FINANZA/ A chi giova il "caso Grecia"? Provate a chiedere alla Svizzera

venerdì 19 febbraio 2010

Il tempo è galantuomo. I sussidi settimanali di disoccupazione negli Usa salgono a sorpresa di 31 mila unità a quota 473mila, questo nonostante gli analisti si aspettassero un calo di 10mila unità. Ma non basta. I prezzi alla produzione negli Usa salgono dell'1,4% mensile a gennaio, contro un aumento dello 0,4% a dicembre: gli analisti si aspettavano un incremento dello 0,8%. I prezzi alla produzione core, con l'esclusione dei beni energetici e alimentari, crescono dello 0,3%, contro un atteso +0,1%, mentre a dicembre erano rimasti invariati. Su base annuale i prezzi alla produzione Usa avanzano del 4,6%, il balzo in avanti più grande dall'ottobre 2008, contro un atteso +4,4%: circa tre quarti dell'aumento mensile di gennaio è legato al +5,1% dei prezzi dell'energia.

Ecco il frutto, amaro, del dato record sulla crescita economica che ha infiammato le Borse una decina di giorni fa: ora l’iperinflazione attende alla finestra e tra poco chiederà il conto. Ma se gli Usa, nonostante i dati “alla cinese” che ultimamente forniscono, stanno tutt’altro che bene, l’Europa sprofonda nel ridicolo.

Ciò che era, nei fatti, una decisione meritoria - ovvero chiedere conto alla Grecia e a Goldman Sachs degli swap sul monetario posti in essere allegramente nel 2001, ma proseguiti ancora nel tempo, non più tardi dello scorso novembre - si è trasformata nella solita battaglia di retroguardia politica, con i tedeschi scatenati nel voler coinvolgere Mario Draghi, potenziale successore di Jean-Claude Trichet alla Bce e antagonista del teutonico Alex Weber, nell’operazione ellenica al fine di bruciarne la candidatura.

Complimenti, un’operazione geniale in un momento come questo. E se mercoledì Angela Merkel ha giocato a nascondino con le proprie reali intenzioni chiedendo chiarimenti a Goldman, ieri è stato il turno del ministro delle Finanze francese, Christine Lagarde, per alzare la voce sulle operazioni swap sui derivati della Grecia con la banca d'investimenti Usa chiedendo chiarimenti. «È una questione - dice - su cui dobbiamo avere delle risposte. Dobbiamo sapere - aggiunge - se c'è stato un camuffamento dei conti e se, all'epoca, si è trattato di operazioni lecite».

Sulle operazioni sui derivati della Grecia, la Lagarde ha precisato poi che «se erano legali, allora vogliamo sapere se fossero finalizzate alla stabilità e probabilmente non era così». Mercoledì la cancelliere tedesca aveva detto che «sarebbe uno scandalo se dovesse risultare che le banche hanno aiutato la Grecia a nascondere il suo deficit».

Ma sempre ieri la stessa Merkel è tornata alla carica affermando che la Grecia e altri paesi dell'area euro devono perseguire politiche di bilancio come quelle della Germania: «Proprio come la Germania - dice - deve perseguire una attenta politica di bilancia, ci aspettiamo che altri paesi membri e in particolare la Grecia facciano altrettanto». E brava la nostra maestrina tedesca, parla bene ma razzola molto male.

L’economia della Germania nel 2009 ha infatti attraversato la sua peggiore recessione dalla fine della Seconda Guerra Mondiale perdendo il 5%, stando ai dati che sono stati diffusi dall'Ufficio federale di statistica a Wiesbaden. Per quanto riguarda il Pil, va notato che nel 2009 l'export tedesco è sceso del 14,7%, mentre le importazioni sono calate dell'8,9% e i consumi privati sono cresciuti l'anno scorso dello 0,4%, come nel 2008. Ma questo non basta.

Per i titoli pubblici, ma anche per le obbligazioni societarie, gennaio è stato un mese di fuoco. E l'attenzione del mercato si concentra proprio sulla Germania visto che il governo di Berlino ha programmato quattro aste per un totale di 22 miliardi di euro, oltre un decimo dell'ammontare in emissione per l'intero 2010, escludendo i titoli indicizzati all'inflazione. La Germania si candida a essere uno dei protagonisti del mercato, considerando che l'ammontare nominale complessivo delle emissioni programmate per il prossimo anno sarà superiore del 35% rispetto all'anno in corso a causa dell'esigenza di copertura del maxi-piano di spesa pubblica a sostegno dell'economia, prima che venga iniziata l'opera di rientro del deficit.

Insomma, Berlino tenta la carta della maxi-emissione perché sa che - come diciamo da mesi su ilsussidiario.net - o si dà vita entro marzo alla bad bank o il sistema bancario - con a cascata quello assicurativo - salterà come un tappo di spumante a Capodanno sotto il peso di circa 300 miliardi di euro di titoli tossici da scaricare. Ma non solo, un'altra bomba è all'orizzonte. Ovvero, prestiti e fidi che le banche dovranno scrivere nei loro libri contabili come inesigibili.

A quanto ammontano? Da 70 a 90 miliardi di euro, un livello di svalutazione che sia negli Usa che in Europa toccheranno relativamente il 12% e il 13% del totale. A fare paura è il fatto che una componente molto grande della futura messe di perdite sarà ancora legata ai Cdo, ovvero i subprime che le banche millantavano di non avere in pancia o di avere eliminato e che invece porteranno con sé qualcosa come altri 16 miliardi di dollari di perdite nel primo trimestre.

Nonostante non lo si voglia ammettere, ad esempio, Commerzbank, Hsh Nordbank e Bayern Lb - tutte banche tedesche - sono a forte rischio di nazionalizzazione già entro il primo semestre del prossimo anno, lo ha ammesso la stessa Bundesbank che ha chiaramente fatto capire che la strada maestra sarà quella che portò poche settimane fa al salvataggio di WestLB, scherzetto costato quattro miliardi di euro ai contribuenti tedeschi.

Quindi, Atene e Goldman Sachs non saranno dei santi e siamo noi i primi a dirlo, ma Berlino la smetta con la sua grandeur passata, visto che resta in piedi a stento e ha ben poco da insegnare agli altri. E, forse, sarebbe il caso che Silvio Berlusconi cominciasse ad alzare davvero la voce in sede Ue per far finire questa sorta di pantomima da dittatura politica.

In compenso qualcosa di strano si muove nel mondo delle banche d’affari e guarda caso riguarda proprio Goldman Sachs, la quale ha denunciato sette suoi alti manager che due settimane fa, in fretta e furia, hanno dato le dimissioni per passare armi e bagagli a Credit Suisse, istituto che li ha coperti di milioni di dollari pur di accaparrarsene i servigi.

Normale regola di mercato, direte voi. Molto strana, invero. Poiché si sa che difficilmente si lascia Goldman quando ne si fa parte - e soprattutto a certi livelli - e ancor di più perché la Svizzera sta combattendo una guerra strisciante e silenziosa in difesa delle liste nere e del segreto bancario, oltre a porre le basi al trasferimento a Ginevra degli hedge funds pronti a scappare da Londra per sfuggire alle leggi draconiane del governo Brown.

Inoltre, uno dei sette dipendenti era capo della filiale di Atlanta, sede particolarmente strategica per certi tipi di operazioni finanziarie: David Fox, questo il suo nome, sarebbe stato pagato 11 milioni di dollari per accettare di passare a Credit Suisse, più uno stipendio faraonico e bonus a pioggia.

Qualcosa di strano, molto strano sta bollendo in pentola nella placida Svizzera. Anche perché i segnali di una crisi destinata a proseguire e inasprirsi almeno entro il primo semestre dell’anno ci sono tutti: a New York, infatti, circola un outlook di FXboss.info in base al quale entro i prossimi dodici mesi l’oro toccherà quota millequattrocento dollari l’oncia.

Il bene rifugio per eccellenza, quello che tesaurizza le aspettative di crisi reale, cresce e continuerà a crescere di valore: ecco perché la Cina ne ha fatto man bassa sostituendolo nelle riserve al dollaro e costruendo bunker sotto le piste di alcuni aeroporti del paese per stivarlo. I guai sono davanti a noi, non dietro. E l’effetto Grecia, se continueremo a gestire la situazione in questa maniera, rischia di essere una miccia devastante.

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2010/2/19/FINANZA-A-chi-giova-il-caso-Grecia-Provate-a-chiedere-alla-Svizzera/67923/

Ripresa economica!

