LO SPORCO SEGRETO DI “HOPENAGHEN”
Il cul de sac: Chicago-blog anticipa l’accordo di Copenhagen
Parlare tra sordi è uno sport poco esaltante, ma ciascuno è libero di farlo, se crede. A spese sue. A Copenhagen, invece, i sordi stanno discutendo animosamente, tra una portata e l’altra, al ritmo di un tassametro che, dopo 11 giorni di battibecchi, segnerà 143 milioni di euro. Per decidere cosa? Chicago-blog è in grado di anticipare i contenuti dell’accordo politicamente vincolante che uscirà dal vertice.
Anzitutto, si preciserà che i rappresentanti degli Stati presenti al meeting si sono trovati d’accordo che il cambiamento climatico è una questione urgente. Non c’è più alcun dubbio, si dirà, che le temperature stiano aumentando e che di questo la colpa sia dell’uomo (forse, si aggiungerà che l’uomo industrializzato è un po’ più colpevole di quello in via di sviluppo).
Quindi, si stabilirà un duplice obiettivo: da un lato, contenere l’aumento delle temperature entro la soglia di 2 gradi al di sopra dei livelli pre-industriali (segnalo l’ottimo intervento di Carlo Carraro sulla Stampa, a questo proposito). Per evitarlo, ci si impegnerà a ridurre le emissioni del 50 per cento entro il 2050 (clicca qui per vedere cosa significa), dell’80 per cento entro il 2080, del 99 per cento entro il 2100, che poi, essendo tornati alle caverne, si potrà ricominciare il giro.
Infine, la ciccia. Poiché gli Usa non scuciranno un euro a favore della Cina, e la Cina non muoverà un dito senza gli euro americani, la ciccia non ci sarà. Forse si prenderanno gli aiuti allo sviluppo, quelli che erano già sul piatto, e gli si cambierà nome, etichettandoli incentivi verdi: ci perderanno le ong umanitarie (di salvare l’uomo, non gliene frega più un cazzo a nessuno) e ci guadagneranno gli speculatori verdi. Ma in aggregato cambierà poco.
Ah, dimenticavo: l’Ue ribadirà il suo impegno, magari con un’aggiustatina verso l’alto, e annuncerà trionfante la sua leadership nella lotta ai cambiamenti climatici. Se sentite un rumore, non fateci caso. E’ lo scolapiatti che cade dalla testa di Barroso.
FINANZA/ Così le banche hanno guadagnato sul crac del Dubai
giovedì 10 dicembre 2009
Una decina di giorni fa il mondo è stato scosso dalla notizia del potenziale default tecnico di Dubai sul proprio debito, un qualcosa che pareva impossibile fino a pochi giorni prima. Non è così e ilsussidiario.net è in grado di provarlo.
Il quattro novembre scorso, infatti, Barclays Capital in una nota di ricerca agli investitori definiva la situazione debitoria dello stato «altamente attrattiva» e addirittura un dipartimento dello stesso istituto invitava a scommettere long sulla sua capacità di ripagare il debito contratto nella messe folle di investimenti fatti in questi anni di boom.
Insomma, le banche d’affari - non solo Barclays, la quale ha avuto la sfortuna di essere colta sul fatto - conoscevano perfettamente la situazione reale di Dubai ma nonostante questo hanno cercato di introitare il più possibile - quasi un’operazione di copertura emergenziale della propria esposizione, oltre ovviamente al fatto che guadagna una percentuale sulle transazioni operate - inviando al mercato nella migliore delle ipotesi erronee, nella peggiore ma non così peregrina, false valutazioni di quanto in realtà stava accadendo.
In quel periodo le operazioni di investimento sul debito di Dubai sono cresciute del 90%, ma qualcosa fa pensare che la strategia messa in atto dalle banche fosse scientificamente partita anche prima, visto che in ottobre l’aumento dello stesso tipo di investimenti era del 52% su base mensile. BarCap, insomma, aveva preso a pretesto il downgrading di Moody’s rispetto a Dubai - giunto a fine ottobre - come potenziale arma per un grande investimento a basso prezzo di acquisto.
La scorsa settimana, nel marasma totale dei mercati, una nuova nota avvertiva la clientela di «un radicale e totale cambiamento di visione rispetto all’investimento in questione». Troppo tardi, ma qualcosa di ancora più inaccettabile è accaduto attorno a quest’ultima appendice della crisi finanziaria mondiale: nel primo semestre di quest’anno, infatti, Dubai World aveva già perso 2,2 miliardi di dollari, tamponati da un salvataggio statale operato in gran segreto - ma che ilsussidiario.net può confermare - che interpretato alla luce di quanto accaduto la scorsa settimana spiega il perché del “no” a ulteriori operazioni di rifinanziamento del buco di bilancio da parte del governo dell’emirato.
Ma non è tutto: altri 1,3 miliardi di dollari sono stati pompati prima dell’estate attraverso il Dubai Financial Support Fund, ma la decisione si rivelò inutile. I mercati, ovviamente, sapevano tutto. E infatti le variazioni grafiche rispetto ai cds ma anche alle operazioni sul debito parlano chiaro: magicamente, i volumi aumentavano in concomitanza degli interventi macro. Anche - e soprattutto - quando questi venivano compiuti in segreto e senza annunci che potessero turbare le piazze finanziarie: qualcuno, però, lo sapeva.
