
  • La situazione è molto tesa, ieri le TV parlavano di un incontro alla Casa Bianca del Presidente Obama con i capi delle maggiori banche. Incredibile ma vero, i tre più importanti, Lloyd Blankfein di Goldman Sachs, John Mack di Morgan Stanley e Richard Parsons of Citigroup NON SI SONO PRESENTATI PERCHE' NON SONO RIUSCITI A PRENDERE L'AEREO O PERCHE' ERA IN RITARDO o perchè c'era nebbia Il Presidente degli Stati Uniti convoca alla Casa Bianca e annuncia un incontro con le maggiori banche del paese, banche che hanno ricevuto nell'ultimo anno decine o centinaia di miliardi di aiuto con denaro pubblico in varie forme e i loro capi NON SI PRESENTANO! lo umiliano in diretta TV. Tre dei più importanti all'ultimo momento dicono che non ce la fanno con i TG che seguono la vicenda in diretta e Obama che parla con loro rimasti comodi a New York poi con lo speakerphone con aria visibilmente alterata. Parliamo di un viaggio di 300km, se sali su un auto lo fai in tre ore, se pensi che ci sia nebbia parti due ore prima, a parte il fatto che in USA non succede mai che non decolli per nebbia Obama da parte sua non aveva niente da dire e discutere con loro, voleva solo le foto del meeting e poi poter andare in TV subito dopo e attaccarli pubblicamente con alcune dichiarazioni tipo: "perchè non prestano soldi e aiutano l'economia" in modo da fermare il crollo nei sondaggi (dal 73% il giorno dell'inaugurazione è al 44% un minimo storico dopo 12 mesi). E i banchieri lo hanno snobbato negandogli la foto, della serie, se devi fare propaganda io non ho tempo da perdere, dopotutto tu sei solo il Presidente degli Stati Uniti, quello che noi abbiamo eletto raccogliendo tutti quei fondi, non ricordi ? Vedi di non allargarti troppo che qui abbiamo da fare. Ovviamente i mass media hanno coperto come meglio possibile questa umiliazione, ma in America le cose non sono mai funzionate così e nemmeno in Belgio o Spagna o Messico, se il Presidente o Primo Ministro annuncia che incontrerà i capi delle banche o chiunque altro questi non gli danno buca. Un incontro ufficiale alla Casa Bianca annunciato da giorni e trasmesso in diretta da 40 tv del mondo non è come quando chiamo degli amici a cena e poi all'ultimo momento vedendo che è brutto tempo e sono un poco impegnati alcuni danno buca con delle scuse. Ma anche sei media fanno il possibile per coprire tutto i mercati e i governi esteri notano la farsa della presidenza Obama. La borsa a breve è più influenzata da fattori istituzionali e manipolazioni, ma il Dollaro meno e il dollaro sta salendo ora, per la prima volta dalla primavera sembra come preannunciato il 3 dicembre. Entro un mese dal punto di svolta del dollaro hai la svolta del resto del mercato perchè il dollaro è dove si scarica tutto e nessuno lo controlla (cioè l'insieme del mercato Forex) Il governo USA ha appena imposto a GM e le banche di ridare indietro 80 miliardi di dollari della TARP perchè devono fronteggiare ormai la rivolta popolare, per cui hai che le mega banche USA ora stanno raccogliendo sul mercato 51 MILIARDI DI DOLLARI IN AUMENTI DI CAPITALE per poter restituire questi soldi al Tesoro E le banche ovviamente stanno affondando (di Citigroup (grafico) eravamo short da luglio)
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  • Europa alla Vigilia di un Crac
  • 20:59 15/12/09
  • Il rialzo dell'euro, franco svizzero, corona, fiorni, zloty e altre valute europee sembra non fosse molto sano come avevo preannunciato nelle puntate precedenti qui sotto l'Euro (grafico) sta affondano oggi contro tutte le valute, perde un -1.8% contro il peso messicano anche se oggi il Messico è minacciato di downgrade, le valute dell'est europa sono a -3% i) diverse banche europee (non americane) sono impelagate in Dubai, E' vero che gli inglesi ancora una volta si sono distinti per essere i più pirla (o se vuoi i top mamnagers delle banche nominalmente inglesi, per intascare più soldi, hanno infognato le banche come HSBC o RBS prestando persino all'unica famiglia di sceicchi senza petrolio, che ha costruito più di tutta la Germania negli ultimi 3 anni coi loro soldi. Però dopo di loro ci sono banche europee). E' vero che lo sceicco di fianco sembra inietti 10 miliardi, ma i dettagli sono ancora confusi e resta che ci sono già cause legali tra i vari famigliari con accuse di miliardi spariti e minacce pesanti a chiunque parli della cosa in Dubai, cose che non sono un buon