Economia in ripresa! Gentile lettrice e gentile lettore, l'economia é in ripresa. L'economia sta andando alla stragrande, soprattutto in Italia. Le aziende stanno avendo ordini pazzeschi; c'era stato un lieve calo, ma ora gli ordini stanno avendo un'impennata incredibile. La sanità non ha nessun problema. I trasporti vanno che é una meraviglia. Il debito pubblico italiano é sotto controllo; i conti pubblici dell'Italia sono i migliori del mondo. Il territorio é strutturato in maniera fantastica; sì, capita qualche frana, ma non sono mica problemi importanti, eh. Gli insegnanti sono all'apice della forma. Gli operai di tutte le aziende sono estasiati e contenti. Non ci sono problemi di integrazione con gli immigrati. In Italia regna l'onestà. Le banche stanno aiutando le persone e le aziende. Non esiste il problema sicurezza: si possono tenere le porte di casa aperte. I politici, di destra e sinistra, lavorano per te, eh, non sono mica interessati a al potere e ai loro tornaconti personali. E Sanremo é sempre Sanremo. Riepilogando: va tutto alla massima potenza! Marco Calì, consulente finanziario indipendente, nato a Zurigo (Svizzera) il 22 settembre 1970 e residente in provincia di Padova (Veneto, Italia). Visita il mio blog su http://sapienza-finanziaria.blogspot.com/ .... é più facile trovare un ago in un pagliaio che sentire un politico parlare male di una banca!
8 commenti

Doppia Sorpresa

  • 03:11 19/02/10
  • Non so se il cedimento che si è visto dopo la chiusura di Wall Street stasera sarà l'inizio di una slavina, ma è significativo per come è arrivato perchè creato ed accompagnato da due fatti "emblematici" 1) i mercati stavano salendo per il sesto o settimo giorno consecutivo, in modo lento ma continuo, con poco volume, in modo indifferenziato cioè con settori diversi da quelli della settimana scorsa ma con tutte le borse che salivano e il solito "rush" nell'ultima mezzora che faceva chiudere S&P, Nasdaq e DAX sui massimi di giornata (il copione visto da luglio a metà gennnaio) 2) ma un minuto esatto DOPO LA CHIUSURA della borsa, non uno dopo e non uno prima, la Federal Reserve sceglie di aumentare il tasso di sconto, sceglie di farlo oggi benchè si sia riunita solo pochi giorni fa per cui era logico che usasse il suo meetiing quando tutti i governatori sono seduti assieme a discutere e senza che ci siano notizie particolari. Se vogliamo ci sono dati di prezzi all'ingrosso oggi un pochiino elevati, che fanno seguito ad un dato inglese di inflazione del +3.3% qualche giorno fa e il Petrolio stava chiudendo vicino agli 80 dollari al barile stasera e la benzina anche più forte. Perchè il petrolio sia rimbalzato da 70 a 79 dollari in pochi giorni e c'erano anche zinco, rame, nickel che salivano bene e il rame era 3.40$ ?. I dati economici restano deboli specie per l'occupazione per cui era la liquidità che spingeva il petrolio a 80 dollari e il rame a 3.50 dollari 3) Sembra allora che la FED abbia deciso di muoversi oggi per frenare le borse e le materie prime, per "raffreddare i mercati finanziari"! Perchè poteva deciderlo giorni fa in riunzione plenaria e invece SI E' MOSSA OGGI A SORPRESA PER FERMARE IL PETROLIO CHE STAVA PER SFONDARE 80 DOLLARI e altre materie prime e l'S&P che sembrava lanciato a tornare sui massimi. Non c'è altra spiegazione, altrimenti avrebbero usato la loro solita riunione, le uniche notizie oggi erano le borse che erano forti e le materie prime forte, non quelle economiche che erano anzi deboli vedi WalMart. Forse come spiegato qui da un veterano perchè la FED e BCE o Bank of England si rendono conto che se lasciano gonfiare, causa tassi di interesse a zero permanenti, un altra bolla finanziaria poi se scoppia anche questa diventa dura. Inoltre ormai le banche si sono risanate facendo soldi coi tassi a zero e i problemi ora sono la gente incaxxata che le banche fanno troppi soldi (10 mila banchieri inglesi hanno ricevuto un bonus superiore a 1 milione di sterline). Quindi ogni tanto frenano i mercati 4) simultaneamente un americano non pazzo o disturbato, un ingegnere di 53 anni per protesta (di cui ha lasciatoun lungo testo) si è schiantato con un aereo contro un palazzo dell'agenzia dell'entrate USA Da qui in poi avrai altre mosse a sorpresa delle banche centrali che tagliano le gambe ai mercati e altri gesti clamorosi di rivolta violenta
http://www.cobraf.com/forum/topic.php?topic_id=4267&reply_id=216664

l'america è Sulla Buona Strada per Diventare un Paese di Servi Governato da Oligarchi.

  • 05:55 19/02/10
  • Di Paul Craig Roberts, 17 febbraio 2010 Un Paese di servi della gleba diretto da Oligarchi (traduzione) I media hanno citato questo mese la crescita del PIL nel quarto trimestre del 5,7%( "la recessione è finita"), le vendite al dettaglio a gennaio, la produttività nel 4 ° trimestre e il dollaro sta guadagnando forza. C'è qualcosa di vero? Che cosa significa? La figura 5,7% della crescita è un stima rispetto alla pubblicazione del deficit commerciale degli Stati Unit,i ma quando il deficit commerciale è uscito pochi giorni dopo, ha mostrato un peggioramento e ridotti al 4,6 per cento il PIL e la crescita del PIL restante è costituita da accumulo di scorte....I guadagni del dollaro non sono dovuti a punti di forza intrinseca. Il dollaro sta guadagnando perché i disavanzi pubblici in Grecia e in altri paesi dell'Unione europea sono la causa
    "Sventurati americani, non rappresentati e traditi dalla vostra elite, per voi c'è in serbo una crisi molto più pesante".
    I problemi dell'economia americana sono troppo grandi per essere corretti dalle politiche tradizionali. Un gran numero di posti di lavoro della classe media americana sono stati spostati ALL'ESTERO. Quando i posti di lavoro vengono spostati off-shore, i redditi dei consumatori e il PIL degli Stati Uniti se ne vanno con loro. Sono stati spostati all'estero tanti posti di lavoro che non vi è stata alcuna crescita dei redditi reali degli Stati Uniti nel 21 ° secolo, fatta eccezione per i redditi dei super ricchi che raccolgono svariati milioni di dollari di bonus grazie al fatto che spostano i posti di lavoro degli americanii all'estero. Senza una crescita dei redditi dei consumatori, l'economia è ferma. I politici di Washington hanno sostituito la crescita del debito per la crescita del reddito. Invece di diventare più ricchi gradualmente come è stato per 200 anni, le famiglie americane sono solo diventate di più indebitatei. Il Presidente della Federal Reserve Alan Greenspan ha ottenuto questo risultato con la sua politica dei tassi d'interesse bassi, che ha fatto salire i prezzi delle abitazioni, le azioni e le case che i consumatori usavano per rifinanziare il loro debiti, usando la ricchezza finanziaria costituita specialmente dal valore delle case (e in parte azioni) come base per indebitarsi Quando scrivo sulle difficoltà economiche create per gli americani da Wall Street e dall'avidità dell'elite finanziaria che ha corrotto i rappresentanti politici e li ha di fatto traditi a favore di altri paesi per arricchirsi ricevo molte ettere da parte delle ex famiglie della classe media che stanno finendo nella miseria.





    - "Grazie per il continuo commentario sulla "'New Economy della Globalizzazione" di cui la nostra famiglia è una delle vittime. Nove anni fa, quando ci siamo sposati, eravamo ben pagati con posti di lavoro sicuri nel settore della produzione dei semiconduttori. Il nostro reddito complessivo era di 100.000 dollari l'anno. Stavamo vivendo il sogno americano. Poi iniziò l'incubo. Ho perso il mio lavoro nella grande bolla tech del 2003, e ha deciso di prenderni cura di nostro figlio neonato. Abbiamo stretto la cinghia. Poi abbiamo iniziato ad essere spremuti. Le spese specie mediche salivano e abbiamo ridimensionato tutto, ma il lavoro di mio marito stagnava. Dopo diversi anni senza aumenti ha perso il lavoro un anno e mezzo fa. Ma non ha solo perso un lavoro, ha perso una carriera. L'industria dei semiconduttori è praticamente scomparsa in Arizona. Tre mesi più tardi, mio marito, con una laurea tecnica e 20 e più anni di esperienza di lavoro solido, ha ricevuto una offerta di lavoro per fare il secondiino in prigione. Ha dovuto prendere una riduzione dell 40 per cento della retribuzione. Abbbiamo dichiarato bancarotta personale dopo che i nostri risparmi sono stati esauriti. Abbiamo perso la nostra casa, una macchina e il resto. Il suo stipendio l'anno scorso era sotto i 40.000 dollari lordi, a sostegno di una famiglia di quattro persone. Un anno e mezzo dopo, stiamo ancora lottando per riaggiustarci. Non riesco a trovare un lavoro che potrebbe coprire le spese di asilo nido. Siamo bloccati. Ogni salto della benzina e dei prezzi alimentari ci colpisce duro. Senza l'aiuto della mia famiglia, non ce l' avremmo fatta. Quindi, potrei dirvi qui come la 'new economy globale' ha funzionato per noi, ma mi piacerebbe non utilizzare quel tipo di linguaggio "