E il fatto che le quattro principali banche britanniche, tra cui la seminazionalizzata Royal Bank of Scotland, abbia giocato questa partita la dice lunga su come la crisi non abbia insegnato niente: i default di Dubai è stata una scommessa sbagliata ma qualcuno ci ha guadagnato molto. Il grafico dell’andamento del valore dei cds che vedete allegato lo dimostra, la crescita è esponenziale ma costante come le voci di crollo imminente: solo che le banche da un lato scommettevano contro e dall’altro consigliavano ai clienti di fare il contrario, ovvero andare long sull’ipotesi di rifinanziamento del debito ritenuto più che probabile visti i buoni indicatori macro che arrivavano dal settore immobiliare e turistico di Dubai. Dati fatti circolare a mani basse per silenziare invece quello devastante sul debito. Hedging totale dal rischio ma alle spalle di tutti: quanto accaduto la scorsa settimana era non solo atteso ma risaputo e messo in conto, solo che invece di inviare segnali e informazioni si è ben pensato di operare per speculare sul breve finché la spazzatura poteva ancora essere nascosta sotto il tappeto. La stessa cosa sta accedendo per la Grecia, colpita al cuore dalla crisi del debito e ieri declassata nel rating: l’ombrello Ue potrebbe non essere sufficiente allo stato ellenico per evitare un drastico ridimensionamento, lo stesso primo ministro ha infatti parlato di sovranità a rischio. Ecco cosa avevamo scritto la scorsa settimana, esattamente il 3 dicembre, nel silenzio generale: «In compenso l'Europa, quella reale, scricchiola: i cds dell'Irlanda stanno risalendo in maniera preoccupante e la Grecia è ormai sull'orlo del default tecnico dopo aver disatteso la promessa fatta a Bruxelles di varare misure concrete antideficit entro ottobre. La “forbice” (spread) fra i BOT greci e quelli tedeschi a 10 anni è saltata a 178 punti-base: il che significa che il governo di Atene, per farsi prestare denaro dai mercati, deve offrire quasi il 2% di interessi in più di Berlino sui suoi titoli di debito pubblico. Il rincaro del debito è rovinoso per un Paese economicamente debole, nel pieno di una crisi mondiale dove i debiti pubblici più potenti (vedi gli Usa) faranno una concorrenza spietata: 18 miliardi di euro di debito pubblico greco stanno per andare a scadenza e andranno rinnovati nel secondo trimestre del 2010. Quale strada per il governo socialista greco se non quella dei tagli sanguinosi, i quali però porteranno ulteriore tensione sociale in un paese già pervaso da forti pressioni interne. Non si può svalutare, né stampare moneta: si può, però, svendere gli assets del paese all'estero visto che un deficit di budget del 13% sul Pil non consente molti margini di manovra. E sta già accadendo: la Cina, di fatto, è pronta a comprarsi la Grecia a prezzo di saldo: i porti del Pireo sono ormai della Cosco, pronta a creare un hub cargo verso il Mar Nero. Pechino non comprerà bond governativi greci come spera il Pasok al governo, vuole gli assets e li vuole pagando poco, roba da take-away». Le notizie di ieri non necessitano che si aggiunga altro. A essere pessimisti si fa peccato. Ma ci si azzecca quasi sempre in questo periodo.
A proposito di attributi
BERNASCONI
Un grande sbattere d'ali ed un litigio per un'insetto. Questi due uccelli sono in cima ad un fragile ramo - non si involano ma non rischiano neanche di cadere. Malgrado la debolezza di ieri e la volatilità degli ultimi giorni le borse restano bloccate in un trading range.
Ieri gli indici azionari europei sono ulteriormente scesi mostrando debolezza ma nessuna voglia di accelerare definitivamente al ribasso. L'America é rimbalzata dal supporto per una chiusura moderatamente positiva. Vediamo una situazione di patta tra venditori e compratori sottolineata da rapporti advances/declines praticamente in pari. Anche il numero dei nuovi massimi a 20 giorni (666) equilibria quello dei nuovi minimi (783). Queste cifre sono basse a testimonianza della mancanza di una pressione di vendita o di forza dei rialzisti. I volumi di titoli trattati sono in calo. In questa situazione una momentanea continuazione del movimento laterale che caratterizza l'andamento delle borse delle ultime tre settimana é probabile. Tendenzialmente favoriamo poi una rottura al ribasso.
Ieri l'S&P500 é risalito a 1096 punti (+0.37%) dopo un minimo giornaliero a 1085 punti. Quanto previsto ieri mattina si é puntalmente verificato: "Evidentemente l'indice sta scendendo a testare il supporto e limite inferiore del trading range a 1085 punti. Fino a quando però questo livello resiste non fà senso parlare di correzione o ribasso." e "Le borse si muovono secondo le nostre aspettative. Ora dovrebbe arrivare il decisivo test del supporto a 1085 punti. Tecnicamente non sappiamo quale sarà il risultato di questo test ma naturalmente puntiamo su un'accelerazione al ribasso." Il primo tentativo di rompere il supporto é quindi andato a vuoto grazie anche alla debolezza del dollaro. Difficile dire cosa potrebbe succedere ora poiché gli indicatori tecnici sono misti e non forniscono chiari segnali. Noi restiamo tendenzialmente negativi e prudenti. Vediamo più rischi verso il basso che potenziale di rialzo e consigliamo un'atteggiamento difensivo. Questo scritto venerdì scorso mantiene la sua validità: "Nelle ultime due settimane l'S&P500 é rimasto in una stretta fascia di circa il 3% con un supporto sui 1085 punti ed una resistenza a 1115 punti. È ora che si muova e tecnicamente vediamo la molla compressa. Manteniamo la nostra opinione e prevediamo una rottura al ribasso per una necessaria ma (a questo punto) sorprendente correzione. Gli investitori si preparano al rally natalizio ed una cambiamento di trend sarebbe la classica sorpresa. Tenete d'occhio il dollaro americano ed in particolare l'USD Dollar Index...!"
Nel caso che la correzione indotta dalla forza del dollaro si concretizzasse vi ricordiamo gli obiettivi definiti due settimane fà: "...dobbiamo ora avere un calo del -3 fino ad un -5% a seconda dell'indice. Per l'S&P500 abbiamo un'obiettivo a 1050 punti mentre l'Eurostoxx50 dovrebbe ridiscendere sui 2700-2750 punti."
Il trend rialzista sugli indici azionari é strettamente correlato alla debolezza del dollaro americano. Questo a sua volta influenza i prezzi delle materie prime e dell'oro. Noi siamo convinti che il dollaro stia terminando questa fase di debolezza e stia iniziando, contro le indicazioni fornite dall'analisi fondamentale, un perido di rivalutazione. Se questa nostra teoria é corretta e l'USD Index sta formando un bottom, é probabile che gli indici azionari stiano formando un largo top a medio termine. Sembra però che questa fase prenda più tempo e sia più complessa del previsto. Ieri l'USD Index é ridisceso a 76.04. Il cambio EUR/USD é stabile a 1.4715. Il rally si é momentaneamente bloccato sotto la resistenza a 76.50 punti. Il comportamento del dollaro americano é cruciale e decide la differenza tra continuazione del rialzo e correzione sui mercati azionari. Per scatenere un ribasso sostenibile e di ampie proporzioni sui mercati azionari l'USD Index deve superare la forte ed importante resistenza a 76.50-77 punti. L'oro settimana scorsa ha toccato un massimo storico a 1226 USD/l'oncia. Tra venerdì e stamattina é crollato a 1129 USD in quello che é stato un cambiamento di tendenza e l'inizio di una sostanziale correzione. Avevamo ragione dicendo "Crediamo che l'oro stia compiendo un'accelerazione finale di tipo esaustivo per formare un top ma come per il dollaro abbiamo bisogno di conferme." e fissando un possibile ed indicativo obiettivo del rialzo a 1200 USD. Per quel che riguarda la stretta correlazione tra USD e borse leggete il nostro nuovo articolo d'analisi fondamentale dal titolo "Carry Trade".
Passiamo ora ad esaminare la situazione (charts a sei mesi) sui singoli mercati.