segno. Di per se non è molto come miliardi visto che siamo abituati ai 100 miliardi di buco come unità di misura, ma le valanghe cominciano sempre con uno smottamento iniziale improvviso che poi si allarga ii) Per caso dieci giorni dopo il Dubai oggi due banche austriache sono state salvate da ieri per 5-6 miliardi di euro con aiuto di Trichet, anche qui un evento improvviso e senza preavviso e le dichiarazioni che senti oggi sono poco rassicuranti, sono banche regionali, come hanno fatto a fallire che non c'è stato nessun boom immobiliare e non avevano filiali in Ukraina ? iii) Intanto oggi il capo del maggiore istituo di ricerca tedesco ha detto oggi che "la Grecia sarà la Lehman dell'europa". La Grecia sta facendo notizia ogni giorno dopo che finalmente si è notato che ha un deficit pari al 141% del PIL e l'anno prossima sfonda il 150% e il deficit annuale corrente è sul 13% del PIL, che significa che in 4 anni aggiungi un altro 50% di PIL al deficit !!!! (l'Italia, a dispetto da quanto scritto ieri dai giornalisti sprovvisti di QI ha un debito pubblico al 112% del PIL). Solo in tempo di guerra una volta succedeva e però dicono che non è un problema perchè un paese piccolo e il suo deficit è "solo" un 3% del PIl dell'euroarea, cioè solo 400 miliardi di euro. Peccato che Papandreu è stato eletto due settimane fa (in Grecia non sbagli mai a indovinare chi è primo ministro, è sempre un tizio di cognome papandreu e cambia solo il nome) promettendo aumenti ai dipendenti pubblici del 10% e prima ancora che dicesse che occorre ridurre in qualche modo il deficit erano già tutti in piazza e bruciavano cassonetti. L'idea dei greci è che i tedeschi li devono mantenere. Sanno che politicamente sono loro ad avere il coltello per il manico perchè se dovessero uscire dalla UE sarebbe una catastrofe per i politici che da 20 anni manovrano per creare l'UnioneEuropea per cui troveranno ancora un moto di sovvenzionarli. Quindi possono ricattare la UE e tutti lo sanno, fanno la faccia feroce, ma come al solito cercano di trovare i soldi per i greci anche questa volta, solo che ora ormai li devono stampare perchè i privati che comprino bonds greci arrivano solo dopo che la UE ha garantito il debito. Ovviamente perà salvare un intero paese di irresponsabili per motivi puramente di ambizione politica delle elites europee non è ideale per valuta e le finanze europee iv) Poi sempre questa settimana nessuno nota che da un momento all'altro possono firmare a nostro nome a Copenaghen un accordo che costerà da 100 a 300 miliardi di euro nei prossimi anni, una delle maggiori catastrofi economiche dal tempo dei bombardamenti alleati per l'industria italiana ed europea D a 10 giorni chi tiene in sottofondo CNBC come me nota che ogni 10 minuti passa una pubblicità perchè si ratifichi l'accordo "pena la catastrofe climatica", pagati da multinazionali di tutti i generi e in ogni dibattito a riguardo che va in onda appaiono solo managers o politici od economisti entusiasti perchè ci guadagneranno personalmente da questo budget mostruoso contro il cambiamento climatico. (Il fatto che l'ultima volta che qualcuno ha cercato di cambiare il clima è stato Dio onnipotente nella Bibbia con l'Arca di Noè e non è documentato in modo convinente non sfiora le menti che scrivono sui giornali) Gli europei sono quelli che stanno calando le brache più di tutti, perchè gli americani e gli inglesi essendo alla frutta ed sia Obama che Brown al minimo storico nei sondaggi si stanno rimangiando le promesse. Tra l'altro hanno la Clinton che supervisiona e lei notando la debolezza di Obama, come futuro candidato presidenziale nel 2012 sta dando ordini di mandare aff... l'orda di paesi del terzo mondo che chiedono miliardi (...il rappresentante USA, istruito da lei, ha detto che "non si parla di sussidi ad altri paesi qui..." respingendo la marea dei sudamericani, africani ed asiatici che pensavano di succhiare soldi). Cinesi ed asiatici ovviamente non scuciono una lira per il clima, vengono solo a chiedere che gli occidentali paghino (e i giapponesi, che concorrono con la Grecia ora per il primato di debito pubblico, sono leggermente in testa i giapponesi al 154%, ma i greci faranno il sorpasso entro poco) Quindi se firmano l'accordo sarà un salasso colossale in particolare per l'economia europea ed è un accordo vincolante per i prossimi dieci anni
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