    - I politici che puntano ora su programmi di "stimolo" fiscale o monetario stanno pensando in termini di un'economia che non esiste più. Dopo la guerra le recessioni degli Stati Uniti e le riprese seguivano le mosse della Federal Reserve. Quando l'economia era surriscaldata e l'inflazione diventatava un problema, la Federal Reserve alzava i tassi di interesse e riduceva la crescita della moneta e del credito e avevi la recessione. Raffreddata l'inflazione, la disoccupazione diventava il problema e la Federal Reserve invertva la rotta. I tassi di interesse venivano ridotti, la moneta e il credito potevano espandersi e dato che le fabbriche e i lavori erano ancora in America, la gente ritrovava subito il lavoro e il processo continuava. Oggi si tratta di una situazione diversa. I licenziamenti sono il risultato di posti di lavoro che sono stati trasferiti america latina e in Asia dalle aziende, che sostituiscono la propria forza lavoro americana con gli stranieri, che vengono portati dentro anche con i visti H-1B, L-1 e visti per altri lavori. La forza lavoro statunitense è stato separata dal reddito connesso con i prodotti e i servizi che consuma. Con l'ascesa della delocalizzazione, immigrazione e globalizzazione i licenziamenti, non avvengono più solo a a causa di una politica monetaria restrittiva come è sempre stato, ma a causa della SCOMPARSA DI INTERE INDUSTRIE. I 10-15 milioni di americani che non trovano lavoro ora sono anche e soprattutto il risultato della sostituzione di mano d'opera straniera tramite immigrazione e delocalizzazione a quella domestica, operata da società "americane" di nome, ma non di fatto. Gli americani non vengono richiamati a lavorare ora con la "ripresa" per lavori che sono stati trasferiti all'estero, è tutto qui. Nella New Economy i licenziamenti possono continuare per anni nonostante i tassi di interesse siano stati tagliati a zero e nonostante i programmi di rilancio del governo. Nella misura in cui politica monetaria e fiscale sono in grado di stimolare la domanda dei consumatori degli Stati Uniti, oggi gran parte della domanda per beni e servizi vanno alle produzioni spostate in Sudamerica ed Asia e ora specialmente in Cina. L'incremento del PIL della Cina è finanziato da un aumento degli oneri del debito pubblico degli Stati Uniti. L'altro ostacolo al successo dei programmi di "stimolo" monetario e fiscale è l'alto livello del debito degli americani. Le banche sono criticati perchè non prestano, ma gran parte del problema è che non ci sono i consumatori in grado di assumere debito che possono gestire. "Sventurati americani, ingannati e traditi, per voi c'è in serbo una crisi più pesante".. in aggiunta Cina, Giappone, e l'OPEC, con il quale gli Stati Uniti ha in questo modo accumulato enormi disavanzi commerciali, hanno utilizzati i loro avanzi commerciali per l'acquisto di titoli del Tesoro degli Stati Uniti e il problema ora è che il deficit di bilancio degli Stati Uniti è cresciuto immensamente per guerre, salvataggi di banchieri-gangster, spesa pubblica parassitaria e collasso delle entrate fiscali I disavanzi di bilancio sono ora tre volte la dimensione del deficit commerciale e pertanto, le eccedenze di Cina, Giappone, e l'OPEC non sono sufficienti per prendere il debito di nuova emissione del governo degli Stati Uniti Se le obbligazioni del Tesoro non può essere venduto agli investitori, fondi pensione, banche e governi stranieri, la Federal Reserve dovrà fare acquisti lei, con la creazione di nuova moneta. Quando il resto del mondo si rende conto delle implicazioni inflazionistiche, il dollaro perderà il suo ruolo di valuta di riserva e quando ciò accade americani esperienza uno shock economico di enormi dimensioni e il loro tenore di vita collasserà ancora. L'America è sulla buona strada per diventare un paese di servi governato da oligarchi.
  • http://www.cobraf.com/forum/topic.php?topic_id=4495&reply_id=216668

Come farà Bertinotti???

Il gelido inverno della Mongolia falcidia milioni di capre cachemire Neve e gelo hanno distrutto le piante, non c’è erba nemmeno sotto la neve, e il bestiame muore per la fame e il freddo. I pastori nomadi sono un terzo della forza lavoro del Paese. Ora molti rischiano di perdere tutto e di dovere andare in città a cercare lavoro.

Ulaan Baatar (AsiaNews/Agenzie) – Un gelido inverno, con pesanti nevicate, tempeste di vento e freddo fino a 35 gradi sottozero, ha già ucciso oltre 2 milioni di capi di bestiame dei pastori mongoli, soprattutto le capre cachemire rinomate per la lana soffice e calda. E’ in pericolo lo stesso tenore di vita dei pastori nomadi, che costituiscono circa un terzo della forza lavoro della Mongolia.

L’estate 2009 è stata molto secca, così che parecchi pastori non hanno potuto costituire grandi scorte di cibo. Ora l’inverno gelido rende più difficile trovare da mangiare per il bestiame.

I pastori mongoli sono abituati a inverni rigidi, ma mai come questo. Khumatai, provincia di Hovd ad occidente, che come molti pastori usa solo un nome, spiega all’agenzia Eurasianet che quando pure ha fatto molto freddo, come nel 2001, almeno “c’era erba sotto la neve. Quest’anno troviamo solo terra”. Nella zona ci sono pochi ripari e stalle, limitati negozi di mangimi e comunque i pastori nomadi non sono abituati ad avere molto denaro con loro. Khumatai tiene le bestie più deboli in un recinto di pietre vicino alla sua casa ma teme che molte non vivranno fino a primavera. In un solo giorno gli sono morte 20 capre, nel recinto coperto dalla nevicata. Gli rimangono 200 animali, ma teme che la gran parte morirà, se il tempo non migliora.

Altri pastori hanno già lasciato al loro destino gli animali più deboli, nel tentativo di salvare almeno i migliori. Vendono la pelle delle bestie morte, ma ne ricavano meno della metà di quanto avrebbe fruttato la lana cachemire a primavera.

Se muoiono molti animali, non ci sarà abbastanza lavoro per tutti i pastori e molti dovranno abbandonare la loro vita nomane e andare nelle città in cerca di lavoro.

Le Nazioni Unite parlano di “disastro umanitario” che ha colpito 19 del 21 province. L’Organizzazione per il Cibo e l’Agricoltura (Fao) stima che moriranno non meno di 4 dei 144 milioni di animali allevati. Le più vulnerabili sono le famiglie con piccoli allevamenti: la Fao ha visitato 8 province e constatato che 21mila famiglie di allevatori hanno perso almeno 50% del bestiame. Vari Paesi, come Cina e Australia, hanno mandato aiuti. Ma i pastori sono sperduti per larghi territori ed è difficile raggiungerli, anche per le ripetute pesanti nevicate che isolano interi villaggi.

Già dopo il gelido inverno del 2001 intere comunità, dopo avere perso tutto il bestiame, sono migrate nella capitale e in altre città. Molti non hanno trovato lavoro né si sono adeguati al modo di vivere e sono caduti in povertà. Il timore è che quest’anno succeda lo stesso.

http://www.asianews.it/notizie-it/Il-gelido-inverno-della-Mongolia-falcidia-milioni-di-capre-cachemire-17671.html

TUTTO GEAB MINUTO PER MINUTO

GEAB N° 42 (I PARTE)

Post n°2659 pubblicato il 16 Febbraio 2010 da lucarossi82

GEAB N ° 42 è disponibile! Seconda metà del 2010: intensificazione improvvisa della crisi sistemica globale - Rafforzamento di cinque fondamentali tendenze negative

LEAP/E2020 è del parere che l'effetto dei miliardi spesi degli Stati per «contrastare la crisi» sarà un fallimento totale. Tali somme hanno avuto l'effetto di rallentare l'evoluzione della crisi sistemica globale per diversi mesi, ma, come anticipato nelle precedenti relazioni GEAB, questa strategia sarà solamente servita alla fine a trascinare gli Stati in crisi causata dalle istituzioni finanziarie.

Pertanto il nostro gruppo anticipa, in questo numero 42 del GEAB, un improvviso intensificarsi della crisi nella seconda metà del 2010, causata da un doppio effetto di un recupero di eventi che sono stati temporaneamente «congelati» nella seconda metà del 2009 e l'impossibilità di mantenere i rimedi palliativi degli anni passati.

Come un dato di fatto, nel febbraio del 2010, un anno dopo di noi, affermando che la fine del 2009 avrebbe segnato l'inizio della fase di dislocazione geopolitica globale, chiunque può vedere che questo processo è ben consolidato: gli stati sull'orlo del fallimento, implacabile aumenta la disoccupazione, milioni di persone, arrivando alla fine delle loro prestazioni di sicurezza sociale, alla diminuzione dei salari e stipendi, la limitazione dei servizi pubblici e la disintegrazione del sistema di governo globale (fallimento del vertice di Copenaghen, la crescita cinese / scontro Usa, il ritorno del rischio di un Iran / Israele / USA conflitti, le guerre in tutto il mondo ... (1)). Tuttavia, siamo solo all'inizio di questa fase per la quale LEAP/E2020 fornirà probabilmente in un arco di tempo il successivo problema GEAB.

. l'esplosione della bolla dei disavanzi pubblici e un corrispondente aumento delle inadempienze dello Stato . l'impatto fatale del sistema bancario occidentale con default del debito incrementato e il muro di titoli di debito con scadenza . inevitabile l'aumento dei tassi di interesse . l'aumento delle questioni che alimentano le tensioni internazionali . una insicurezza sociale crescente.

In questo numero GEAB il nostro team si espande sulle prime tre tendenze di questi sviluppi, tra cui una anticipazione sulla posizione della Russia nei confronti della crisi, così come, naturalmente, i nostri suggerimenti mensili.

Nel presente bando pubblico, abbiamo scelto di analizzare i « caso greco», da un lato perché sembra indicativo di quello che il 2010 ha in serbo per noi, e dall'altro perché è un esempio perfetto per il modo in cui le notizie e informazioni sulla crisi mondiale si stiano muovendo verso la «finzione delle notizie» tra blocchi e gli interessi che sono sempre in conflitto. Chiaramente si tratta di un «must» per imparare a decifrare le notizie e le informazioni a livello mondiale nei mesi e negli anni a venire, che sarà sempre più un mezzo di attività di manipolazione.