L'S&P500 (+0.37% a 1096 punti) é sceso a testare l'importante e decisivo supporto a 1085 punti che ha retto. L'ovvia conseguenza é stata un rimbalzo ed una chiusura in positivo. A questo primo tentativo dovrebbe seguirne un'altro e noi manteniamo la nostra opinione: "L'indice é bloccato da due settimane nel trading range 1085 - 1115. È ora che ne esca. Noi, basandoci sull'improvvisa forza del dollaro americano, speculiamo su una rottura del supporto..." Manteniamo il nostro conosciuto scenario correttivo: "Prevediamo ora una fase di debolezza ed un calo dell'S&P500 fino ai 1050 punti. Questo ritracciamento dovrebbe seguire l'esempio dei tre precedenti e lasciare intatta la linea di trend ascendente dal minimo di agosto."
Il Nasdaq100 (+0.96% a 1789 punti) si é rafforzato più del resto del mercato. La tecnologia si comporta bene e sostiene il listino. Non vediamo pressione di vendita ma é evidente che se a New York si sviluppa una correzione al ribasso anche il Nasdaq parteciperà. Giudichiamo che la variante negativa delle nostre previsioni sia quella più probabile: "Nei prossimi giorni si decide l'andamento dell'indice fino a fine anno. Un superamento dell'ovvia resistenza a 1815 punti aprirebbe la strada ad una continuazione moderata del rialzo. Un ritorno sotto i 1740 punti unito ad un'ulteriore rafforzamento dell'USD potrebbe far ridiscendere l'indice sui 1650 punti."
L'Eurostoxx50 (-1.09% a 2818 punti) ha avuto una seduta molto volatile e contraddistinta da parecchi improvvisi cambiamenti di direzione - un'incubo per i traders. Alla fine il saldo negativo é stato piuttosto consistente. L'indice sembra voler scivolare verso il basso anche se non vediamo molta pressione di vendita e non vengono rotti importanti supporti. Non parliamo quindi di ribasso ma manteniamo il nostro conosciuto scenario moderatamente negativo: "Si sta formando una testa e spalla ribassista che verrebbe confermata dalla rottura del minimo di novembre sui 2700 punti. Strutturalmente non vediamo molta debolezza e quindi ci aspettiamo ora una lenta ed irregolare discesa fino a questo supporto che dovrebbe reggere."
Il DAX (-0.72% a 5647 punti) si é comportato come l'Eurostoxx50. L'indice non sembra controllato con decisione dai venditori e di tanto in tanto i rialzisti riappaiono. Per ora la pressione di vendita é limitata. Prevediamo quindi una discesa almeno a testare il supporto a 5580-5600 punti. Una continuazione della correzione sotto questo livello dipende dal cambio EUR/USD.
L'SMI (-0.75% a 6351 punti) si é nuovamente indebolito tornando nettamente sotto la barriera psicologica dei 6400 punti. Il nuovo massimo raggiunto settimana scorsa a 6506 punti risulta a questo punto essere stata la temuta falsa rottura al rialzo. Lunedì a questo proposito avevamo osservato: "L'SMI ci ha sorpreso in bene chiudendo su un nuovo massimo annuale. L'indice ha chiuso prima del resto dell'Europa ed ha bisogno di scontare ancora un ritracciamento. Di conseguenza siamo un pò scettici sulla validità della rottura al rialzo di venerdì e preferiamo attendere le prime sedute di questa settimana prima di parlare di rally natalizio." Manteniamo invariato il nostro scenario: "Cominciamo a sentirci ridicoli a dover parlare di ribasso o rialzo guardando il grafico di un'indice che praticamente non si muove da due mesi. Fino a quando l'SMI non esce con decisione dal range 6200 - 6470 preferiamo stare zitti e lasciare l'indice oscillare lateralmente senza tendenza."
Scenario fine 2009 - 2010 Per i prossimi mesi prevediamo una sostanziale correzione. Il minimo a 666 punti di S&P500 raggiunti il 6 di marzo deve essere confermato. Un nuovo minimo sotto questo livello é ormai da escludere. Probabilmento l'S&P500 toccherà nel corso dell'anno prossimo un minimo ascendente tra i 740 ed i 820 punti. Gli analisti fondamentali stanno continuamente rivedendo le stime degli utili delle società. Ad un certo momento erano scesi fin sotto i 30 USD. Ora che la recessione sembra alle nostre spalle, le stime ufficiali per il 2009 (al 3 novembre 2009) sono risalite a 56.22 USD. Quelle per il 2010 sono addirittura al'incredibile livello di 74.99 USD. Capitalizzando gli utili 2009 con un P/E normale di 15/16 si arriva ad un valore teorico dell'S&P500 di 900 punti. In questi dati é però scontato un recupero marcato dell'economia ed un forte aumento degli utili delle imprese. Ricordiamoci che gli utili operativi 2008 delle società dell'S&P500 sono stati di 15.09 USD. Debitiamo inoltre che i dati relativi al 2010 siano realistici. Di conseguenze stimare ora correttamente gli utili delle società e determinare un giusto rapporto P/E per capitalizzare questo valore é un'impresa ardua. Troppe sono le variabili e le incognite. Se gli utili risalissero solo a 50 USD e la ripresa fosse anemica (come ritiene una buona parte degli economisti), un P/E di 12 sarebbe più adeguato portando il valore teorico dell'S&P500 a 600 USD. Riassumendo, tecnicamente e fondamentalmente i 1100 punti di S&P500 raggiunti a novembre corrispondono secondo noi ad una sopravalutazione del mercato. La prossima dovuta sostanziale correzione ci dirà a quale punto si trova la congiuntura mondiale.
Richiedete informazioni a analisi_tecnica@longshortinvest.com Non rispondiamo a mails anonime.
Bernasconi Consult, gestione patrimoniale e consulenza finanziaria Zollikerstrasse 1, CH-8702 Zollikon Tel. +41 43 499 63 84 EMail: bernasconi@longshortinvest.comIl debito sovrano: il nuovo grande rischio dell’economia globale
«Se state cercando un rischio globale per il quale valga la pena di essere realmente preoccupati, non serve che andiate lontano dalle montagne di debiti accumulate dai governi di tutto il mondo, nel tentativo di supportare la ripresa delle proprie economie». Quello lanciato ieri dalle colonne del Wall Street Journal è un vero e proprio allarme sulle condizioni dei bilanci pubblici di numerosi Paesi sparsi in tutto il mondo. Secondo Moody's Investors Service, infatti, il debito ha raggiunto, complessivamente, la cifra record di 49.500 miliardi di dollari.
Non solo: secondo il quotidiano americano non è neppure certo che questa imponente mole di capitali mossi dagli esecutivi sia in grado di garantire una crescita sufficiente a far dimenticare in breve la crisi globale. Il rischio, insomma, è che i debiti siano stati semplicemente “spostati” dai bilanci di alcuni colossi bancari, assicurativi, industriali e finanziari a quelli pubblici. Con tutto ciò che questo può comportare.