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Progressione della percentuale del debito netto dei nuovi US acquistati dalla Cina, l'indebitamento netto US nel nuovo governo, la percentuale di liquidi del Tesoro degli Stati Uniti di proprietà da parte della Cina (2002-2009) - Fonti: Tesoro Usa, Haver Analytics, New York Times

GEAB n°42 (II PARTE)

Post n°2660 pubblicato il 16 Febbraio 2010 da lucarossi82

Le cinque caratteristiche che compongono il « caso greco» nella struttura in cui si cerca di nascondere la foresta

Diamo uno sguardo al « caso greco» che ha interessato i media e gli esperti per diverse settimane ormai. Prima di entrare nel dettaglio di ciò che sta accadendo, ci sono cinque i punti chiave della nostra anticipazione sul tema:

  • 1. Come abbiamo affermato nel nostro anticipazioni per il 2010, che è apparso nel numero GEAB scorso (GEAB N ° 41, il problema greca è scomparso dal radar dei media internazionali diverse settimane da ora. E l'albero utilizzato per nascondere una foresta di debiti di molto più pericolosi (per la precisione quella di Washington e Londra) e l'inizio di un ulteriore calo dell'economia mondiale, guidata dagli Stati Uniti (2).
  • 2. Il problema greco è una questione interna per la zona euro e l'UE, e la situazione attuale prevede, infine, un'occasione unica per i leader della zona euro di richiedere alla Grecia (un caso di «fallito allargamento» a partire dal 1982) di lasciare la sua politica feudale e sistema economico alle spalle. Gli altri paesi della zona euro, guidata dalla Germania, faranno il necessario per mantenere i leader greci nel loro paese nel XXI secolo in cambio del loro aiuto, allo stesso tempo avvalendosi del fatto che la Grecia rappresenta solo il 2,5% del PIL della zona euro (3 ) per testare i meccanismi di stabilizzazione che la zona euro ha bisogno in tempi di crisi (4).
  • 3. I leader Anglosassoni e i media stanno utilizzando la situazione attuale (come l'anno scorso con i cosiddetti tsunami bancari provenienti dall'Europa dell'Est, che stavano portando la zona euro a farla franca (5)) per nascondere la progressione catastrofica delle loro economie e del debito pubblico e il tentativo di indebolire l'attrattiva della zona euro in un momento in cui gli Stati Uniti e il Regno Unito hanno crescenti difficoltà ad attirare i capitali di cui hanno un disperato bisogno. Allo stesso tempo, Washington e Londra (che, dal momento dell'entrata in vigore del Trattato di Lisbona sono completamente escluse da ogni sistema di gestione dell'Euro) sarebbero felici di vedere il FMI, che controllano completamente (6), portarli nella gestione della zona euro.
  • 4. I leader della zona euro sono molto felice di vedere la caduta di Euro a 1,35 contro il dollaro. Essi sanno bene che non durerà, perché il problema attuale è la diminuzione del valore del dollaro (e la sterlina), ma apprezzano questo «odore di ossigeno» per la loro esportazioni.
  • 5. Gli speculatori (hedge funds e altri) e le banche pesantemente coinvolte con la Grecia (7), hanno un interesse comune nel cercare di ottenere il sostegno finanziario della zona euro rapido per la Grecia, poiché, le agenzie di rating che, involontariamente, tentano di tirare velocemente su di loro queste poiché se gli europei rifiutano di scavare nelle loro tasche (come le azioni scandalose di Paulson e Geithner su AIG e Wall Street nel 2008-2009): ci sarebbe infatti un abbassamento del rating della Grecia, si immergeranno in questo piccolo mondo in preda a gravi perdite finanziarie, se, per la le banche, i loro prestiti greci sono svalutati o se la loro scommessa contro l'Euro non funziona a tempo debito (8).

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2008 confronto tra il deficit e PIL della zona euro del Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna, Francia e Germania - Fonte: Der Spiegel / Commissione europea, 02/2010

GEAB n°42 (III PARTE)

Post n°2661 pubblicato il 16 Febbraio 2010 da lucarossi82

Ruolo di Goldman Sachs in questa tragedia greca ... e le impostazioni predefinite della prossima sovranità

Nel "caso greco", proprio come in ogni storia di suspense, è necessario un "cattivo ragazzo" (o, seguendo la logica di una tragedia vecchio-stile, un «deus ex machina»). In questa fase della crisi sistemica globale, il ruolo del «cattivo ragazzo» è di solito svolto da una delle banche di grande investimento di Wall Street, in particolare dal capo della banda, Goldman Sachs. Il «caso greco» non è diverso in quanto tale, infatti, gli investimenti della banca di New York sono direttamente coinvolti nei trucchi di prestigio di bilancio che hanno consentito alla Grecia di qualificarsi per l'ingresso nell'Euro, mentre il suo deficit di bilancio effettivo sarebbe da squalifica. In realtà è Goldman Sachs che, nel 2002, ha creato uno dei suoi modelli di astuzia finanziaria e di cui detiene il segreto (9) e che, quasi sistematicamente riemerge alcuni anni più tardi, per far saltare il cliente. Ma che importa, dal momento che i profitti di GS (Goldman Sachs), sono stati i beneficiati!

Nel caso di greco i propositi della banca di investimento erano molto semplici: raccogliere un prestito che non compaia nel bilancio (un contratto di swap che ha consentito una riduzione fittizia delle dimensioni del disavanzo pubblico greco (10). Il leader greco al tempo era, naturalmente, al 100% responsabile che poteva, secondo il parere LEAP/E2020, essere sottoposto al processo politico e giuridico Greco ed europeo per aver truffato l'Unione europea e i loro cittadini nel quadro di un grande evento storico, la creazione del moneta unica europea.

Ma, diciamolo chiaramente, la responsabilità della banca d'investimento di New York (come complice) è altrettanto grande, soprattutto quando si è consapevoli del fatto che il vicepresidente della Goldman Sachs per l'Europa era, al momento, un certo Mario Draghi (11), attualmente presidente della Banca centrale italiana e di un candidato (12) per la riuscita, Jean-Claude Trichet a capo della Banca centrale europea (13).

Senza voler pregiudicare il ruolo del Signor Draghi nella vicenda del prestito manipolato dalle statistiche della Grecia (14), uno dovrebbe chiedersi se non sarebbe utile mettere in discussione il suo coinvolgimento nella vicenda (15). In una democrazia, la stampa (1), come i parlamenti (in questo caso greca ed europei), si prevede assumano questo compito per se stessi. Considerando l'importanza della GS nelle vicende del mondo finanziario in questi ultimi anni, nulla che questa banca non deve lasciare indifferenti i governi e legislatori. Si tratta di Paul Volcker, attuale capo dei promotori finanziari di Barack Obama, che è diventato uno dei critici più forti nelle attività di Goldman Sachs (17). Abbiamo già avuto occasione di scrivere,che al momento della elezione del Presidente degli Stati Uniti, l'unica persona del suo entourage ad avere l'esperienza e le competenze per far passare provvedimenti duri (18) e che, in questo momento, sa che cosa si parla.

Con questa stessa logica, sulla questione di trasparenza nelle attività finanziarie e dei bilanci dello Stato e con il mal ruolo predestinato di Goldman Sachs e delle grandi banche di investimento in generale ad esempio, LEAP/E2020 ritiene che sarebbe utile per l'Unione europea ei suoi cinquecento milioni di cittadini, di escludere ex dirigenti di queste banche di investimento (19) da qualsiasi posto di controllo finanziario, economico e di bilancio (BCE, Commissione europea, banche centrali nazionali). La miscelazione di questi rapporti può solo portare ad una maggiore confusione tra interessi pubblici e privati, e questo può essere solo a scapito degli interessi pubblici europei. Per cominciare, la zona euro dovrebbe chiedere immediatamente al governo greco di smettere di chiamare i servizi di Goldman Sachs che, secondo il Financial Times del 01/28/2010, sta ancora utilizzando.

Se il capo della Goldman Sachs crede di essere «Dio», come lui stesso ha descritto in una recente intervista (20), sarebbe prudente considerare che la sua banca, e il suo sosia, può seriamente comportarsi come i diavoli, ed è quindi consigliabile trarre tutte le conseguenze. Questo stralcio di consiglio, secondo il nostro team, è valido per tutta l'Europa, così come ogni altro continente. Ci sono «servizi privati» che si scontrano con «l'interesse pubblico»: basta chiedere ai cittadini greci e americani proprietari immobiliari le cui case sono stati recuperate dalle banche!

Per concludere, il nostro gruppo propone un gioco, convincere coloro che cercano la prossima crisi del debito appaia in superficie: basta guardare gli Stati che hanno chiamato servizi di Goldman Sachs in questi ultimi anni e si avranno conseguenze gravi (21)!

GEAB n° 42 (IV PARTE)

Post n°2662 pubblicato il 16 Febbraio 2010 da lucarossi82

Note:

(1) Le recenti dichiarazioni di GW Bush, il segretario al Tesoro, Hank Paulson, per il fatto che la Russia e la Cina hanno complottato per far cadere Wall Street nell'autunno del 2008 mostra i limiti della paranoia dei grandi giocatori a livello mondiale '. Fonte: Daily Mail, 01/29/2010

(2) Nel corso degli ultimi quattro anni il nostro team ha regolarmente esposto le anomalie nel calcolo del PIL degli Stati Uniti. Non faremo ulteriori commenti qui su questo stesso «aspetto greco» delle statistiche americane. Per quanto riguarda lo sviluppo dell'economia americana nei prossimi mesi, è sufficiente rilevare che l'indice dei camion di stazza è andato in caduta libera nel gennaio 2010, proprio come aveva fatto alla fine del primo semestre del 2008. Fonte: USAToday, 02/11/2010

(3) Si veda la tabella qui sotto, che pone il «problema greco» in parte contro la zona euro PNL.

(4) Per quanto GEAB abbia sottolineato la necessità per quattro anni, così come l'ampio sostegno pubblico (una media di oltre il 90% in base ai sondaggi mensili GlobalEurometre) una governance economica della zona euro potrebbe contare.

(5) Come un ricordo qui, GEAB N ° 33 è stata una delle rare fonti giornalistiche che, nella primavera del 2008, ha rivelato gli aspetti disonesti e manipolativi del grande paura di uno tsunami «bancario» provenienti dall'Europa dell'Est, che avrebbe dovuto portare via il sistema bancario della zona euro. Al momento, l'euro era sceso a livelli molto inferiori da quelli osservati oggi ... per poi aumentare nuovamente alcune settimane più tardi. Per coloro che desiderano comprendere l'attuale posizione di media, si consiglia una ri-lettura del GEAB N ° 33 comunicato pubblico.

(6) Il fatto che un francese ha la sua testa non cambia nulla.

(7) Fonte: Le Figaro, 02/12/2010

(8) Detto questo, la manipolazione dei media in questo settore è notevole. Questi ultimi giorni si è visto / letto / sentito un po' ovunque che ingenti somme sono state scommesse su una caduta dell' euro, circa otto miliardi di dollari. In realtà questa «somma enorme», è solo una goccia nel mare dei mercati valutari mondiali che si trasformano in diverse centinaia di miliardi di dollari al giorno. Fonte: Financial Times, 02/08/2010

(9) Con la stessa relazione molto costruttiva per i paesi in cui opera, come quella che lo ha condotto, negli Stati Uniti nel 2006/2007, a provocare una caduta, a suo favore, il valore immobiliare a base di prodotti finanziari che aveva venduto a propri clienti.

(10) Fonti: Spiegel, 08/02/2010, Le Temps, 13/02/2010, Reuters, 09/02/2010

(11) Durante la preparazione in Italia per l'ingresso nell'Euro, è stato Direttore Generale del Tesoro italiano. Fonti: Banca d'Italia; Wikipedia, Goldman Sachs.

(12) Fortemente sostenuta da Londra e gli ambienti finanziari americani, a cui abbiamo già accennato qualche mese fa in una delle nostre relazioni ... e, naturalmente, da Silvio Berlusconi. Fonte: Sharenet / Reuters, 02/10/2010

(13) Il suo avversario più forte è Axel Weber, attuale capo della Bundesbank.

(14) Quale sorpresa sarebbe che il capo europeo della banca che effettua un prestito destinato a nascondere una parte del disavanzo pubblico di un paese, e lo stesso ex capo del Tesoro di un paese limitrofo, non dovrebbe essere a conoscenza di una simile impresa.

(15) E, considerando le sue posizioni passate, non si può che apprezzare il suo senso dell'umorismo quando si chiede un rafforzamento della gestione economica della zona euro. Fonte: Les Echos, 02/13/2010.

(16) Che, per il momento, si soddisfa dagli articoli copiati dal lancio della stampa anglosassone sul caso greco nel ruolo di distruttore «dei mercati mondiali» ripetendo a lungo che l'euro cadrà ... mentre a un livello che i media lo stesso pensavano che fosse impossibile ottenere solo quattro anni fa.

(17) Fonte: Reuters, 02/12/2010

(18) Egli appartiene a quella generazione di americani che hanno costruito il «post-guerra dell'impero americano», conoscebdi i suoi punti deboli e come funziona esattamente, al contrario di Summers, Geithner e altri come Rubin. Il nostro team di rado fa i complimenti a Barack Obama, ma se continua ad ascoltare artisti del calibro di Paul Volcker, si sta sicuramente muovendo nella giusta direzione.

(19) La nostra squadra sa, dalla conoscenza di prima mano, che un tempo, trenta anni or sono, quando i banchieri di investimento dovettero intervenire con gli interessi a lungo termine dei loro clienti a cuore. Questo lungo periodo è andato e ora agiscono soltanto nei loro interessi a breve termine. Da questo, si dovrebbero trarre le conclusioni inevitabili e escluderli l'accesso ai posti chiave del servizio pubblico, piuttosto che cercare di riformare il loro comportamento. Se non ci fossero le banche d'investimento dei bambini (in quanto vi sono bambini soldato) si potrebbe, forse, nella speranza di salvare un certo numero di essi dalla loro dipendenza da profitti a breve termine, ma per le banche di investimento per adulti, è troppo tardi.

(20) Fonte: Times, 11/08/2009

(21) Per il settore privato, chiedere Lehman Brothers, AIG ... che confermerà la sua accuratezza.

Martedì 16 Febbraio

Traduzione: Bloggo Blogghino, tutti i diritti riservati.

Fonte: GEAB

Link originale: http://www.leap2020.eu/GEAB-N-42-is-available!-Second-half-of-2010-Sudden-intensification-of-the-global-systemic-crisis-Strengthening-of-five_a4294.html