D’altra parte non si tratta di una novità. Il mese scorso il Fondo monetario internazionale aveva stimato una crescita del rapporto da debito pubblico e prodotto interno lordo - per le 10 economie più avanzate del G20 - fino al 118% nel 2014. Drammatica, in particolare, la situazione del Giappone, che potrebbe vedere schizzare il rapporto al 220% (nello stesso anno di riferimento).
http://www.valori.it/italian/finanza-globale.php?idnews=1853
Standard & Poor’s: brutte prospettive per la Spagna
Le condizioni generali dell’economia spagnola dovrebbero peggiorare nel prossimo futuro a causa della sostanziale debolezza di sistema e del deterioramento dei conti pubblici. Lo afferma il Financial Times citando l’ultimo rapporto dell’agenzia di rating Standard & Poor’s che ha declassato da “stabile” a “negativa” la prospettiva di evoluzione del mercato locale.
La crisi finanziaria ha prodotto un’autentica svolta nell’economia spagnola che, fino agli ultimi anni, era stata tra le più dinamiche d’Europa. Prima di entrare in fase recessiva, il Paese vantava un basso rapporto debito/Pil (meno del 40%) e un deficit sotto controllo. In seguito la quota debitoria è cresciuta notevolmente (siamo al 67%) mentre nel prossimo anno il deficit complessivo (gli interessi sul debito) dovrebbe toccare quota 10% del prodotto nazionale. «La riduzione degli scompensi fiscali ed economici della Spagna richiede forti azioni politiche che ancora non si sono materializzate» hanno commentato gli analisti di S&P.
Nonostante le attuali difficoltà, ricorda il Financial Times, il ministro delle Finanze di Madrid si è detto fiducioso circa la possibilità del suo Paese di adeguarsi ai parametri Ue sui conti pubblici che prevedono l’abbassamento del deficit a quota 3% del Pil.
http://www.valori.it/italian/mondo.php?idnews=1856
La patria dei servi
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| Giovedì 10 Dicembre 2009 – 10:06 – Carmelo R. Viola |
Ancora mille inservienti gratuiti in assetto di guerra alla casta dell’imperialismo statunitense e all’industria militare che ci sta dietro! Confesso di avere riposta anch’io una qualche speranza di meglio su Barack Obama, il quale mi ha ben presto e totalmente deluso. Mi riesce difficile credere che l’uomo nuovo – che richiamava per associazione di… pelle il grande Martin Luther King – sia in buona fede. Parimenti mi riesce difficile – anzi impossibile – credere che lo sia l’ineffabile Frattini, il nostro ministro degli Esteri, così felice di essere il primo dei servi contenti dei Paesi atlantici, considerati alla stregua di colonie europee. Probabilmente si tratta di una spugna d’ipocrisia che, se appena spremuta, spruzza maleodorante sudditanza clericale e filo-yankee. L’impostura plateale della suddetta casta è ormai troppo scoperta per proseguire disinvolta la prestidigitazione illusionistica con la sicumera di provetti operatori da palcoscenico davanti ad un pubblico spettatore stupefatto e divertito. Non credo che ci sia di che divertirsi. Il terrorismo è materia prima degli Usa: se ne sono serviti per il sistematico genocidio del popolo indigeno a cui hanno rubato tutto: dall’aria all’identità etnica alla salute. L’hanno usato abbondantemente nella vergognosa aggressione al Vietnam; l’hanno insegnato a rinnegati di Paesi latino-americani; l’hanno sperimentato nell’olocausto totalmente inutile quanto ignobile di Hiroshima e Nagasaki (donde il titolo-gogna di “barbari di Nagasaki”); l’hanno simulato in corpore vili nel tristemente famoso 11 settembre per inventarsi una legittima ragione di una “guerra senza fine” a quanti Stati (“canaglia”) resistano al “sogno criminale” di un impero mondiale a stelle e strisce (o, il che è la stessa cosa, “a croci e casse da morto”). Terrorismo e menzogna vanno di pari passo nella politica estera degli Usa. Con la menzogna hanno aggredito l’Iraq, contravvenendo ad ogni norma del diritto internazionale e, una volta tanto, alla stessa Onu provocando milioni di orfani, vedove e mutilati e montagne di distruzioni e di rovine, senza contare gli episodi di inaudita barbarie sanguinaria tipo Falluja travolgendo anche civili e bambini. Tutto in nome dell’antiterrorismo e della democrazia! Sono gli Usa ad avere provocato il terrorismo islamico fatto di attentatori suicidi in nome di Allah. Probabilmente i musulmani non si sarebbero mai sognato di competere con la superpotenza della Casa Bianca se non fossero stati sistematicamente aggrediti a casa propria. Che gli Usa intendano i liberare i paesi arabi da certo fondamentalismo, che nuoce alla saggezza di un pur maschilista Corano, che sfocia nell’offesa dei diritti dell’uomo e che non ha più alcuna ragion d’essere davanti alla scienza, è una menzogna grossolana. Se così fosse, avrebbero dovuto cominciare con il debellare l’Arabia Saudita, che ancora applica alla lettera la “sharia” o legge islamica fino alla crudeltà. Ma l’Arabia Saudita è uno Stato forte e un ottimo partner commerciale degli Usa e quindi un loro amico. Non basta. Avrebbero dovuto , per la stessa ragione liberatrice, dichiarare guerra al “fondamentalismo cattolico” che, espressione millenaria dell’imperialismo dei papi, pretende ancora imporre, anche a chi non ne vuole sentire, modalità di vita convenienti all’esercizio del potere e del dominio clericale su tutto e tutti, anche qui in barba alla scienza e alla ragione giuridica del rispetto dei diritti naturali, che sono pertinenza di ogni essere ragionevole e moralmente responsabile. E’ ben chiaro che il terrorismo di risposta degli islamici è la disperata “arma dei poveri” esattamente quella che, documenti storici alla mano, convinsero la Francia di de Gaulle a sollevare il tallone dalla terra di Algeria. Arma, che seppure ad obiettivo indiscriminato (donde la qualifica di terrorismo), si aureola del sacrificio eroico dei soggetti, il che non ha precedenti nella storia, se si escludono i nipponici, che erano indotti a farlo con motivazioni esclusivamente marziali. A dispetto di una storia e di una cultura sociologica e giuridica, che condannano il sogno di un dominio mondiale da medioevo primordiale, campeggia la figura di un ben pettinato Frattini che, ignorando perfino l’esistenza di una Costituzione, è felice di rispondere al Capo dell’impero del Pentagono, come un robot, che non discute, ed è pago degli elogi come un segugio delle carezze del padrone. Io scoppio di pena e di vergogna. Quando dico Costituzione, penso al nobilissimo articolo 11 che, in termini assolutamente non equivocabili, “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” ovviamente salvo il caso dell’autodifesa. Non è il caso nostro. Mi chiedo come mai i vari Frattini e quanti siano convinti della legittimità-doverosità dell’essere servili per una causa giusta, se ancora giovani e abbastanza forti e gagliardi, non si arruolino volontari per l’Afghanistan facendosi assegnare a postazioni il più avanzate e rischiose possibili: chissà che non ne riporterebbero magari una medaglia d’oro alla memoria e meriterebbero perfino un monumento passando davanti al quale il semplice uomo della strada possa affermare: quello sì che se ne intendeva di grandezza della patria! In verità, non so quanto grande possa essere la patria di un servo, volontario e contento, so per certo che se dipendesse da me, manderei sotto processo lo stato maggiore del nostro pubblico potere per alto tradimento della Costituzione e della sovranità nazionale. E meno male che vantiamo un primo cittadino, custode della legge costituzionale, nel pieno vigore di una logorrea esibizionistica senile, che non gli ha dato ancora il tempo di accorgersi del vuoto civile che ci sta inghiottendo per una destinazione ignota.