http://blog.libero.it/bigblogworld/view.php?reset=1&id=bigblogworld

UN ATTACCO (FINANZIARIO) PREVENTIVO

Argomento: Economia DI SAMUEL Rebelion.orgVa bene , la lotta di classe c’è, ma è la mia classe, quella dei ricchi, che sta facendo la guerra, e stiamo vincendoWarren Buffet, citato dal The New York Times, 26 novembre 2006. È bastato che qualcuno ottenesse qualche beneficio e rinforzasse la propria situazione – col denaro pubblico – a far sì che i banchieri tornassero all’ovile di Davos, dove tra le varie cose han dimenticato qualsiasi pretesa di cambiare i dettami e di rinunciare ad alcuni privilegi. Quando di fronte alla pressione pubblica i governi osano parlare di Tobin Tax e simili, i “mercati” devono dare una mano. Come dice Nicolas Sarkozy, dobbiamo “moralizzare il capitalismo”, cosa che, a quanto pare, viene vista come una demonizzazione del deficit pubblico – come ai vecchi tempi di Maastricht -, come una colpevolizzazione degli anziani che osano vivere senza svolgere più un lavoro retribuito e dei lavoratori che rifiutano l’ennesima riforma del mercato lavorativo, e come una criminalizzazione di determinate categorie di immigranti. Per quanto tentino di convincerci del contrario, la cosiddetta crisi finanziaria riflette una crisi sistemica del capitalismo, e questo implica un aspetto essenzialmente politico di governabilità. Nel pieno delle turbolenze dovute al crack finanziario del 2008, molti cercarono di distogliere la nostra attenzione, ma ora, con cifre leggermente positive del PIL, vogliono che guardiamo la realtà con occhiali distorti.
[Paesi che han superato – temporaneamente- la recessione, paesi che continuano in recessione economica e paesi il cui PIL non ha smesso di crescere. Fonte: The Guardian]
Negli ultimi mesi, i neoliberisti più duri si sono rialzati, sicuri di sé, come se non fosse successo nulla. Nello scontro ideologico per “salvare” il capitalismo troviamo, da una parte, i Warren Buffet che, come nell’era Bush dei regali fiscali, pretendono di continuare a guadagnare senza scendere a compromessi o fare concessioni; e dall’altro, quelli che si preoccupano di risolvere le contraddizioni del capitalismo, di integrare l’antagonismo sociale, e di assicurare la sua sostenibilità con l’adozione di un New Deal. Ma tutti vogliono minimizzare le trasformazioni democratiche. La bolla immobiliare e i derivati finanziari han permesso negli ultimi trent’anni di compensare la perdita del potere d’acquisto dei salari e hanno abbozzato un metodo di valutazione – e di controllo – della produzione biopolitica della società. Se i Keynesiani scommettono sulla domanda, per via della spesa pubblica, i neoliberisti speravano – e sperano ancora – che la creazione delle plusvalenze dei mercati finanziari tramite l’indebitamento generalizzato, anche degli strati più poveri o precari (e con un maggior rischio di insolvenza), svolgano lo stesso ruolo. Ma se, come succede adesso, le finanze non riescono a compensare la diminuzione del salario medio, si finirà per erodere la base sociale della produzione e col mettere in pericolo quegli stessi privilegi che si vogliono mantenere. Ecco la grande contraddizione del capitalismo contemporaneo: “Guadagni diseguali incompatibili, con la necessità di ampliare la base finanziaria per continuare a sviluppare il processo di accumulo. Questa contraddizione non fa altro che mettere in evidenza gli eccessi della vita di buona parte dei soggetti sociali alla sussunzione [del capitale] (che siano già divisi singolarmente o ben definibili in segmenti di classe)” * La crisi europea, con i recenti attacchi speculativi in cambio del debito sovrano dei paesi mediterranei, è un buon esempio di queste contraddizioni, e della difficoltà di trovare un’uscita politica con le attuali strutture neoliberiste di governo. La stampa spagnola cita Paul Krugman quando questo sostiene che è la Spagna, e non la Grecia, l’epicentro della zona euro, ma ignora volontariamente il fulcro della sua argomentazione, ossia che il problema non è l’irresponsabilità fiscale della Grecia o della Spagna (che aveva il famoso surplus contro la crisi e il cui debito pubblico si continua oggi a confontare con gli altri paesi dell’OCSE), ma bensì il fatto di avere “un’unione monetaria senza un’integrazione fiscale e del mercato del lavoro”. Ossia, senza un’integrazione politica. Un New Deal come quello voluto dai neokeynesiani come Krugman, è possibile solo in una cornice sovranazionale che in Europa non esiste, nonostante il Trattato di Lisbona. Questo ha notevoli conseguenze per paesi come la Spagna. - La Spagna non può svalutare la propria moneta. Si sapeva già dall’adozione dell’euro che a meno di poter realizzare aggiustamenti sul tasso di cambio nominale, gli investitori avrebbero preteso un aggiustamento sul tasso di cambio reale comprimendo prezzi e salari (basta pensare a quello che è successo in Lettonia). Se la Germania può fare aggiustamenti sul cambio nominale, è perchè esporta la crisi nella periferia europea. Come affermano Pascal Canfin, Daniel Cohn-Bendit e Sven Giegold su Le Monde, in una zona economicamente integrata come la zona euro, i deficit degli uni sono gli eccedenti degli altri. - Gli Stati europei periferici, inoltre, non possono neanche contare su trasferimenti federali come succede alla California o alla Florida negli Stati Uniti. Il budget comunitario non può superare l’1% del PIL, mentre il budget federale statunitense arriva al 20%. Il rifiuto di appoggiare la Grecia con fondi budgetari dell’Unione Europea è legato all’ossessione di mantenere tale tetto budgetario, che potrebbe crollare se si rispondesse alla valanga di domande di aiuti. - Nella cornice del fallito patto di stabilità e crescita, il governo spagnolo – più papista del Papa – si vede costretto a portare il deficit pubblico sotto il 3% entro qualche anno, sebbene paesi come Germania o Francia non l’abbiano fatto quand’era necessario, mentre la Banca Centrale Europea, nella sua politica monetaria continua a ritenere prioritario il contenimento di un’inflazione inesistente. - La fiscalità degli Stati, ereditata principalmente dall’epoca fordista, si basa su un’imposta indiretta o diretta – sul reddito – che non è progressiva, giusta e tantomeno sufficiente. Come ricorda Martín Seco, il deficit pubblico spagnolo – come quello di altri paesi – si deve fondamentalmente al calo della riscossione, non alla spesa pubblica. Tale deficit continua a essere più basso di quello di altri paesi della zona euro. E la banca spagnola, che esige un taglio dei salari, non dice che l’indebitamento in Spagna è soprattutto privato
[Debito pubblico in percentuale del PIL, nel 1997 e 2007. Il debito pubblico spagnolo in relazione al suo PIL è relativamente basso in confronto agli altri paesi dell’OCSE. Fonte: http://krugman.blogs.nytimes.com/2010/02/05/the-spanish-tragedy/]
In mancanza di entrate via imposte, gli Stati sono ricorsi all’emissione di obbligazioni a tasso variabile per appoggiare il sistema finanziario, creando le condizioni per una nuova bolla. Amara ironia: i creditori privati hanno accettato questa congiuntura e le carenze politiche della zona euro, per fomentare la sfiducia sulle capacità degli Stati di rimborsare il loro debito e attaccare in questo modo i sistemi di protezione sociale in Europa. Non che vogliano solo avere grandi benefici, come George Soros quando provocò la svalutazione della sterlina nel 1992; il loro obiettivo è imporre determinate politiche. Vogliono evitare che i governi facciano politiche di stimolo della domanda attraverso la spesa pubblica e soprattutto vogliono evitare qualsiasi evoluzione politica che implichi una riappropriazione collettiva della ricchezza prodotta socialmente. L’attacco finanziario, dunque, deve essere considerato un attacco preventivo, quello che i mafiosi chiamerebbero “una lezione”. Basti pensare all’atteggiamento dei giornali finanziari: “Se questa volta il giovane Papandreu sbaglia, la Grecia verrà punita ancor più duramente”, avverte The Economist. Se gli investitori si accaniscono sulla Grecia non è per l’incompetenza o la corruzione dei suoi governi, ma per la sua “debolezza” rispetto alla pressione sociale che reclama cambi radicali, debolezza messa in evidenza dal cambio elettorale dell’ottobre 2009. Già nel dicembre 2008, a qualche giorno dallo scoppio della gran rivolta che si sviluppò in tutto il paese dopo la morte di Alexandros Grigoropulos, l’interest spread (che viene coperto in base al tipo di interesse delle obbligazioni tedesche) raggiunse i livelli più alti da quando la Grecia aveva adottato l’euro. Nel caso spagnolo, si teme che in futuro il governo possa imbarcarsi in politiche “sbagliate”, cosa che il presidente della Banca Santander, Emilio Botín (gran protettore – e beneficiario- di José Luis Rodríguez Zapatero) si è affrettato a smentire. Finchè le faville come quella greca non infiammano l’Europa, non ci sarà nulla da temere, nonostante i milioni di disoccupati. La Spagna non sarà la nuova Argentina o Islanda! Botín, come già fece Buffet a suo tempo, ha ben chiaro in testa chi, al momento, impone il proprio volere. Noi continuiamo a discutere su come dimostrare che si sbagliano. * "Nulla sarà come prima. Dieci tesi sulla crisi finanziaria", Andrea Fumagalli Titolo originale: "Un ataque (financiero) preventivo" Fonte: http://www.rebelion.org/ Link 08.02.2010 Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARINA GERENZANI
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UE/ Pelanda: ecco perché l'Italia rischia di finire come la Grecia

mercoledì 17 febbraio 2010

Il mercato teme una ricaduta nella recessione in Europa. I dati, infatti, mostrano una ripresa molto robusta in Cina, zoppicante ma in via di accelerazione in America, e stagnazione nell’eurozona complicata dal crescente rischio percepito di insolvenza dei debiti sovrani di Grecia, Spagna e altri. Qual è il problema? Quale la soluzione di breve-medio termine?

In realtà la lentezza delle economie europee nel riprendersi dopo recessioni globali è osservabile da almeno 20 anni, particolarmente in quelle dei primi anni ’90 e del 2000-02. Dopo quest’ultima ci sono voluti ben tre anni prima che la disoccupazione fosse riassorbita in Germania, e quattro prima che il Pil italiano tornasse a crescere in modo sensibile, nel 2006.

Si aggiungano altri due dati storici. Dai primi anni ’90: (a) l’economia europea tende a crescere circa la metà di quella americana e un quarto di quella cinese, l’italiana circa la metà di quella europea; (b) i debiti pubblici degli Stati europei tendono a crescere, segno che devono finanziare in deficit, per crescita insufficiente, i loro modelli di Stato sociale.

Appare evidente che il problema europeo non sia di contingenza, ma riguardi un modello che non funziona. Gli Stati dell’eurozona sono differenziati per situazioni storiche, più o meno industrializzati, e geografiche, centro o periferia del sistema economico internazionale, ma tendono a essere omogenei sul piano del modello: alta tassazione che finanzia protezioni sociali ed enormi apparati pubblici, molti vincoli burocratici all’attività economica, poca concorrenza e quindi elevati costi sistemici.

L’efficienza gestionale del modello è maggiore o minore nei diversi Stati, ma in tutte le nazioni dell’eurozona mostra di avere un effetto depressivo costante sulla crescita. In particolare, le principali economie dell’eurozona - Germania, Francia e Italia che insieme ne fanno circa i 2/3 del Pil complessivo - mostrano insufficienti consumi e investimenti nel mercato interno e la tendenza a bilanciare questo gap forzando l’export.

Nel ciclo economico globale corrente bisognerebbe aumentare la crescita interna per compensare la riduzione delle esportazioni. Ma il tipo di modello detto, combinato con un valore di cambio de-competitivo dell’euro, perché tenuto artificialmente alto da una Bce con la sola missione di contenere l’inflazione e senza responsabilità per la stimolazione della crescita, non lo permette perché soffoca la vitalità del mercato.

Così, semplificando, è spiegabile la lentezza europea nel riprendersi dopo botte globali. Ma il problema principale è che almeno da un ventennio il modello inefficiente è finanziato a debito, per questo arrivato in tutte le euronazioni a livelli insostenibili. Quindi gli Stati si trovano intrappolati in un triangolo infernale: modello rigido, alto debito, moneta de-competitiva.

Se non si modifica uno dei tre lati la bassa crescita durerà per almeno un lustro, con ricadute in recessione e disoccupazione elevata. Molti invocano un cambio di modello (riforme strutturali). Anche chi scrive. Ma, realisticamente, non si vede come la politica possa ottenere il consenso per ridurre i costi statali e liberalizzare i sistemi in poco tempo, per giunta nella priorità del rigore che inibisce detassazioni.

Una riorganizzazione europea del debito è fattibile, va fatta, ma non porterebbe un impulso alla crescita. Quindi l’unica azione che resta, spiace dirlo per il rischio di inflazione connesso, è la svalutazione dell’euro per pompare le esportazioni globali e con queste la crescita dell’eurozona altrimenti non ottenibile nel breve-medio termine.

www.carlopelanda.com

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2010/2/17/UE-Pelanda-ecco-perche-l-Italia-rischia-di-finire-come-la-Grecia/67530/

Argentina, crolla ancora il peso sotto i colpi degli speculatori

Argentina, crolla ancora il peso sotto i colpi degli speculatori Spaventano le spinte speculative nel mercato argentino...

Spaventano le spinte speculative nel mercato argentino. La moneta locale (il peso) ha infatti toccato un ribasso record ieri, causato soprattutto dalla scelta degli investitori di acquistare grandi quantitativi di dollari. L’obiettivo è quello di prevenire una possibile svalutazione delle moneta, alla quale il governo di Buenos Aires potrebbe ricorrere per aumentare il flusso fiscale proveniente dalle esportazioni di materie prime e migliorare i conti pubblici.