Siderografo di Bradley 2010
| Bradley Previsioni 2010 | | |
Il Siderografo di Bradley indica le inversioni nella direzione del trend per il 2010. Alcune date sono importanti e sono indicate in neretto sul grafico: 1 marzo, 10 agosto e 15-16 novembre. Leggendo il siderografo sembra che da marzo ad agosto ci sarà un unico trend molto forte, ma ricordo che non ne conosciamo la polarità e quindi potrebbe essere sia orso che toro.
Il debito di Atene pesa sull'euro
Listini pesanti in Asia, in altalena in Europa. A Piazza Affari crolla la JuventusIl debito di Atene pesa sull'euroLa moneta unica paga l'allarme delle agenzie di rating sulla Grecia. E a Dubai timori di nuovi scossoni
MILANO - Borse d'Asia a picco, incerte in Europa. Mentre l'euro scivola a 1,47 contro dollaro sulla scia delle preoccupazioni innescate dalla decisione delle agenzie di rating che hanno declassato il debito pubblico della Grecia. Le Borse d'Asia hanno perso terreno anche per le notizie sul Pil giapponese, stimato sotto le attese e dai dubbi sulla tenuta di alcune società di Dubai, in difficoltà con il rientro dagli ingenti debiti accesi.
EURO E BORSE - Per l'euro si tratta di una nuova giornata difficile: in mattinata la moneta unica europea viene scambiata a quota 1,4697 sul dollaro, in calo rispetto alla rilevazione ufficiale della Bce fissata ieri a 1,4774. Andamento incerto da parte dell'indice Dj Stoxx 600 che fotografa l'andamento delle principali piazze del Vecchio Continente, cede lo 0,39 per cento. Piazza Affari, dopo un avvio difficile, è tornata in equilibrio attorno a mezzogiorno.
TITOLI JUVENTUS MENO 7,5% - Il crollo in Champions League con il Bayern di Monaco coincide anche con quello in Borsa: il titolo della Juventus ha toccato i minimi degli ultimi quattro mesi. L'eliminazione dalla Coppa dei Campioni significa la perdita di introiti per un minimo di 5 milioni di euro e la possibilità di mancare il pareggio del bilancio di quest'anno, dice un trader. «Potrebbero vendere giocatori a gennaio e realizzare plusvalenze affinché il risultato non sia negativo, ma non so se accadrà», ha aggiunto il trader. Intorno alle 10,10 Juventus F.C. cede circa il 7,5% in Borsa con volumi pari a quattro volte la media giornaliera dell'ultimo mese.
ATENE - La Borsa di Atene perde nelle prime contrattazioni circa il 3% dopo che mercoledì l'indice generale era sceso di oltre il 6% dopo la notizia che Fitch aveva tagliato il rating sovrano del paese. Oggi il gabinetto socialista greco si riunisce per discutere della situazione economica e finanziaria del paese.
DUBAI CHIUDE A -6,3% - La Borsa di Dubai ha chiuso ancora in calo del 6,39%, mentre cresce il timore che i debiti a rischio dell'emirato possano estendersi. Giù del 2,82% anche il listino di Abu Dhabi. Il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Khalifa bin Zayed al-Nahayan, ha sostenuto che « gli Eau sono in grado di sostenere l'impatto della crisi finanziaria» scaturita dalla recessione globale e dal crollo di Dubai World, la holding di proprietà statale, che di recente ha rivelato un indebitamento pari a 59 miliardi di dollari.
09 dicembre 2009
http://blog.libero.it/bigblogworld/8112502.html
Non c'è ripresa senza consumi
I consumatori stanno riducendo il debito e aumentando il loro tasso di risparmio, un processo che è appena iniziato. Il debito delle famiglie / PIL è ancora circa il 100% rispetto ad una media di 57 anni del 57%. Mentre il tasso di risparmio delle famiglie è aumentato al 4,4% da un valore vicino allo zero, con una media generalmente tra l'8% e il 9% nei decenni precedenti al 1992. Ma mentre un maggiore tasso di risparmio ha benefici effetti sull'economia nel lungo termine, esso tende a frenare la spesa dei consumatori quando il processo è in corso. Inoltre il freno alla spesa dei consumatori è la causa per cui i salari sono diminuiti del 5% rispetto a un anno fa, la disoccupazione è ancora in aumento, le nuove assunzioni sono ancora in calo, il reddito netto è precipitato e il credito al consumo è molto ridotto. Il credito al consumo è sceso del 4,3% rispetto all'anno passato, il massimo in almeno 44 anni. Il reddito netto delle famiglie è diminuito del 12%, anno su anno, il massimo calo in 57 anni.Oggi anche il Wall Street Journal si accorge che
Consumer lending shrank 1.7% in October, the ninth consecutive drop, extending the dramatic decline of financing available to help fuel the U.S. economy. The $3.5 billion decline, calculated by the Federal Reserve, caps a 4% drop in consumer lending from its July 2008 peak. Before then, borrowing by U.S. consumers -- including credit-card debt and auto loans, but excluding mortgages -- had been growing for more than a half-century. Consumer activity accounts for about two-thirds of U.S. economic growth. Curtailed lending to consumers could hurt the chances for a strong recovery.Il credito al consumo segna ad Ottobre il nono consecutivo calo mensile (-1,7%), estendendo il drammatico declino dei finanziamenti disponibili per alimentare l'economia americana. La diminuzione di 3,5 miliardi di dollari calcolata dalla Federal Reserve, rappresenta un calo pari al 4% del credito al consumo dal suo picco del Luglio 2008. In precedenza il credito al consumo - compresi i finanziamenti attraverso carte di credito e prestiti auto ed esclusi i mutui - era sempre stato in crescita negli ultimi 50 anni. La spesa dei consumatori conta per due terzi nella crescita economica degli Stati Uniti. La riduzione dei prestiti ai consumatori, ammette, bontà sua, il WSJ, potrebbe nuocere alle possibilità di una forte ripresa. In realtà non c'è alcuna possibilità di vedere una crescita reale dell'economia e quindi una ripresa sostenibile finchè è in corso il processo di riduzione del debito da parte dei consumatori. L'unica teorica possibilità, di scuola, per invertire questo trend sarebbe la crescita nominale del Pil attraverso l'inflazione. Ma questa sarebbe una politica economica terribilmente ardua da perseguire con un fenomeno in atto di riduzione del debito. Ma questa è un'altra storia.