Così la valuta dell’Argentina ha toccato quota 3,8648 sul dollaro (il precedente record era del giugno del 2002). «Stiamo osservando un trend chiaro di acquisto di dollari, come del resto accaduto nei giorni scorsi. Gli investitori si aspettano un deprezzamento a breve», ha spiegato Gustavo Quintana, trader della Lopez Leon Brokers di Buenos Aires.

Negli ultimi dodici mesi, il peso ha perso il 9,4%: si tratta dell’unico caso di valuta che si è deprezzata rispetto al dollaro tra le sei maggiori economie dell’America Latina. Il declino è spinto anche dalle difficoltà che il presidente argentino, Cristina Fernandez de Kirchner sta incontrando sul fronte del deficit: il fabbisogno statale è infatti stato pari a 10,7 miliardi di dollari nel 2009, ed è previsto in crescita a 11,4 miliardi quest’anno.

http://www.valori.it/italian/finanza-globale.php?idnews=2052

Francia e Germania, salviamo la Grecia per salvare le banche

Francia e Germania, salviamo la Grecia per salvare le banche Recentemente, la Francia e la Germania hanno chiesto di fornire un supporto alla Grecia, al fine di salvaguardare l’Eurozona...

Recentemente, la Francia e la Germania hanno chiesto di fornire un supporto alla Grecia, al fine di salvaguardare l’Eurozona. Ma la principale fonte di preoccupazione per i due Paesi proviene in realtà dalla necessità di proteggere le proprie banche.

Le esposizioni complessive che gli istituti di credito hanno nei confronti della Grecia sono infatti pari a 119 miliardi di dollari, che salgono a ben 900 miliardi se si considerano altre economie che versano in condizioni di difficoltà: in particolare Spagna (che “vale” la metà dell’esposizione totale), Portogallo e Irlanda. Ciò significa che, insieme, le banche francesi e tedesche possiedono circa la metà dell’esposizione complessiva di tutto il sistema bancario europeo nei confronti di tali Paesi. A riferire i dati è il Wall Street Journal, che cita uno studio della Banca dei Regolamenti Internazionali, che contempla nei conteggi i bond governativi, il debito aziendale e i prestiti individuali.

E proprio le preoccupazioni per tali esposizioni sono alla base del declino che gli indici azionari settoriali hanno segnato nelle ultime settimane: l’indice bancario DJ Stoxx European, ad esempio, ha registrato un calo del 12,5% nell’ultimo mese, contro un 7% complessivo del mercato. A farne le spese, in particolare, sono state la tedesca Commerzbank (-15%) e la francese BNP Paribas (-14%). Al contempo, di contro, i credit-default swap, strumenti finanziari derivati utilizzati per assicurare un investimento contro il default di un debito (in questo caso sovrano), sono schizzati da dicembre ad oggi.

Una situazione che sta preoccupando molto i governi di Berlino e Parigi, che per questo hanno chiesto di andare incontro ad un - sebbene impopolare - salvataggio d’emergenza della Grecia. Basterà a placare le preoccupazioni degli investitori?

http://www.valori.it/italian/finanza-globale.php?idnews=2053

AD ESSERE OTTIMISTI.... aggiungo io.... z. ;-)

Ripresa, il rischio è un andamento a “W” Possiamo davvero contare su una solida crescita globale?

Possiamo davvero contare su una solida crescita globale? Le ultime statistiche della zona-euro sembrano dire il contrario. Secondo il quotidiano francese Le Monde, anzi, hanno avuto l’effetto di una vera e proprie doccia fredda. Nel quarto trimestre del 2009, infatti, l’economia del Vecchio Continente ha registrato un incremento estremamente contenuto: +0,1%. Secondo gli economisti di Natixis, il risultato è che «un’interruzione della ripresa» nel primo trimestre di quest’anno, dipesa principalmente dalla glaciazione del commercio mondiale, non è da escludere. Altrimenti detto, lo scenario che si prospetta è quello di un recupero a “W”.

Ad oggi, 2.900 miliardi di dollari (2.122 miliardi di euro) di denaro pubblico sono stati dispensati dai governi di tutto il mondo per sostenere le economie. Secondo il Fondo monetario internazionale, in media, i Paesi del G20 hanno visto per questo crescere il debito pubblico al 99% del pil, e lo vedranno salire ancora al 107% nel 2010 e al 118% nel 2014. «C’è stato un deterioramento colossale delle finanze pubbliche», osserva l’economista Philippe Brossard, presidente di Macrorama.

Quindi via a politiche di austerity? Henri Sterdyniak, dell’Osservatorio francese sulla congiuntura economica (OFCE) non ne è certo. Un piano fatto di aumento delle imposte e di diminuzione delle spese rappresenterebbe circa l’1% del pil: «Ovvero un punto di crescita in meno. Si rischierebbe di mettere una zavorra alla ripresa». E proprio da qui potrebbero essere poste le basi di un andamento della crescita a “W”.

http://www.valori.it/italian/finanza-globale.php?idnews=2056

Grecia: bomba alla JP Morgan, ed "è solo l'inizio".

Feb 1017

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Pubblicato da Debora Billi alle 14:11 in Finanza

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Sarebbe una notizia da raccontare, credo io. E invece, in Italia solo 4 riferimenti alla faccenda, di cui uno è Reuters.

Una bomba è esplosa oggi fuori dagli uffici di JP Morgan ad Atene, senza causare vittime né gravi danni. Lo hanno riferito la polizia e l'istituto di credito. "Era una bomba con timer fuori dagli uffici di JP Morgan al secondo piano di un palazzo di Atene", ha detto un funzionario di polizia.

Nessuno ha idea di chi sia stato, ma data l'esplosiva situazione greca non stupisce che qualcuno pensi di prendersela con le banche. In fin dei conti, il governo ha allegramente investito in derivati per tirare avanti, con la complicità degli istituti finanziari. Il commissario europeo, Mr. Rahn, ha affermato:

"Le banche stesse dovrebbero chiedersi, non ultime in questa crisi finanziaria, se tutto ciò è in linea con il codice etico."

I greci, adesso, hanno tempo un anno per ridurre di 4 punti il loro deficit, e ciò comporta ovviamente lacrime e sangue per la popolazione. Gli scioperi sono continui, e le manifestazioni spesso degenerano. Ecco cosa mi scrive un amico dalla Grecia:

E' incredibile cosa possano combinare ad un Paese dei politici corrotti. Hanno continuato a rubare da quando siamo entrati nell'Unione Europea e adesso salta fuori tutto, ma dovevano saperlo che sarebbe accaduto. Così, la gente pagherà di nuovo. Non so proprio per quanto ancora potremo sopportare, e questo è solo l'inizio.

Il mio amico non si riferisce ovviamente alla bomba (la mail è di qualche giorno fa) ma da ciò che dice si comprende molto bene come l'esasperazione della gente stia giungendo al punto di non ritorno. D'altronde aver sopportato ruberie di ogni genere, per poi essere costretti a pagare salatissime tali ruberie, susciterebbe rabbia in chiunque.

Mentre tutti discutono se la Grecia salverà le proprie finanze, e se l'Europa la aiuterà o meno, mi par di capire che nessuno si sta preoccupando della popolazione. Speriamo non finisca in prima pagina per conto suo.

http://crisis.blogosfere.it/2010/02/grecia-bomba-alla-jp-morgan-ed-e-solo-linizio.html

La nuova giunta dei colonnelli Il vertice UE promuove la dittatura europea

16 febbraio 2010 (MoviSol) - I capi di governo dell'Unione Europea riuniti a Bruxelles l'11 febbraio non hanno fatto assolutamente nulla per evitare il crollo imminente dell'eurosistema. Pur avendo promesso formalmente "solidarietà" alla Grecia, ciò era solo per meglio imporre una politica di austerità decisa dall'UE.

Il presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy ha detto molto chiaramente alla conferenza stampa conclusiva che l'idea è quella di stabilire una dittatura UE, trasformando il Consiglio in una giunta imperiale con poteri sempre maggiori rispetto agli stati membri. Prima del vertice, stando alle indiscrezioni pubblicate dall'Independent, Van Rompuy aveva spedito una lettera ai capi di governo scrivendo in uno degli allegati: "I membri del Consiglio Europeo sono responsabili della strategia economica nel loro governo. Dovrebbero fare lo stesso a livello UE. Che si chiami coordinamento della politica o governo economico, solo il Consiglio Europeo è in grado di formulare e sostenere una strategia europea comune per una maggiore crescita e più posti di lavoro". Aggiunge che "le finanziarie, i programmi di riforme strutturali ed i rapporti sui cambiamenti climatici dovrebbero essere presentati simultaneamente alla Commissione. Questo consentirà un'esauriente visione d'insieme".

Van Rompuy prosegue: "I recenti sviluppi nell'area dell'Euro mettono in luce l'urgenza di rafforzare la governance economica. Nelle nostre economie interdipendenti, le riforme devono essere coordinate per massimizzarne l'effetto… La crisi ha rivelato le nostre debolezze. Il nostro tasso di crescita strutturale è troppo basso per creare nuovi posti di lavoro e sostenere i nostri sistemi sociali".

Pur evitando di usare il termine "governo economico", alla conferenza stampa Van Rompuy ha utilizzato la formulazione citata sopra, aggiungendo che il "Consiglio Europeo è molto ambizioso. Vogliamo la padronanza, vogliamo fungere da guida… anche se, naturalmente, in consultazioni con gli stati membri" aggiungendo: "Ecco perché ho proposto che il Consiglio si riunisca regolarmente, ogni mese".