IL NUOVO DIS-ORDINE GLOBALE
09 dicembre 2009
di Germàn Gorraiz Lopez
Il fenomeno della globalizzazione economica ha fatto si che tutti gli elementi razionali dell’economia siano interconnessi a causa della consolidazione degli oligopoli, la convergenza tecnologica e i taciti accordi corporativi, così l'emergere della crisi economica nel villaggio globale ha portato alla comparsa di nuove sfide per governi ed istituzioni impantanati nello sconcerto e nell’incredulità, schizzi di un caos che finirà di disegnarsi all’orizzonte nel 2020 con l’apparizione del Nuovo Ordine Mondiale.
Gli Stati Uniti hanno iniziato il decennio sotto il segno dell' “Obamamania”, fenomeno sociologico che farà in modo che una persona senza esperienza nè ideali politici conosciuti diventi in un’icona delle masse, soffiando venti di cambiamento per restituire l’illusione e la speranza ad una società americana affondata nella recessione, con laceranti irregolarità sociali ed una significativa erosione della sua immagine nel mondo dopo i sanguinanti episodi di vulnerabilità dei Diritti Umani in Iraq e a Guantanamo.
La sua principale sfida sarà l'aggravarsi della crisi economica, con una severa contrazione del consumo interno (uno dei principali motori dell’economia USA che rappresenta più della metà del PIL del paese) ed una brutale ristrutturazione dell’industria automobilistica (con tassi di disoccupazione a livelli sconosciuti dalla Seconda Guerra Mondiale), dovendo sperare al 2011 per ottenere una crescita del PIL positivo e dare per finita la crisi economica, non possono essre escluse riedizioni delle rivolte razziali dell’estate del 1963; il ritorno a scenari superati della Guerra Fredda con la Russia (si potrà rivivere la Crisi dei Missili di Cuba, 1962) e la gestazione di una trama endogena che potrebbe finire con la riedizione dell' omicidio di Kennedy (Obama, 1963). Se succedesse, Joe Biden si vedrà obbligato ad assumere la Presidenza del paese e far cristallizzare le iniziative inconcluse del suo predecessore in un mandato presidenziale posteriore, in particolare la Legge sull’ Immigrazione, Assicurazione sulla salute per anziani e poveri, Case sotto costo e Piano di Rinnovamento urbano (condannando dal modo in cui l’ostracismo politico di un Partito Repubblicano è immerso in lotte intestine e colpito dalla nefasta amministrazione dei suoi antecessori) e l’obiettivo del suo programma “Guerra contro la povertà” sarà quella di costruire una grande nazione dove l’uguaglianza di opportunità ed un’alta qualità della vita siano patrimonio di tutti, anche se il suo mandato resterà probabilmente segnato dalla Guerra in Afghanistan.
Allora potremo assistere alla perdita progressiva della leadership mondiale da parte degli USA, all’unirsi dell’enorme consumo energetico con lo strangolamento della produzione mondiale di petrolio, la rottura del sistema paritario delle divise internazionali e la libera fluttuazione delle stesse con la logica devalutazione del dollaro, le conseguenti difficoltà per finanziare il suo esorbitante debito estero ed la grave stagnazione economica sarà accompagnata da un approfondimento della frattura sociale, provocando frequenti casi di violenza razziale che unito alle successive calamità naturali e catastrofi ambientali, concorreranno all’annunciata perdita del ruolo egemonico degli Stati Uniti dopo la sconfitta militare della guerra Iraq-Afghanistan, ritornando a scenari già dimenticati della politica estera isolazionista e di protezionismo economico all'orizzonte nel 2018. Instaurazione del culto della personalità e del dogmatismo ufficiali propri dell’ epoca stalinista in Russia: Mettendo a tacere le voci e mass media dissidenti attraverso la paura scenica, l’asfissia economica, l'apertura di espedienti arbitrari per reati fiscali con procedimenti rapidi, Putin avrebbe ottenuto la sparizione dell’opposizione propria dei paesi democratici e l’instaurazione di un nuovo governo: dottrina politica che unisce le idee espansionistiche del nazionalismo russo, le benedizioni della potente della Chiesa Ortodossa, gli impagabili servizi del FSB (successore del KGB), l’esuberante liquidità monetaria raggiunta dalle aziende energetiche (GAZPROM) e alcuni degli ideali simboleggianti kruschoviani in un potere personale autocratico mettendo insieme nella sua persona il Capo dello Stato e la presidenza del partito (obiettivo che dopo diverse epurazioni riuscì a raggiungere nel 1958 concentrando nella sua persona la guida dello Stato e del partito) dopo la defestrazione da parte di Putin della primitiva classe dominante proveniente dell’epoca di Yelstin (oligarca), corrotta camerata mafiosa equivalente ad un ministato dentro dello Stato Russo (il 36 % delle grandi fortune sono concentrate nelle sue mani, l’equivalente al 25 % del PIL) e la sua sostituzione da parte di individui di provata fedeltà alla sua persona, senza capricci politici e il miraggio di facili guadagni solo unitamente alla riduzione del potere dei Governatori Regionali.
Ma, le riforme per alleggerire la Burocrazia ed i suoi fallimenti in materia economica (i cattivi risultati agricoli obbligheranno all’importazione in massa di cereali che causerebbe una sboccata inflazione che ruoterebbe intorno ai due digiti), potrebbero renderlo impopolare nel partito e nell’ Amministrazione e potrebbero debilitare l’allora potere assoluto di Putin e di permettere che si colasse una cospirazione anticipata da oligarchi defenestrati da Putin e costretti a esiliarsi all’estero per allontanarlo dal potere, essendo accusato degli stessi delitti con i quali aveva decapitato alla camerata oligarca: abuso di potere, corruzione e delitti fiscali, essendo sostituito da Mendeiev.
Nel caso di una fine politica, assisteremo alla ripartizione della Troika per evitare l’accumulazione di un potere autocratico ed il ritorno della Dottrina Brézhnev (chiamata anche dottrina della sovranità limitata), dottrina che ha stabilito il diritto della Russa ad intervenire (anche militarmente) in questioni interne dei paesi sotto la sua area d’influenza e che coniugando abilmente l’aiuto di minoranze etniche russe oppresse, il ricatto energetico, la minaccia nucleare come deterrente, l’intervento militare chirurgico, il destbilizzare governi vicini “non grati” e l’affogamento dell’opposizione politica interna, cercherà di mettere sotto la sua orbita la maggioranza dei paesi separati dall’estinta URSS e concepire la Nuova Grande Russia per il 2020, frutto dell’atavismo della Grande Russia di Pietro il Grande.
Sostituzione dell’ attuale Unione Europea con una costellazione di paesi satelliti nell’orbita dell’alleanza franco-tedesca (Eurozona) che sarebbero diretti da leader di forte carisma e personalità che deriverebbero in pratica da poteri presidenziali con chiari colori autocratici. Questo periodo sarà segnato dalla Ratifica della Politica del Buona Vicinato con l’ UE, mediante la firma di accordi preferenziali con la Francia e la Germania per assicurarsi il rifornimento di gas e petrolio russo e aumentare gli scambi commerciali, a causa della dipendenza energetica europea (il 21% delle importazioni del petrolio e il 40% del gas provengono dalla Russia) e dal fatto che il 40 % del commercio estero della Russia si realizza nella UE, di fronte ad uno scarso 5% con gli USA, per cui non sarebbe da scartare una tardiva riaffermazione della sovranità francese che si plasmerebbe nel ritiro dell’esercito francese dall' Afghanistan prima delle Presidenziali del 2012 e nel successivo ritiro delle strutture militari della NATO.
Il resto dei paesi non integrati in suddetta orbita (Paesi dell’ Europa Emergente) si vedranno costretti a svalutare la loro moneta, a soffrire migrazioni interne e a ritornare ad economie autarchiche, dovendo procedere alla riapertura di miniere di carbone abbandonate e obsolete centrali nucleari per evitare di dipendere energeticamente da una Russia che unendo il ricatto energetico fagociterà la maggior parte dei paesi separati dall’antica URSS e in Turchia potrebbe ripetersi il colpo di Stato del 1960 che metterebbe fine al mandato democratico dell’ AKP (partito di tendenza islamica conservatrice ma alla maniera dei partiti democristiani europei) a causa dell’alta inflazione, la disoccupazione dilagante e un debito esagerato e di fronte a questa situazione e senza l’ombrello protettivo dell’ UE (respingendo la loro adesione come membro a pieno del diritto comunitario), è prevedibile che l’esercito sia protagonista dell’ennesimo colpo di Stato che metterebbe fine al mandato del Primo Ministro Erdogan, successivamente emergerà un sistema politico fratturato che produrrà una serie di coalizioni di governi instabili nel parlamento turco.
Istituzione della “Pax obamaniana” nel travagliato Medio Oriente: Sia Israele che l' ANP chiederanno ad Obama di guidare il processo di negoziazione che entrambe le parti hanno iniziato nel 2007 con l’obiettivo di stabilire le basi per la creazione del futuro Stato Palestinese (previo riconoscimento dello Stato d’ Israele da parte dei palestinesi) e che potrebbe concludersi con un Trattato della Pace tra il nuovo Governo della Coalizione israeliana ed il nuovo Presidente dell’ Autorità Palestinese (che sarebbe il rappresentante del nuovo Governo della Coalizione che nascerebbe dopo l’inevitabile avvicinamento di Hamas ad Al Fatah)
Questo accordo conterebbe sulle benedizioni politiche di Egitto, Russia, Siria e Iran e come collaboratori economici necessari nella ricostruzione di Gaza dell'UE, Stati Uniti, Giappone, Arabia Saudita e Emirati Arabi e sarebbe globale e vincolante per tutti i paesi dell’area geopolitica del Medio Oriente, riuscendo ad instaurare un nuovo “status quo” nella zona (Pax Obamaniana”) dopo aver risolto la disputa nucleare con l'Iran e il ripristino delle relazioni diplomatiche tra i due paesi, operazione che avrà l'opposizione iniziale dell'influente lobby ebraica e la sua successiva accettazione di Israele ricevendo come contropartita le benedizioni degli USA per il completamento del muro in Cisgiordania (che includerebbe all’incirca il 10% del territorio della Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est) e l’aumento degli aiuti economici (stabiliti durante l’amministrazione Bush in circa 3.000 milioni di dollari, importo che rappresenta quasi il 2% del PIL di Israele).
La pace sarà instabile e la sua durata dipenderà dagli accordi d’ Israele con la Siria per la restituzione dell' Altopiano del Golan e del futuro atteggiamento di Hisbolad e Hamas, dato che se le due formazioni persistono nei loro attacchi al territorio israeliano violando la sacrosanta “sicurezza” che la popolazione ebrea esige, potrebbe incrementarsi la tensione nella zona e rieditarsi la “Guerra dei Sei giorni” e nel caso di un confronto bellico ed una nuova vittoria militare israeliana, assisteremo all’annessione della Striscia di Gaza, del Sud del Libano e del Sinai, Israele resterà barricato in uno scudo protettivo completato con la realizzazione del Muro della Cisgiordania (che includerebbe circa il 10 % del territorio della Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est) ed il controllo dell' Altopiano del Golan, contando sugli USA e la loro forza nucleare dissuadente come unici alleati.
Il graduale ritiro dell’esercito in Iraq dovrà aspettare il 2011 per il completamento e l'avvio di un successivo e complesso processo di divisione delle aree d’influenza tra la Turchia, Siria, Arabia Saudita e Iran fino a condurre ad un Governo della Coalizione integrato da rappresentanti curdi, sunniti e sciiti che porterà finalmente alla nascita di un movimento pan-islamista radicale che userà l’arma del petrolio per strangolare le economie occidentali.
La decisione di Obama di aumentare sostanzialmente il numero di soldati in Afghanistan prevede l'escalation delle azioni belliche a partire dal 2011, perchè secondo l’ultimo rapporto del Consiglio Internazionale della Sicurezza e dello Sviluppo (ICOS), l’insorgenza talebana avrebbe conseguito una presenza permanente nel 72 % del territorio dell’ Afghanistan (che rappresenta un aumento del 18 % rispetto a novembre del 2007) e si avvicinerebbe alla capitale Kabul, avendo stabilito una specie di governo “di facto” in alcune città e popoli afgani.