I disegni imperiali degli architetti dell'UE sono stati espressi ancor più sfacciatamente da Alberto Giovannini, un agente chiave del sistemo Euro, in un'intervista a Il Sole 24 Ore il 10 febbraio. "La storia ci insegna", scrive, "che gli imperi sono più efficienti e raggiungono grandi prosperità perché il modello imperiale ha successo con una geografia estesa ma con un centro che svolge un ruolo politico efficace e funzionale".

Ex allievi del guru mondiale della valuta unica Robert Mundell, Giovannini presiede un comitato di consulenza dell'UE creato originariamente per sovrintendere alla transizione dalle valute nazionali all'Euro (il cosiddetto "Giovannini Group"). Tra le tante credenziali fallimentari, è stato anche nel consiglio di amministrazione dell'LTCM ed ha creato la piattaforma EuroSTMS per la vendita elettronica di titoli di stato.

Nella stessa intervista sostiene un progetto che circola nell'Unione Europea, che chiede che l'80% del debito pubblico dei membri dell'UE diventi debito UE, mentre il resto potrebbe restare legato ai singoli rischi sovrani nazionali ed esposto al default.

Il "Giovannini Group", dice, aveva discusso uno schema di Eurobond: "Le soluzioni tecniche si possono trovare, ma il problema è politico. Il problema politico è in fondo un problema di soldi: chi contrae il debito? Chi lo paga e lo garantisce? Come vengono distribuite le risorse raccolte con questi bond? L'Europa non è ancora una macchina politica efficiente in grado di tenere a bada gli interessi dei singoli operatori rispetto all'interesse generale". Venendo da un fautore dell'impero, l'implicazione è chiara. Una soluzione che propone è questa: "Si potrebbe istituire una tassa europea, non nazionale, abbinata al bond europeo. In questo modo il Parlamento europeo, che al momento è coacervo di interessi particolari e non svolge alcun ruolo di leadership, potrebbe rafforzarsi per esprimere un'unione politica europea".

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IL "TEMPISMO" DEL CRAC E' PER QUESTA ESTATE AL MASSIMO

Argomento: Economia FONTE: COBRAF.COM Il "tempismo" del crac è per questa estate al massimo, è quasi matematico che non possa essere oltre, l'incognita è da dove inizi, se dalle borse, dal dollaro o altre valute come la sterlina su cui si crea un panico, dai titoli di stato USA o inglesi o giapponesi. Ma come tempistica da diciamo forse fine aprile per stare sicuri devi fare dei piani precisi perchè può essere un evento traumatico. Il "tempismo" del crac è "da Maggio-Giugno in poi..." per motivi molto semplici: 1) entro Aprile sia la Banca di Inghilterra che la Federal Reserve avranno cessato tutti i loro acquisti di debito pubblico e di debito cartolarizzato lanciato all'inizio dell'anno scorso. La Banca di Inghilterra ha in realtà già finito con la settimana scorsa e non a caso la prima piccola slavina dei mercati ha coinciso con la decisione degli inglesi di terminare il cosiddetto "quantitative easing" (espressione inglese elegante ed intraducibile in italiano in senso letterale che significa: Stampano-Moneta-e-la-Usano-per Comprare-Titoli di stato e titoli del debito cartolarizzato con dentro mutui e altro) 2) tutti i cedimenti di borsa seri sono sempre iniziati tra Maggio e inizio Settembre, le uniche eccezioni le hai quando hai avuto un crollo giù prima così spettacolare, come nel 2008, che per forza di cose se hai perso un -50% nei 12 mesi precedenti un rimbalzo lo fai poi anche "non stagionale". Ma quando il mercato è orso e nei 6-10 mesi precedenti è stato positivo il cedimento è sempre concentrato tra giugno e settembre, a volte si anticipa a maggio. 3) La Cina ha iniziato una prima stretta del credito a metà gennaio e gli effetti si sentiranno tra circa 3-4 mesi con un crollo dell'immobiliare. la Cina ha "toppato" come mercato con i soliti sei mesi di anticipo come nel 2007, il top dell'indice di Shangai è stato il 2 agosto 2009 e il top delle borse occidentali il 10 gennaio scorso 5 mesi e mezzo prima, nel 2007 furono sei mesi pure di distanza. Se tutto va come previsto dovresti vedere Shangai a -50% dal top del 2 agosto entro maggio-giugno, al momento ha fatto -22% dal top del 2 agosto, non sembra ma sta franando veramente assieme alla Spagna e Grecia. Se entro maggio-giugno hai Shangai a -50% dal top del 2 agosto allora hai la conferma 4) In autunno in USA ci sono delle elezioni per Congresso e Senato e dato il trend catastrofico dell'occupazione un due mesi prima circa i politici con seggi contesi ed Obama andranno nel panico e cominceranno a menare colpi a destra e a sinistra 5) l'effetto delle misure straordinarie (tassi di interesse a zero, "quantitative easing", salvataggi diretti di banche, aumenti di spesa sociale e pubblica...) lanciate tra fine 2008 e inizio 2009 comincerà a ridursi dopo un anno circa e i deficit dei singoli stati USA e dei paesi più indebitati sono tutte bombe ad orolegeria che peggiorano già ora di mese in mese, ci sono almeno 10 stati USA, California, Nevada, New Jersey, Wisconsin... che sono messi come la Grecia 6) Come ciliega sulla torta hai la "tensione con l'Iran" che non rimarrà così sempre sospesa in modo indefinito se leggi le dichiarazioni degli ultimi mesi e settimane e troverà un qualche sbocco. Le guerre in Medio Oriente ed altrove sono state sempre in questo periodo che coincide con quello "Orso" per le borse di giugno-settembre: (I Guerra Mondiale: agosto 1914, II Guerra Mondiale: 2 settembre 1939, Operazione Barbarossa: giugno 1941, Guerra dei Sei Giorni: 10 giugno 1967, Guerra dello Yom Kippur: settembre 1974, Guerra del Golfo in Kuwait: 2 agosto 1990, Strage delle Due Torri: 11 settembre 2001...) Fonte: www.cobraf.com Link: http://www.cobraf.com/forum/topic.php?topic_id=1162&reply_id=214983 11.02.2010
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GRECIA, GOLDMAN E...PRODI. LE DOMANDE CHE NESSUNO PONE

Argomento: Economia DI MARCELLO FOA blog.ilgiornale.it Grazie al New York Times ora sappiamo che dietro la crisi greca, ci sono ancora una volta le grandi banche di Wall Street, secondo le stesse modalità che hanno provocato il terremoto dei subprime e il fallimento della Lehman: una truffa contabile realizzata con i derivati (potete leggere una sintesi della notizia in italiano qui . E chi sono le banche coinvolte? La solita Goldman Sachs, vera regina di Wall Street, da cui ranghi sono usciti ben due segretari al Tesoro (Rubin e Paulson) e JP Morgan Chase, che come spiega Massimo Gaggi, è da sempre la banca più vicina al governo americano ed è, ricordiamolo, l’istituto del banchiere più potente della storia degli Usa, David Rockefeller, nonché cantore della globalizzazione finanzaria. Mi chiedo: quand’è che le autorità di controllo si decideranno ad indagare a fondo su Goldman e Jp Morgan Chase? Se esaminiamo la storia recente della finanza internazionale, scopriamo sovente Goldman e lo stesso Rockfeller hanno avuto un ruolo importante, talvolta di lobby per orientare leggi in una certa direzione, talaltra a fini di lucro, come dimostra la vicenda greca. L’impressione è che questi stessi protagonisti abbiano creato un sistema di alleanze e connivenze che gli permette di esercitare un’influenza enorme, evitando contestualmente guai giudiziari. E forse, anche controlli e indagini credibili sulle loro attività. Anche in Italia. Dall’articolo del New York Times emerge che anche il nostro Paese nel 1996 è ricorso a trucchetti contabili simili a quelli greci. E chi era a Palazzo Chigi allora? Romano Prodi, ex consulente di Goldman Sachs. E chi era il direttore generale del Tesoro? Mario Draghi, che di Goldman Sachs è diventato consulente qualche anno dopo. E forse sarebbe il caso che lo stesso Prodi chiarisse finalmente i suoi rapporti con lo stesso Rockefeller, che oltre ad essere un banchiere, ha fondato il Club internazionale dei potenti, il Bilderberg. Prodi divenne a sorpresa presidente della Commissione Ue un anno dopo essere stato ammesso nel Bilderberg. Solo una coincidenza ? E che ruolo hanno avuto Tommaso Padoa Schioppa, nonché lo stesso Draghi, nello scandalo Easy Credit, che consentì a, guarda caso, Goldman Sachs, Jp Morgan Chase e Citigroup, una truffa ai danni dello stato per 600 milioni di euro? Di quell’inchiesta non si è più saputo nulla… ma a Goldman Sachs il governo italiano ha continuato ad affidare l’emissione di global bonds per miliardi di euro Sono queste le domande a cui bisognerebbe dar risposta. E che invece vengono ignorate. E credo che, in Italia, i primi a pretendere un chiarimento debbano essere gli elettori di sinistra che, in buona fede, hanno dato fiducia proprio a Prodi, a Padoa Schioppa e che oggi, con una certa ingenuità, si commuovono ascoltando Draghi. O sbaglio ? Marcello Foa Fonte: http://blog.ilgiornale.it Link: http://blog.ilgiornale.it/foa/2010/02/15/grecia-goldman-e-prodi-le-domande-che-nessuno-pone/ 15.02.2010
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