La CIA avrebbe documenti che confermerebbero l’inizio dell’aiuto militare russo (consiglieri militari, logistica e informazione dai satelliti-spia) alle milizie talebane dell’ Afghanistan nella loro lotta contro le forze della NATO lì presenti, con l'obiettivo di prolungare il conflitto e alleata con la mancanza di liquidità monetaria degli alleati europei, riuscire ad ottenere il graduale ritiro dall’ Afghanistan entro il 2012 lasciando soli gli USA, che implicherebbe crescenti difficoltà per ottenere l’approvazione di bilancio nel Congresso, plasmate nella petizione dell’ Amministrazione Obama in 83.400 milioni di dollari addizionali per finanziare le operazioni militari in Iraq ed in Afghanistan nel 2009 (si calcola che il costo delle due guerre sarebbe di circa 8000 milioni di dollari al mese)
Allo stesso modo, il presidente dell’ Afghanistan, Hamid Karzai sarà accusato dagli USA di essere troppo mite nella lotta contro i talebani, esistonoo i documenti della CIA che potrebbero includerlo nel progetto della creazione di un Governo della Coalizione afgano tra i Pashtun ed i Talebani e che esigerebbe il ritiro dell’esercito degli USA e la successiva caduta ed assassinio di Karzai, con il conseguente aumento dell' appoggio militare per evitare una pericolosa “vietnamizzazione” del conflitto, Obama potrebbe firmare nel 2011 il ritiro progressivo dell’esercito dall’ Afghanistan, decisione che non sarà condivisa dal suo vicepresidente Biden e sotto il cui mandato si potrebbe produrre l' intensificazione e incistamento di questo conflitto bellico.
Aumento della tensione tra India e Pakistan: E’ prevedibile che l’aumento del conflitto militare in Afghanistan da parte degli USA abbia ripercussioni nella vicina Cachemira, motivo per il quale dopo crudeli attentati terroristici contro Bombay, la tensione tra l’ India e il Pakistan potrebbe aumentare e dare luogo ad un nuovo scontro armato a Cachemira (con il rischio aggiunto del possibile uso di missili con carica nucleare).
Solitudine del regime di Pechino nei Fori Internazionali, a causa del raffreddamento delle relazioni con la Russia per l’appoggio di Pechino al fossilizzato regime di Kim-Jong–II e di controversie con gli Stati Uniti connessi con l'applicazione di misure protezionistiche e l'aumento della tensione con Taiwan, unito con la perdita di peso economico della Cina nel contesto internazionale, e con il restringimento dei consumi a livello mondiale e l'introduzione da parte delle grandi potenze occidentali sistemi economici protezionistici.
Allo stesso modo, la Desertificazione di ampie zone industriali causerà esodi in massa della popolazione urbana alle zone rurali, obbligando gran parte della popolazione a vivere al di sotto della soglia della povertà e sono prevedibili anche episodi di epidemie e carestie, un notevole aumento della mancanza di stabilità sociale e una severa retrocessione delle classi medie e delle incipienti libertà democratiche.
Recupero degli USA di un “doppia via” kennedyana nel loro rapporto con i paesi dell'America Latina: gli USA si vedranno obbligati a prestare particolare attenzione al tradizionale “cortile” per cercare di frenare l’espansione dell’influenza russa in America Latina dopo la firma di Mendeiev del Patto per l’ Amicizia e la Cooperazione con Cuba (e per estensione con i Governi populista-progressisti in America Latina), approfittando della miopia politica di una Amministrazione Bush ossessionata dall’ Asse del Male.
Con l'impossibilità di raggiungere un rapido accordo su questioni come il boicottaggio commerciale nei confronti di Cuba, potremmo assistere alla firma di un Trattato di collaborazione militare di Cuba e del Venezuela con la Russia che includerebbe l’installazione di basi militari in territorio cubano (non essendo da scartare la presenza di aerei strategici con armi nucleari, i temibili TU-160 conosciuti in Occidenti come BlackJak), completato mediante l'installazione di una megabase navale e della logistica in Venezuela.
Allo stesso modo, gli Stati Uniti procederebbero alla creazione di una Alleanza Panamericana (con leader il Messico, Brasile, Cile e Argentina) che unirebbe l’aiuto economico e la firma di accordi preferenziali con questi paesi amici con il boicottaggio commerciale e l’isolamento nei Fori Internazionali dei regimi progressisti- populisti (Cuba, Venezuela, Nicaragua, Ecuador, Bolivia) per riuscire a destabilizzare i loro regimi.
Dall’altra parte, l’acutizzazione della crisi economica darà luogo a frequenti esplosioni di conflitti sociali e dell’espansione di ideologie di sinistra in tutta l' America Latina, essendo prevedibile una chiara regressione delle libertà democratiche ed un possibile ritorno a scenari già superati delle dittature militari e guerriglie rivoluzionarie (Peru, Bolivia, Nicaragua e Messico) e in Panama, non è da scartare una riaffermazione del sentimento di sovranità panamense sul canale e quindi potremmo assistere alla riedizione della Crisi di Panama del 1964 con l’invio dell' esercito statunitense che assicurerebbero il controllo del canale, recuperando la sovranità dello stesso trapassata a Panama nel 1979.
In Africa, si assisterà all’ Apparizione di un movimento pan-islamista che comprenderà tutti i paesi arabi della facciata mediterranea e che userà l’arma del petrolio e del gas naturale per strangolare le economie occidentali e finanziare le molestie terroriste all’infedele, ottenendo l’annessione di obsolete piazze coloniali (Ceuta e Melilla) e la concatenazione di calamità e carestie nell’ Africa Sud-sahariana, dato che l’inevitabile contrazione della domanda di materie prime a causa della severa crisi economica globale porterà allo strozzamento delle sue esportazioni e il disprezzo generalizzato della sua moneta, che insieme con l'avanzare inesorabile di deserti e insolite calamità naturali causerà esodo massiccio della popolazione, in alternanza con ripetute carestie e virulente epidemie che investiranno gran parte dell'Africa nera.
Nel frattempo, approfittando dei conflitti endemici tribali e degli abituali colpi di Stato, gli USA,UE, Russia e Cina, continueranno con la politica di annichilimento delle risorse naturali del subcontinente sahariano (specialmente uranio, platino, cobalto, magnesio, oro, diamanti oltre al coltan, specie di pietra filosofale per lo sviluppo delle tecnologie del futuro come la telefonia mobile, pc, videogiochi, armi intelligenti, impianti medici, industria aerospaziale, e lievitazione magnetica) non può essere escluso un restringimento delle relazioni russo- egizie che farebbero diventare l’ Egitto la portaaerei continentale della Russia che insieme all’estensione della sua area di influenza sul resto dei paesi arabi che circondano Israele (Siria, Libano, Palestina e Giordania) potrebbe finire per creare un nuovo movimento panislamico e rieditare nella prossima decennio, la Guerra dei Sette Giorni.
Fonte: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=96391
Tradotto e segnalato per Voci Dalla Strada da VANESA
http://www.vocidallastrada.com/2009/12/il-nuovo-dis-ordine-globale.html